A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Francais_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkurkish_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours

Links to indexes of first few lines of all posts of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Italy, FDCA, Cantiere #36 - Un arcobaleno li seppellirà - Stefania Baschieri (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 14 Aug 2025 09:16:21 +0300


Oltre trenta anni fa l'Italia festeggiava il suo primo Pride. Era il luglio 1994 ed a Roma una moltitudine di persone proveniente da tutta Italia scendeva in strada per rivendicare la propria esistenza e i propri diritti. ---- Oggi, dopo oltre tre decenni, l'organizzazione del Pride continua a registrare una serie di critiche e attacchi. ---- Questa manifestazione, che si svolge nel mese di giugno e che celebra l'orgoglio LGBTQIA+ in Italia e nel mondo, viene vista, da parte di alcuni settori della società, non solo come "una carnevalata" o una provocazione fine a se stessa, ma anche come qualcosa di sostanzialmente inutile visto che ormai, nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali esistono leggi di tutela (dai matrimoni ai provvedimenti contro i crimini d'odio), più efficaci o più blande (come nel caso delle unioni civili in Italia).
La domanda che spesso si sente fare è la seguente: ha senso fare ancora oggi il Pride? La risposta non può che basarsi sul fatto che accanto a chi sostiene i diritti LGBTQIA+ c'è ancora chi dà ampio spazio e supporto a posizioni omofobe, magari giustificandole con la libertà di pensiero, chi ritiene che ci siano questioni più urgenti da affrontare, come se la difesa e l'estensione dei diritti fosse qualcosa di marginale, e chi infine insulta (più o meno velatamente) sia le marce dell'orgoglio sia le persone queer alimentando un clima di odio e di intolleranza che spesso sfocia in atti di vere aggressioni verbali e fisiche.
Un sentire certamente non nuovo nel nostro paese; ma sicuramente oggi, con questo clima politico e con le molteplici dichiarazioni da parte dei vari esponenti di destra (ma non solo) contro le questioni arcobaleno, si dà conforto e legittimazione ad un sentimento omofobo che probabilmente era in uno stato di latenza e che ha avuto modo di emergere proprio con l'avvento del governo Meloni.
Ogni anno dal 2009 il progetto Rainbow Europe analizza la situazione relativa ai diritti legati alla comunità in 49 paesi europei e attribuisce un punteggio da 0 a 100 basandosi su criteri divisi in sette categorie tematiche: uguaglianza e non discriminazione, famiglia, crimini generati dall'odio, riconoscimento legale del genere, integrità corporea intersessuale, spazio della società civile e asilo.
In questa graduatoria l'Italia si posiziona al 36° posto in Europa arretrando di due posizioni rispetto al 2023: una Italia a guida sovranista e conservatrice che si fa superare persino dall'Ungheria di Orban.
Del resto perché sorprendersi visto le affermazioni di alcuni rappresentanti della maggioranza come il deputato di Fratelli d'Italia Federico Mollicone che "tranquillamente" in una trasmissione ha affermato che "in Italia le coppie omosessuali non sono legali" o come il senatore, sempre di Fratelli d'Italia, Lucio Malan, che in un programma radiofonico ha ricordato che secondo la Bibbia l'omosessualità è un "abominio". Ma se si allarga lo sguardo al livello europeo scopriamo che la situazione non è poi tanto

migliore; infatti nel parlamento europeo siede qualche decina di parlamentari sostenitori del "Manifesto pro-vita e famiglia", un documento d'intenti il cui testo prevede 6 punti programmatici: la negazione totale del diritto di aborto; il sostegno alla famiglia unicamente intesa come "unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio"; il contrasto della pratica dell'"utero in affitto" (termine dispregiativo per indicare la gestazione per altri); l'opposizione alle "politiche green fondate sull'ambientalismo ideologico anti-umano e anti-natalista"; il contrasto alla "ipersessualizzazione (?) e iperdigitalizzazione dei minori"; la lotta contro l'ideologia gender e l'agenda LGBTQIA+
Non sorprende che la maggior parte dei firmatari sia di Fratelli d'Italia: infatti il "manifesto pro-vita e famiglia" è perfettamente coincidente con le politiche in materia di diritti civili, sessuali e riproduttivi del governo Meloni, la quale più volte ha evocato un presunto "indottrinamento gender promosso dall'Europa" nelle scuole italiane.
