|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 30 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Francais_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkurkish_
The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours
Links to indexes of first few lines of all posts
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, UCADI #199 - L'Ucraina al bivio (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 3 Sep 2025 19:03:05 +0300
I processi di sviluppo economico delle diverse aree del pianeta hanno
dato luogo alla progressiva formazione di grandi aggregati di potere
economico ai quali corrisponde spesso la gestione di un territorio di
dimensioni continentali. Questo processo è particolarmente evidente se
si guarda agli Stati Uniti, alla Russia, alla Cina, all'India. Gli
osservatori e gli studiosi di politica internazionale, hanno rilevato
che la crisi del mondo unipolare sta dando vita ad un mondo multipolare
nel quale si assiste ad una tendenziale rinascita degli imperi,
ricalcando le divisioni e le articolazioni geopolitiche che storicamente
hanno caratterizzato la vita dei popoli. Processi di aggregazione
riguardano aree come quella che fu propria dell'impero ottomano, e
analisi più attente dovrebbero essere fatte per aree specifiche come
quella del Pacifico e interi continenti come il centro America, il Sud
America e l'Africa.
A questo processo di concentrazione sfugge, o almeno sembra sfuggire
l'Europa, continente nel quale si sviluppa un aggregato atipico
costituito dall'Unione europea che, a differenza delle altre compagini
politico - economiche che abbiamo indicato, appare disomogeneo, al punto
tale da non riuscire ad esercitare alla pari degli altri aggregati
economico - politici unicità di intenti e di direzione politica, pur
costituendo una potenza economica ed essendo e identificandosi di fatto
con l'area più ricca del pianeta.
Questa anomalia discende dà ragioni economiche e storiche che cercheremo
sommariamente di prendere in esame, sviluppando alcune considerazioni,
anche se non esaustive.
L'anomalia europea
Storicamente l'Europa è stata sede di Imperi, raggiungendo la sua
massima potenza nella fase dello sviluppo del colonialismo che ha
consentito in particolare alla Spagna e al Portogallo e poi alla Francia
e all'Inghilterra, di dar vita ad imperi coloniali distribuiti sul
territorio del mondo. Con meno fortune e clamore anche Belgio Olanda e
Germania hanno avuto il loro impero coloniale, naufragato insieme a
tutti gli altri, sotto il peso della storia e grazie alla lotta
antimperialista. Come è noto gli esiti della seconda guerra mondiale
hanno portato con sé la crisi di questo impianto che si è concluso
intorno agli anni 70 con il processo di progressiva decolonizzazione. In
particolare Francia ed Inghilterra hanno cercato di mantenere un
simulacro della struttura coloniale: la Francia attraverso una rete di
paesi francofoni che solo recentemente sta crollando; l'Inghilterra ha
invece dovuto dismettere il proprio impero coloniale, anche se non
sembra rassegnata a smobilitare la propria presenza militare distribuita
nel mondo, grazie alla potenza finanziaria della City di Londra,
sostenuta a livello politico dalla struttura del Commonwealth britannico
c all'alleanza organica con gli USA.
I paesi dell'Europa continentale hanno reagito a questi eventi dando
luogo alla costruzione dell'Unione europea che si è andata
progressivamente rafforzando. Da questo processo, in una prima fase, è
rimasta fuori l'Inghilterra, che ha cercato di dar vita ad
un'aggregazione alternativa, costituita coi paesi del Nord Atlantico.
Solo nel 1973 l'Inghilterra riesce, constatato il fallimento della
struttura alternativa all'Ue, ad ottenere l'adesione all'Unione e da
quel momento ne condiziona pesantemente lo sviluppo, spingendola ad un
allargamento sempre maggiore,al fine di diluirne l'omogeneità e la
coesione; in effetti l'obiettivo storico della politica estera inglese è
sempre stato quello di mantenere diviso il continente, condizione
essenziale per egemonizzarlo.
