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(it) Italy, Umanita Nova #24/25 - Censura e rivolta sul tetto del mondo. Proteste in Nepal e social media (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 18 Sep 2025 09:09:57 +0300
Quando ai primi di settembre il Governo del Nepal ha ordinato il blocco
di 26 (praticamente tutti...) social media giustificandolo col fatto che
i loro responsabili non avevano risposto alla richiesta, fatta alla fine
di agosto, di "registrarsi", la notizia è arrivata poco oltre lŽarea
degli addetti ai lavori. Anche se a livello locale qualche articolo
aveva fatto notare che la registrazione avrebbe comportato una
supervisione o un controllo sui contenuti pubblicati. Poi però in alcune
città a partire dalla capitale ci sono state manifestazioni di protesta
che sono sfociate in atti di vera e propria rivolta urbana. Sono morte
una cinquantina di persone, la sede del Parlamento è stata data alle
fiamme, sono stati incendiati grandi alberghi e case di personalità
politiche, più di diecimila detenuti sono evasi dalle carceri, tutti
avvenimenti spesso documentati da foto e filmati. Qualcuno potrebbe
credere che tutto sia solo lŽespressione di una rivolta generazionale e
che le giovani e i giovani nepalesi prendano i social troppo sul serio.
In realtà, come hanno scritto persone meglio informate sulla realtà
politica e sociale del paese, in piazza sono andate anche persone per
protestare contro il Governo che viene accusato di essere in mano a una
élite di corrotti. Dopo una settimana di rivolta, il blocco imposto ai
social è stato rimosso, il Primo Ministro si è dimesso, il Governo è
caduto e sono state indette nuove elezioni.
Avvenimenti del genere confermano che il rapporto tra Rete e politica
funziona secondo meccanismi ben conosciuti e che la contesa tra due
parti riguarda il controllo della comunicazione elettronica. Le aziende
proprietarie delle piattaforme, che di solito hanno dimensioni e risorse
enormi, quando resistono alle ingiunzioni dei Governi non lo fanno
perché sono paladine della libertà di comunicazione, ma, principalmente,
per evitare che diminuisca il flusso dei profitti che incassano
quotidianamente da ogni post, immagine, commento o filmato pubblicato
sui loro siti. Si tratta di schermaglie, piuttosto che guerre, che vanno
avanti praticamente da sempre: infatti è impossibile elencare tutti i
casi, succedutisi negli anni, nei quali un Governo ha bloccato - per un
tempo più o meno lungo - l'accesso dei suoi cittadini a uno o più
social. In alcuni paesi è stata adottata la strategia di favorire la
creazione di piattaforme "nazionali" che spesso hanno un numero di
utenti di tutto rispetto e che sono - nella maggior parte dei casi -
sconosciute o quasi fuori dai confini. Come, per esempio, accade in
Russia con VK-Vkontakte, un social che si stima abbia circa 500 milioni
di utenti. Oppure in Cina, dove predominano le piattaforme Xiaohongshu
(RED) e Douyin, che insieme ad altre avrebbero più di un miliardo di
utenti. Anche se, in quest'ultimo caso, bisogna ricordare che i social
che conosciamo qui in Europa sono vietati dietro la Grande Muraglia.
Creare dei sistemi di comunicazione sociale "autarchici" ha risolto
alcuni problemi dei Governi che in questo modo non sono costretti ad
avere a che fare con aziende che hanno i loro capitali e i loro centri
di comando all'estero, ma più comodamente con imprenditori e società che
devono sottostare alle leggi locali.
La situazione esistente, molto brevemente riassunta sopra, ha creato nel
corso degli anni un certo equilibrio che però a volte si rompe, come nel
caso del Nepal. Un ulteriore elemento di squilibrio è stato, negli
ultimi tempi, la crescita esponenziale nell'uso di applicazioni tipo
WhatsApp, Telegram, Signal (solo per citare i nomi più noti), che hanno
tra le loro funzioni anche molte caratteristiche che li accomunano ai
social media e che spesso come tali vengono usate. Questo ha, in parte,
alterato l'equilibrio esistente, introducendo una serie di nuove
problematiche che costituiscono una sfida per chiunque abbia l'obiettivo
di tenere sotto continuo e completo controllo le comunicazioni che si
scambiano le persone.
In questo contesto di scaramucce periodiche si inseriscono le continue
proposte legislative. La Comunità Europea è tra le istituzioni più
attive nel campo, indirizzate ad eliminare quasi completamente la
possibilità di mantenere un minimo di anonimato e quindi di riservatezza
quando si è connessi e si comunica tramite la Rete. Non avendo il
coraggio di imporre un qualche tipo di censura generalizzata, i
politici, in modo trasversale ai partiti e agli schieramenti, usano ogni
pretesto per avanzare proposte che vanno comunque in quella direzione.
Una delle ultime, in ordine di tempo, è quella del divieto di collegarsi
a un sito "per adulti" senza che venga fornita una prova certa dell'età
del richiedente. A questo fine in Italia è in via di sperimentazione una
applicazione che dovrebbe certificare in modo sicuro che chi vuole
collegarsi a un sito di quelli vietati sia maggiorenne. Proposte del
genere sono, tra le altre cose, la dimostrazione concreta che le
soluzioni precedenti anche molto recenti - come quella del controllo
parentale sui telefonini dei minori - non hanno funzionato.
Intanto da pochi giorni è iniziato in Italia il primo anno scolastico
senza cellulari.
Pepsy
https://umanitanova.org/censura-e-rivolta-sul-tetto-del-mondo-proteste-in-nepal-e-social-media/
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