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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #37 - Tra torsioni autoritarie e guerre imperialiste: riscopriamo l'internazionalismo e la solidarietà tra gli oppressi (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 5 Nov 2025 07:54:15 +0200
Quando mai nel corso della travagliata storia del conflitto tra le
classi sociali un governo non ha espresso, in tutto o in parte, gli
interessi della classe borghese? Se questa considerazione è vera,
come crediamo che sia, è opportuno assumerla a riferimento, per evitare
di ritenere che i governi e gli stati siano strumenti neutri, o perfino
utilizzabili per costruire un auspicabile superamento del sistema
capitalistico. ---- L'attuale governo è certamente in linea con le
realizzazioni dei precedenti, dato che si è prodigato nel proseguire con
maggior solerzia le loro scelte classiste. Con questo governo l'intento
di privilegiare gli interessi del capitale, delle classi egemoni e delle
mezze classi di riferimento è entrato in una fase assai più estensiva,
complici la crisi, l'involvere della situazione internazionale e
l'implodere dell'Unione Europea, che ha visto il governo Meloni
totalmente succube dell'imperialismo USA.
Quest'ultimo è divenuto più aggressivo proprio perché declinante,
imponendo agli alleati europei le sue condizioni, per altro non
negoziabili, in materia di dazi, di approvvigionamento energetico, di
garanzie di investimenti europei per contrastare la
deindustrializzazione negli USA, di tutela fiscale per le imprese
americane in Europa e, soprattutto, in materia di riarmo e di
armamenti. Lo scopo è quello di indebolire ulteriormente l'Unione
Europea impegnandola militarmente in una opposizione armata contro la
Russia in Ucraina e nelle politiche di riarmo degli stati dell'Unione,
scoraggiando anche ogni penetrazione della Cina in occidente attraverso
"la via della seta".
I costi di questa epocale ristrutturazione sono e saranno scaricati
sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle classi sociali più deboli
d'Europa, che vedono e vedranno diminuire verticalmente la loro qualità
della vita.
La deriva autoritaria della democrazia borghese
In occidente lo scontro tra le potenze ha rilanciato le spese militari e
non vi è giorno che non si paventi la guerra, con lo scopo evidente di
crearne le premesse. In questo panorama si rafforza il militarismo in
ogni ambito della società, a partire dalla scuola.
In un simile contesto l'attuale governo ha certamente rivelato la sua
essenza classista, reazionaria e repressiva, con la grave deriva
autoritaria impressa alla democrazia borghese. Le origini politiche di
Giorgia Meloni, d'altra parte, risalgono alla formazione neofascista del
Movimento Sociale Italiano, erede della Repubblica Sociale Italiana
alleata dei nazisti e presente nel Parlamento della Repubblica fin dal
1948, origini queste peraltro condivise da una vasta schiera dei suoi
ministri e sottosegretari.
Non deve quindi stupire il riemergere nella nostra società di ruoli e di
comportamenti intolleranti, violenti e anche dichiaratamente fascisti,
il che non implica necessariamente il riemergere del fenomeno fascista
come ipotesi di governo. Credere di vedere il fascismo dietro ogni
comportamento autoritario di questo governo o di quello di altri paesi
vuol dire non comprendere la natura di classe della democrazia borghese.
Se in altre fasi storiche la borghesia ha prodotto il fascismo dal
proprio ventre molle (in Italia e in Germania il fascismo giunse infatti
al potere attraverso le elezioni), in una fase di crisi come l'attuale
essa non ha bisogno del partito fascista, poiché in innumerevoli paesi e
circostanze ha ancora a disposizione gli strumenti costituzionali per
avviare le torsioni autoritarie e repressive per le proprie finalità di
profitto e di dominio, che in Italia caratterizzano indubbiamente il
governo Meloni.
