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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #30-25 - 4 novembre Scuole non caserme (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 7 Dec 2025 07:18:17 +0200
Il 4 novembre, festa delle Forze Armate, è il momento in cui la retorica
militarista si fa sentire con più prepotenza e invasività, o almeno
questa sarebbe la pretesa di chi vuole imporre nelle nostre vite la
logica della guerra. Ad essere celebrata è una carneficina che costò
650mila morti solo dalla parte italiana, esaltata come vittoria e
trionfo del patriottismo: una narrazione retorica che mistifica una
realtà storica fatta di violenza, di distruzione, di sangue, ma anche
dalla parte opposta di rivolta, di odio verso le gerarchie militari, di
diserzione e disfattismo: perché questo sono le guerre, ora come cento
anni fa.
La propaganda militare ha tra i suoi obiettivi principali le scuole. Non
si tratta certo di un fenomeno nuovo, ma abbiamo più volte rilevato che
in una società sempre più militarizzata, in un clima di guerra esterna e
di guerra interna come quello che stiamo vivendo, la presenza delle
forze armate nelle scuole è sempre più invadente e il 4 novembre
costituisce una data strategica per la retorica militarista. Dallo
scorso anno il 4 novembre è tornato ad essere festività nazionale. Lo ha
stabilito la legge 1 marzo 2024 n.27, che ha istituito la "Giornata
dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate" ripristinando la festività
nazionale che era già stata introdotta nel 1922, appena 5 giorni prima
della marcia su Roma. Quando si dice le coincidenze. Tuttavia il 4
novembre rimane giorno lavorativo, forse perché si è ritenuto opportuno
che alcuni luoghi di lavoro siano aperti e disponibili per le
celebrazioni, come le scuole appunto.
Da un anno a questa parte quindi, allo scopo di celebrare il 4 novembre,
le istituzioni locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado
sono invitati per legge a promuovere eventi, incontri, etc sul tema
dell'unità nazionale ma soprattutto della difesa della "Patria" e sul
ruolo che le Forze Armate svolgono per la collettività, la sicurezza,
gli ambiti sociali e umanitari, il "ristabilimento della pace nei
conflitti armati", dedicando particolare attenzione ad esplicitare le
possibilità occupazionali offerte ai giovani dalle forze armate.
Niente di particolarmente nuovo, ma è evidente, altrimenti non ci
sarebbe stato bisogno di una legge istitutiva della giornata, come la
data del 4 novembre sia diventata ancora di più occasione di propaganda.
Dallo scorso anno le attività delle Forze Armate nelle scuole sono
gestite da una apposita struttura denominata CME, comando militare
dell'esercito. Anche quest'anno nel mese di settembre il CME, tramite i
Provveditorati agli studi (ora Uffici scolastici territoriali), ha
inviato la programmazione prevista per gli istituti scolastici. Si
tratta di interventi suddivisi per ordini di scuola in base a quello che
viene definito il "target anagrafico", diffusi nell'arco di tutto l'anno
scolastico ma particolarmente rilevanti attorno al 4 novembre.
Per gli studenti delle superiori l'intervento dei militari nelle scuole
è espressamente finalizzato al reclutamento, a diventare soldati, ad
assoldare per la guerra, per la repressione, per l'esercizio della
forza. Il Ministero della Difesa ha disposto un piano di reclutamento
che punta a ringiovanire l'esercito con 6000 nuove reclute ogni anno:
dove andarle a cercare se non nelle scuole? Dove trovare una migliore
concentrazione di giovani obbligata a sciropparsi la propaganda
militarista? Quale occasione migliore del 4 novembre per coniugare
propaganda occupazionale nelle forze armate con intervento motivazionale
basato su esaltazione dell'amor patrio, retorica dell'eroismo e del
nazionalismo? Una retorica che è la sostanza di questa festa, basti
pensare alla mitopoiesi della giornata del 4 novembre costruita attorno
alla figura del milite ignoto. Negli anni immediatamente successivi alla
prima guerra mondiale ci fu un'operazione a tavolino per costruire
l'immagine del "soldato eroe combattente per la patria" che facesse
dimenticare "l'onta consumata a Caporetto", che oscurasse una realtà di
soldati comuni che la guerra la odiavano, disfattisti, spesso disertori,
ritenuti responsabili di una sconfitta militare che in verità fu una
rivolta. Questo era in realtà il milite ignoto, il sodato-massa che
andava trasformato per forza in un eroe combattente: l'operazione fu
affidata al colonnello Giulio Douhet, l'ideatore dei bombardamenti a
tappeto su obiettivi civili.