Lo sviluppo delle forze produttive in Europa, grazie alla partnership
stabilitasi tra l'Unione europea e la Russia, per il tramite della
Germania, ha raggiunto un livello di sviluppo e solidità messo in
discussione dall'esplosione della pandemia. Tuttavia già dopo la crisi
economica del 2008 nella classe dirigente inglese era maturata la
convinzione che fosse necessario separare il futuro dell'Inghilterra dal
continente, poiché si stavano creando le condizioni perché l'omogeneità
economica tendenziale dell'area occidentale si trasformasse in un
aggregato politico sovranazionale. Per
ottenere tale risultato l'Inghilterra doveva promuovere la crisi del
processo di aggregazione dell'Unione attraverso due strade: l'ulteriore
allargamento dell'Unione al fine di diluirne la coesione; la rottura
dell'asse russo tedesco di collaborazione, al fine di mettere in crisi i
processi di accumulazione dell'economia manifatturiera dell'unione europea.
Per iniziativa di un gruppo di politici conservatori inglesi,
accreditati negli ambienti NATO veniva perciò elaborato un piano di
destabilizzazione degli assetti politici europei che puntava a
disarticolare il ruolo internazionale dell'Ucraina per pilotarne
l'ingresso nell'Unione europea e nella NATO.
Il piano di destabilizzazione
Per spostare l'Ucraina nell'area occidentale occorreva aggredire la
gestione politica del paese: questa operazione viene condotta in porto
attraverso la realizzazione del colpo di Stato conseguente ai fatti di
piazza Maidan e con l'incendio della sede dei sindacati di Odessa.
Contemporaneamente prende via la manipolazione della composizione
religiosa del paese, promuovendo all'interno dell'ortodossia uno scisma
che utilizza l'estrema frammentazione confessionale che da tempo sta
prendendo piede nel paese. Con la copertura ed il consenso del
Patriarcato di Costantinopoli prende piede, progressivamente, un
processo di unificazione delle componenti scismatiche presenti
nell'ecumene ortodossa del paese. Il fine è quello di dar vita ad una
Chiesa ortodossa autocefala che funga da contraltare alla presenza della
Chiesa ortodossa Ucraina, appartenente al Patriarcato di Mosca al fine
di scardinare i legami culturali e religiosi che legano l'Ucraina alla
Russia. Questo progetto strategico giungerà a buon fine nel 2019 con la
Costituzione della Chiesa Ortodossa Ucraina autocefala, benedetta dal
governo ucraino e dal Patriarcato Ecumenico.
Parallelamente inizia in tutto il paese un processo di
de-sovietizzazione, demolendo i monumenti dell'epoca sovietica,
modificando i programmi scolastici, proibendo l'uso della lingua russa e
obbligando alla conoscenza e allo studio nella lingua ucraina,
aggredendo militarmente le province orientali del paese che, colpite
dallo spostamento dell'economia ucraina nell'area occidentale, avevano
visto entrare in crisi la loro struttura economica e produttiva e il
proprio apparato industriale e avevano chiesto l'autonomia
amministrativa da Kiev: iniziava la guerra nel Donbass. I negoziati
svoltisi a Minsk in ben due occasioni, cercano di trovare una soluzione
alla crisi che soddisfi tutte le parti in conflitto: puma era ammissione
dei negoziatori tedeschi, francesi e inglesi si trattò solamente di un
espediente per prendere tempo in attesa che le relazioni segrete
stabilite tra l'Inghilterra e l'Ucraina producessero gli effetti sperati.
La vittoria elettorale di Zelenski e l'approvazione della legge sulla
vendita delle proprietà agricole del 2019 determina l'inizio della
crisi. La proprietà della terra collettivizzata in epoca sovietica viene
messa in vendita al maggior offerente, provocando la reazione indignata
dei piccoli contadini che riescono con una sollevazione popolare ad
imporre il rinvio di un anno dei termini di legge per consentire anche
ad acquirenti stranieri l'acquisizione della proprietà. L'ingresso
potente delle multinazionali occidentali nell'affare esclude gli
oligarchi russi dagli investimenti nel paese, in nome della
pregiudiziale antirussa fatta propria dal governo. Inoltre la sempre più
chiara collocazione del paese nell'area occidentale, la sua richiesta di
adesione alla NATO oltre che all'Unione europea preoccupano
strategicamente la Russia che chiede garanzie. L'Ucraina, con la
copertura degli accordi di Minsk, continua il suo avvicinamento
all'occidente e la sua integrazione nel dispositivo militare
occidentale, così che il 24 febbraio 2022 la Russia invade il paese con
l'"Operazione speciale."
