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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #31-25 - Sabbia nel motore della guerra! Corteo antimilitarista a Torino il 29 novembre (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 19 Dec 2025 07:54:43 +0200
C'è una doppia morale che domina l'organizzazione politica delle società
democratiche. Nei paesi dove vigono regimi autoritari la violenza
legalizzata dello Stato si dispiega con minore ipocrisia. ---- In Italia
chi uccide viene considerato un criminale ed è perseguito dalla legge,
ma quando l'omicidio è compiuto da militari al servizio dello Stato, il
loro agire diventa azione onorevole, giusta, perché fatta in nome della
patria, della nazione, della sicurezza, della ricchezza, della sicurezza
dei confini.
Le divise da parata, le medaglie, i vessilli, trasformano il mestiere
delle armi in eroismo, i massacri diventano vittorie. Queste maschere
coprono i tanti orrori di cui il governo e le forze armate italiane sono
direttamente responsabili.
Il patriottismo, la triade "dio, patria, famiglia", tanto cara al
governo Meloni, non sono il mero retaggio di un passato più retorico e
magniloquente del nostro presente, ma la rappresentazione sempre attuale
dell'attitudine imperialista e neocoloniale dello stato italiano.
Negli ultimi dieci anni la propaganda nazionalista, l'infiltrazione
sempre più aggressiva dei militari nelle scuole, è diventata normale,
così come l'alternanza scuola caserma. Nelle scuole, bambine, bambini,
ragazze e ragazzi, vengono sottoposti ad una martellante campagna di
arruolamento, ad una sempre più marcata propaganda nazionalista.
Nel nostro paese, sebbene meno forte che in passato, c'è un forte
afflato pacifista, un ampio rifiuto della guerra come strumento di
risoluzione dei conflitti, un netto rigetto verso gli orrori che segnano
ogni guerra, dove il prezzo più alto lo pagano i civili. Eppure la
contestazione diretta del militarismo è ancora retaggio di minoranze.
Gli ultimi tre anni sono stati segnati da guerre di inaudita ferocia dal
Sudan all'Ucraina, da Gaza al Mali, dal Myanmar al Congo, dalla Siria al
Niger senza che si sviluppasse un'opposizione antimilitarista radicale.
Il potente moto di indignazione per il genocidio a Gaza, che ha riempito
le strade dando vita a forti iniziative di sciopero ed azione diretta,
non è stato sinora capace di andare oltre quel singolo conflitto
mettendo in moto le dinamiche necessarie a inceppare la macchina che
rende possibili le tante guerre che insanguinano il pianeta, specie dove
c'è una diretta e forte responsabilità del nostro paese. Purtroppo
l'eredità di certa sinistra, che negli ultimi decenni del secolo scorso
chiamava pacifismo il sostegno ad uno dei fronti imperialisti che si
contendevano il pianeta, è dura a morire e, pur in altre forme, continua
a riproporsi, facendo leva su una concezione distorta dei processi
decoloniali.
I tempi duri che siamo forzati a vivere sono tuttavia uno sprone a
intensificare la lotta al militarismo.
L'Italia è in guerra. Da molti anni. Mentre l'Europa - e il mondo -
fanno una precipitosa corsa al riarmo è sempre più necessario mettersi
di mezzo, inceppare gli ingranaggi, lottare contro l'industria bellica e
il militarismo. I paesi europei, indeboliti da tre anni di guerra in
Ucraina e dal conseguente aumento della spesa energetica, hanno reagito
al mutamento nella politica estera statunitense con un processo di
riarmo, che potrebbe aprire a nuove pericolose escalation belliche.
Lo scenario della guerra in Ucraina diventa sempre più complesso con
continue accelerazioni e virate improvvise. La metafora non è casuale
perché è proprio nei cieli russi e ucraini che si sta giocando una
partita del tutto particolare. Trump, affine politicamente a Putin, ma,
soprattutto, desideroso di indebolire il legame tra Mosca e Pechino,
prova a giocare la carta del grande "pacificatore". L'asse franco
inglese ha dato chiari segni di non gradire le mosse trumpiane e di
puntare sulla prosecuzione della guerra. Secondo gli analisti militari
di "Analisi Difesa", una testata non certo sospettabile di tendenze
pacifiste, gli attacchi ucraini di fine ottobre potrebbero essere stati
effettuati direttamente da Mirage francesi. Un segnale forte della
volontà anglo-francese di proseguire la guerra.
