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(it) Italy, UCADI #201 - Elezioni in Calabria: la resa della partecipazione e il trionfo della rassegnazione (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 8 Dec 2025 07:42:57 +0200
Anche questa volta la Calabria ha confermato una delle sue tristi
costanti: la disaffezione politica. Solo quattro calabresi su dieci si
sono recati alle urne, un dato che fotografa meglio di ogni sondaggio la
distanza tra il popolo e le istituzioni. La rassegnazione sembra ormai
un tratto identitario: molti calabresi si sono convinti che il voto non
serva più a nulla, e così lasciano campo libero ai soliti noti, ai
professionisti della promessa facile e dell'autoreferenzialità. Ma ciò
che sorprende di più è che questa minoranza, sempre più ristretta e
manipolabile, ha rinnovato la fiducia a Roberto Occhiuto, governatore
uscente che si era dimesso dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per
corruzione, per poi ricandidarsi senza il minimo imbarazzo e, anzi, con
una sicurezza quasi spavalda.
Il voto che ha premiato Occhiuto non è frutto di convinzione ma di
clientelismo strutturale, di promesse e favori che rappresentano la vera
linfa di un sistema malato. E poi c'è l'eterna illusione del ponte sullo
Stretto, agitata come bandiera di progresso e modernità. Ma di quale
progresso parliamo, se i collegamenti interni della Calabria sono ancora
da terzo mondo? Se i treni regionali arrancano, le strade franano e
intere aree restano isolate? Il ponte è diventato il grande alibi
politico per non affrontare i problemi reali: un'opera faraonica utile
solo a chi dovrà costruirla, non a chi deve ogni giorno spostarsi per
lavorare o studiare. Il Ponte, invece, rischia di essere solo l'ennesima
promessa utile a tenere in piedi reti di interessi e clientele. Ma fa
comodo a molti perché nell'immediato consente di soddisfare l'esigenza
di sopravvivenza immediate e al tempo stesso rinforza le clientele nel
reclutare posti di lavoro da distribuire ai propri affiliati.
Il dato più drammatico resta quello della mancata partecipazione, che
rappresentano ormai la maggioranza assoluta della popolazione. Un popolo
rassegnato, convinto che "sono tutti uguali", che nulla possa cambiare e
che la Calabria sia condannata a essere governata dal malaffare e
dall'incapacità.
Va detto, tuttavia, che l'astensionismo non è più un fenomeno
esclusivamente calabrese, ma un problema nazionale: da Nord a Sud,
sempre più cittadini scelgono di non votare, segno di una crisi profonda
di fiducia verso la politica e le istituzioni. In Calabria, però, questa
disaffezione assume contorni ancora più gravi, perché si intreccia con
un sistema di potere radicato, che prospera proprio sull'apatia e sulla
rassegnazione dei cittadini. È una sconfitta culturale prima ancora che
politica: l'idea che partecipare anche se delegando non serve a nulla e
questo senza assumere alcuna iniziativa in prima persona.
Sul fronte opposto, il centrosinistra non ha saputo incarnare una vera
alternativa. La candidatura di Pasquale Tridico, pur autorevole e
potenzialmente innovativa, non è riuscita a trasmettere quella scossa
necessaria. Le dimissioni dall'Europarlamento sarebbero state un segnale
forte di credibilità e impegno totale, ma non sono arrivate. Il
centrosinistra è rimasto disorientato perché prigioniero delle sue
contraddizioni: da un lato il desiderio di distinguersi, dall'altro la
paura di rompere equilibri interni e perdere consenso. Nel Partito
Democratico, l'assenza di una direzione politica forte ha finito per
trasformare la cautela in paralisi. Inoltre, la scelta di circondarsi di
volti già noti consiglieri regionali che nella passata legislatura si
sono distinti per assenza e silenzio ha trasmesso l'immagine di un
partito che non sa rinnovarsi. Ancora una volta, ha preferito la
continuità all'innovazione, i nomi ai progetti, il compromesso al coraggio.
Il risultato finale parla da sé: Occhiuto è stato rieletto con il 57%
dei voti del 40% degli aventi diritto, una percentuale che in termini
assoluti rappresenta meno di un quarto della popolazione calabrese
attualmente residente.
Eppure, questo basta per governare e continuare a gestire un sistema che
da anni produce solo emigrazione, precarietà e sfiducia.
