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(it) Spaine, Regeneracion: Lettera di presentazione di Liza Granada -- Di Liza (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 10 Nov 2025 08:40:48 +0200
Tutto questo processo, sia quello delle compagne di Madrid che il nuovo
percorso che si apre a Granada, nasce da un'analisi condivisa. Non nasce
da un feticismo organizzativo o dal desiderio di creare un nuovo
acronimo, ma da una necessità politica. La necessità di ricostruire un
anarchismo che, allo stato attuale e da molto tempo, ha perso la sua
capacità di intervento reale nelle lotte sociali. Inoltre, non siamo
sole in questo percorso. In tutta la Penisola Iberica sono emerse
esperienze simili che, con speranza e responsabilità, cercano di
costruire una vera alternativa per la classe operaia e per il futuro
delle generazioni future. Questa ricostruzione in tutto il Paese è
legata all'attuale momento storico del nostro movimento, un momento in
cui il coraggio di superare i nostri complessi e pregiudizi apre un
orizzonte fino ad allora sconosciuto.
Veniamo da anni di frammentazione, di sforzi dispersi, di militanza che
si esaurisce nell'impotenza o si rifugia nell'autocompiacimento.
Sappiamo però che permane un enorme potenziale, un'energia latente in
coloro che si rifiutano di accettare che l'anarchismo sia solo memoria o
identità. Per troppo tempo, il movimento anarchico ha funzionato senza
una strategia comune, senza un orizzonte politico condiviso. Per non
parlare, per essere più intransigenti e realistici, di un orizzonte
politico di alcun tipo. Ogni gruppo ha operato nel suo piccolo spazio,
difendendo la propria autonomia fino all'isolamento. Ci siamo abituati a
una politica reattiva, rispondendo alle offensive del potere senza la
capacità di anticiparle. Abbiamo confuso la spontaneità con la
strategia, l'affinità con l'organizzazione, l'autonomia con la
dispersione. Questa dinamica ci ha condotto a una forma stanca di
militanza: più simbolica che efficace, più reattiva che proattiva.
Abbiamo creato isole di resistenza che, pur necessarie, raramente sono
riuscite a estendersi oltre i loro limiti immediati.
In Europa, inoltre, questa tendenza è stata costantemente influenzata
dal suo zeitgeist: un attivismo poco esigente ed estetico, più
incentrato sull'autoaffermazione e l'emancipazione personale che sulla
contestazione del potere sociale. L'anarchismo è diventato, in molti
casi, solo un'altra sottocultura all'interno del panorama della
protesta. Ma una sottocultura basata sull'identità non è né un soggetto
politico né un'alternativa emancipativa. Un'identità non trasforma le
condizioni materiali dell'esistenza. La purezza ideologica è stata,
nella maggior parte dei casi, una sorta di rifugio discorsivo per
progetti che avevano poco o nulla da contribuire ai conflitti sociali.
Questa presunta purezza ha portato all'immobilità. Discussioni basate su
principi piuttosto che su fatti concreti, distanziando completamente la
teoria dalla realtà sociale e dalle condizioni oggettive.
Non si tratta di negare ciò che abbiamo costruito. La stragrande
maggioranza di noi che intraprende questo percorso proviene da lì. Le
esperienze di occupazioni abusive, centri sociali, lotte di quartiere e
reti di mutuo sostegno sono state spazi di apprendimento e resistenza.
Ma hanno anche rivelato i loro limiti. La mancanza di continuità,
l'assenza di una linea politica comune, l'impossibilità di accumulare
forza oltre un momento specifico. Ci hanno insegnato che la buona
volontà e l'affinità non bastano. Che avere ragione non basta, ma è una
consolazione. E che, senza organizzazione, ogni energia si dissipa. Ci
siamo formati, quindi, con l'intenzione di articolare tutte le lezioni
apprese e trasformarle in una forza organizzata.
Da queste lezioni è emersa Liza. Non come negazione di ciò che è venuto
prima, ma come tentativo di superarne i limiti. Partiamo da una semplice
convinzione: l'anarchismo ha bisogno di ricomporsi ideologicamente se
vuole tornare a essere una forza viva e non una reliquia morale. Deve
recuperare le sue radici materialiste, la sua prospettiva di classe, la
sua vocazione trasformativa. L'anarchismo non può essere ridotto a una
somma di gesti individuali o a un rifiuto astratto e reattivo del
potere. Deve ripensarsi come progetto politico di emancipazione totale,
come teoria e pratica di rivoluzione sociale.
Ricomporsi ideologicamente significa anche recuperare un'etica
militante. Un'etica che non si riduce alla coerenza individuale, ma si
esprime nella responsabilità collettiva. La militanza non è consumo
politico o autoaffermazione morale: è un impegno costante per un
progetto comune. Essere un militante anarchico implica assumere una
disciplina liberamente concordata, prendersi cura degli spazi
collettivi, istruirsi, essere responsabili e costruire fiducia politica.
