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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - La sumud palestinese (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 19 Oct 2025 08:05:51 +0300
Spesso mi viene chiesto di raccontare la mia esperienza sulla Palestina,
le compagne, i compagni mi chiedono di scrivere, io... prendo tempo, non
sono un giornalista e ho sempre scritto per rabbia e per ricordarmi chi
sono e quali sono i miei valori. Devo dire che era molto più semplice
parlare di Palestina, di Gaza e dell'ennesimo genocidio, questa volta
per mani nazi-sioniste, quando ero lontano, quando ero in Italia, ma qui
da dentro è tutto più complesso. Quando quel nodo in gola non ti
paralizza solo il respiro, ma tutto il corpo, l'unica vera e naturale
espressione che ti esce sono quegli occhi che si riempiono così tanto di
tristezza e di rabbia che ti offuscano la vista. Del resto, non c'è
bisogno di vedere più nulla, l'eco dei piccolini, delle donne e degli
uomini ridotti a fantasmi li senti nello stomaco e nelle ossa. Le grida
di aiuto e la loro disperazione le senti nel cuore, e in tutto questo
provi a dare un senso anarchico alla tua vita dentro un mondo a senso
unico fatto di violenza, sopraffazione, razzismo, abusi e corruzioni.
Noi anarchici lo sappiamo questo, ci siamo abituati ad andare nella
direzione opposta all'oppressione, ma ciò non ci rende meno vulnerabili
alla schiavitù e alla disperazione. Il vedere e riconoscere i codici
della violenza non ti rende immune, ma forse solo un po' più libero di
capire dall'interno un sistema di prigionia mentale, economica, morale,
spirituale e fisica.
Oggi leggo sui giornali che la grande Italia continua a ricevere bambini
gazawi feriti, amputati, e rivendica di aver già curato più di 180
minori (a cui noi abbiamo distrutto case, comunità, famiglie e vite). Ma
mentre i nostri pagliacci di corte si fanno fotografare negli aeroporti
abbracciando queste famiglie, continuiamo a supportare con soldi,
benzina, armi, contratti e investimenti tutti quei meccanismi che
rinforzano la violenza nazi-sionista e che rendono questi stessi bambini
orfani, mutilati e rifugiati. Nel giornale economico israeliano «Globes»
di agosto si legge che il 31 luglio la Cassa Deposito e Prestiti (CDP),
«braccio pubblico dell'innovazione italiana», ha cominciato ad investire
sulla Classiq Technologies LTd, azienda israeliana, leader nello
sviluppo di piattaforme software quantistiche, attraverso il fondo
Artificial Intelligence. Grazie al contributo CDP, si legge, la società
prevede di sviluppare il proprio business in Italia attraverso una
controllata locale, con l'obiettivo di rafforzare l'ecosistema nazionale
delle tecnologie quantistiche. Quindi, diamo denaro pubblico italiano a
sostegno del sistema nazi-sionista genocida. Decisione strategica, si
legge. Del resto anche leccare il culo ai sionisti è una strategia per
il governo fascista di turno. Nemmeno sul versante militare i movimenti
si fermano: la Leonardo SpA, la più grande azienda italiana del settore
della difesa, con il Ministero dell'Economia e delle Finanze che detiene
la maggioranza delle azioni (circa il 30%), continua a supportare le
forze armate israeliane attraverso la fornitura di sistemi bellici
avanzati. Nel 2024 solamente, la grande Italia, che accoglie i bambini
gazawi feriti, malnutriti e in fin di vita, ha rilasciato ben 42 nuove
autorizzazioni di importazione di armamenti da Israele per 155 milioni,
e verso Israele abbiamo invece esportato per circa 5,2 milioni (lo dice
l'ISTAT). Tutto questo mentre personaggi rivoltanti come Tajani
continuavano a ripetere che dal 7 ottobre 2023 abbiamo bloccato tutti i
contratti con i nazi-sionisti (d'Israele).
Ma oggi sono stanco, non voglio più fare nessuna analisi politica del
genocidio a Gaza, delle continue violenze e ingiustizie sioniste in
Cisgiordania, dei continui attacchi fatti contro il Libano, contro la
martoriata Siria, contro i coraggiosi yemeniti, o contro l'Iran. Non
voglio neanche parlare della presenza oppressiva e pericolosa dello
Stato sionista nel Levante e nell'Asia occidentale. Non voglio parlare
dello squallore politico di personaggi disgustosi come Salvini, Meloni e
di tutti quei burattini fascisti che si accompagnano alla carovana dei
lacchè delle entità razziste sioniste e americane, insieme a quelle
brutte maschere della finta sinistra europea. Oggi ho deciso di non
guardare più l'oppressore in viso, sono stanco, mi disgusta, non mi
appartiene, non mi interessa, non lo riconosco. Oggi voglio guardare
l'emancipazione umana, voglio esortare tutte e tutti ad una chiamata a
sé stesse perché fino a quando grideremo Palestina Libera dalle nostre
celle occidentali fatte di consumismo, di pornografia, di contratti a
tempo determinato, di tentativi di sopravvivere e peggio di arricchirci
sulle spalle degli altri, non ci sarà nessun pezzo di questa maledetta
Terra che sarà libero. Nessuna Gaza, nessuna Palestina, nessun Sudan, o
Congo, o Sicilia saranno libere. Le palestinesi e i palestinesi si
liberano gridando e demolendo con tutti i mezzi possibili le mafie, i
Muos di Niscemi, le basi militari di ogni tipo, le fabbriche di armi,
gli eserciti degli Stati, i capitalismi vecchi e nuovi. I palestinesi si
liberano gridando io sono una donna libera, io sono un essere umano
libero. I sudanesi, gli eritrei, gli ucraini e i russi si liberano
supportando chi rifiuta di unirsi a tutti gli eserciti statali, a tutti
gli eserciti di morte e di sopraffazione. Allora, se sono davvero
libera, mi rifiuto di supportare con le mie tasse un sistema di morte,
mi rifiuto di lavorare un'altra ora all'interno di un apparato di
continuo sfruttamento al solo fine di riempire con inutili pezzi di
carta (che a volte manco esistono) i conti in banca dell'1% di questo
ingiusto mondo.
