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(it) Italy, UCADI #201 - TU CHIAMALE SE VUOI... ELEZIONI (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 9 Dec 2025 07:11:20 +0200
Giani è il nuovo Presidente della Regione Toscana. Era ovvio e non c'è
stata neppure tanta esaltazione. A questo giro sono mancati
completamente gli allarmi farlocchi dell"arrivano i fascisti" messi in
piedi nella scorsa tornata elettorale contro una candidata, Susanna
Ceccardi, che definire imbarazzante è dir poco (anche se si becca
stipendi a 5 zeri, forse i cretini siamo noi). ---- La campagna
elettorale è stata inesistente, a parte la boutade della Meloni relativa
alla "sinistra (quale?) come Hamas", per il resto l'encefalogramma è
stato piatto.
Dal canto suo la destra ha candidato il solito "outsider" destinato alla
sconfitta, sacrificato sull'altare di una apparente alterità.
In verità, in Toscana, alla destra non interessa governare. La regione
"ex-rossa" ha da oltre 50 anni una solida base di interessi ramificati
dentro ogni ganglio della società, eredità della macchina del PCI. Il
PCI non esiste più ma questo groviglio non solo è ancora ben presente ma
è diventato completamente endemico.
Mi preme chiarire che non c'è alcuna critica moralistica in questa
considerazione (anche se, forse, ce ne sarebbe bisogno) e bisogna dare
atto alla Toscana di aver mantenuto alcune (seppur traballanti)
importanti questioni e posizioni: l'antifascismo (che però, a forza di
grattar via l'aspetto dello scontro di classe, rischia di trasformare il
fascismo in una specie di bullismo ante-litteram), una qualche
considerazione per il sociale, qualche rimasuglio di vecchie attitudini
comuniste.
Tuttavia, il nocciolo duro che permette alla Regione Toscana di non
essere preda di alternanze è proprio l'identificazione tra il governo e
la struttura socio-economica. Cooperative che danno lavoro a migliaia di
persone, sistema sindacale strettamente collegato (non c'è più la
cinghia di trasmissione. Diciamo che oggi c'è il wi-fi), una base ancora
ampia di persone che, come cantava Gaber "si commuovono alla feste
popolari".
Non è cosa da poco, intendiamoci, l'egemonia si fa in tanti modi e del
resto Gramsci è morto nel 1937.
Questa specie di conformismo strutturale (scambiato dai protagonisti per
una qualche forma di "alterità") mi fa anche riflettere su un aspetto
che forse, chi legge, considererà scandaloso. Il fascismo toscano fu il
più violento ma anche il più pregnante dal punto di vista del "consenso"
(con tutte le cautele del caso nell'utilizzo di questa parola). Non
voglio certo dire che ci sia stato un passaggio dalla camicia nera a
quella rossa (e oggi rosé) anche perché la Toscana è stata davvero culla
della resistenza e Firenze si liberò da sola l'11 agosto del 1944.
Voglio proprio dire l'esatto opposto: ovvero che le classi dirigenti e
dominanti attuali (seppur memori nelle celebrazioni di quando erano
"rosse") dimostrano una pervasività assai "collosa" assieme ad una
visione compiutamente liberista che potremmo affiancare senz'altro al
conformismo delle stesse classi durante il ventennio. Certo, per carità,
non ci sono violenze, manganelli e olio di ricino e queste classi nulla
hanno a che vedere con il fascismo (il quale del resto sarebbe una
opzione politicamente improponibile oggi, soprattutto in Toscana, e con
le modalità che conosciamo). Ma c'è un aspetto che potrebbe unire le due
sponde così lontane: la rassicurazione verso la classe dominante. Una
rassicurazione che passa per, citando un famoso libro, "una certa
reciprocità di favori".[1]
Attenzione la Toscana non è la Sicilia, e questa reciprocità non può
transitare (anche se la vicenda del KEU forse non fa apparire più tanto
più valida questa considerazione) dal sistema mafioso, ma deve
attraversare tutta la complessa, articolata, interlocutoria, galassia
dell'associazionismo (da intendersi nel suo significato più ampio).
Si potrebbe obiettare che questa è la forma che, in un panorama
capitalistico che appare ormai senza alcuna alternativa, può assumere un
rapporto corretto fra la società e il governo. Diciamo, una specie di
Giolittismo "popolare".
Sono d'accordo con questa obiezione, a patto di mettere l'accento sugli
scopi "benefici" non avevano certo quello dell'emancipazione delle
classi subalterne e il superamento (vade retro!) del sistema
socio-economico.
La socialdemocrazia toscana (parola che il PCI rifuggiva come la peste)
ha assunto, quindi, peculiari caratteristiche, unendo una qualche forma
residuale del vecchio "buongoverno" che fu del PCI, assieme al
paternalismo, e una adesione senza remore al sistema del capitale, che
pare metterla al riparo da qualunque assalto: da destra (perché le
politiche economiche che porta avanti sono tutte dentro il capitale), da
sinistra (perché l'antifascismo, è la base politica dell'ideologia,
assieme alle battaglie per i diritti civili, a patto che non si
mescolino con quelli sociali) dal centro (perché non si mette in
discussione nessun assetto strutturale).
Una formula perfetta che potrebbe essere scalfita solo se le classi
dominanti trovassero un altro referente con cui riallacciare nuovi e
proficui rapporti. Ma sarebbe conveniente? A che pro rischiare uno
scontro sociale per rimettere in discussione un sistema che fino ad oggi
pare aver funzionato egregiamente.
