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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Recensione - La memoria della rivoluzione e lo scacco dell'oggi: Non piangere di Lydie Salvayre. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 20 Nov 2025 08:45:29 +0200


Montse ha quindici anni, il 18 luglio del 1936, quando la madre la accompagna presso la famiglia di notabili dove dovrà andare a servizio in un piccolo paesino della Catalogna. Il padrone dopo averla soppesata per bene decreta: "Ha un'aria davvero umile". Il giorno successivo è quello dello scoppio della rivoluzione spagnola e Montse seguirà altre strade, ma quell'affronto, quell'essere considerata alla stregua di un oggetto non lo dimenticherà mai. "[...]io invece, mi dice mia madre, non ci vedo più dalla rabbia, la prendo come un'offesa, come una patada al culo, figlia mia, una patada al culo che mi fa fare un soprassalto di dieci metri, che mi rivolta il cervello che dormiva da più di quindici anni e mi facilita di capire (io: mi aiuta a capire), mi aiuta a capire il senso delle palabre che dice sempre mio fratello da quando è tornato da Lérima. E così quando scendiamo in strada mi metto a gritare. Ha un'aria davvero umile, lo capisci cosa vuol dire? Bassa la voce, per l'amor del cielo, implora mia madre che è una donna docile. Vuol dire, avevo il sangue agli occhi figlia mia, vuol dire che sarò una serva stupida e obbediente!".

Siamo nelle primissime pagine del romanzo di Lydie Salvayre, scrittrice francese di origini spagnole, Non piangere, ripubblicato in Italia nel 2024 dalla casa editrice Prehistorica editore. E subito si comprende come il romanzo sia articolato su piani temporali e su prospettive diversificate. C'è Montse che nel 1936 è figlia ed è arrabbiata con la madre per l'atteggiamento remissivo che mostra nei confronti dei potenti ed è sempre Montse novantenne che nel presente racconta la sua meravigliosa estate barcellonese allo scoppio della rivoluzione e le vicissitudini che ne sono seguite, l'abbandono della Spagna col trionfo del franchismo e l'approdo in Francia, alla figlia che è la stessa scrittrice. Ci troviamo quindi di fronte ad un romanzo ibrido, un po' mémoire, un po' romanzo storico, un po' anche saggio. Per restituire l'intreccio che lega la vicenda di Montse, del passato e del presente, il travaglio dello scrittore Georges Bernanos, noto per essere stato vicino ai nazionalisti e ai falangisti e le osservazioni e rielaborazioni della stessa scrittrice, Lydie Salvayre si serve di diversi espedienti narrativi. Primo fra tutti quello linguistico che, per dare forza e autenticità al personaggio di Montse, adotta con molta accortezza e altrettanta misura una lingua mista, fatta di spagnolo e francese, che la stessa scrittrice ha chiamato franiol. In questo caso non ci troviamo di fronte ad un semplice intento mimetico o coloristico ma alla necessità di restituirci a tutto tondo un personaggio vitale e determinato che, dall'alto dei suoi novant'anni, ricorda con un certo distacco la sua adolescenza ed esercita il suo giudizio caustico su un presente non certo esaltante. C'è poi il dialogo costante tra madre e figlia che non viene mai esplicitato nella narrazione se non per accenni, incidentalmente. Ad esempio la parentesi nel brano riportato, espediente che ritornerà spesso nel racconto. A volte queste due voci sembrano confondersi, sovrapporsi, quella della madre che ricorda, quella della figlia che precisa, puntualizza, ma rimangono sempre nettamente distinguibili e le puntualizzazioni della figlia non servono a fare da controcanto ad una memoria difettosa e vaga, piuttosto testimoniano complicità, affetto, a volte gioco.

Torniamo adesso a Bernanos che entra nel romanzo come un altro personaggio, o meglio come scrive Salvayre: "Nella storia che mi accingo a raccontare non voglio introdurre, per ora, nessun personaggio inventato". La scrittrice ha dichiarato che lo spunto di questo romanzo le è venuto dalla lettura dei Grandi cimiteri sotto la luna, il pamphlet scritto da Bernanos nel 1937 per prendere le distanze dalle atrocità compiute dai falangisti sotto la copertura concreta e ideologica della Chiesa Cattolica, lui che aveva militato nell'Action fran?aise, che si proclamava monarchico, cattolico, nazionalista e che aveva visto con favore l'arruolamento del figlio nella Falange (dalla quale poi si allontanerà). Tra le vicissitudini di Montse e il dramma di Bernanos, che a Palma di Maiorca assiste impotente alle nefandezze dei falangisti, nel romanzo si istaura una sorta di dialogo a distanza, senza che comunque venga seguito uno schema preciso.

Altro personaggio fondamentale del romanzo è José, il fratello appena più grande di Montse, del quale viene ripercorsa la breve parabola, dall'incontro e dall'entusiasmo per i principi anarchici, ai dubbi, ai tormenti per quanto va accadendo, fino all'epilogo, in cui riafferma il suo desiderio di libertà senza ripensamenti. Il tutto narrato con una partecipazione che non scade nell'elogio celebrativo.

Pertanto per chi volesse cercare in questo libro una qualche rappresentazione eroica della rivoluzione spagnola, nel senso piattamente celebrativo anche del sacrificio di migliaia di giovani, rimarrà deluso. C'è invece il dramma dei tanti giovani e meno giovani spagnoli e stranieri che vedono infrangersi l'aspirazione alla libertà e ad un mondo migliore sotto i colpi della violenza brutale dell'ordine costituito e del suo braccio armato e c'è anche l'amara constatazione che contrapporre a questa violenza altra violenza è probabilmente infilarsi in un vicolo cieco. Due episodi speculari nella Barcellona rivoluzionaria ne danno conto. L'uno raccontato dal punto di vista di Montse e l'altro di José: un gruppo di uomini che distrugge il denaro prelevato da una banca e due miliziani che si vantano di avere soppresso brutalmente due preti. L'uno gioioso e liberatorio, l'altro ripugnante e carico di un senso di inutilità.

Quella che racconta Non piangere è una rivoluzione spagnola piena di contraddizioni, conflitti, contrasti, esaltazioni e delusioni, vagheggiamento e crudeltà, ma sempre con la chiarezza nel denunciare chi sono i criminali -Franco e i suoi accoliti- e chi sogna e lotta per una società più giusta e più umana.

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