Oltre a Meloni sono comunque diversi gli esponenti dell'attuale maggioranza che si sono scagliati con veemenza contro il fantomatico "indottrinamento gender dei bambini" portato avanti, secondo loro, attraverso il ddl Zan contro l'omolesbobitransfobia, le bambole unisex, i film della Disney (sì, non è uno scherzo) e addirittura Peppa Pig il cartone animato amatissimo da bambine e bambini, considerati tutti indistintamente come pericolosi veicoli dell'"ideologia gender".
La lista potrebbe andare avanti ancora a lungo, visto che lo spauracchio dell'"ideologia gender" fa parte a pieno titolo dell'arsenale propagandistico della destra, dei movimenti ultracattolici e pure delle gerarchie ecclesiastiche.
Ma come si è formata questa espressione e perché si è diffusa così tanto? E quali sono i suoi bersagli?
Una teoria, quella del gender, che di fatto non esiste ma che è stata letteralmente costruita a tavolino dal Vaticano intorno alla metà degli anni novanta (e portata avanti ancora oggi) con due obiettivi: il primo è quello di deformare, demonizzare e delegittimare analisi e teorie elaborate dai movimenti femministi ed lgbt; il secondo obiettivo è quello di riaffermare la visione essenzialista secondo la quale uomini e donne sarebbero gruppi naturali e naturalmente complementari con tutto ciò che segue in termini di inferiorizzazione delle donne e delle persone lgbt negando quindi i tanti studi di genere che dimostrano che ciò che appare socialmente come "naturale" è in realtà il prodotto di rapporti di dominazione naturalizzati.
In realtà le teorie di genere, che sono diverse dalle bufale della teoria del gender, nascono a cavallo degli anni '70/80 del secolo scorso, influenzati da pensatori come Michel Foucault e Jaques Derrida, come un approccio interdisciplinare per analizzare il significato socio-culturale della sessualità e dell'identità di genere e mettono in discussione alcune leggi che gli ultraconservatori vorrebbero eterne ed universali e che invece sono solo il risultato di una certa epoca e di una certa cultura; in particolare del capitalismo che affonda le sue radici nel pieno dominio dei corpi per fini produttivi e riproduttivi con conseguente controllo serrato nei riguardi della sessualità reprimendo e negando ogni soggettività non conforme al modello prestabilito.
Il femminismo e gli studi di genere sono strettamente legati, poiché entrambi contestano le strutture di potere che definiscono il ruolo delle donne e delle minoranze nella società evidenziando come il genere non sia solo una questione biologica, ma anche una costruzione sociale che influenza le opportunità e le esperienze delle persone.
Massimo Prearo, ricercatore in Scienza politica dell'Università di Verona afferma che "quelle che una certa retorica politica racchiude dentro l'espressione teoria gender sono in realtà tutto un insieme di lavori, di approcci tra cui gli studi femministi delle e sulle donne, e dunque anche di teorie, che nella seconda metà del novecento in particolare, hanno introdotto una riflessione sulle forme di potere che strutturano la nostra società e che determinano la condizione di subordinazione delle donne, la disuguaglianza e le violenze di genere e anche l'oppressione delle minoranze sessuali, in un parola (una riflessione) sul patriarcato". "La teoria gender esiste in quanto dispositivo retorico elaborato dal Vaticano e dai movimenti reazionari per mostrificare i saperi elaborati dal femminismo e da intellettuali vicini ai movimenti LGBTQIA+ e, soprattutto, gli interventi antidiscriminatori nelle scuole", afferma Lorenzo Bernini professore associato di Filosofia politica dell'Università di Verona. "In ultima istanza - afferma ancora Bernini- per contrastare le conquiste sociali e politiche dei movimenti femministi e LGBTQIA+. È uno dei collanti ideologici del populismo di destra, perché permette di individuare un popolo di mamme e papà bianchi chiamati a difendere i propri figli da una perversa ideologia che li pervertirebbe".