Non vi è dubbio che le cause profonde della guerra in Ucraina discendano
principalmente dalle preoccupazioni di carattere strategico della Russia
per la sua sicurezza, ma l'intervento russo rappresenta la risposta
preventiva all'obiettivo inglese di destabilizzazione della Russia. In
effetti la rescissione della partnership russo tedesca sulla base dello
scambio tra energia e manifattura non è il solo obiettivo della Gran
Bretagna, la quale mira ad indebolire la Russia promuovendone la
dissoluzione come Stato unitario, sul presupposto che la preminenza
inglese sull'Europa è possibile solo se impedisce l'unità del continente
europeo. Per la Gran Bretagna l'Eurasia, è un'area che deve
caratterizzarsi per la presenza di una miriade di nazioni che possano
essere guidate da una presenza egemone, costituita dall'Inghilterra.
Disvelando questo progetto non riveliamo niente che non sia nota da
tempo. È ben ricordare che dallo scoppio della rivoluzione russa fu
l'Inghilterra, nella persona di Winston Churchill a promuovere e
finanziare le spedizioni di Juddenik, Wrangel, Demikin e a sostenere il
progetto nazionalista di Pelityura che aveva come campo di azione il
Donbass e le sterminate steppe dell'Ucraina. Il progetto perciò è antico!
Detto questo trovano spiegazione l'appoggio incondizionato
dell'Inghilterra ai nazionalisti ucraini, i profondi legami tra i
servizi segreti inglesi e quelli ucraini, l'irriducibilità del governo
inglese nel sostenere la guerra alla Russia, il ruolo leader
dell'Inghilterra nella guida dei cosiddetti volenterosi, il
riavvicinamento dell'Inghilterra all'Unione europea al fine di
condizionarne e guidarne di fatto la politica estera del tutto
inesistente, in quanto progetto strategico autonomo.
Inutile dire che accettando la leadership inglese nella sua politica
estera l'Unione europea lavora contro i propri interessi, al punto di
avere masochisticamente accettato che il Nord Stream due venisse reciso
da un'operazione di sabotaggio alla quale sembrano aver partecipato come
parte attiva anche i servizi segreti inglesi, in possesso del know-how
necessario a compiere il sabotaggio.
Aggressore e aggredito
Alla luce di questa ricostruzione, sia pur sommaria, non possiamo che
concludere che la nostra posizione sulla guerra in Ucraina deve
prescindere dalla dinamica aggressore-aggredito e andare alla sostanza
delle cose, cercando di discernere quali siano i reali interessi in
discussione. Se così è, non si tratta di difendere un paese aggredito né
di difendere un paese libero, perché innanzitutto il regime instaurato a
Kiev per orientarne le scelte a livello internazionale e geostrategico è
di natura illiberale, per quanto riguarda le libertà civili, la libertà
religiosa, le libertà culturali, il diritto alla propria lingua e al
rispetto della propria etnia, il rispetto delle minoranze, i rapporti
economici e di classe, dominato dalla corruzione. Su questi aspetti
dovrebbero ben riflettere tutti coloro che hanno deciso di dare il
proprio sostegno al governo di Kiev, considerando l'Ucraina Stato
aggredito, per capire che ci si trova di fronte ad un problema ben più
complesso, di carattere geopolitico, che richiede profonde riflessioni
che riguardano il rispetto dei diritti e delle minoranze, le componenti
etniche e culturali delle popolazioni del Donbass, la storia sociale e
politica dei territori contesi.
Ma al di là delle considerazioni ideali vale la pena di spostare
l'analisi sulle conseguenze economiche della guerra in corso e questo
anche perché il broccardo: "l'appetito vien mangiando," conserva la sua
validità.
