A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Francais_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkurkish_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours

Links to indexes of first few lines of all posts of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - REVISIONE ANONIMA. VALUTARE E PUNIRE (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 28 Oct 2025 07:38:28 +0200


Ogni innovazione scientifica, insegnava Thomas Kuhn, viene di regola ostacolata dalla comunità accademica preesistente sulla base non tanto di evidenze scientifiche quanto di pregiudizi corporativi, nomenclature (nomi e autori) e saperi consolidati. Numerosi sono gli esempi di importanti scoperte, avvenute anche nel recente passato (dall'identità dei bronzi di Riace agli «affari diversi» del giovane Verga) derubricate a ipotesi fantasiose solo perché incompatibili col sistema di pensiero dominante. ---- L'establishment universitario, in particolare, si è sempre distinto nel tentativo di conservare posizioni di potere e tramandare se stesso attraverso transazioni coi governi in carica e l'imposizione di un sapere condiviso fra i suoi membri. Dal 2006 ha adottato un sistema di valutazione fortemente gerarchico e burocratizzato, in Italia più che in ogni altro paese occidentale, al fine di garantire entrambi - status e indottrinamento accademico -.

Questo sembrerebbe un argomento per specialisti della materia, e invece è l'architrave su cui oggi poggia l'organizzazione, l'accreditamento e la diffusione dei saperi nel mondo occidentale. La valutazione si è già affermata, nonostante tutte le sue conclamate criticità, come lo strumento principale per il controllo delle università e del sapere in esse prodotto, e punta ad invadere ogni forma di cultura contemporanea, dai prodotti digitali ai social media. Non passerà molto tempo che essa, affidata oggi ad apposite commissioni, a valutatori anonimi (nel senso più deteriore) e a modelli standardizzati, verrà effettuata da un algoritmo, modellato per infondere conformità e indirizzare la produzione intellettuale, non solo accademica, verso la creazione di profitto.

Attualmente il sistema italiano di valutazione discende a cascata dalle due commissioni nazionali di nomina governativa (l'ANVUR e il CVNVR), incaricate di valutare la qualità (cioè la compatibilità alle direttive dei governi del momento) dei singoli atenei, dei singoli dipartimenti, della produzione scientifica e dei progetti di ricerca intrapresi dai professori, i quali a loro volta si rifanno sugli assistenti, sui poveri studenti, su ogni rivista e singolo studioso, anche esterno al mondo universitario, che abbia la ventura di collaborarvi, ad esempio partecipando a seminari, corsi e convegni. Dal punteggio acquisito derivano in primis i finanziamenti erogati dal MIUR, le candidature ai concorsi e persino le assunzioni in ruolo (realizzando così un vero e proprio ricatto occupazionale).

Al momento si tratta di un sistema chiuso, bloccato, ma in forte evoluzione: da un lato preme la politica (che, sulla scia del trumpismo, invoca una maggiore dipendenza delle università dal governo) e dall'altro l'economia (che reclama una loro crescente adesione alla logica del mercato concorrenziale). Il principale strumento di cui esso si avvale è la «revisione anonima», una ulteriore aberrazione anglosassone inventata per tenere sotto soggezione studenti e professori.

La «revisione anonima» è affidata a revisori esterni, ma formatisi all'interno del sistema, che si pretendono esperti nella materia esaminata (ma non lo sono quasi mai) e di cui l'anonimato spesso incoraggia la supponenza, la volontà censoria e la mediocrità intellettuale. Tuttavia essi svolgono egregiamente la loro funzione primaria, che quella di condurre ad una sempre più accentuata omologazione verso la conoscenza convenzionale, il già noto, il già edito, il luogo comune, insomma il mainstream, cioè quel sapere scientifico medio, condiviso, dominante sul quale misurare la compatibilità di ogni contributo. Si tratta di una pratica fortemente autoritaria, inquisitoriale e arbitraria, che non consente lo scambio paritario, interdice la circolarità delle idee, ne scoraggia l'originalità, esclude i saperi alternativi e di base, predispone alla censura preventiva e, specialmente riguardo alle riviste, inibisce il confronto, la critica, il dibattito che un tempo animavano la vita politica e culturale. É stato osservato che nessuno dei principali studi che hanno fondato la storia dell'antropologia, ma anche, aggiungo io, la storia del movimento operaio e socialista, sarebbe passato oggi tra le maglie della «revisione anonima».

