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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Uomini in guerra 2: rubare e stuprare come effetto collaterale? (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 17 Nov 2025 08:12:35 +0200


Con tante guerre in corso in ambito mondiale ci è sembrato utile e necessario interessarci nel numero di settembre di Sicilia Libertaria di un aspetto degli scontri armati che non sempre riceve la dovuta attenzione: gli "effetti collaterali". Con questa definizione, che sembra derivata dal campo farmaceutico per indicare un effetto imprevisto dell'assunzione di un farmaco (dall'inglese "side effect"), si indica generalmente un risultato inaspettato di una azione, effetto secondario al principale che, nel caso bellico, riguarda l'uccisione del nemico in armi. In questo senso, caratterizzare questi effetti come inattesi, oltre che secondari, serve anche a giustificarli, per lo meno da parte di chi li produce, anche se la linea che separa gli obiettivi bellici primari da quelli secondari non è tanto netta. Per esempio, bombardare una fabbrica di armi o un deposito di carburante destinato a uso bellico implica un sapere difficile da negare: in queste fabbriche ci sono operai o, spesso, edifici di civili vicini. In Gaza city l'esercito israeliano si è inventato un modo che teoricamente permetterebbe di evitare gli effetti collaterali: avvisare con un sms i civili palestinesi di sfollare per evitare il bombardamento che si avvicina! In effetti sembra che al danno aggiunga la beffa, dato che non è facile in poco tempo scappare, soprattutto quando si tratta di migliaia di persone.

C'è anche un aspetto da considerare nelle nuove guerre tecnologizzate dove l'uso di droni diretti da lontano permettono individuare obiettivi specifici grazie all'intelligenza prodotta con i satelliti. Se a premere il grilletto è un umano, si potrebbe pensare che, anche da lontano, qualche considerazione possa avere per le vittime innocenti dei suoi spari o bombe (anche se l'assuefazione a video giochi violenti hanno sufficientemente offuscato qualunque possibilità di coscienza); ma cosa succede quando si affida a una IA bellica la scelta degli obiettivi umani, come succede a Gaza con i droni o i camion robot cariche di bombe? (Notizia BBC del 26/09/2025). In questo caso, a parte delle descrizioni più o meno generiche dell'obiettivo, occorre dare alla IA alcune indicazioni su quando "il gioco vale la candela", cioè: quanti morti di civili giustificano l'azione? (ricordo che questo tema vale anche per le auto "intelligenti" quando devono scegliere tra differenti "vittime" potenziali in un incidente inevitabili). La domanda ha un certo senso in termini etici, dato che discende dal dilemma classico sul "bene maggiore": è ammissibile che alcuni pochi muoiano per salvare molti? Evidentemente, per i sionisti uccidere i palestinesi tutti, magari trasformandoli in terroristi, bambini compresi (i futuri ribelli), è giustificabile per salvare Israele, magari ampliandolo il rango a tutti gli ebrei del mondo. In questo contesto, scompare completamente il problema degli "effetti collaterali", dato che il nemico già non si riduce agli uomini in armi nel bando contrario, ma è tutto il popolo contro cui si combatte (identificato in termini etnici o "razziali", come negli caso degli ebrei per i nazisti e fascisti o la gente di colore negli USA).

Satelliti, droni, attacchi digitali sembrano avere trasformato la nostra percezione della guerra derivata dalla storia bellica, incluso le ultime due guerre mondiali dove i soldati di fanteria erano chi "si sporcavano direttamente le mani". Tuttavia, anche se qualcosa è certamente cambiato, soprattutto nelle reti di comunicazione, questa nuova immagine della guerra "da lontano" è falsa o, in ogni caso, parziale. Infatti, se diamo un'occhiata alle guerre o invasioni in corso ci accorgiamo che si tratta ancora di occupare materialmente il territorio di altri popoli, con soldati più o meno addestrati, spesso di leva e persino arruolati a forza. E, ancora una volta, si pone il problema degli effetti collaterali, e in questi casi già non si tratta solo di bombe o proiettivi vaganti, ma della violenza fisica di uomini addestrati e armati pesantemente contro le popolazioni inermi, soprattutto donne e bambine, includendo lo stupro, una costante della storia bellica dell'umanità.

Il rapporto del Segretario generale dell'ONU del 2024 sulla "violenza sessuale relazionata con i conflitti bellici" chiarisce che questa espressione "si utilizza in riferimento agli atti di violazione, schiavitù sessuale, prostituzione, gravidanze, aborti, sterilizzazione, matrimonio forzato e qualunque altro atto di violenza sessuale diretta vincolato a un conflitto che si infligge a donne, uomini, bambine e bambini". Questa tipologia deriva da una casistica in aumento, tanto che in agosto 2025 la ONU avverte di un forte aumento della violenza sessuale durante i conflitti in corso, con crescenti denunce in 21 paesi, includendo la guerra di Ucraina e il conflitto di Gaza e, come quest'ultimo caso dimostra, i casi registrati appartengono sia a un bando che all'altro in lotta. Attualmente, le maggiori denunce di violenza sessuale bellica, si sono verificate nella Repubblica Centroafricana, la Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Somalia e Sudan del Sud. In questi paesi il 90% dei casi registrati riguardano donne e bambine, tuttavia sta emergendo una realtà poco considerata in passato: il 10% dei casi riguardano uomini e bambini, particolarmente persone con diverse orientazioni sessuale o identità di genere. Spesso, queste persone vengono uccise dopo essere state violentate. Questa violenza sessuale contro uomini, adolescenti e bambini si è incrementata, secondo l'informe ONU di quest'anno, particolarmente fra i prigionieri di guerra e, in generale, nelle carceri dove viene utilizzata come forma di tortura e umiliazione per estrarre informazioni, soprattutto quando i prigionieri sono di religione araba, come nel caso di Guantanamo in Cuba o del tristemente famoso carcere di Abu Ghraib in Iraq, da parte dei soldati nordamericani. Tuttavia, la situazione più drammatica si sta presentando in Etiopia, nel Tigray, dove la violenza sessuale contro le donne e le bambine ha assunto le dimensioni di una strategia di distruzione etnica totale, dove le donne gravide sono le vittime più ricercate.

In molti di questi casi, già non si può parlare di "effetti collaterali", ma della violenza sessuale utilizzata coscientemente come arma di guerra e controllo della popolazione vinta e sottomessa. Un strategia che già non mira ad assimilare l'altro e trasformarlo in forza lavoro a basso costo, ma di un vero e proprio progetto di sterminio, sostenuto e giustificato da ideologie suprematiste. E questo non passa solo in Africa, ma è un vento gelido che soffia particolarmente dalla civilissima America del Nord e attraversa l'Europa, con Trump come suo ufficiante massimo.

Emanuele Amodio

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