Il governo italiano, che fa la melina sull'invio di truppe, si è
schierato nella guerra in Ucraina inviando armi e dispiegando 3.500
militari nelle missioni in ambito NATO nell'est europeo e sul Mar Nero.
L'Italia è impegnata in ben 39 missioni militari all'estero, in buona
parte in Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e
difendono gli interessi di colossi come l'ENI.
L'Italia è direttamente responsabile del genocidio in Sudan. Nel 2023 ha
rifornito di armi e ha addestrato a Latina le truppe delle RSF al
comando di Mohamed Dagalo, uno dei due generali che hanno scatenato la
guerra per il controllo del paese. In questi giorni, dopo la conquista
di Al Fasher, l'ultima grande città del Darfur, è in corso l'ultima
mattanza, l'unica finita nel cono di luce dei media. La guerra genocida
in Sudan dura da tre anni, con centinaia di migliaia di morti, milioni
di affamati, 12miioni 500mila profughi. L'ONU, altra organizzazione non
sospettabile di tentazioni antimilitariste, all'inizio del 2025 ha
dichiarato che in Sudan è in corso la più grave crisi umanitaria del
pianeta.
L'Italia è diretta responsabile del genocidio migrante. La guerra ai
migranti, la guerra ai poveri attuata dai governi della Fortezza Europa
con la complicità ben pagata dei macellai libici, vede i governi
italiani in prima fila da molti anni. L'Italia ha addestrato la guardia
costiera libica e fornisce i pattugliatori che sparano contro le barche
in viaggio verso l'Europa. Il Mare di Mezzo è divenuto un enorme sudario
che ha inghiottito tante vite di gente in eccesso.
I potenti che si contendono risorse e potere, sono indifferenti alla
distruzione di città, alla contaminazione dell'ambiente, al futuro
negato di tanta parte di chi vive sul pianeta.
Le macerie sono solo buoni affari per un capitalismo vorace e
distruttivo che ha una sola logica, quella del profitto ad ogni costo.
Uomini, donne, bambine e bambini sono pedine sacrificabili in un gioco
terribile, che non ha altro limite se non quello imposto dalla forza di
oppress e sfruttat, che si ribellano ad un ordine del mondo
intollerabile. Il prezzo delle guerre lo pagano le persone massacrate ed
affamate in ogni angolo del pianeta. Lo paghiamo noi tutti stretti nella
spirale dell'inflazione, tra salari e pensioni da fame e fitti e
bollette in costante aumento.
La guerra è anche interna. Le leggi speciali approvate in giugno
infliggono colpi sempre più forti a chi lotta nei CPR e nelle carceri, a
chi si batte contro gli sfratti, a chi occupa, a chi fa scritte, a chi
blocca una strada o una ferrovia, a chi sostiene e diffonde idee sovversive.
Il governo risponde alla povertà trattando le questioni sociali in
termini di ordine pubblico: i militari dell'operazione "strade sicure"
li trovate nelle periferie povere, nei CPR, nelle stazioni, sui confini.
Vogliono farci credere che non possiamo fare nulla per contrastare le
guerre. Chi promuove, sostiene ed alimenta le guerre ci vorrebbe
impotenti, passivi, inermi. Non lo siamo. Ogni volta che un militare
entra in una scuola possiamo metterci di mezzo, quando sta per aprire
una fabbrica d'armi possiamo metterci di mezzo, quando decidono di fare
esercitazioni vicino alle nostre case possiamo metterci di mezzo. Le
guerre cominciano da qui.
Occorre avere uno sguardo lucido. Non basta rescindere un contratto,
fermare un pezzo di logistica, rallentare un trasporto. L'industria
bellica è uno dei motori di tutte le guerre. L'Italia vende armi a tutti
i paesi in guerra, contribuendo direttamente alle guerre in ogni dove.
Queste armi sono prodotte a due passi dalle nostre case. Occorre
chiudere e riconvertire tutte le fabbriche d'armi. Occorre impedirne il
commercio.
Ottimi motivi per partecipare alle iniziative contro il mercato delle
armi, l'aerospace ad defense meetings, il mercato delle armi che si
terrà a Torino all'inizio di dicembre.
Via i mercanti d'armi!
Sabato 29 novembre corteo antimilitarista ore 14,30 corso Giulio Cesare
angolo via Andreis
Martedì 2 dicembre blocchiamo i mercanti armi all'Oval Lingotto in via
Matté Trucco 70
m.m.
https://umanitanova.org/sabbia-nel-motore-della-guerra-corteo-antimilitarista-a-torino-il-29-novembre/
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