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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - Una domenica senza fine di Paolo Maggioni (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 24 Oct 2025 08:33:39 +0300


"I piedi a Milano, il covo a Parigi, il cuore a Barcellona" sono le complesse coordinate geografiche ed emotive dell'incantevole personaggio di Agustino Barajas detto Carnera, anarchico spagnolo con "una missione da completare con le armi spuntate di chi non sa sparare anche se non ha alternative all'assalto al cielo". ---- È il 29 aprile del 1945, una domenica colossale quella in cui a piazzale Loreto pendono a testa in giù i cadaveri di Benito Mussolini e dei suoi accoliti, quella in cui in poche ore c'è chi tenta di beneficiare di quell'energia irripetibile di rivoluzione e speranza per espandere l'esito della storia a tutti i fascismi, a quello di Franco in particolare. A capitanare questo tentativo di rovesciamento è l'imponente e non violento Carnera, un anarchico falsario, che odia essere definito tale e che preferisce di gran lunga essere considerato un artista poiché disprezza i soldi, ha come sola guida la certosina cura per il dettaglio e dedica l'intera vita alla sua unica figlia, la Rivoluzione.

Una domenica senza fine è, dunque, il romanzo ispirato al personaggio storico dell'anarchico spagnolo Laureano Cerrada Santos e all'impresa che tentò di compiere assieme al gruppo partigiano della brigata Bruzzi Malatesta, quando, nelle ore in cui in Italia si festeggiava la liberazione dal fascismo, tentarono di far crollare l'economia spagnola rubando i cliché del Banco di Spagna nascosti da tempo a Milano, per battere moneta clandestinamente. Ore che saranno state di particolare frenesia e calcolo magistrale, che avrebbero potuto segnare per sempre la storia se a seguito di una serie di assemblee anarchiche non si fosse deciso di distruggere i cliché per impedire quella crisi economica che si intendeva generare in Spagna, a seguito della quale si prevedeva che le classi più svantaggiate ne sarebbero uscite devastate.

Allo scrittore e giornalista Paolo Maggioni va il plauso per aver scovato questa chicca storica e averla messa in risalto attraverso un romanzo di 200 pagine (edito da SEM e pubblicato nell'aprile 2025), che si presta ad una lettura a perdifiato, ricca di storie che si intrecciano e di dettagli che rendono inevitabile quel livello d'immedesimazione tale da farci sentire di correre assieme ai personaggi principali, che si muovono lesti tra i vicoli per compiere le loro manovre antifranchiste e tra le folte macchie di umanità che si accalcano verso piazzale Loreto per festeggiare la libertà, sempre un po' più fragile per gli anarchici che, come dice lo stesso Carnera, sono "ribelli per tutti, fratelli di nessuno".

Assieme allo spagnolo, maestro di passaporti falsi e di inventiva, svettano come astri luminosi diversi personaggi, tra cui i suoi complici partigiani Ercole, il Basco, il Dottore, il defunto Massimo Masini, nonché due personaggi femminili di grande ispirazione: Marta Ripoldi, vedova di Masini, madre dei gemelli Zeno e Anita, tranviera e staffetta partigiana, simbolo di emancipazione, grinta e coraggio, e Stella, anziana e sua vicina di casa, con la quale Marta ricostituisce un nucleo famigliare grazie alla sua disponibilità a rendersi nei fatti nonna adottiva dei bambini e sostenendo la donna nella vita faticosa di lavoratrice e madre sola, in un momento storico in cui la solitudine femminile gettava grandi ombre sul futuro e lasciava spazio a sventure di ogni genere.

C'è anche l'interessante narrazione di un personaggio che sta sulla riva opposta del fiume della storia: Daniele Colpani, speaker radiofonico del regime, la Voce del periodo fascista. Personaggio d'invenzione che dona l'occasione allo scrittore, presumibilmente data la condivisione del medesimo mestiere, di raccontare il fascino del mondo radiofonico e il suo valore, nel bene e nel male, nella formazione culturale di un'intera nazione. C'è il suo amore per Carla attraverso cui si intravede il tentativo di narrare un altro modo di amare, più machista e intermittente, a tratti puramente estetico e pertanto vigliacco, rispetto al ricordo di quello tra Marta e Masini, che si replicherà nei valori che accomunano e avvicinano Marta e Achille, compagno partigiano e capo della Resistenza nell'azienda dei trasporti. Attraverso il personaggio di Colpani avviene la narrazione di un altro punto di vista, estremamente divergente rispetto agli umori e agli intenti di tutti gli altri personaggi, accomunati dalla resistenza partigiana. Quasi materica è la sua imminente nostalgia per il fascismo, la paura di perdere tutto, che si va concretizzando passo dopo passo mentre si muove tra la folla vivendo un'insolita condizione di terrore all'idea di essere riconosciuto per strada e fatto fuori, dopo una carriera sorretta dalla considerazione da parte del Duce e una certa fama tra la popolazione. Terrore, questo, che puntualmente Colpani tenta di ribaltare concedendosi piccole evasioni come la radiocronaca interiore di una partita di calcio tra ragazzini in strada, o la gratificazione nel sentire sulle bocche di tutti il motivetto del momento, uno swing che era stato proprio lui a spingere in radio grazie a una buona intuizione, quello scanzonato "Solo me ne vo per la città / passo tra la folla che non sa" di Natalino Otto, che prende tinte fosche e significati inquietanti nella mente della Voce proprio mentre prova a mettersi in salvo mantenendosi nell'anonimato.

L'esito della vicenda, che qui non si intende svelare del tutto, lascia spazio a riflessioni politiche, che pur non assumendo toni disfattisti, concedono la possibilità di articolare più proficuamente i limiti e le possibilità dell'anarchismo partendo da vicende storiche di impatto apparentemente insignificante, eppure di grande esempio e ispirazione. La possibilità, altresì, di interrogarsi sulla complessità e necessità della resistenza e la consapevolezza che le rivoluzioni vivono molto spesso di piccole e virtuose occasioni da cogliere con fiuto, coraggio e molta coscienziosa incoscienza. Ma, più di ogni altra cosa, questo romanzo rischia gravemente di accendere nei cuori delle lettrici e dei lettori il coraggio di cui un personaggio come Carnera è emblema, con la sua invidiabile capacità di nutrire la creatività del pensiero divergente tanto da essere in grado di fare la rivoluzione senza aver mai impugnato un'arma sostenendo la convinzione che "una pistola può uccidere, ma un documento falso ben confezionato salva quasi sempre la vita". E assieme al coraggio questa lettura può lasciarvi addosso il desiderio di ispirarvi più tenacemente a figure come quella di Carnera e del suo corrispondente Laureano Cerrada Santos, di provare ad essere, come loro, "un grande ombrello sotto cui potersi riparare da tutto il male del mondo".

Désirée Carruba Toscano

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