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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Contestazioni. Boicottata la Vuelta spagnola (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 30 Nov 2025 07:51:47 +0200


Qualcosa sta cambiando nella coltre buia di oscurantismo e censura che avvolge la questione palestinese e l'orribile genocidio in atto. Non bisogna sottovalutare ciò che accade in contesti apparentemente lontani rispetto a quelli della politica. Un esempio importante è quello delle proteste degli attivisti pro-Palestina avvenute durante la Vuelta di Spagna, il Giro ciclistico spagnolo. ---- Durante la manifestazione vi sono stati numerosi episodi di contestazione, indirizzati soprattutto verso la presenza del team Israel-Premier Tech. Come era già avvenuto durante il Giro d'Italia (se ne era già discusso fra queste pagine), la questione si è ripresentata con forza.

È valso a nulla il tentativo della squadra israelo-canadese di eliminare temporaneamente il nome "Israel" dalle maglie del team, tenendo solo quello di "Premier Tech". Questa è stata palesemente una presa in giro, visto che la squadra continua ad avere lo stesso nome; lo stesso capo, Sylvan Adams, ha dichiarato che non è assolutamente intenzionato a modificarlo per l'anno prossimo. Anche il governo israeliano ha più volte fatto un plauso al team, nel portare in alto nel mondo il nome di Israele.

Gli attivisti pro-Palestina si sono quindi scagliati contro la Vuelta principalmente per questo: la presenza di una squadra in parte direttamente finanziata dallo Stato di Israele. Ma non c'è solo questo. La Vuelta rappresenta una enorme manifestazione sportiva, con una copertura televisiva molto ampia, che consente agli attivisti di far sentire la propria voce. Il fatto è che stiamo arrivando a un punto tale di anestetizzazione che ci vogliono far sembrare grave, deplorevole, il fatto stesso di manifestare. Cercare di dimostrare il proprio dissenso, anche intervenendo per portare la protesta durante eventi pubblici in evidenza, viene fatto passare come un crimine. Ed è sostanzialmente ciò che è avvenuto durante la Vuelta.

Ben cinque tappe sono state coinvolte da proteste, e in tutte queste occasioni, gli attivisti hanno cercato di interrompere il passaggio della corsa, in alcuni casi proprio spostando le transenne e creando vere e proprie barriere.

Gli organizzatori della corsa sono stati costretti più volte a deviare il percorso o ad abbreviare le tappe, mantenendo un atteggiamento ambiguo, tra la stigmatizzazione dell'atto di mettere a rischio l'incolumità dei corridori, i timidi tentativi di proporre al team di Adams di ritirarsi dalla corsa ("Giammai!", ha tuonato l'imprenditore israeliano), e la difesa di facciata del "diritto a manifestare".

I ciclisti hanno legittimamente temuto per la loro sicurezza, e questo non può essere contestato, si tratta di un dato di fatto, al netto della prevalenza di dimostrazioni pacifiche di dissenso. Il problema qui però è la completa mancanza di empatia e capacità di mettere sul piatto della bilancia una manifestazione sportiva e un genocidio in atto, il tutto nel bel mezzo di vacue dichiarazioni di dissenso se non il beneplacito delle istituzioni internazionali e nazionali. Per fortuna che rimangono le persone, quelle in carne ed ossa.

Fa davvero specie pensare che il vincitore della Vuelta, il danese Jonas Vingegaard, abbia dichiarato ai giornalisti dapprima: "Non ci rendiamo conto di quanto accade intorno, ma in merito alle proteste, si sa che la gente lo fa per un motivo, è orribile quello che sta accadendo attualmente e credo che quanti stanno manifestando hanno bisogno di essere ascoltati"; per poi ritrattare, a corsa conclusa, forse imboccato da qualcuno, o forse perché gli è stato detto di abbassare la cresta: "È un peccato che ci sia stato rubato un momento di gioia e delle immagini che sarebbero potute rimanere in eterno. Sono davvero deluso. Non vedevo l'ora di festeggiare questa vittoria finale con la mia squadra e i tifosi. Tutti hanno il diritto di protestare, ma non in un modo che influenzi o comprometta la nostra corsa".

Caro Jonas, cosa ti hanno tolto, in fondo? Confrontato con gli abomini che subisce quotidianamente una popolazione inerme martoriata; e noi complici silenti (nel migliore dei casi) dei loro aguzzini... Forse per stavolta la Vuelta non si sarà conclusa con il palco e lo champagne per i vincitori, ma quantomeno ci sarà da riflettere sul fatto che c'è di peggio, e che non ci si possa girare dall'altra parte di fronte a un massacro (e persino il presidente Sanchez ci è arrivato).

Alessandro Usai

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