Da parte di coloro che si fanno carico delle ragioni securitarie della
Russia si sostiene che l'esercito russo, operando in Ucraina, non mira a
conseguire annessioni territoriali, poiché la Russia è un paese immenso,
che non ha bisogno di acquisire né ulteriori territori, né ulteriori
risorse. Questa considerazione non tiene conto del fatto che
l'intervento russo in Ucraina dal suo inizio ha mutato gli obiettivi da
conseguire. Se all'inizio la marcia su Kiev mirava ad un mutamento di
regime e all'instaurazione di un governo amico, con la rimodulazione
dell'intervento, la Russia ha mutato obiettivo, prendendo atto che le
trasformazioni indotte nella società Ucraina da anni di lavoro ad opera
dell'intelligence occidentale avevano ormai prodotto un danno
irreversibile, quantomeno incrinando la solidarietà tra russofoni. Da
qui la decisione di puntare alla tutela della minoranza russofona e
all'acquisizione dei territori insorti del Donbass.
Non solo ma considerando che Trump e gli europei hanno col tempo di
svelato i loro obiettivi economici che riguardano l'utilizzazione e lo
sfruttamento delle risorse ucraine, partendo dal concetto che ciò che è
sottratto al nemico ti avvantaggia, la Russia sta ora puntando
all'acquisizione di quegli oblast che contengono la gran parte delle
risorse minerarie dell'Ucraina, oggetto degli appetiti occidentali. In
questa direzione i successi russi sono innegabili.
Le risorse ucraine
Guardando alle sue risorse minerarie, l'Ucraina detiene il primo posto
in Europa delle riserve di minerali di uranio, il secondo posto per
quanto riguarda le riserve di manganese, mercurio, titanio, minerali
ferrosi, il terzo posto per quanto riguarda la produzione di gas da
scisto e di ferro, il settimo di carbone, mentre si trovano sul
territorio ucraino la gran parte delle riserve di litio. Proprio al
riguardo di questo minerale, essenziale per l'industria dei
semiconduttori, i russi hanno comunicato di avere in questi giorni preso
possesso dell'area di Shevchenko, dove ha sede il più grande giacimento
di litio d'Europa (40 ettari). Oltre al litio, il campo contiene anche
tantalio, niobio e berillo. Non solo, ma come se non bastasse le truppe
russe possano ormai vantare il controllo delle miniere di coche pregiato
ucraino, localizzate nei pressi di Pokrovsk: ora l'industria siderurgica
Ucraina per produrre acciaio dipende dall'estero. A subire i danni della
perdita del controllo sul giacimento di litio è da una parte la società
mineraria European Lithium, registrata in Australia e di proprietà di un
imprenditore britannico dall'altra; l'Ue che perde l'accesso a tale
risorsa. Si tratta di un danno gravissimo, tenuto conto che un rapporto
della Commissione europea del 2020 stimava che entro il 2030 l'Unione
avrebbe avuto bisogno di una quantità di litio fino a 18 volte maggiore
per i suoi progetti di "transizione verde" e 60 volte maggiore entro il
2050.
Ma vi è di più: guardando allo sviluppo delle operazioni sul campo di
battaglia c'è da prevedere che l'avanzata russa si dirigerà verso
l'acquisizione di almeno la parte orientale dell'oblast di
Dnipropetrovsk, completando così l'acquisizione di larga parte dei
terreni minerari ucraini. Non solo ma l'espansione della presenza russa
nell'oblast di Sumy minaccia direttamente territori con identiche
caratteristiche. Inutile dire che quando sta avvenendo trasforma in
carta straccia buona parte degli accordi indecorosi tra Trump e Zelensky
per lo sfruttamento da parte degli Stati Uniti delle risorse minerarie
ucraine.