Questa retorica "anti-gender" assume forme prevalentemente paranoiche e cospirative: dietro c'è un'idea che vede i poteri economici e finanziari, l'impero farmaceutico, tutte lobby potenti che complotterebbero alle spalle dei governi e delle persone "normali" per imporre il "pensiero unico", la censura e la privazione di risorse che verrebbero dirottate sugli interessi delle stesse lobby e, quindi, tolte alle classi popolari.
L'aspetto complottista va di pari passo con quello disinformativo e con una narrazione ossessiva che racconta di una presunta e onnipotente "lobby gay" che tramerebbe nell'ombra per scardinare la "famiglia naturale", negare le differenze biologiche tra uomini e donne, sdoganare pratiche sessuali estreme, legalizzare la pedofilia e plagiare bambini e bambine per renderli gay o, peggio ancora, transgender (sic).
La guerra "al gender" insieme alla difesa della "famiglia naturale" e delle "radici cristiane dell'Europa" costituiscono ormai i cardini retorici ed ideologici del nuovo manifesto politico della destra europea (e non solo visto i recenti provvedimenti di Donald Trump tendenti a negare l'orientamento sessuale e l'identità di genere e ribadendo che esistono solo due sessi, quello maschile e quello femminile, cancellando quindi con un tratto di penna tutta la comunità LGBTQIA+), e al contempo un vero e proprio programma di governo che vuole attaccare e cancellare tutte quelle questioni legate all'omogenitorialità, all'identità di genere, all'omolesbotransfobia, e all'affermazione delle persone transgender, problematiche che non sono state affatto risolte in Italia.
Pertanto, tornando alla domanda iniziale se sia ancora necessario oggi il Pride la risposta e ancora SÌ. Per rivendicare diritti di libertà che non vengono ancora riconosciuti, e non c'è nessuna volontà di riconoscerli; ma, anche qualora ci fosse un avanzamento sul piano del riconoscimento dei diritti negati, sarebbe comunque importante celebrare questa giornata perchè porta con sé un importante momento evocativo. Si celebrano infatti i moti di Stonewall, cioè quella rivolta che nel 1969 cambiò la narrazione e l'azione politica delle persone LGBTQIA+ negli Stati Uniti e, a cascata anche in gran parte del resto del mondo.
Pertanto, così come celebriamo altre ricorrenze politiche importanti è giusto ricordare anche questi avvenimenti, e ancor di più, in un momento storico in cui diritti e assetti democratici sono sotto assedio da parte delle forze populiste e sovraniste al governo, scendere in piazza oltre che un diritto è qualcosa di doveroso.
E lo si deve fare con la consapevolezza che la lotta del movimento LGBT è anche una questione di classe perché le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale si intrecciano spesso con le disuguaglianze economiche e sociali. Infatti sono proprio le persone LGBTQIA+ che si trovano ad affrontare maggiori difficoltà nell'accesso al lavoro, alla casa e ai servizi sanitari, e queste barriere sono ovviamente amplificate per chi proviene da contesti socio-economici svantaggiati. Inoltre la precarietà economica può rendere più difficile per queste persone denunciare discriminazioni o uscire da ambienti ostili, aumentando quindi la loro vulnerabilità.
La repressione dell'alterità oggi può assumere forme molteplici come ci raccontano gli esempi tratti dalla cronaca, ma tutte sono correlate con l'attuale sistema di sfruttamento e con le sue componenti culturali ed educative contro cui le battaglie LGBTQIA+ si muovono. Ed è attraverso questa intersezione tra le lotte per i diritti civili e quelle per la giustizia sociale che le rivendicazioni del movimento LGBT devono considerarsi un momento importante di crescita della coscienza collettiva di classe e della consapevolezza che solo con il superamento di questo modello sociale si potrà costruire una società non più basata sullo sfruttamento e sull'accumulo di capitale, ma sul benessere e la libertà.

http://alternativalibertaria.fdca.it/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center