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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #29-25 - Sport e boicottaggi. Il caso della squadra ciclistica di Israele (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 28 Nov 2025 09:31:53 +0200
Gli statuti delle organizzazioni sportive sia a livello internazionale
(CIO, Comitato Olimpico Internazionale, FIFA, calcio, UCI, ciclismo,
ecc.) che nazionale parlano tutti di "apoliticità" della loro azione al
fine di preservare le loro condotte da strumentalizzazioni politiche. In
realtà si tratta di una finzione retorica assolutamente priva di
fondamento. ---- D'altra parte il padre dello "spirito olimpico", il
francese De Coubertain, accompagnava i discorsi sull'internazionalismo e
sul carattere pacifico delle competizioni sportive con quelli che
vedevano la pratica sportiva come rigeneratrice della "razza" francese.
Pochi ricordano che nel 1920 l'inventore delle moderne Olimpiadi
dichiarò in una intervista che: "L'atleta moderno esalta la sua patria,
la sua razza, la sua bandiera".
Lo sport e la politica sono dunque intrecciati e non potrebbe essere
diversamente.
La storia è piena di regimi che hanno sfruttato le manifestazioni
sportive per i loro interessi. Si cominciò nel 1934, quando Mussolini
dipinse la vittoria italiana ai mondiali di calcio come un successo
personale e si proseguì in grande stile con le olimpiadi del 1936 nella
Berlino nazista. Ma non si è più smesso, naturalmente con intensità
diverse ma sempre con la finalità di utilizzare lo sport a fini
propagandistici. Oggi i grandi eventi sportivi - Olimpiadi e Mondiali di
calcio soprattutto ma non solo - sono affidati spesso a nazioni e regimi
che li comprano (perché di questo si tratta) da CIO e FIFA per lanciare
il loro progetto turistico oppure per "ripulire" la loro immagine
internazionale macchiata da guerre o da un trattamento "disinvolto" dei
diritti civili. Ma questo vale per tutti gli sport: nel 2025, per
esempio, i mondiali di ciclismo si sono svolti per la prima volta in
Africa, organizzati dal regime ruandese di Paul Kagame, autoritario in
patria e largamente coinvolto nella guerra civile che infiamma la
Repubblica democratica del Congo.
Naturalmente fin da subito non sono mancati i boicottaggi dei grandi
eventi sportivi. Si tratta di un fenomeno dalla doppia faccia. Da una
parte i "boicottaggi diplomatici", cioè quelli decisi dagli Stati per
danneggiarne altri. Tipico esempio: il boicottaggio delle Olimpiadi di
Mosca 1980 deciso dagli Stati Uniti e da 54 loro alleati per
"protestare" contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan, a cui seguì
la ritorsione in occasione dei giochi di Los Angeles 1984 a cui non
parteciparono l'URSS e 14 suoi alleati. Ci sono stati però anche
"boicottaggi sociali" cioè quelli nati per danneggiare regimi
dittatoriali e razzisti. Il primo esempio è stato quello, per altro
fallito, contro i giochi di Berlino '36, seguito dalla campagna contro
il Sud Africa dell'apartheid culminata nel boicottaggio di 22 paesi
africani alle Olimpiadi di Montreal 1976 per protesta contro la
partecipazione della Nuova Zelanda che continuava ad avere rapporti con
il Sud Africa nel rugby, per altro sport non olimpico.
Un inciso: la campagna contro il Sud Africa ebbe in Italia una vasta
eco, tanto che all'inizio degli anni '70 il movimento antirazzista
riuscì ad impedire che la nazionale sudafricana di rugby compisse una
tournee in Italia.
Solitamente il mondo dello sport, fatto di dirigenti e atleti che di
sport vivono, risponde alle campagne di boicottaggio con il rituale
"vorrei ma non posso".
Ma ci sono per fortuna le eccezioni.
Il caso della squadra ciclistica "Israel Premier Tech" è sintomatico e
merita un approfondimento.
Nata nel 2015 per volontà del magnate canadese ma con passaporto anche
israeliano Sylvan Adams, la squadra è cresciuta negli anni grazie
all'ingaggio di corridori sempre più forti. Attualmente si trova fra le
prime 20 squadre della classifica UCI.
In passato Adams si è più volte vantato di essere un grande amico del
criminale di guerra Netanyahu e, anche se non è dimostrato che lo stato
di Israele abbia direttamente finanziato la squadra, è sempre parso
chiaro che la "Israel" fosse un modo per mostrare un'immagine pulita e
accattivante del regime israeliano. Queste azioni sono ormai definite
con il termine "sportswashing".
La presenza della squadra israeliana ha provocato nel 2025 diverse
manifestazioni di protesta già durante il Giro d'Italia (molti arrivi di
tappa erano tappezzati di bandiere palestinesi) e il Tour de France.
Alla Vuelta Espana, la terza grande corsa a tappe, la protesta dei
manifestanti "propal" ha però raggiunto il suo apice.
Il ciclismo non è facilmente controllabile perché si corre in mezzo alla
gente e non in uno spazio chiuso come stadi, palazzetti, palestre. La
stupidità degli organizzatori della Vuelta, che invece di aprire un
dialogo con i manifestanti hanno scelto la linea della chiusura e del
"muro contro muro", ha finito per provocare incidenti (alcune volte
anche con il rischio di far cadere i ciclisti) fino alla sospensione
dell'ultima tappa a Madrid.
Le proteste dei "propal" e il pericolo che le manifestazioni organizzate
lungo il percorso del Giro dell'Emilia, corso il 4 ottobre, potessero
coinvolgere i corridori hanno spinto gli organizzatori a non invitare la
"Israel". La squadra ha di sua iniziativa rinunciato a partecipare alle
altre corse in programma in Italia a ottobre.
Intanto però era avvenuto un fatto nuovo: uno dei corridori più forti e
conosciuti della "Israel", il canadese Derek Gee, quarto al Giro
d'Italia, aveva annunciato di aver rescisso il contratto con la squadra
di Adams per "giusta causa": "motivi etici" gli impedivano di continuare
a correre con il team. In precedenza un altro noto corridore della
"Israel", il danese Fulgsang, aveva dichiarato che lasciava il ciclismo
e che finalmente non si sentiva più addosso il peso del nome della sua
squadra. Fulgsang avrebbe egualmente chiuso con il ciclismo, però le sue
dichiarazioni non erano banali.
Il 6 ottobre la "Israel" fa un annuncio clamoroso: dal 2026 la squadra
cambierà proprietà (Adams si dedicherà al Congresso mondiale ebraico) e
denominazione, affiliandosi in un altro paese ma mantenendo la canadese
Premier Tech come sponsor.
Il ciclismo dunque elimina di fatto Israele dalle sue corse. Lo
"sportswashing" tanto caro a Netanyahu e ai suoi complici è fallito!
Si tratta del risultato più tangibile della campagna di boicottaggio
sportivo contro Israele. Non un traguardo, ma una tappa importante a cui
è auspicabile che altri sport si allineino.
Numa
https://umanitanova.org/sport-e-boicottaggi-il-caso-della-squadra-ciclistica-di-israele/
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