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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #30-25 - Torino Armi e mercanti di morte (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 8 Dec 2025 07:42:42 +0200
Era la capitale dell'auto. L'industria automobilistica era indicata tra
le eccellenze cittadine nei cartelli di ingresso alla città. La lenta ma
inesorabile fuga della Fiat ne ha decretato la decadenza e
l'impoverimento. Torino negli ultimi decenni è stata attraversata da due
processi trasformativi paralleli: la città/vetrina e la città delle
armi. ---- La città/vetrina è il fulcro della narrazione pubblica, il
fiore all'occhiello delle amministrazioni cittadine, che, attraverso
interventi di rigenerazione escludente hanno cambiato il volto della
città, arricchendo il centro ma rendendo sempre più povere le periferie,
frantumate dalla gentrification e da un sempre più asfissiante controllo
poliziesco.
La città delle armi è invece cresciuta in sordina, senza rumore, senza
grandi annunci.
La grande scommessa sull'industria armiera, fatta in modo unanime da
tutti i centri di potere politico ed economico viene nascosta tra
satelliti ed esplorazioni spaziali.
Torino è uno dei centri dell'industria bellica aerospaziale del nostro
paese. Settima nel mondo e quarta in Europa, con un giro d'affari di
oltre 16.4 miliardi di euro e 47.274 addetti, l'industria aerospaziale è
un enorme business di morte. Si tratta di un settore che nonostante
qualche difficoltà nelle supply chain, le catene di approvvigionamento,
è destinato a crescere grazie alle potenti dinamiche di warfare degli
ultimi anni. Il settore delle armi è il cavallo di battaglia sul quale
scommettono le amministrazioni locali e l'imprenditoria subalpina.
Il progetto di Città dell'Aerospazio e l'approdo in città di un
acceleratore di innovazione della NATO ne sono l'indicatore più chiaro.
Il declino del settore dell'automotive ha innescato un processo di
riconversione che si è indirizzato verso l'industria bellica. Il
passaggio da 20 a 35mila addetti non ha aumentato l'occupazione, ma è
frutto del travaso dall'industria dell'auto a quella delle armi. Un
esempio tra i tanti: la LMA Aerospace Technology, azienda di media
grandezza di Pianezza, nell'hinterland torinese, nata nel 1970 come
tassello del grande indotto Fiat, è risorta a nuovi fasti,
specializzandosi nella componentistica per il settore aerospaziale
civile e militare.
La nascita, nel 2019, del Distretto Aerospaziale Piemontese ha segnato
un'accelerazione per l'industria bellica nella nostra regione. Il
Distretto Aerospaziale Piemontese è un think tank che svolge un compito
di promozione, coordinamento ed affiancamento delle attività delle
industrie del settore. Sino alla sua promozione a ministro della Difesa,
il DAP era guidato da Guido Crosetto: oggi al suo posto c'è Fulvia
Quagliotti, che ne ha ricalcato le orme. Per cogliere l'importanza di
questo organismo di governance è sufficiente dare un'occhiata alla lista
dei soci del DAP, in cui spiccano attori politici, industriali e poli
della ricerca e della formazione. Nel consiglio direttivo del DAP, oltre
alla presidente Quagliotti, designata dalla Regione Piemonte, i due
vicepresidenti e gli altri membri sono stati indicati da industrie del
settore, associazioni industriali e universitarie.
A Torino, ogni due anni, si tiene l'Aerospace and defense meetings, che
quest'anno arriva alla decima edizione. La convention si svolgerà dal 2
al 4 dicembre, come di consueto, negli spazi dell'Oval Lingotto centro
congressi facente parte delle strutture nate sulle ceneri del complesso
industriale dell'ex Fiat. La mostra-mercato è un evento chiuso riservato
agli addetti ai lavori: fabbriche del settore, esponenti delle forze
armate, organizzazioni internazionali, rappresentanti dei governi e
compagnie di contractor.