Tornando ad oggi, se il reclutamento è la principale finalità
dell'intervento nelle scuole superiori, l'obiettivo per i più piccoli è
invece quello della fidelizzazione. Con una vera e propria strategia di
marketing i militari entrano in aula ora mostrando il volto amico e
accattivante e stimolando familiarizzazione, ora esibendo il modello
machista del guerriero, facendo indossare caschi e giubbotti, mostrando
armi e strumenti di morte; sempre donando gadgets e oggetti d'uso comune
con logo dell'esercito che lascino traccia nella quotidianità dei
bambini e delle bambine.
E oltre a volersi introdurre nelle scuole, c'è anche l'operazione che
prevede il coinvolgimento di studenti in visite a strutture militari,
sia dentro le caserme che in tanti luoghi pubblici vergognosamente messi
a disposizione delle forze armate.
Lo scorso anno, in occasione del 4 novembre venne allestita una
cittadella militare a Roma presso il Circo Massimo: centinaia di
migliaia di euro bruciati in quattro giorni per esporre strumenti di
morte, sciorinare retorica militarista, predisporre immancabili
postazioni di reclutamento. E anche per prendersi le contestazioni di
chi queste cose proprio non le sopporta. Quest'anno dal 2 al 5 ottobre a
Palermo, in piazza Politeama, è stato installato il "Villaggio
promozionale dell'esercito italiano". Anche in questo caso prove di
combattimento corpo a corpo, illustrazione delle prerogative
dell'elicottero Mangusta, esibizioni con droni militari, invito a
giocare con riproduzioni di mine e armi anticarro, a provare come si
toglie la sicura ad un'arma: un grande luna park degli orrori dove si
impara a familiarizzare con la guerra, con la violenza, con la morte.
A fronte della massiccia campagna di militarizzazione c'è tuttavia
un'opposizione sempre crescente alla presenza dei militari nelle scuole,
portata avanti non solo dagli antimilitaristi storici. L'Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università da qualche
anno svolge un'opera preziosa di denuncia, censimento,
controinformazione e contrasto dei processi di militarizzazione nello
specifico settore dell'istruzione. Proprio sulla data del 4 novembre
l'Osservatorio ha lavorato nel tempo arrivando anche ad una
proclamazione di sciopero, purtroppo poi revocata per la difficoltà di
sostenere una giornata di categoria tra i due scioperi generali recenti
e quello in programma per fine novembre. È stato comunque importante che
la questione dell'opposizione alla militarizzazione della scuola sia
stata affrontata anche nei termini della conflittualità politico sociale
rappresentata dalla forma sciopero. Per il 4 novembre l'Osservatorio
sarà dunque presente in molte piazze nelle ore pomeridiane, mentre al
mattino ha organizzato un convegno di studi e predisposto una
dichiarazione per sottrarsi ad attività che prevedano un coinvolgimento
nelle celebrazioni del 4 novembre.
A fronte del grande interesse delle forze armate per il settore
dell'istruzione, va comunque registrata un'avversione nei confronti
della propaganda militare nelle scuole che sta crescendo, anche in
corrispondenza di un generale rifiuto delle guerre e dell'apparato che
le alimenta e sostiene, un rifiuto che negli ultimi mesi abbiamo visto
diventare veramente importante e popolare le piazze. Se il motore delle
proteste è stato il genocidio in Palestina, va sottolineato come si sia
sviluppata ad esempio la lotta contro la produzione e il trasporti di
armi, coinvolgendo in quest'ultimo caso anche lavoratori addetti, dato
assai interessante.
