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(it) Italy, Umanita Nova #24-25 - La guerra che si allarga. Polonia: la crisi dei droni (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 12 Oct 2025 08:09:04 +0300
Mentre molta dell'attenzione è rivolta a Gaza, si toccano in Europa
nuovi picchi di tensione internazionale. La Polonia ha denunciato
l'incursione di numerosi droni russi nel proprio spazio aereo. Stando a
fonti giornalistiche e governative ucraine si tratterebbe almeno in
buona parte di droni Gerbera non armati, usati per confondere
l'antiaerea, che utilizzano anche componenti elettroniche statunitensi e
australiane. Dei tanti episodi di sconfinamento in questi tre anni e
mezzo di guerra, questo è sicuramente quello più massiccio, in
particolare in Polonia. La Russia ha negato ogni responsabilità, la
Bielorussia ha dichiarato che questi droni russi sarebbero stati portati
fuori rotta da armi di disturbo elettronico utilizzate dall'antiaerea
ucraina contro i droni.
Purtroppo in questi anni di guerra abbiamo imparato che la propaganda
bellica crea una cortina di disinformazione tale da rendere quasi
impossibile comprendere non solo la dinamica e l'effettiva portata, ma a
volte anche la stessa consistenza di alcuni fatti. Certo è che entrambi
gli schieramenti vogliono proseguire ed estendere la guerra, o comunque
passare ad un ulteriore stato di allerta in Europa e ad un ulteriore
livello di militarizzazione dei confini. Basti pensare allo
schieramento, annunciato, di 40000 soldati polacchi sul confine
orientale del paese e alle esercitazioni militari congiunte russe e
bielorusse in corso a distanza di relativamente pochi chilometri.
Quella che è stata chiamata "crisi dei droni" ha portato difatti ad un
innalzamento della militarizzazione del confine orientale della Polonia
e ad un aumento dell'impegno della NATO con la nuova operazione "Eastern
Sentry". Si tratta di un'operazione che ha lo scopo di rafforzare la
capacità della NATO su quello che viene definito "fianco est". Nasce in
risposta all'invocazione da parte della Polonia dell'articolo 4 del
Trattato NATO, una procedura con cui si richiede la consultazione su
questioni militari nel Consiglio dell'alleanza nel caso in cui sia
minacciata l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la
sicurezza di uno stato membro. Queste procedure danno in genere seguito
all'avvio di operazioni militari.
È la terza volta che negli ultimi 11 anni è stato invocato l'articolo 4
nel quadro del conflitto in Europa orientale. Le due occasioni
precedenti hanno coinciso con momenti significativi di svolta del
conflitto e con un maggiore impegno militare dell'alleanza. Il primo
caso fu a marzo 2014, per iniziativa di Lettonia, Lituania e Polonia, in
seguito all'occupazione della Crimea da parte della Federazione Russa.
Nel secondo caso, che coincise con l'invasione russa dell'Ucraina del
febbraio 2022, l'iniziativa fu molto più larga, comprendendo oltre a
Lettonia, Lituania e Polonia, anche Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca,
Slovacchia e Romania. I precedenti lascerebbero quindi pensare che si
possa essere di fronte ad un ulteriore punto di svolta sia dell'impegno
NATO sia delle forme del conflitto in corso.
In effetti, al di là dell'allarme lanciato dai media, le dichiarazioni
delle autorità politiche e militari sembrano voler marcare l'avvio di
una nuova fase. «Siamo preparati e pronti a difendere ogni centimetro di
territorio» ha dichiarato Mark Rutte Segretario Generale della NATO.
«L'Europa deve combattere» ha esordito nel proprio discorso sullo stato
della UE, la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen,
che ha fatto eco a Rutte affermando che «L'Europa difenderà ogni
centimetro quadrato del suo territorio». Parlando della necessità di
costruire un «muro di droni», ha aggiunto che «Possiamo quindi
utilizzare la nostra forza industriale per aiutare l'Ucraina a
rispondere a questi attacchi con i droni» ed ha annunciato che l'UE
«concluderà un'Alleanza per i droni (Drone alliance) con l'Ucraina», a
cui ha già assicurato un nuovo finanziamento di 6 miliardi di euro (già
diventati 7) per la costruzione di droni. Nello stesso discorso ha anche
dichiarato che «L'Ucraina rimborserà il prestito solo una volta che la
Russia avrà pagato i risarcimenti». Buttano benzina sul fuoco le stesse
parole del presidente del Consiglio dei ministri polacco Tusk «Questa
situazione ci pone tutti più vicini ad un conflitto aperto, più vicini
che mai dalla seconda guerra mondiale».
Così come il discorso del Presidente della Repubblica italiana
Mattarella, che dichiara «ci si muove su un crinale, in cui anche senza
volerlo si può scivolare in un baratro di violenza», richiamando
l'inizio della Prima guerra mondiale, suona più come una minaccia che
come un monito come lo vorrebbe presentare la stampa.