Il Decreto sicurezza (DL 11/04/2025, n. 48 convertito in legge 9/06/2025
n. 80) rappresenta perfettamente questa degenerazione autoritaria della
democrazia borghese. Così è che si aumentano le spese militari
portandole al 5% del PIL entro il 2035, secondo le imposizioni non
negoziabili di USA e NATO accettate supinamente dall'UE nell'interesse
dei produttori di armamenti, recuperando risorse con tagli allo stato
sociale, colpendo specialmente istruzione e sanità, che hanno una
proiezione immediata sulla qualità della vita delle classi subalterne.
Così è che per scopi meramente elettorali si incoraggia l'evasione
fiscale tramite i condoni e contemporaneamente si abbassano le
aliquote per i redditi più alti. In questa prospettiva ogni
comportamento di opposizione individuale o collettiva e ogni forma di
dissenso vengono criminalizzati ed equiparati a questioni di ordine
pubblico, e quindi duramente repressi.
Profitto borghese e diritti di carta
"Diritti scritti, nient'altro che scritti, sono beffe dei popoli
mummificate in codice". Con queste parole il nostro compagno anarchico
messicano Guerrero Praxedis espresse oltre un secolo fa, nel fuoco della
rivoluzione messicana, un concetto ancora oggi attualissimo: le
costituzioni, anche quelle migliori del mondo, così come il diritto
internazionale, rimangono solo enunciati cartacei di compromesso attuati
proprio da quelle borghesie capaci di rinnegarle per difendere a
oltranza i loro interessi economici e politici.
La borghesia è portata per sua natura a far prevalere i propri
particolari interessi e nelle situazioni di crisi, laddove questi
interessi sono posti in discussione da un conflitto tra potenze che
tende sempre più verso un confronto armato globale, non vi è più spazio
per la trattativa e il compromesso. In assenza di un significativo
conflitto di classe in grado di arginare lo strapotere capitalistico, il
diritto viene stracciato, ridotto all'impotenza e sostituito con la
repressione.
Da ciò discende la necessità di una continua e capillare mobilitazione
antifascista, antimilitarista e contro la guerra, che per essere
incisiva deve necessariamente ed immediatamente saldarsi alla lotta per
la difesa delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori,
legando la difesa degli interessi immediati a quelli storici del
proletariato in un'autentica prospettiva internazionalista.
In questa fase difficile e allarmante è necessario ed urgente
comprendere quello che sta accadendo, al fine di raggiungere la
consapevolezza che il superamento del sistema capitalistico e degli
orrori che esso produce non è solo possibile ma opportuno e urgente. Si
tratta però di evitare di perseguire forme di opposizione che, nel loro
spontaneo manifestarsi, rischiano di ridursi all'autoreferenzialità e al
propagandismo, così come può accadere nei movimenti di massa e di classe.
"Il fine è nulla, il movimento è tutto"
E' certamente vero che i movimenti di massa sorgono spontaneamente da
bisogni diffusi, concreti e immediati e che, come quello della pace,
sono espressi da strati sociali eterogenei. Se l'obiettivo perseguito
risulta svincolato dalla prospettiva di superamento della guerra come
tendenza inevitabile del sistema capitalistico, però, i movimenti di
massa rischiano di appiattirsi su una deriva maturata nel divenire
storico della lotta tra le classi, vale a dire: "il fine è nulla, il
movimento è tutto". Le forze politiche e sindacali che ne sono state
interpreti non sono state in grado di scalfire minimamente il
capitalismo e l'imperialismo, ma si sono ridotte a sostenerne gli
effetti, le finalità, le guerre e tutti i loro orrori.
Non si tratta di effettuare una critica alle attuali mobilitazioni
contro la guerra e il genocidio in atto a Gaza da parte del governo e
dell'esercito di Israele, alle quali dovremmo affiancare l'aggressione
russa all'Ucraina e gli altri oltre cinquanta conflitti che
insanguinano il pianeta. Ma è necessario assumere il dato di base che
queste sono tutte guerre combattute per procura nell'ambito del
conflitto tra le maggiori potenze imperialiste per il controllo del
mercato mondiale. La costruzione di un forte movimento di massa è un
passaggio essenziale e quindi non sottovalutabile per contrastare il
dilagare delle guerre e gli interessi e gli assetti economici e politici
che le producono e le sostengono. In questa prospettiva ogni contributo
individuale e collettivo risulta utile per manifestare e ampliare lo
sdegno e la protesta: dai digiuni, ai minuti di silenzio, ai presidi e
alle manifestazioni, fino ai blocchi dei porti, agli scioperi generali
contro la guerra e alla potente e inedita mobilitazione della Global
Sumud Flottilla.
