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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - SUDAN. La guerra dimenticata (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 18 Nov 2025 07:40:24 +0200
La guerra civile combattuta in Sudan dall'aprile 2023 è uno dei più
grandi conflitti militari tutt'ora in corso, sia per numero di vittime
che per estensione territoriale dei combattimenti. Eppure l'attenzione
mediatica su di essa è molto esigua, e difficilmente capita di ricevere
notizie su di essa o su iniziative di solidarietà alla popolazione
sudanese che, suo malgrado, vi è coinvolta e ne subisce gravemente le
conseguenze. --Proprio per constatare e denunciare l'attuale crisi
umanitaria, sociale e ambientale costituita da questa guerra dimenticata
è opportuno riferire la sua storia, provando a individuarne le cause e
gli sviluppi più rilevanti.
L'attuale territorio del Sudan è stato ridimensionato nel 2011 a seguito
di una guerra civile che ha causato la separazione dei territori del Sud
del Paese, portando alla costituzione del nuovo Stato del Sudan del Sud.
Nel Sudan attuale vigeva una dittatura a tendenza islamica fin dal 1989,
guidata ininterrottamente dal generale Omar al-Bashir; essa ebbe termine
l'11 aprile 2019 con un colpo di stato militare condotto dopo quattro
mesi di proteste popolari. Venne successivamente istituito il governo
del Consiglio militare di transizione e, pochi mesi dopo, il Consiglio
Sovrano del Sudan, un governo civile e militare al quale fu affidata la
guida del Sudan fino alla transizione democratica fissata per il 2022.
Ma tale transizione non ebbe luogo perché il 25 ottobre 2021 un altro
colpo di stato, guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan (già
presidente del Consiglio Sovrano), impose un nuovo governo militare.
Il generale al-Burhan divenne il nuovo capo di Stato del Sudan. Egli
stabilì di riavviare il percorso per la transizione democratica
nominando primo ministro Abdalla Hamdok, ch'era stato primo ministro
durante il governo del Consiglio Sovrano. Hamdok si dimise il 2 gennaio
2022 a seguito della violenta repressione statale delle proteste indette
contro i militari. Gli succedette Osman Hussein. Il Sudan continuò ad
attraversare una forte instabilità politica che provocò, nell'aprile del
2023, un tentativo di colpo di stato condotto dall'organizzazione
paramilitare denominata Forze di Supporto Rapido (in inglese Rapid
Support Forces - RSF) con a capo il generale Mohammed Dagalo, conosciuto
anche col nome di Hemedti, già vicepresidente del Consiglio Sovrano. Da
allora in Sudan è in corso una guerra tra le RSF e le forze armate
regolari per il dominio del Paese. Nel corso dei mesi le RSF hanno
occupato la regione del Darfur, che costituisce la parte più occidentale
del Sudan. Le forze governative mantengono il controllo della capitale
(Khartoum) e di un'ampia area orientale. La guerra è combattuta anche da
altre fazioni che controllano parti minori del territorio.
Gli scontri tra le fazioni hanno finora provocato più di 150 mila
vittime civili e lo sfollamento di milioni di persone dalle proprie case
(si reputa che siano più di 10 milioni gli sfollati su una popolazione
totale di circa 40 milioni di abitanti). Altra conseguenza della guerra
è una carestia molto estesa che sta coinvolgendo milioni di sudanesi,
600 mila dei quali sono in condizioni di "carestia estrema". Le
privazioni provocate dalla guerra hanno aumentato la diffusione tra la
popolazione di malattie quali malaria, tifo, dengue e colera.
Nel frattempo le fazioni che si combattono in Sudan hanno intessuto
rapporti diretti con le istituzioni statali di diversi Paesi stranieri e
l'andamento stesso del conflitto pare che sia influenzato dagli
interessi e dall'intervento di questi Paesi. Alcune fonti informative
hanno rivelato infatti il supporto militare alle due fazioni da parte
dell'Egitto, della Russia, dell'Ucraina e degli Emirati Arabi Uniti
nelle varie fasi del conflitto, nonché l'intervento commerciale della
Turchia che avrebbe venduto armi sia alle RSF che alle forze armate
regolari. Un'inchiesta ha rivelato inoltre che l'Italia ha fornito
addestramento militare alle RSF nel 2022 allo scopo di ricevere in
cambio il controllo del confine tra Sudan e Libia da parte delle stesse
RSF, impedendo così il passaggio di migranti in territorio libico. La
notizia del supporto italiano alle RSF è confermata da una dichiarazione
dello stesso Hemedti.
L'opposizione alla guerra civile all'interno del Sudan è testimoniata da
articoli e comunicati online che riferiscono di una durissima
repressione delle iniziative attuate contro i militari, il che ha
comportato l'arresto, la tortura e l'uccisione di attivisti e attiviste
sudanesi contro la guerra. In un comunicato si apprende che la
Federazione Anarchica Sudanese (S.A.F.), uno dei gruppi maggiormente
impegnati contro la guerra, ha avviato una campagna di raccolta fondi
internazionale che ha finora permesso a vari compagni di sfuggire a
situazioni pericolose e proseguire nelle loro attività militanti (anche
tramite l'acquisto di una tipografia clandestina), sia all'interno che
all'esterno del Sudan. La solidarietà internazionalista e internazionale
verso questi compagni prosegue ancora oggi e ad essa facciamo appello
contro ogni guerra e ogni forma di potere.
Stevo
https://www.sicilialibertaria.it/
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