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(it) Italy, Umanita Nova #23/25 - Taranto: ILVA e non solo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 8 Oct 2025 09:02:30 +0300
Taranto 'città laboratorio' dove i disastri ambientali, l'occupazione
militare, gli affari sanitari, in una parola 'il potere' è riuscito
nella più grande delle sue aspirazioni: dividere un popolo, affamarlo,
seminare morte in nome del profitto. ---- Si dirà che tutto ciò avviene
un po' dovunque, è noto che la divisione di un popolo è sempre servita
per continuare a perpetrare il comando senza nessuna resistenza
popolare. Ma qui è diverso: il potere è riuscito ad andare oltre, con
una operazione su più fronti è riuscito ad incidere nella coscienza
della nostra gente procurando delusioni, disaffezione, assuefazione,
abbandono di ogni pratica di lotta, costruendo e favorendo l'imperante
individualismo.
Le lotte solitamente creano coscienza collettiva, amore per il proprio
territorio, organizzazione e memoria collettiva anche quando non vincenti.
Lo Stato nella sua 'Città Stato' è riuscito ad andare oltre: è riuscito
a spettacolarizzare il dissenso.
A partire dalla più grande ribellione di popolo avvenuta nel 2012, in
cui una moltitudine poneva il problema della salute e del lavoro con una
lotta arrabbiata e gioiosa, lo Stato si preparava, come già avvenuto nel
passato, alla costruzione in laboratorio di arnesi affascinanti per la
gente (soggetti pronti a vendere il loro fascino pur di rispondere a
logiche statali ed interessi personali) e ad amplificare l'ipertrofia
dell'io di medici, chimici, artisti, avvocati, professori, faccendieri e
nuovi politici di professione non inclini ad ammettere i tradimenti dei
partiti di appartenenza.
Alla gente e per la gente parole incomprensibili, generatrici di
confusione: AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), PIC (Piano
Investimento del Capitale), VIS (Valutazione Impatto Sanitario),
Articolo 15, accordo di programma, nave rigassificatrice,
decarbonizzazione, preridotto, forni elettrici, compensazione, dissenso
motivato che si trasformerà magari in assenso non motivato. Ma il popolo
li ha già condannati, li conosce, non ha votato! E pur riconoscendo la
validità di dati scientifici prodotti in passato, la gente non è più
disposta a rincorrere l'ILVA sul terreno giuridico-legale, utile solo ad
allungare i tempi e far decantare la rabbia, lasciando che l'azienda
continui a produrre morte per i tarantini, debiti che tutti dovremo
pagare e profitti per la proprietà.
Alla comunità cittadina non serve più sapere i picchi di ogni sostanza
emessi. Basta ricordare che nel 2012 la Procura di Taranto ha stimato
più di 11mila morti in 7 anni legati alle emissioni ILVA e un'incidenza
di tumore polmonare di più del 50% rispetto alla media regionale nel
quartiere popolare dei Tamburi, a ridosso dell'ILVA. Arsenico, piombo,
diossina rilevati nei terreni e nelle case fino a 20 volte superiori ai
limiti di legge: in 50 anni le polveri rosse hanno ricoperto strade,
scuole e persino le lapidi del cimitero. I tarantini sanno che ogni
famiglia è stata colpita da un lutto, da una malattia derivante
dall'inquinamento; i pescatori sanno che il mare non è più lo stesso; i
medici sanno - senza aver bisogno dei dati INAIL, magari anche a
ribasso, considerato che l'INAIL è lo Stato e non la rappresentanza sul
territorio dei lavoratori - che le malattie sono in aumento e sono causa
di morte e che le cure sono diventate un privilegio per pochi; gli
avvocati sanno che i rimborsi non serviranno, laddove avvenissero, a
sollevare il dolore di un'intera comunità.
E ormai anche la gente sa che piangersi addosso non serve più.
Chi doveva non ha voluto in tutti questi anni affrontare il ricatto
salute-lavoro perché complice di una cultura di asservimento alle
gerarchie militari e politiche di questo paese.
In un'ottica che vede la regione Puglia sempre più protagonista in quel
processo di riarmo e militarizzazione sponsorizzato dal governo Meloni,
anche l'ILVA potrebbe avere la sua parte e ricevere fondi destinati al
riarmo, in quanto considerata strategica come asset militare.
Sullo stesso territorio tarantino, a pochi chilometri dall'ILVA, incide
un'ulteriore azienda contaminante, con emissioni altrettanto inquinanti
e un ruolo altrettanto attivo nel processo di militarizzazione: l'ENI.
Infatti, la stessa ENI è presente sul territorio palestinese per lo
sfruttamento di gas, intrattenendo rapporti economici con Israele,
responsabile del genocidio di Gaza.
Nello stesso processo, fondi del Governo sarebbero previsti per il
potenziamento delle basi militari di Taranto e Brindisi per consentire
che grandi portaerei italiane ed europee possano raggiungere le banchine
dei centri storici cittadini.
L'ILVA continuerà pertanto ad operare fino a che farà comodo agli
interessi miliari (vedi NATO) ed al 'capitalismo di stato'.
E neanche basta più ai tarantini il rimpallo di responsabilità tra
Governo nazionale, Regione e Comune, utile solo a generare confusione,
ma con un preciso obiettivo, voluto e condiviso da tutti: tenere in vita
la macchina ILVA, allungando i tempi per continuare a seminare
inquinamento e morte.
Un primo tentativo di neutralizzare la lotta era stato fatto con la
nomina come Assessore all'ambiente di una attivista ambientalista
esponente della lista Europa Verde (in lista Alleanza Verdi Sinistra,
per intenderci, la stessa lista del Presidente Vendola, intercettato
nell'inchiesta del 2016 'Ambiente Svenduto' sul disastro ambientale
causato dall'ILVA di Taranto), poco dopo contestata dai cittadini in
protesta contro la discarica prevista nel popolare quartiere tarantino
di Paolo VI.
I contentini promessi in fumose conferenze stampa - lontani dai bisogni
della cittadinanza - le dimissioni farsa per "inagibilità politica" del
Sindaco appena eletto, ma ritirate poco dopo dallo stesso, sembrano
avere l'intento di trasformare la legittima protesta popolare in un
problema di ordine pubblico e marciare nell'ottica della
militarizzazione di un territorio in nome della sicurezza.
La stessa idea di sicurezza che viene costantemente utilizzata per
praticare l'espulsione della popolazione dal centro storico cittadino
con l'obiettivo di rendere lo stesso solo vetrina appetibile per
palazzinari e nuovi avventurieri.
Trasformare il non voto in rabbia, costruire un percorso collettivo
funzionale a ricomporre la classe, fuori dalle vecchie logiche di
autocelebrazione e personalismi: questo è il compito di chi resiste da
sempre, di chi ama il popolo, di chi continua a vivere in questa terra e
nella propria comunità.
Avviare, quindi, una tenace e continua lotta auto organizzata e
antimilitarista, che punti nel prossimo futuro allo sciopero sociale con
blocco della città e della fabbrica, servirà a difendere le nostre vite
e la libertà di tutte e tutti.
Cosimo Cassetta
https://umanitanova.org/taranto-ilva-e-non-solo/
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