All'edizione del 2023 hanno partecipato 400 aziende, 1400 tra
acquirenti, venditori e rappresentanti di governi. Tra gli sponsor
ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di
Commercio. Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali
per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2021 ce ne furono
oltre 7.500, due anni fa sono saliti a 9.000.
All'Oval vengono allestiti alveari di uffici, dove sono sottoscritti
accordi commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano
civili, avvelenano terre e fiumi.
L'industria aerospaziale produce cacciabombardieri, missili balistici,
sistemi di controllo satellitare, elicotteri da combattimento, droni
armati per azioni a distanza. All'Aerospace and defense meetings si
giocano partite mortali per milioni di persone in ogni dove.
Buona parte delle aziende italiane dell'aerospazio si trova in Piemonte.
I settori produttivi sono strettamente connessi con le università, in
primis il Politecnico, e altri settori della formazione.
In Piemonte, ci sono ben cinque attori internazionali di primo piano:
Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC.
Gran parte delle industrie mondiali di prima grandezza hanno partecipato
all'ultima biennale dell'aerospazio: Airbus, Avic, Aernnova Aerospace,
Boeing, Comac, Dell, Embraer, IHI Corporation, Lockheed Martin, Mahindra
Aerostructures, MBDA, Mitsubishi, Nanoracks Europe, Nikon, Northrop
Grumman, SAAB, Poeton Polska, SKF Industrie, Superjet International,
Tei-Tusas Engine Industries. Erano presenti tutti i 7 cluster
aerospaziali italiani: la Lombardia, la Campania, il Lazio, l'Umbria, la
Puglia, il Veneto e il Piemonte, la cui delegazione era la più ampia con
75 imprese e 11 startup.
La Città dell'aerospazio, un centro di eccellenza per l'industria
bellica aerospaziale promosso dal colosso armiero Leonardo e dal
Politecnico subalpino, sorgerà tra corso Francia e corso Marche, in
un'area industriale dismessa da anni, dopo il trasferimento dei settori
produttivi nello stabilimento di Caselle Torinese. Un luogo perfetto,
che si incastona tra gli uffici di Leonardo e gli stabilimenti Altec e
Thales Alenia. Leonardo punta sull'innovazione tecnologica, sulla
ricerca e sul rinnovamento dei siti produttivi.
La campagna di informazione e lotta, fatta negli ultimi anni
dall'Assemblea Antimilitarista, è riuscita a far emergere dall'opacità
un progetto che mira a trasformare la nostra città in polo ad alta
tecnologia per lo sviluppo dell'industria bellica.
Il focus della ricerca è il miglioramento dell'efficienza dei micidiali
strumenti già oggi capaci di distruggere il pianeta.
Gli attori istituzionali, in primis la Regione Piemonte, ed i
rappresentanti delle principali industrie hanno provato a minimizzare la
vocazione squisitamente bellica della Città dell'Aerospazio.
Ma non saranno certo le nebbie del "dual use" (militare e civile) o
l'immaginario dei viaggi spaziali a nascondere la realtà. Lo dimostrano
le dichiarazioni di Marco Zoff, capo divisione velivoli di Leonardo:
«Siamo qui per condividere una ambizione, vogliamo portare in questi
spazi la ricerca e lo sviluppo di alcuni dei programmi industriali nei
quali Leonardo è impegnato, l'Eurodrone, le tecnologie dei sistemi senza
pilota e il caccia del futuro. Per farlo abbiamo bisogno di uno spazio
dove fare ricerca e sviluppo e questo della Città dell'aerospazio è un
tassello fondamentale sulla strada che ci porterà a sviluppare nuovi
progetti su questo territorio».
Nell'ottobre del 2022 Leonardo ha ceduto in comodato d'uso al
Politecnico gli spazi della palazzina 37 dell'ex Alenia. Una foglia di
fico per salvare la faccia al Politecnico che, nei fatti, accelera il
processo di integrazione nel complesso militare industriale accingendosi
a trasferire parte della ricerca in una struttura di proprietà di
Leonardo. Il progetto è rimasto fermo per anni ai blocchi di partenza.