Non c'è rivoluzione senza etica militante, senza la convinzione che la
libertà individuale abbia senso solo nel quadro della responsabilità
condivisa. Siamo la forza trainante del mondo che desideriamo creare.
Per questo motivo, rivendichiamo la politica prefigurativa
dell'anarchismo, non come rifugio utopico, ma come pratica quotidiana.
Prefigurazione non significa immergersi in micro-esperienze autogestite,
ma piuttosto dimostrare, in ogni spazio di lotta, che un altro modo di
organizzare la vita sociale è possibile. La politica prefigurativa è
l'unione di mezzi e fini: una società libera non può essere costruita
con metodi autoritari o burocratici. Ma non è nemmeno sufficiente
riprodurre piccole oasi di orizzontalità. La prefigurazione anarchica,
intesa politicamente, consiste nel dare alle lotte popolari un
orientamento emancipatorio, nel dimostrare che l'organizzazione
collettiva, la solidarietà e il sostegno reciproco non sono
semplicemente valori etici, ma strumenti di combattimento.
Ecco perché parliamo di azione politica quando parliamo di sviluppare il
nostro programma sul territorio. L'azione politica è un intervento
consapevole sui fronti di massa: nei sindacati, nei quartieri, nei
centri di studio, nei movimenti sociali. Non per dirigerli o
trasformarli in appendici anarchiche, ma per renderli più combattivi,
più democratici, più autonomi dallo Stato e dal capitale. Il nostro
ruolo non è quello di sostituire le persone, ma di promuovere la loro
organizzazione e la loro capacità di lottare. L'azione politica è il
modo concreto in cui l'organizzazione anarchica si inserisce nelle lotte
reali, fornendo analisi, strategia e coerenza. Senza questo intervento,
l'anarchismo si riduce a un'idea senza sostanza, a una moralità senza forza.
In questo senso, il nostro impegno organizzativo è chiaro. La
piattaforma anarchica non vuole essere solo un altro spazio di affinità
o di incontro informale. Nasce come organizzazione politica, con una
vocazione alla continuità, con una struttura che consente di coordinare
gli sforzi e definire una strategia comune. La militanza non è attivismo
spontaneo: è impegno politico, responsabilità, disciplina collettiva. E
questo requisito non è un peso, ma una condizione di efficacia. Vogliamo
militanti che pensino, che studino, che agiscano secondo un piano
condiviso. Non un insieme di individualità che occasionalmente coincidono.
La nostra idea di organizzazione non è né centralista né autoritaria, ma
è consapevole che l'orizzontalità senza coordinamento è impotente. Ci
impegniamo per la formazione politica, la chiarezza ideologica e l'unità
tattica. Ogni fronte di lotta e contesto richiede strumenti specifici,
ma tutti devono rispondere a una strategia comune. Perché senza
strategia, tutte le tattiche rimangono vuote e si trasformano in una
tirata di principi astratti.
Liza cerca di contribuire a una più ampia ricomposizione del movimento
libertario, sia all'interno che all'esterno dello Stato spagnolo.
Vogliamo recuperare l'idea che l'anarchismo possa essere una forza di
massa, non una minoranza morale. Che possa organizzare i lavoratori da
una prospettiva libertaria, senza delegare, senza cadere
nell'elettoralismo o nel nichilismo. Che possa costruire un potere di
classe e libertario, senza riprodurre la logica spontanea e riformista
dei movimenti sociali e delle burocrazie riformiste.
Ci consideriamo parte attiva di un più ampio processo collettivo di
ricostruzione. Lo facciamo sapendo di essere compagni di viaggio accanto
ad altre tradizioni e tendenze, offrendo umilmente il nostro impegno e
la nostra disponibilità a impegnarci in un dibattito onesto. La
piattaforma è, in breve, uno strumento di pensiero strategico e di
azione coerente. Un'organizzazione in cui etica, prefigurazione e azione
politica si fondono in una pratica comune orientata alla trasformazione
sociale.
Compagni: veniamo dalla sconfitta, ma non ne siamo condannati. La storia
dell'anarchismo dimostra che, quando è organizzato e ha ambizione
politica, può trasformare profondamente la realtà. Non siamo eredi di un
passato glorioso, ma responsabili di un futuro che ancora non esiste.
Liza non è un punto di arrivo: è un punto di partenza. Un impegno per un
anarchismo vivo, combattivo e strategico. Per una militanza che non si
accontenta di resistere, ma si prepara a vincere.
Liza, Piattaforma Anarchica di Granada.
https://regeneracionlibertaria.org/2025/10/20/carta-de-presentacion-de-liza-granada/
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