Ma ad essere compromesse non sono solo le risorse minerarie dell'ucraina
ma anche quelle agricole. È bene ricordare a riguardo che anche il
cosiddetto agrobusiness rischia di essere messo in forse, considerato
che i territori agricoli dell'Ucraina sono infestati dalle bombe e da
sostanze inquinanti, prodotte dal conflitto. È completamente saltato, a
causa della guerra, il contratto sottoscritto nel 2013 Nel 2013 dalla
società agricola ucraina KSG Agro con lo Xinjiang Production and
Construction Corps, un'organizzazione governativa cinese, per la
concessione in affitto di terreni agricoli nella regione orientale di
Dnipropetrovsk. L'accordo prevedeva un'iniziale locazione di 100.000
ettari, con la possibilità di espandersi fino a 3 milioni di ettari nel
tempo, equivalenti a circa il 5% del territorio ucraino o alla
superficie del Belgio. Anche in questo caso la durata prevista
dell'affitto era di 50 anni. L'obiettivo principale era la coltivazione
agricola e l'allevamento di suini, prodotti destinati al mercato cinese.
Ma si tratta di terreni oggi contesi dalle truppe russe e sui quali si
stanno svolgendo intensi bombardamenti, terreni inquinati verso i quali
degrada ogni interesse tanto più che la loro acquisizione da parte di
entità straniere aveva sollevato non poche perplessità.
Rimane comunque il fatto che, secondo un rapporto del 2023 dell'Oakland
Institute intitolato War and Theft: The Takeover of Ukraine's
Agricultural Land, oltre 9 milioni di ettari di terreni agricoli ucraini
- più del 28% delle terre arabili del Paese - sono controllati da una
combinazione di oligarchi ucraini e grandi aziende agroindustriali. Tra
queste ultime figurano entità con sede negli Stati Uniti, in Europa e in
Arabia Saudita. Ad esempio, NCH Capital, un fondo di private equity
statunitense, gestisce significative porzioni di terreni agricoli in
Ucraina, con investimenti provenienti da fondi pensione, fondazioni e
dotazioni universitarie statunitensi. Altre aziende coinvolte includono
la francese AgroGeneration e le tedesche KWS, Bayer e BASF. Inoltre, il
fondo sovrano saudita Public Investment Fund (PIF) e la Saudi
Agricultural and Livestock Investment Company (SALIC) detengono
partecipazioni rilevanti sul mercato nel settore agricolo ucraino.
La Conferenza di Roma per la ricostruzione dell'Ucraina
Con queste premesse il 10-11 luglio si svolta a Roma la Conferenza per
la ricostruzione dell'Ucraina: un Recovery Forum, con circa 5.000
partecipanti, fra cui circa 100 delegazioni governative e 40 di
Organizzazioni Internazionali. Al di là delle frasi roboanti di
solidarietà, pronunciate dalla Presidente del Consiglio e dal Presidente
della Repubblica gli avvoltoi presenti per spartirsi il bottino della
ricostruzione hanno dimostrato di avere il braccino corto, prova ne sia
sono stati messi a disposizione solo 10 milioni per un'operazione che
secondo la Banca Mondiale ne costerà da 500 a 1000 miliardi. Vi sono
infatti forti resistenze ad investire risorse nella ricostruzione,
considerando che lo stato di guerra, la grande corruzione dominante nel
paese mentre le continue distruzioni neutralizzano gli investimenti.
L'Ucraina è uno Stato fallito che vive di sovvenzioni dell'Ue per quanto
riguarda tutti i suoi bisogni e non è in grado di ripagare i debiti
contratti. Le risorse ricevute dall'Ue e dagli USA le sono state
fornite, almeno formalmente, sotto forma di prestiti.