E mentre scrivo conosco bene la mia frustrazione del lavorare
all'interno di una ONG che senza alcun dubbio spesso collude e dialoga
con gli oppressori, che perpetua sistemi di sfruttamento come datore di
lavoro e come operatore umanitario. Il solo portare una visione di una
psicologica islamica, dell'etnopsicologia, dell'antipsichiatria, o le
idee di Franz Fanon e della psicologica anticoloniale all'interno dei
progetti di salute mentale umanitaria, dove lavoro, è un atto di
resistenza. Il solo tentativo di cambiare la narrativa, del continuare a
fare progetti per migliorare l'infinita resilienza dei palestinesi sotto
continue violenze, tentando di usare invece parole come Sumud (parola
araba tipica palestinese che incorpora sia la resilienza che la
resistenza), è stato percepito come troppo politico, rischioso e di
parte. Tutto ciò ti ricorda sempre che il percorso di liberazione è
costante, è infinito, è un processo che parte da dentro, dalle parole e
dai pensieri che ti hanno colonizzato mentre eri distratta, mentre
crescevi a scuola, mentre guardavi un film americano di Capitan America,
mentre dormivi, mentre sognavi la tua perfetta casa al mare o la tua
vacanza senza stress in Thailandia.
L'intenzione di quei pochi imbecilli che vedono negli esseri umani e in
questo bellissimo pianeta solo mezzi per fare soldi verrà contrastata
solo da un amore vero verso la vita, l'amore vero e genuino nel
desiderare la mia libertà come parte della libertà della mia sorella
congolese e del mio fratello palestinese. L'oppressione si contrasta non
uccidendo ma con sentimenti e comportamenti di vera empatia e
solidarietà verso la vita, creando per esempio milioni di movimenti di
resistenza contro tutte le politiche razziste verso gli «immigrati":
concetto assurdo, svilente, nazionalfascista e burocratizzante
dell'intera idea di cosa sia un essere umano. Le oppressioni, tutte, si
contrastano mettendo la collettività prima di qualunque bandiera, prima
di confini fittizi disegnati a tavolino da quattro burocrati del mondo
in divisa o in cravatta e ricalcati con le armi da fratelli e sorelle
schiavi, anestetizzati dalla propaganda, dalla propria ignoranza e crudeltà.
Ma la Terra si sta ribellando, si stanno ribellando i giovani, gli
impiegati e i disoccupati, gli studenti e i pensionati, e tutto quello
di cui c'è bisogno ora è vederci e riconoscerci, vedere tutte le nostre
lotte come lotte comuni piuttosto che nord e sud, indù e mussulmani,
bianchi, neri, uomini e donne. Tutte queste non sono altro che
differenze costruite per dividere una unica umanità e un unico pianeta.
Essere liberi è faticoso, e serve esercizio e coraggio per uscire
dall'abitudine e dalla paura se si vuol rendere questo processo solido.
Ciò che importa è saper ammettere che la servitù non è imposta, ma a
lungo andare ne siamo tutti complici. «Un tiranno esiste solo se il
popolo decide di sottomettersi" diceva Étienne de La Boétie. In questi
giorni a Marsiglia, in Marocco, a Livorno hanno guardato nella giusta
direzione, in questi giorni hanno deciso di non sottomettersi e di non
far attraccare ai loro porti navi contenenti armi impiegate sempre e
solo per commettere atrocità al fine di perpetuare violenze, stabilire
potere e arricchire i soliti quattro ignoranti.
Noi anarchici non ci arrenderemo mai, non smetteremo di amare il nostro
sogno fatto di persone libere e vere e non di macchine regimentate,
fatto di abbracci e non di pistole, di gentilezza e non di odio. Il
piangere davanti a scene di bambini mutilati a Gaza come in Sudan, o di
case abbattute ed esecuzioni a piena luce in Cisgiordania, non mi rende
fragile ma anarchico, mi rende libero di sentire fino a dentro il mio
sangue, la mia rabbia verso l'indecenza e la vergogna degli esseri umani
responsabili di orrori in cui solo la nostra specie animale si
distingue. Non è gridando morte all'IDF che si conquista la libertà di
essere umani: è solo riconoscendo il nostro dolore fino all'ultima
lacrima che un giorno avremmo il coraggio di dire basta! Un giorno
avremmo il merito di voltarci dalla parte giusta dell'umanità, di non
assecondare più l'oppressore; un giorno guarderemo solo verso quella
bellissima parte dell'umanità soppressa negli anni nel sangue da re,
regine, governi, partiti politici, dittatori e guerre. Un giorno
guarderemo nella giusta direzione e capiremo che quel vuoto che ci
portiamo dentro da quando siamo nate si chiamava solidarietà,
fratellanza e sorellanza. Adesso guardatevi.
Gabriele Cammarata (un semplice anarchico)
https://www.sicilialibertaria.it/
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