Anche qui si potrebbe obiettare, e con ragione, che la partecipazione
alle urne di meno della metà egli aventi diritto (in una parte d'Italia
che vedeva percentuali ben oltre il 90%) potrebbe essere un segno del
disarmo e di una possibile crisi del "modello toscano".
Questa considerazione non tiene conto di molte variabili:
in primis il fenomeno dell'abbandono delle urne è tipico dei paesi a
capitalismo più che maturo. Come se i "cittadini" avessero ormai
abdicato a qualunque ruolo di partecipazione politica delegando, di
fatto, al governo, ormai totalmente considerato (a torto) come semplice
amministrazione, anche di scegliere al proprio posto. Considerare il
"non voto" come una qualche specie di "protesta" vorrebbe dire assegnare
a questa non scelta un valore politico che a me pare improbabile e assai
poco "misurabile" (altro valore in questo senso potrebbero essere le
schede nulle) e non credo che la Regione Toscana conti oltre il 50° di
anarchici dediti alla sconfessione del voto come arma borghese.
per i partiti oggi esistenti (ovvero una realtà completamente diversa
rispetto a pochi decenni or sono) che vada a votare il 70, il 50 o il 10
per cento non fa alcuna differenza. Il tema non solo non viene toccato
(basti pensare se la cosa fosse accaduta negli anni '70 del secolo
scorso) ma l'erosione della partecipazione elettorale è ormai decennale
e assolutamente calmierata dalle leggi elettorali che più nulla hanno a
che vedere con la democrazia rappresentativa. Anzi potremmo dire che
meno gente va a votare e meglio è.
la questione della legge elettorale merita un punto a sé. Se c'è un
aspetto che, in questi 30 anni di contro-rivoluzione, ha capovolto il
significato stesso della Costituzione Italiana, è certamente quello
legato alla seriale modifica delle leggi elettorali nazionali, comunali
e poi, con la demolizione dello stesso impianto unitario "picconato"
dalla modifica eversiva del Titolo V, di quelle regionali. L'impianto di
queste norme ha cancellato il principio partecipativo alla base della
Costituzione italiana, privilegiando l'aspetto operativo e quello di
governo rispetto alla rappresentanza (che sarebbe poi il senso stesso
della nascita dei sistemi costituzionali). Questo è avvenuto dopo la
revanche padronale degli anni '80 del secolo scorso e il continuo
battere sul ferro dell' "instabilità" come responsabile di tutti i mali
del paese. In realtà le cosiddette riforme (anche qui: si è capovolto il
senso stesso della parola riformismo) non sono servite per diminuire
l'instabilità (ammesso che questa fosse un reale problema) ma per
allontanare i cittadini dalla partecipazione e per "rassicurare i
mercati" (il vero mantra del trentennio di melma), come auspicato dalla
commissione trilaterale fino dagli anni '70[2].
tra le leggi elettorali che si sono distinte per antidemocraticità
spicca quella Toscana, dove il sistema di voto è volutamente
farraginoso, lo sbarramento volutamente punitivo, e l'assegnazione dei
seggi appare segnato da un profondo disprezzo verso la partecipazione.
Dove un candidato che prende 70.000 preferenze non ottiene neppure un
posto in Consiglio, privando migliaia di cittadini di una pur minima
rappresentanza. Certo, con le elezioni non si sono mai fatte le
rivoluzioni, ma qui siamo veramente su un altro piano.
Quindi, la mancata partecipazione non è un problema, se non per pochi
sopravvissuti, ma può essere persino un'opportunità e chi vince non si
dà certo la pena di considerarsi non rappresentativo. Perché lo scopo è
vincere, governare, rassicurare le classi dominanti.
Mi accorgo di aver rappresentato un panorama cupo. Non la metterei su
questo piano. Ci sono stati periodi anche peggiori e, del resto, i
nostri sono obiettivi politici di lunghissimo periodo.
Bisogna però essere consapevoli che l'ipotesi della "post-democrazia",
termine con cui titolava il proprio lavoro Colin Crouch oltre 20 anni
orsono,[3]appare oggi quasi compiuta.
Del resto, le imponenti manifestazioni degli ultimi mesi contro il
genocidio di Gaza paiono riportare l'attenzione sulla partecipazione di
base (per quanto, come sempre, se a monte di queste non vi sta un
progetto politico, la loro durata è strettamente legata a quella
dell'evento contro cui si manifesta).
Si dirà: nelle altre regioni è anche peggio, molto peggio, e, alla fine
la Toscana si configura comunque come una specie di isola felice in una
Italia sempre più a destra, governata e circondata da forze prettamente
reazionarie.
Può essere un punto sensato del ragionamento: accontentarsi e aspettare
di passare la nottata. Forse quel 52% e passa che non è andato a votare
lo ha anche espressamente detto: pensateci voi e svegliatemi quando
avete fatto.
Ammesso che si sappia cosa.
Andrea Bellucci
[1]P. Pezzino, Una certa reciprocità di favori. Mafia e modernizzazione
violenta nella Sicilia postunitaria, Franco Angeli, 1990.
[2]https://it.wikipedia.org/wiki/La_crisi_della_democrazia._Rapporto_sulla_governabili
t,C3%A0_delle_democrazie_alla_Commissione_trilaterale
[3]C. Crouch, Postdemocrazia, Laterza, 2023.
https://www.ucadi.org/2025/11/01/tu-chiamale-se-vuoi-elezioni/
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