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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - SANITA'. Dietro i "gettonisti" avanza la privatizzazione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 29 Oct 2025 08:29:53 +0200
Lo scorso 31 luglio è arrivato lo stop al discusso sistema dei medici e
infermieri "a gettone", con l'impossibilità da parte delle ASL di
stipulare nuovi contratti con le cooperative per le quali i
professionisti lavorano. Restano in vigore i contratti già attivi, fino
a naturale scadenza. ---- Si tratta di una misura auspicata da più
tempo,ma la cui improvvisa applicazione non può non suscitare timori e
perplessità, data la presenza ormai strutturale dei gettonisti nel SSN.
Oggi si stima che i medici a gettone coprano il 20-30% dei PS italiani,
in alcuni casi coprendo fino all'80% dei turni.
La carenza di personale sanitario è un tema spesso venduto come
emergenza, ma che rappresenta piuttosto il logico compimento di una
deliberata strategia di smantellamento del SSN.
Le politiche di austerity, come sappiamo, proprio sulla Sanità hanno
esercitato alcuni dei tagli più feroci. A partire dal 2004, ben sette
provvedimenti hanno limitato le nuove assunzioni, introducendo un tetto
di spesa per il personale; nessuno dei governi degli ultimi 20 anni ha
tentato di invertire la rotta, mentre da più parti si declamava
ipocritamente la crisi del SSN e l'urgenza di interventi strutturali.
Emblematica la legge 191/2009 del Berlusconi III, la quale prevede che
"le spese del personale[...] non superino per ciascuno degli anni 2010,
2011 e 2012 il corrispondente ammontare dell'anno 2004 diminuito dell'1,4%".
Come questa, anche per gli altri interventi si è trattato di restrizioni
inizialmente congiunturali, in seguito prorogate e mantenute dai
successivi Governi, nel più classico dei copioni in cui la
normalizzazione dello "stato di eccezione" prefigura l'instaurarsi di un
nuovo paradigma. E il paradigma è appunto la transizione da una sanità
pubblica ad una privata, da un sistema universalistico ad uno escludente
e iniquo. È così che, come per molti altri settori, anche i servizi
sanitari stanno subendo una esternalizzazione forzata, con strategie
che, come nel caso dei gettonisti, rasentano l'illogicità.
I professionisti a gettone sono infatti pagati dalle ASL (attraverso le
cooperative) con stipendi anche 5 volte superiori a quelli di un
dipendente pubblico, spesso senza rispettare i limiti orari imposti dal
contratto nazionale o prestando servizi di qualità medio-bassa: il che è
facile da comprendere, trattandosi di operatori che non vivono la
quotidianità di un reparto, e che spesso non possiedono né la qualifica
adatta a ricoprire un dato ruolo, né le condizioni psico-fisiche
necessarie (non è inusuale incrociare anche medici ultrasettantenni nei PS).
Merita di essere tratteggiata una piccola antropologia del "gettonista",
categoria dentro la quale gravitano sentimenti non sempre e non
necessariamente da condannare, potendovi ravvisare sia uno spirito di
protesta quanto l'esigenza di una maggiore mobilità economica e sociale.
Vi è il neolaureato che lavora "un po' in Francia, un po' a Dubai", chi
lavora per metà anno, chi ha in programma di comprare la Porche. Ma
spesso, chi sceglie di voltare le spalle al porto sicuro del SSN, cova
al suo interno sentimenti di frustrazione, di riscatto e rivalsa,
esprimendo una particolare sfumatura del più vasto sentimento di
sfiducia verso le istituzioni. E certo il fenomeno della Great
Resignation sta assumendo una dimensione così epocale da indurci a serie
riflessioni.
Non di rado il gettonista condisce i propri desideri di massimizzazione
del profitto - in ciò palesandosi come perfetto homo oeconomicus, figlio
legittimo del neoliberismo - con rivalse sindacali e finalità da
sabotatore di un sistema percepito (il più delle volte a ragione) come
ingiusto e iniquo, lontano dalle sue istanze universalistiche originarie
e incapace di valorizzare le competenze.
Non sta a noi giudicare quanto queste istanze siano genuine o se non
contribuiscano invece a camuffare un latente senso di colpa, uno stigma
che inevitabilmente pesa sul gettonista, ovvero quello di essere né più
né meno che un mercenario o, peggio, uno sciacallo che banchetta sui
brandelli di un SSN morente.
Voi direte: ma perché le ALS sono disposte a pagare a peso d'oro queste
figure, e non preferiscono assumere del personale stabile e qualificato?
Innanzitutto perché molti posti di lavoro sono realmente diventati non
appetibili, coi concorsi banditi e disertati. E questo non vale soltanto
per le aree di Emergenza-Urgenza, com'è comprensibile, ma anche per aree
specialistiche. Oggi non è raro trovare ginecologie, neurologie,
medicine interne, ortopedie con medici a gettone.
Ma c'è poi, soprattutto, il vincolo di spesa a cui si accennava. Spesso
le ASL non possono assumere nuovo personale perché sforerebbero i tetti
di spesa. Ma allora, con quali soldi pagano questo personale a gettone?
Semplice, facendolo rientrare nella voce "Beni e servizi", al pari di
una mensa, di una ditta di impianti elettrici o di qualsiasi altro
servizio necessario a mandare avanti un ospedale.
Appare evidente, dunque, come la questione non sia meramente economica.
Se le ASL hanno i soldi per pagare i gettonisti li avrebbero anche per
assumere, e quindi è chiaro che la partita è tutta politica, riguardando
la transizione da un sistema pubblico ad uno privato de facto.
Diverse ASL, ormai dipendenti dai gettonisti, sono già intenzionate a
chiedere una proroga nell'applicazione del decreto. Ma, qualsiasi strada
intraprenderà il Governo, non è difficile immaginare come l'unico modo
per evitare la chiusura di molti PS sarà quello di ricorrere, ancora una
volta, a degli escamotage. I quali, peraltro, sono già dietro l'angolo:
assunzione diretta dei medici come liberi professionisti (in sostanza
dei gettonisti senza l'intermediazione della cooperativa), o il ricorso
ad assunzioni temporanee di medici in formazione, sottopagati e spesso
non qualificati.
L'improvviso stop ai nuovi contratti, dunque, non coniugato ad una
politica seria di analisi e copertura dei fabbisogni sanitari, appare
come l'ennesima trovata (pseudo)muscolare del Governo, in cui convergono
falso pragmatismo, anti-burocratismo e anti-scientismo. Una strategia
propagandistica tesa a placare gli animi e a nascondere la strategia di
fondo portata avanti da decenni, ovvero ridurre al minimo la sanità
pubblica, proteggendo gli interessi delle consorterie industriali e mafiose.
Riccardo
https://www.sicilialibertaria.it/
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