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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - GAZA. «Caschi blu»: maschere dell'oppressore (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 1 Dec 2025 07:56:48 +0200
L'O.N.U., dopo ben due anni di violenze inaudite a Gaza, ha finalmente
confermato il 16 settembre che lo Stato d'Israele sta davvero
commettendo un «genocidio», e tutti i suoi alleati, tra cui gli USA e la
bella Italia, ne sono pertanto complici e criminali. Per fortuna che a
dircelo sono le Nazioni Unite, altrimenti... niente: i potenti
continuerebbero a fare i loro schifosi comodi giochi di potere alle
spese dei popoli. ---- In questo contesto, dove lo Stato nazi-sionista,
presieduto dal criminale internazionale Netanyahu, non rispetta
assolutamente nulla e nessuno, né vite umane, né confini, né leggi
internazionali o diritti umani, il 4 settembre 2025 la testata Democracy
Now! ha trasmesso un intervento di Craig Mokhiber, ex direttore
dell'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, con sede a New
York, in cui proponeva l'applicazione della risoluzione O.N.U.
denominata Uniting for Peace. Ci si accorge solo oggi che l'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite può adottare risoluzioni vincolanti, in
situazioni di emergenza, per tutti gli Stati aderenti, come prevedeva
appunto la risoluzione Uniting for Peace. Mokhiber ha proposto
l'istituzione di una forza di protezione internazionale («Caschi Blu»)
per Gaza, con il compito di proteggere i civili, garantire la
distribuzione degli aiuti umanitari (senza sparargli addosso),
preservare le prove di presunti crimini di guerra (già estremamente
chiari) e avviare il processo di ricostruzione. Questo strumento, già
utilizzato in passato per l'invio di forze di pace, consentirebbe agli
Stati membri di "bypassare" il Consiglio di Sicurezza (e il ributtante
abuso del «veto» che gli Stati Uniti hanno fatto negli ultimi 2 anni) e
adottare misure urgenti a favore della popolazione di Gaza.
La storia si ripete con crudele monotonia! Popoli oppressi che gridano
libertà, e istituzioni internazionali che promettono «pace» ma esportano
solo «l'ordine» voluto dagli Stati dominanti. Oggi, mentre Gaza e la
Cisgiordania bruciano sotto l'ennesima offensiva delle forze di
occupazione sioniste, si leva una voce apparentemente ragionevole da
parte dei governi e dei media: inviare i «Caschi Blu» delle Nazioni
Unite per «proteggere i civili» e «garantire la sicurezza nei
territori»! Ma noi anarchici - non i teorici dell'inerzia, ma i
militanti della libertà - dobbiamo denunciare ciò che si cela dietro
questo linguaggio truccato: il consolidamento del dominio, la
neutralizzazione della lotta popolare, la perpetuazione delle gerarchie
e della colonizzazione sotto altra forma.
Chi sono i «Caschi Blu»? Militari burattini, travestiti da cavalieri
azzurri al servizio dell'O.N.U., un organismo che non rappresenta i
popoli, ma i governi; non le comunità, ma le cancellerie. Essa si
presenta come arbitro imparziale, ma in realtà è un clan in cui le
potenze più forti - dal Consiglio di Sicurezza in giù - impongono la
loro volontà.
L'ipocrisia del pacifismo istituzionale si mostra con chiarezza in
questa proposta d'inviare i «Caschi Blu» in Palestina, che non nasce dal
basso, dal desiderio delle masse palestinesi o israeliane di trovare un
cammino comune di convivenza libera, ma dalle diplomazie occidentali e
arabe che vogliono "stabilizzare" una situazione che anche a loro sta
sfuggendo di mano. L'obbiettivo è sempre quello: non la giustizia ma il
controllo sociale. I «Caschi Blu» non sono la pace, ma l'ordine militare
degli Stati. Non dobbiamo farci ingannare dai vessilli bianchi e azzurri
d'ispirazione Disneyana o semireligiosa: l'ONU ha già dimostrato,
innumerevoli volte, di essere non un garante della pace, ma uno
strumento di repressione diplomatica e militare, e di inganno delle masse.
Chi pensa che questi burattini colorati di blu possano «proteggere» i
palestinesi, ignora la realtà storica dell'occupazione israeliana e la
complicità delle grandi potenze con il progetto coloniale sionista. Un
intervento O.N.U. in Palestina non sarebbe neutrale. Dovrebbe negoziare
con Israele, e quindi accettarne la «sicurezza» come priorità; ciò
significa che verrebbero legittimati il controllo militare su Gaza e
sulla Cisgiordania, la repressione della resistenza popolare e l'idea
che la "violenza" sia solo quella dei colonizzati, non quella
strutturale dei colonizzatori. Peggio ancora, i «Caschi Blu»
renderebbero più difficile la solidarietà internazionale dal basso,
perché sposterebbero la questione su un piano burocratico e diplomatico,
svuotando di senso la lotta per l'autodeterminazione. In Palestina, i
«Caschi Blu» sarebbero solo una forza di occupazione camuffata!
L'alternativa anarchica sta nella solidarietà internazionalista,
nell'autogestione, nella smilitarizzazione: nel caso della Palestina ciò
significa sostenere la resistenza popolare palestinese, non nei suoi
aspetti autoritari (né Hamas né Fatah) ma nei suoi esperimenti di
autogestione, comitati popolari, forme di mutuo appoggio nei campi
profughi, nelle cooperative, nelle comunità beduine. Rifiutare tutte le
forme di colonialismo e nazionalismo, compreso quello sionista, ma anche
quelli che pretendono di "salvare" i palestinesi per mantenere l'ordine
geopolitico esistente. Promuovere reti di solidarietà internazionalista,
come già fanno collettivi anarchici, sindacati di base, gruppi
femministi, anticoloniali e indigeni, che costruiscono legami diretti
con le comunità resistenti in Palestina e altrove.
Sfidare la logica militare, ovunque: a Gaza come nei nostri paesi.
L'esercito non è mai la soluzione ma sempre parte del problema. La
smilitarizzazione non è un'utopia ma una necessità, se vogliamo davvero
parlare di pace. In Palestina, la liberazione non verrà da nuovi gruppi
armati né da un'ulteriore militarizzazione del conflitto: più armi
significano solo più vittime, più oppressione, più inganni. E la
soluzione non è nemmeno creare «due Stati», il che significherebbe due
eserciti, due burocrazie, due confini per sorvegliare e dividere i
popoli. Noi anarchici non sogniamo un nuovo Stato ma l'assenza di Stati:
comunità libere, capaci di convivere e autogestirsi, senza confini
imposti né padroni locali o stranieri, senza eserciti e occupazioni né
governi autoritari.
La pace imposta dall'alto è solo la continuazione della guerra e delle
ingiustizie con altri mezzi: la vera pace, quella duratura e giusta,
nasce dalla libertà, dall'uguaglianza, dalla solidarietà. E non ci sarà
libertà, in Palestina, finché un popolo sarà occupato, espropriato,
umiliato; e ancor meno se ciò avverrà per mano di forze straniere, sotto
vessilli azzurri o arcobaleno. Rifiutiamo l'illusione delle «missioni di
pace». Denunciamo il colonialismo umanitario che tratta i popoli come
bambini da proteggere anziché soggetti con il diritto di lottare per la
propria emancipazione.
La pace dei «Caschi Blu» è la pace che perpetua le ingiustizie. La
nostra, anarchica, è quella dell'azione diretta, della liberazione
collettiva, dell'umanità che si autogoverna senza padroni e partiti
politici, senza eserciti o salvatori.
Gabriele Cammarata
https://www.sicilialibertaria.it/
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