Un movimento di massa agisce sotto la spinta di forze individuali e
collettive che certamente non si riducono al ruolo proprio di
un'organizzazione politica, un'entità questa inevitabilmente di
minoranza, ma che deve comunque assumere la capacità di individuare i
limiti degli ambiti sociali nei quali articola la propria presenza
attiva nella realtà del conflitto, evitando ogni pratica divisiva
consistente nel sottovalutare gli obiettivi immediati e astenendosi dal
comminare "lezioni di rivoluzione" a chi persegue posizioni diverse.
Riscopriamo l'internazionalismo e la solidarietà tra le classi oppresse
di tutto il mondo
Coerentemente con le più luminose stagioni internazionaliste del
movimento comunista anarchico fin dai suoi albori, ci siamo sempre
schierati in concreto contro la guerra evitando le derive campiste che,
ieri come oggi, spingono a schierarsi da una parte o dall'altra dei
conflitti imperialisti. Un conto è infatti riconoscere il diritto alla
resistenza all'invasione israeliana della striscia di Gaza, un altro è
riconoscere politicamente o assumere come riferimento borghesie
reazionarie che, come Hamas, utilizzano le popolazioni civili per i loro
scopi classisti e di potere e sono pronte a reprimere sanguinosamente
ogni istanza di liberazione.
Non esistono borghesie e imperialismi buoni (o "meno peggio") con cui
schierarsi. Questa è una falsa scelta che i comunisti anarchici,
rivoluzionari internazionalisti, hanno sempre respinto e non hanno mai
fatto. Non lo facemmo nel 1871 all'epoca della Comune di Parigi, dove il
proletariato parigino insorse contro il governo borghese che fuggì di
fronte alle armate prussiane che accerchiavano la capitale. Non lo
facemmo nella prima guerra mondiale imperialista, quando pure alcune
autorevoli figure dell'anarchismo internazionale si schierarono con
l'imperialismo dell'Intesa uniformandosi alle socialdemocrazie che si
schierarono con i rispettivi imperialismi. Non lo facemmo nella Russia
della guerra civile del 1918-21, laddove il movimento insurrezionale del
proletariato contadino e operaio d'Ucraina, capeggiato dal compagno
anarchico Nestor Machno, sconfisse sul campo le armate bianche,
consentendo all'armata rossa sconfitta di riorganizzarsi e vincere la
guerra. Non lo facemmo nella Spagna della guerra e della rivoluzione del
1936-39, né in Italia durante la Resistenza, quando ci opponemmo alle
tendenze borghesi e staliniane della guerra patriottica. E non lo
facciamo oggi in Ucraina, in Palestina e in qualunque altra circostanza.
Riproponiamo e continuiamo a fare nostra la luminosa indicazione degli
internazionalisti tedeschi all'epoca della prima guerra mondiale:
"Per ciascuno il nemico principale è costituito dalla borghesia del
proprio paese".
L'internazionalismo, che deve unire le classi subalterne nella difesa
dei loro interessi, non può essere continuamente enunciato, ma deve
essere aggiornato rispetto alle caratteristiche della fase attuale e
concretamente declinato in strategia, tattica operativa e prassi
organizzativa. Per questo è necessario continuare l'opera di formazione
di una vasta area militante comunista anarchica, capace di radicarsi
nella classe per orientarla verso l'unità, la difesa delle proprie
condizioni di vita e verso il perseguimento dei propri interessi storici
di liberazione dal dominio capitalista.
Alternativa Libertaria/FdCA
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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