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(it) Italy, Umanita Nova #24-25 - Le Maschere del Nemico. Contraddizioni del "Campismo" (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 15 Oct 2025 09:01:58 +0300
Spesso e volentieri e sempre più negli ultimi tempi, nei movimenti di
opposizione circola la tesi per cui, all'interno dell'attuale situazione
di "terza guerra mondiale a pezzi", i movimenti di sinistra dovrebbero
difendere i paesi, in senso lato, di area BRICS (Russia e Cina in
particolare) contro l'imperialismo. È una posizione presente ovviamente
in ciò che si definisce "rossobrunismo" ma, in realtà, largamente
presente in molte aree che si rifanno al leninismo nelle sue varie forme
e, sia pure, in misura minoritaria, anche al di fuori di queste aree.
Proviamo a sintetizzare le argomentazioni che solitamente si pongono a
favore di questa scelta di posizione, per poi analizzarne i limiti e le
contraddizioni.
Innanzitutto, si dice che questi paesi o sono paesi capitalistici ma non
imperialisti - sarebbe ad esempio questo il caso della Russia, paese
fermo ad uno stadio arretrato dell'economia capitalistica e non a quello
che sviluppa una politica di tipo imperialistico - oppure sono paesi in
qualche modo socialisti e, comunque, che non sviluppano una politica
imperialistica - sarebbe questo il caso della Cina. Questi paesi sono
sotto attacco da parte delle potenze imperialistiche raggruppate
nell'ombrello militare della NATO: non difenderli attivamente, proporre
il "disfattismo rivoluzionario" universale, significa allora, di là
delle intenzioni soggettive, schierarsi di fatto con l'imperialismo.
In realtà non si tratta affatto di tesi nuove: in Lenin (ma anche in
Trotsky) e nei loro eredi troviamo le radici di queste tesi,[1]per cui
qualunque (sottolineo il qualunque: anche i paesi a regime schiavista
che esistevano all'epoca) paese arretrato che fosse in guerra contro un
paese imperialista andava appoggiato a prescindere, anche se fosse stato
il paese "aggressore". L'idea generale era che qualunque sconfitta
dell'imperialismo da parte di questi paesi sarebbe stata, a livello
internazionale, una vittoria per la classe operaia e, dunque, che non
esistesse un "terzo campo": o si difendevano, oltre che i popoli, i
governi di questi paesi o si parteggiava di fatto per l'imperialismo.
Aut aut.
Cominciamo con l'analizzare il senso del termine "imperialismo" che qui
viene utilizzato. La concezione leninista dell'imperialismo è una pietra
miliare del pensiero marxista rivoluzionario del Novecento. Lenin la
sviluppa nel suo celebre saggio L'Imperialismo, Fase Suprema del
Capitalismo:[2]l'imperialismo sarebbe lo stadio finale del capitalismo,
caratterizzato da concentrazioni monopolistiche della proprietà dei
mezzi di produzione, centralità del capitale finanziario, investimenti
diretti dei capitali verso i paesi meno sviluppati, formazione di
cartelli e trust internazionali e, infine, divisione del mondo tra
potenze imperialiste.
Perché questa condizione è la "fase suprema" del capitalismo? Lenin
sostiene che il capitalismo, giunto a maturazione, non trova più sbocchi
interni per il suo sviluppo: per continuare a generare profitti, deve
espandersi all'estero, sfruttando territori e popolazioni. Questo porta
a una inevitabile conflittualità tra potenze, ad uno stato di guerra
permanente, con le nazioni imperialistiche all'attacco del resto del mondo.
Qui la prima contraddizione: la definizione leninista di imperialismo,
nei termini che abbiamo appena ricordato, può tranquillamente adattarsi
anche ai paesi di area BRICS e, particolarmente a Russia e Cina. In
questi paesi, ma anche in altri paesi di quest'area, troviamo
concentrazioni monopolistiche della proprietà dei mezzi di produzione,
centralità del capitale finanziario, investimenti diretti dei capitali
verso i paesi meno sviluppati, formazione di cartelli e trust
internazionali. Infatti, negli stessi sostenitori attuali della tesi
"difensiva" troviamo quasi sempre anche la tesi per cui i paesi area
NATO starebbero oggi sviluppando una politica militarmente aggressiva in
quanto NON sarebbero più i paesi capitalistici dominanti e cercano
disperatamente, con azioni sconsiderate di forza, di recuperare il ruolo
dominante perduto. Il mondo "multipolare" è divenuto dominante, di
fatto, rispetto a quello che era il vecchio mondo "monopolare". Insomma
la logica campista di origine leninista dovrebbe paradossalmente
spingere i suoi portatori a schierarsi con la NATO...