Un'avversione o quantomeno un'insofferenza che si fa sentire anche in
quel luogo di lavoro e di studio che sono le scuole; consideriamo alcuni
esempi in ordine sparso. Il villaggio promozionale dell'esercito a
Palermo è stato anticipato di un mese rispetto allo scorso anno: solo un
caso o volontà di sottrarre l'evento alla sovraesposizione determinata
dalla data del 4 novembre e alle inevitabili contestazioni, che ci sono
comunque state? I docenti di una scuola di Varese si sono rifiutati di
accogliere il generale Vannacci per una lezione su patria e bandiera che
si doveva tenere nel mese di novembre. A Pisa sono state annullate le
visite di scolaresche alla 46° Brigata aerea previste il 30 novembre per
la festa della Toscana. Nessun coinvolgimento scolastico, né a Pisa né a
Livorno, nemmeno per le celebrazioni della battaglia di El Alamein, che
si sono tenute al chiuso delle caserme. A Roma i genitori di alcune
scuole del Quarticciolo hanno protestato in questi giorni contro
l'allestimento di un villaggio sportivo dell'esercito nel loro
quartiere. A Forlì è stato ritirato il bando universitario del Nato
Model Event 2025. A Torino il Ministro Crosetto ha tenuto prudentemente
una lectio magistralis alle scuole di formazione dell'esercito per
l'inaugurazione dell'anno accademico, evitando di avventurarsi in ambiti
scolastici meno amichevoli. Per il 4 novembre l'iniziativa più ufficiale
organizzata dal Ministero dell' istruzione e merito in collaborazione
con il Ministero della difesa consiste nella cerimonia di consegna della
bandiera italiana da parte delle autorità militari a 36 scuole sul
territorio nazionale il cui elenco per ora non è stato divulgato. Sono
solo alcuni fra i tanti esempi e rappresentano sicuramente segnali
interessanti. Tuttavia, a fronte della percezione di celebrazioni del 4
novembre che appaiono un po' in sottotono, almeno nelle scuole, c'è la
chiara consapevolezza di quanto la guerra sia presente e diffusa nelle
nostre vite.
Gli scenari internazionali sono devastati da decine di guerre, molte
delle quali vedono il coinvolgimento del governo italiano, mentre il
genocidio di Gaza continua ad essere una tragica realtà. Il nostro
quotidiano è caratterizzato da una guerra interna fatta di povertà
sempre crescente, aumento delle spese militari e taglio delle spese
sociali. Non è la ripetizione di frasi fatte, ma la denuncia di qualcosa
che si rinnova in continuazione: per rimanere sul settore scuola, la
manovra economica predisposta dal governo prevede un taglio di oltre 600
milioni di euro nel prossimo triennio e un abbattimento specifico di 200
milioni sull'edilizia scolastica. La guerra interna è fatta anche di
repressione, di decreti sicurezza, di disegni di legge che vietano di
esprimersi sul genocidio operato dallo stato di Israele, di zone rosse
presidiate da militari. La guerra interna è anche la militarizzazione
delle città, delle stazioni, delle piazze, delle scuole, delle
università, una presenza insopportabile che rispecchia e rende evidente
i limiti alla libertà imposti dalla violenza in divisa, quella stessa
che con l'uniforme scintillante delle occasioni importanti si esibisce
nelle celebrazioni del 4 novembre. Opponiamoci a tutto questo.
Rifiutiamo la propaganda della guerra e le celebrazioni militariste del
4 novembre. Moltiplichiamo le piazze contro tutte le guerre, contro
tutti gli eserciti.
Patrizia Nesti
https://umanitanova.org/4-novembre-scuole-non-caserme/
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