Molta parte della popolazione attualmente residente in regione è
composta da migranti: molti di questi, rumeni e moldavi che hanno
iniziato la loro presenza con l'attività di badante per sopperire ai
bisogni degli anziani dei calabresi emigrati e si sono fatti poi
raggiungere dalle famiglie in molti piccoli paesi della Calabria
desertificati dall'emigrazione dei giovani.
Eppure la Calabria avrebbe tutte le risorse per cambiare passo. La
sanità, ad esempio, resta il simbolo più evidente del fallimento della
gestione Occhiuto di cui lo stesso governatore è stato commissario
straordinario: ospedali chiusi, pronto soccorso al collasso, liste
d'attesa interminabili e una migrazione sanitaria che svuota la regione
di milioni di euro ogni anno. I governi regionali e nazionali parlano di
"piani di rientro" e "razionalizzazione delle spese", ma la realtà è che
si continua a tagliare dove servirebbe investire, a nominare commissari
che rispondono più ai partiti che ai cittadini. La salute, in Calabria,
è ormai un privilegio per chi può permettersi di curarsi altrove.
A questo si aggiunge la fuga dei giovani: neolaureati costretti a
lasciare la propria terra per trovare un lavoro dignitoso,
professionisti che costruiscono altrove il futuro che qui è loro negato.
Eppure, in Calabria esistono eccellenze che dimostrano che un'altra via
è possibile: l'Università della Calabria (UNICAL), ad esempio, è un
centro d'eccellenza dove ricerca e innovazione funzionano, dove si
sperimentano idee e tecnologie di livello europeo. Ma questa ricchezza
non viene valorizzata, non diventa sistema, non genera sviluppo. Un
ateneo che funziona, dove la ricerca e l'innovazione avanzano nonostante
tutto, con giovani ricercatori che portano idee, brevetti e
collaborazioni internazionali.
L'UNICAL potrebbe essere il motore di un nuovo sviluppo regionale, un
laboratorio di politiche pubbliche e di sperimentazione sociale. Ma la
politica, cieca e miope, continua a ignorarla, preferendo
l'assistenzialismo al merito, la propaganda all'innovazione.
Bisognerebbe invece costruire ponti veri, non di cemento ma di
conoscenza, tra l'università, le imprese e il territorio, per trattenere
i talenti e trasformare il sapere in opportunità. Proprio da questi
luoghi della conoscenza e della creatività, potrebbe nascere la vera
rinascita della Calabria.
Perché nonostante tutto, in questa terra ferita ma viva, esiste un
capitale umano straordinario: giovani che studiano, innovano, si
impegnano nel volontariato, e che troppo spesso sono costretti a partire
per cercare altrove ciò che qui viene loro negato. Bisognerebbe avere il
coraggio di ascoltarli, di lasciarli fare, di dare fiducia a una
generazione che non ha debiti con nessuno se non con la propria coscienza.
La Calabria cambierà solo quando smetterà di delegare la propria
speranza a chi la sfrutta. Quando la dignità tornerà a essere più forte
del bisogno, quando si scoprirà il valore della cooperazione e si
stimoleranno le risorse locali.
Servono scuole e università che formino cittadini liberi, non sudditi;
amministratori che sentano il peso della responsabilità pubblica, non il
piacere e i guadagni dell'esercizio del potere.
Servono coraggio politico, partecipazione civica e responsabilità
collettiva. Servono partiti che tornino a parlare di programmi e non di
nomi, di legalità e non di alleanze. Servono cittadini che smettano di
delegare e tornino a pretendere.
Solo allora la Calabria potrà smettere di essere un laboratorio di
rassegnazione e tornare a essere una terra di dignità e riscatto.
Non sarà un cambiamento immediato, ma ogni cammino inizia da un gesto
semplice: dire "basta" all'indifferenza e alla rassegnazione, credere
nella possibilità di un destino diverso.
La Calabria ha bisogno di una rivoluzione civile, silenziosa ma
inarrestabile, che parta dalle coscienze. Perché solo quando smetteremo
di accettare il peggio come inevitabile, il futuro potrà finalmente
arrivare anche qui.
Rocco Petrone
https://www.ucadi.org/2025/11/01/elezioni-in-calabria-la-resa-della-partecipazione-e-il-trionfo-della-rassegnazione/
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