Passiamo ora all'idea per cui la Cina sarebbe un paese socialista o, in
qualche versione trotskisteggiante, uno stato operaio burocraticamente
deformato. Qui mi sembra un po' di sparare sulla Croce Rossa, comunque
vediamo quali sono i motivi per cui si afferma una cosa simile:
sostanzialmente, in Cina vedremmo una notevole crescita dei salari
rispetto ai paesi capitalisti dichiarati, una diminuzione netta della
povertà, uno scarso numero di morti per il covid-19 grazie alla
superiorità organizzativa "socialista" dello stato cinese.
Ognuna di queste affermazioni è largamente controversa ma facciamo finta
che siano vere, soprattutto le prime due con cui possiamo stabilire
confronti. Se questi risultati sono segno di "socialismo", di
transizione ad una società senza classi e senza Stato, allora i paesi
area NATO, specialmente quelli dell'Europa del Nord, nel periodo dello
Stato Sociale dei "trent'anni d'oro" cosa erano, con gli stessi
parametri enormemente più elevati e superiori a quelli dell'area
"socialista", per non dire di quelli attuali? Il Comunismo Anarchico
realizzato?
Queste contraddizioni della posizione "campista" mostrano la sua
intrinseca debolezza. A parte questo, però, c'è una banale
considerazione empirica: a differenza di quanto sembrerebbe suggerire la
tesi leninista, cioè una fissità dei rapporti di forza imperialista tra
le nazioni una volta giunti ad un determinato livello di sviluppo delle
forze produttive, nella storia i paesi imperialisti si scambiano spesso
di posto. Anzi, per essere precisi, i paesi imperialistici di oggi sono
quasi sempre ex paesi dominati che hanno sconfitto militarmente i paesi
imperialistici dell'epoca prendendone il posto: per restare nell'era
contemporanea, il caso più eclatante è proprio quello degli Stati Uniti
d'America - ma non è certo il solo.
Per esempio, prendiamo il caso di uno dei paesi in partenariato con
l'area NATO: Israele. La sua nascita venne salutata e supportata dai
paesi e dalle organizzazioni occidentali di stampo marxista leninista
proprio nella logica campista, come fulgido esempio di un popolo senza
terra che la conquistava finalmente opponendosi fieramente
all'imperialismo anglosassone, un appoggio che durò fino agli anni
cinquanta inoltrati, nell'assoluto disinteresse verso le sorti del
popolo palestinese. Oggi, lo Stato di Israele attua una politica
imperialistica impressionante e feroce, volta alla conquista del "Grande
Israele" e i titoloni filosionisti ed antipalestinesi di allora degli
organi della sinistra, quando tornano a galla, creano a dir poco un
notevole imbarazzo.
Insomma, l'idea "campista" che qualunque sconfitta dell'imperialismo da
parte di determinati paesi sarebbe a livello internazionale una vittoria
per la classe operaia, non ha senso. Sarebbe come tifare per la camorra
contro la mafia o viceversa. La vittoria di un campo "non imperialista"
contro il campo imperialista significherebbe soltanto il cambio di chi
detiene il dominio, non la scomparsa del dominio in quanto tale. Se il
disfattismo rivoluzionario universale è un "tradimento", è un tradimento
dell'irrazionalità delle logiche del dominio a favore dello sviluppo di
una visione e di una pratica autonoma del proletariato internazionale.
Enrico Voccia
[1] Ci limitiamo a citare LENIN, Vladimir, Il Socialismo e la
Guerra, 1915,
https://www.marxists.org/italiano/lenin/1915/soc-guer/index.htm
[2] LENIN, Vladimir, L'Imperialismo, Fase Suprema del Capitalismo,
1916, https://www.marxists.org/italiano/lenin/1916/imperialismo/index.htm
https://umanitanova.org/le-maschere-del-nemico-contraddizioni-del-campismo/
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