L'operazione "Eastern Sentry" al momento coinvolge sul piano operativo
la Francia con tre caccia rafale, la Germania con quattro eurofighter, e
la Danimarca con due F-16 e una fregata anti aerea. Il Regno Unito ha
annunciato la propria partecipazione. Sembra che a Roma siano ancora
incerti sul da farsi, alcuni giornali riportano che il governo starebbe
valutando di partecipare all'operazione con alcuni F- 35, ma che la Lega
preferirebbe concentrare l'impegno militare sulle missioni neocoloniali
nel Mediterraneo e in Africa. Questa falsa contrapposizione interna al
governo rappresentata dai media ufficiali, ci ricorda però come l'Italia
sia impegnata in maniera importante sia nell'Europa orientale sia in
diversi paesi dell'Africa e del cosiddetto Medio Oriente.
L'Italia è comunque già largamente impegnata in Europa orientale fin dal
2014. L'arco che va dal Baltico al Mar Nero è anzi al momento il
"fronte" in cui è schierato il maggior numero di uomini e mezzi delle
forze armate italiane. Sono in totale 3503 soldati, 1155 mezzi
terrestri, 3 unità navali, 23 velivoli, così schierati: 453 soldati 3
navi e 2 aerei per il potenziamento della presenza navale NATO nel Mar
Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo; 300 soldati e 12 aerei per il
potenziamento della difesa aerea NATO con base a Rammstein in Germania;
2340 soldati, 1052 mezzi terrestri, 9 aerei dislocati tra Bulgaria,
Romania, Ungheria e Slovacchia per il Battlegroup NATO il cui comando è
in mano all'Italia e ha sede in Bulgaria; 330 soldati e 103 mezzi per il
Battlegroup NATO in Lettonia; 80 militari per la missione europea EUMAM
di addestramento alle forze armate ucraine. Va considerato che ad Est
troviamo anche l'ormai "storica" presenza italiana nei Balcani con 1797
soldati, 508 mezzi terrestri e 5 mezzi aerei.
Si potrebbe pensare: ma le missioni militari in Italia devono passare
dal parlamento, l'Italia non può finire in guerra per un incidente
diplomatico, per una semplice provocazione. Sbagliato! Non è più così.
Da questo anno il governo ha di fatto carta bianca sulle missioni
militari. È stata infatti istituita una "Forza ad alta e altissima
prontezza operativa", che come si può notare confrontando i numeri delle
missioni appena menzionate, per le dimensioni delle operazioni militari
italiane costituisce un contingente alquanto consistente dal momento che
comprende 2867 militari, 359 mezzi terrestri, 4 mezzi navali e 15 mezzi
aerei. Questo contingente può essere impiegato di fatto a discrezione
dell'esecutivo. Si legge infatti nei documenti parlamentari relativi
all'approvazione delle missioni militari avvenuta lo scorso aprile, che
l'effettivo impiego di queste forze "al momento del verificarsi della
crisi o dell'emergenza, deve essere comunque deliberato dal Consiglio
dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. La
deliberazione è trasmessa alle Camere, le quali, entro cinque giorni,
con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne
autorizzano l'impiego o ne negano l'autorizzazione. Entro novanta giorni
dall'approvazione degli atti di indirizzo di autorizzazione, il Governo
riferisce alle Camere sul permanere delle situazioni di crisi o di
emergenza che hanno determinato l'effettivo impiego delle forze." Per
quanto la formulazione tenti di indorare la pillola, il governo ha carta
bianca sugli interventi militari. Può infatti essere avviata una
missione, anche con gravi implicazioni politiche e militari, per
iniziativa esclusiva del governo. È chiaro che l'autorizzazione dopo
cinque giorni rappresenta una garanzia parlamentare solo formale, dal
momento che interviene a cose fatte. In questo modo la legge 168 del
2024 ha in parte riformato le procedure per la partecipazione delle
missioni militari all'estero, introducendo anche una maggiore opacità
dei documenti parlamentari e rendendo possibile una interoperabilità tra
le diverse missioni, in modo che le forze impiegate in uno specifico
contesto possano essere più facilmente reimpiegate in un altro a seconda
della necessità.
Ma l'opacità delle informazioni e dei processi decisionali in campo
militare e non solo non è l'unico piano su cui leggere queste novità. Si
ha la formalizzazione di un andamento già affermatosi nella prassi,
dando quindi copertura legale alla prepotenza del governo in questo
campo che ha dominato negli ultimi decenni lo scenario politico, sotto
governi di qualunque colore. Ma soprattutto si dà più potere
all'esecutivo in campo militare, ciò significa in tempi di tensioni
internazionali, più potere per agire su un piano di campagna militare,
ed avere già pronti strumenti in caso di guerra. Quando il governo, il
Presidente della Repubblica o i partiti di opposizione si allarmano
candidamente per la situazione internazionale, parlano di rischio di
guerra, quando dicono che l'Italia vuole la pace, ma che se necessario
saprà fare la sua parte, ecco, in realtà cercano di convincerci, di
convincere la popolazione tutta, che bisogna fare la guerra, perché la
guerra è già da un pezzo che la stanno preparando. Noi dobbiamo esser
pronti fin da ora a far crollare il terreno sotto i piedi ai padroni
della guerra.
Dario Antonelli
https://umanitanova.org/la-guerra-che-si-allarga-polonia-la-crisi-dei-droni/
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