Dal novembre 2021, quando ne venne annunciata la costruzione all'ottavo
Aerospace and Defence Meetings, sino al febbraio 2025, quando sono
iniziati alcuni lavori di demolizione, nulla si è mosso. La ricerca
costa e nessuna impresa è disponibile ad investire, senza il sostegno
pubblico.
Non per caso i primi segnali di (ri)apertura dei giochi sono arrivati
nel dicembre del 2024, quando dal cappello del PNRR sono spuntati 17
milioni di euro destinati al centro ricerche del Politecnico.
Tuttavia sono molte le incertezze che ancora gravano sul progetto:
Leonardo non trova privati disposti ad investire. Non per caso nelle
ultime dichiarazioni fatte alla stampa emerge che il Politecnico sarà il
"soggetto attuatore del progetto" che, assicura Cingolani,
amministratore delegato di Leonardo, il suo Gruppo "sosterrà". Da
protagonista a sostenitore? Cingolani appare decisamente prudente. Per
ora di certo ci sono soltanto i 12mila mq di laboratori che saranno di
pertinenza del Politecnico, un intervento da poco più di 40 milioni
finanziato dalla Regione (15 milioni) e dai 17 milioni del Pnrr . Siamo
ancora lontani dal budget necessario a coprire l'intera operazione e
Leonardo fa pressione sul governo perché metta mano al portafoglio.
La Città dell'Aerospazio ospiterà anche un acceleratore d'innovazione
nel campo della Difesa, uno dei nove nodi europei del Defence Innovation
Accelerator for the North Atlantic (D.I.A.N.A), una struttura della
NATO. Questo progetto, partito nel giugno 2021 a Bruxelles, si inserisce
nel programmi di innovazione tecnologica della NATO per il 2030. Compito
del polo di Torino è quello di coordinare e gestire, attraverso bandi e
fondi messi a disposizione dai Paesi alleati, una rete di aziende e
start up italiane, per metterla al servizio delle necessità dell'Alleanza.
Per D.I.A.N.A la NATO ha investito un miliardo di dollari. Una montagna
di soldi utilizzati per produrre tecnologie sempre più sofisticate,
sempre più mortali.
Dulcis in fundo. il 14 dicembre 2023 i governi italiano, giapponese e
britannico hanno sottoscritto l'accordo sul Global Combat Air Programme,
che prevede la progettazione e realizzazione, da parte di Leonardo,
Mitsubishi e BAE Systems, di un nuovo cacciabombardiere, destinato a
sostituire l'Eurofighter e l'F35.
In questo modo viene garantito un futuro anche allo stabilimento Alenia
di Caselle Torinese, che terminate le commesse per gli Eurofighter, che
ad oggi sono ultradecennali, si rinnoverà per i nuovi, ancor più
mortali, velivoli da guerra.
I tasselli del mosaico che sta consegnando Torino al ruolo di capitale
delle armi sono molteplici e non sempre si incastonano secondo le
aspettative di chi li promuove ed appoggia.
I diversi attori imprenditoriali e politici che sostengono il progetto
giocano la carta del ricatto occupazionale, in una città dove la
precarietà del lavoro e della vita è sempre più forte e diffusa, dove
salute, istruzione, trasporti sono i privilegi di chi può pagare.
Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell'industria bellica
il motore che renderà più prospera la nostra città. Un'economia di
guerra produce solo altra guerra.
Negli ultimi vent'anni, piano piano, l'impegno degli antimilitaristi
contro la produzione e il commercio di armi, ha cominciato a dare i suoi
frutti, allargando ad aree più ampie la lotta contro la guerra e chi la
arma. Contrastare attivamente il decimo Aerospace and Defense Meetings è
tappa importante di questo percorso.
Viviamo tempi grami. La corsa al riarmo e l'affermarsi di un'economia di
guerra possono e devono essere inceppati. Dipende da ciascuno di noi.
Ma. Ma.
https://umanitanova.org/torino-armi-e-mercanti-di-morte/
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