Dopo la sottoscrizione del documento voluto da Trump sulla
"condivisione" delle risorse minerarie del paese, che sconfessa i
precedenti accordi sottoscritti dal governo ucraino con quello
britannico sulla medesima materia e dopo gli accordi eventualmente
intercorsi tra Trump e Putin, testimoniati dalla presenza di Dmitriev,
nella delegazione per le trattative di pace, che dal 2011 gestisce il
fondo sovrano russo per gli investimenti diretti, del Cremlino, vi sono
seri dubbi che resterà qualcosa da spartirsi tra gli imbelli e stupidi
governanti europei. É certo che a loro toccherà pagare i costi economici
e sociali della guerra. È infatti ormai evidente che l'Occidente ha
perso la guerra d'Ucraina e i paesi europei sono chiamati a pagare i
danni di guerra, con la prospettiva di dover spendere per investire in
un paese alla deriva, deprivato della sua popolazione, con il tessuto
sociale sconvolto dalla guerra, gravato da una diaspora di dimensioni
bibliche, deprivato delle risorse del territorio che ancora rimane sotto
il controllo dello Stato ucraino, peraltro dissestato da una guerra
devastante, afflitto da corruzione endemica, radicata e strutturale.
Ciò significa che il costo della ricostruzione del paese graverà per
intero sul bilancio dei paesi che fanno parte dell'Unione europea i
quali dovranno attingere alle risorse dei singoli Stati per sopportare
il peso della ricostruzione ucraina, a tutto vantaggio del profitto
delle imprese che interverranno per gestire il business della
ricostruzione. Si tratta di un investimento che ha tutte le
caratteristiche di un'impresa fallimentare, posto che si tratta di
operare in un paese che non dispone più della forza lavoro necessaria
alla ricostruzione, poiché la sua popolazione dall'inizio della guerra
si è dimezzata e che dei 25 milioni di abitanti rimasti 15 di questi
sono esclusi dalle attività produttive, perché minori o anziani o perché
mutilati di guerra, non in grado di svolgere una piena attività produttiva.
La situazione è resa ancora più grave dal fatto che non è scontata
l'adesione del paese all'Unione europea, senza che da parte degli altri
paesi vi siano delle forti resistenze. Ad oggi l'Ucraina non possiede
nessuno o quasi dei requisiti richiesti per consentirle l'adesione. Non
solo, ma la sua presenza nell'Unione è di ostacolo agli interessi di
molti dei paesi membri che da questa presenza sono decisamente
danneggiati, poiché per la sua particolare situazione politica ed
economica l'Ucraina finirebbe per assorbire la gran parte delle risorse
disponibili, richiedendo alla fiscalità dei paesi aderenti all'Unione
enormi sacrifici, incompatibili con la congiuntura economica attuale e
con la necessita di sostenere il proprio welfare.
Confidiamo che, forti di queste ragioni, gli Stati Ue invocheranno le
condizioni previste dai Trattati per procrastinare all'infinito
l'adesione del paese all'Unione e soprattutto rifiuteranno la proposta
ucraina di fungere da pretoriani dell'Unione, offrendosi come il nerbo,
la struttura portante dell'esercito dell'Unione.
A nostro avviso è interesse dell'Europa che l'Ucraina perda la guerra,
perché nel caso in cui la Russia non riesca ad imporre al paese la
smilitarizzazione, esso conserverebbe una forza militare rilevante che
costituirebbe di gran lunga l'esercito più forte d'Europa, grazie
all'esperienza maturata in guerra, imponendo di fatto i propri come
soldati di ventura dell'intera Unione, facendone le truppe mercenarie
destinate a svolgere la funzione deterrente, finendo inevitabilmente con
lo svolgere funzioni securitarie a fronte del rifiuto della
militarizzazione dei giovani europei. Sarebbe come dire che l'Europa
affida il presidio delle sue istituzioni democratiche ai nazisti
dell'Azov. Francamente riteniamo che l'Europa non ha bisogno dei
nazionalisti ucraini, perché facciano da poliziotti, da guardiani delle
istituzioni tanto più che fra di loro prevalgono tendenze nazistoidi
come è ampiamente dimostrato dalla configurazione del panorama politico
ucraino e dalla configurazione del suo esercito.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2025/07/27/lucraina-al-bivio/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(tr) Greece, Protaanka: İşçi Nikos Grammatikopoulos'un ölümü üzerine İlion'da düzenlenen mitingden güncelleme (ca, de, en, it, pt)[makine çevirisi]
- Next by Date:
(it) UK, ACG: Da Los Angeles all'Ucraina: il prolungamento della guerra apre nuovi orizzonti per la lotta sociale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center