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(it) Italy, Umanita Nova #26-25 - Blocchiamo tutto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 3 Nov 2025 08:02:52 +0200
Ci siamo, qualcosa si sta muovendo. Centinaia di migliaia di persone -
c'è chi addirittura dice un milione! - sono scese in piazza contro la
guerra e il genocidio in Palestina lunedì 22 settembre per lo sciopero
generale convocato da USB, CUB e altre sigle di base. La novità però non
sta tanto nei numeri, comunque eccezionali negli ultimi anni per uno
sciopero convocato da sindacati di base, o nella concretezza della
parola d'ordine "Blocchiamo tutto!" che certamente è riuscita a
trasformare la protesta in azione materiale. La novità sta nel fatto che
alla fine delle manifestazioni, che si sono tenute in oltre 80 località,
in alcune città non si è tornati a casa. Quello stesso giorno o nei
giorni immediatamente successivi nelle piazze delle città, nelle aree
industriali o portuali sono nati presidi permanenti, con tende, gazebi e
assemblee. Iniziative simili stanno continuando a nascere anche a
distanza di giorni. Dopo settimane di assemblee e manifestazioni locali
contro il genocidio in Palestina e a sostegno della Global Sumud
Flotilla, che si sono tenute a ritmi serrati segnando l'inizio di
settembre, lo sciopero generale ha aperto una nuova più intensa fase di
mobilitazione. Con l'agitazione aperta nei porti e in molti luoghi di
lavoro, con i presidi permanenti, si sta pian piano superando la
dimensione delle singole giornate di mobilitazione, e si inizia a
costruire una dimensione quotidiana della lotta. Una dinamica in
evoluzione, in cui vediamo estendersi la partecipazione e il
coinvolgimento di settori della società che non erano ancora scesi in
piazza. Certo continuano ad avere un ruolo centrale le segreterie
sindacali influenzate da tendenze politiche autoritarie. Ma va
considerato che l'opposizione alla guerra ha già dimostrato di
coinvolgere lavoratorx, indipendentemente dalla loro affiliazione
sindacale, e settori sociali molto più ampi. Per questo è fondamentale
fare la nostra parte, portando chiaramente l'antimilitarismo al centro
là dove possibile, nella consapevolezza che in una situazione così
fluida possono non solo trovare spazio pratiche e metodi libertari, ma
anche temi e obiettivi nuovi e radicali.
La giornata del 22 settembre è stata una sorpresa per molti. È stata
definita inaspettata, ma in realtà è stata preparata a lungo. Gli
scioperi contro la guerra degli scorsi anni in cui la componente
anarchica e anarcosindacalista presente nel sindacalismo di base si è
impegnata a fondo sono sicuramente stati un terreno comune di confronto
per provare a rimettere lo sciopero generale al centro dell'opposizione
alla guerra, nella convinzione che solo la classe lavoratrice ha la
forza di fermare la produzione e il commercio di armamenti, di fermare
la corsa al riarmo e l'arruolamento dell'intera società nella politica
guerrafondaia dei governi. L'attività di alcuni gruppi di lavoratorx,
come il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, il Gruppo
Autonomo Portuali di Livorno, Ferrovier? Contro la Guerra,
l'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, che pur partendo da posizioni anche molto diverse, e anche
con numeri ristretti hanno in questi anni organizzato reti solidali e
specifiche campagne, sensibilizzando sul ruolo di infrastrutture e
istituzioni nelle politiche militariste, costruendo nei posti di lavoro
le condizioni per prendere l'iniziativa contro la guerra. Le condizioni
perché questa giornata di sciopero riuscisse le ha create la stessa
arroganza dei governi, dell'attuale governo guidato da Giorgia Meloni e
dei principali partiti parlamentari nel sostenere la politica di riarmo,
l'aumento delle spese militari, il sempre maggiore coinvolgimento
italiano nelle guerre, l'appoggio allo stato di Israele. Inoltre, questo
sciopero è stato preparato in alcuni contesti territoriali da percorsi
organizzativi allargati e comunque convocato in un clima di crescente
attenzione sulla situazione a Gaza e sulla Flotilla. Così, nonostante la
disinformazione sul diritto di sciopero, nonostante la poca visibilità
data dai media ufficiali, nonostante la Commissione di garanzia sia
intervenuta contro alcune sigle che avevano aderito allo sciopero, in
particolare contro l'USI-CIT, niente ha potuto fermare la spinta della
giornata del 22 settembre. Anche lo sciopero della CGIL, presentato
falsamente come sciopero generale, convocato per venerdì 19 settembre,
anziché smontare lo sciopero generale del 22 - come avrebbe certo voluto
qualche burocrate - alla fine ha avuto quasi l'effetto contrario.
Non era comunque scontato questo risultato, dal momento che si trattava
di uno sciopero tutto politico, in solidarietà a Gaza, alla Global Sumud
Flotilla, uno sciopero contro il riarmo e contro l'economia di guerra.
Ma che proprio per questo è riuscito a catalizzare l'opposizione alla
guerra presente nella società e a portare sul piano politico la tensione
umanitaria che già nelle settimane scorse aveva mobilitato decine di
migliaia di persone nelle raccolte di materiali per la Flotilla. In un
momento in cui i potenti del mondo giocano alla guerra in modo sempre
più pericoloso, rischiando di provocare un'estensione del conflitto in
Europa orientale. Mentre lo stato di Israele sta portando alle estreme
conseguenze i propri piani di deportazione e genocidio nei confronti
della popolazione palestinese di Gaza. Da molte parti si sente dire che
siamo di fronte alla nascita di un nuovo movimento. Certo è che non si
potrà più dire, come molti han fatto finora, che l'opposizione alla
guerra è solo nei sondaggi e non nelle piazze. Con i blocchi dei varchi
portuali, delle uscite autostradali, delle stazioni dei treni, delle
grandi arterie di comunicazione, è stato dato uno sbocco politico
concreto a questa opposizione. A Livorno, a Taranto, a Genova ci sono
state delle vittorie, parziali certo, ma delle vittorie, perché la
mobilitazione di lavoratorx e di un ampio movimento di solidarietà ha
bloccato effettivamente le operazioni di scarico di navi con carico
militare o comunque ritenute implicate nella politica genocida e
militarista dello stato di Israele.
In questo momento bisogna saper andare fino in fondo. Ciò significa non
solo portare nelle parole una prospettiva antimilitarista e
internazionalista, insomma rivoluzionaria in queste mobilitazioni. Ma
soprattutto diffondere la pratica dell'azione diretta fuori e contro la
mediazione istituzionale, favorire forme di autorganizzazione e di
orizzontalità decisionale per estendere la partecipazione, moltiplicare
i blocchi perché diventino una pratica di massa. Facciamo tremare chi
vuole imporci il governo del terrore e della paura. Facciamo crollare la
terra sotto i piedi a chi fa la guerra.
Dario Antonelli
https://umanitanova.org/blocchiamo-tutto-3/
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(it) France, UCL AL #364 - Sindacalismo - "Blocchiamo tutto" e il movimento intersindacale: un ritorno a scuola con un inizio sprint (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
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(it) UK, ACG: Sciopero generale e occupazioni in Italia il 22 settembre (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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