L'arbitrarietà di questo metodo di valutazione è stata ampiamente riconosciuta e dibattuta all'estero, dove in diverse università si è infine preferito, soprattutto per le scienze umanistiche, adottare la cosiddetta «revisione aperta tra pari», che nelle sue forme estreme prevede che i commenti dei revisori, insieme a tutta la documentazione, corrispondenza, ecc. siano pubblicati on line e i lettori sollecitati a intervenire, realizzando non solo la massima trasparenza (autore e revisore reciprocamente identificati) ma anche la possibilità di un lavoro comune, a più voci e con più interpreti, che in teoria darebbe ai singoli contributi una maggiore affidabilità e qualità critica, e potrebbe coinvolgere la comunità di riferimento.

Critiche ai fondamenti della revisione anonima sono state sollevate anche in Italia da un cospicuo numero di studiosi dopo la pubblicazione nel 2012 del libro di Valeria Pinto, Valutare e punire, che ha messo a nudo lo stretto rapporto intercorrente tra valutazione e mercantilizzazione dell'offerta formativa universitaria (le tesi del libro sono state riprese nel volume collettaneo, Perché la valutazione ha fallito. Per una nuova Università pubblica, Perugia 2023, reperibile su Internet). Non mi sembra che tra i critici principali figurino professori che si dicono anarchici (ne abbiamo una pletora!) e neppure studenti ribelli alle imposizioni del sistema. Negli ultimi anni molti di costoro si sono accostati alla mediocrità dominante, accettando senza problemi le nuove metodiche di valutazione e d'insegnamento, plaudendo a studi selettivi e di settore generalmente alieni dal fornire adeguate visioni critiche d'insieme, e ultimamente se ne ritrovano a seguire progetti di ricerca sulla violenza urbana, ben visti dalle commissioni nazionali di valutazione, che non distinguono ad arte una sommossa da una rivoluzione, il brigante dal socialista, il mazziniano dall'anarchico, e via discorrendo. Il che impedisce, scusate se è poco, di trarne lezioni «autentiche» per la nostra attività militante, ma non ad alcuni di loro di fare carriera all'interno del sistema universitario.

Alla fine degli anni Settanta del '900 si aprì un dibattito tra giovani compagni se si dovesse frequentare o meno l'università, potendoci trasformare in «servi sciocchi» - «quadri» in linguaggio tecnico - della società del capitale. Una parte decise di rischiare, convinta di riuscire a «minare dall'interno» l'istituzione universitaria. Non mi pare, a distanza di tanti anni, che il loro intento sia andato a buon fine e che il loro esempio vada emulato. Va invece segnalato che, tra corsi e convegni sull'anarchismo, e riviste specializzate, molti nuovi adepti al «minamento interno» delle università sono diventati fautori convinti della «revisione anonima» al punto da non risparmiarsi scorrettezze inscusabili (inclusa l'esclusione dalla pubblicazione di testi di sicuro interesse storico) nei confronti di quei (finora) pochi compagni che osano contestarla e/o ridicolizzare l'asinità matricolata dei revisori amici.

Possibile che persino la storia dell'anarchismo debba rimanere ostaggio di aspiranti o conclamati professori «anarchici» che stanno più preoccupati di far carriera e non compromettere le relazioni intessute in ambito accademico che di svolgere un servizio utile al nostro movimento? Alcuni di loro, che non hanno più concorsi da superare per sistemarsi nella vita, potrebbero davvero darsi da fare oggi per fondare riviste ad accesso aperto, senza limiti e restrizioni, possibili fucine d'idee alternative, e opporsi con esse all'andazzo dominante; altri, più giovani e trasgressivi, potrebbero invece limitarsi a pubblicare, per protesta, in quelle stesse riviste e tentare di ribaltare il giudizio ricorrente sulla necessità e l'efficacia scientifica di una valutazione autoritaria. Potrebbe costare una carriera o una cattedra - che sarebbe comunque arduo avere - ma forse è la cosa più giusta da fare. In quel caso ci troveranno al loro fianco.

Natale Musarra

https://www.sicilialibertaria.it/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center