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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #20-25 - La guerra ci lascia a piedi - Basta militarizzazione delle ferrovie (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 13 Aug 2025 07:17:21 +0300
La tratta ferroviaria tra Pisa e Livorno ha recentemente subito una
pesante limitazione poiché per alcuni giorni sono stati soppressi treni
solitamente utilizzati da pendolari nella fascia oraria mattutina. ----
RFI, Rete Ferroviaria Italiana, annunciava infatti in un comunicato che
"la circolazione è sospesa nelle giornate 10-12-13-17-18-19-20 giugno
dalle 9:50 alle 12:50 per eseguire lavori di completamento del rinnovo
degli scambi e dei binari a Tombolo sin ora effettuati in orario
notturno". Il comunicato proseguiva dando rassicurazioni sulle finalità
degli interventi che "garantiranno una gestione più flessibile con
impatti positivi sulla regolarità della circolazione" specificando che
"per esigenze tecniche le lavorazioni programmate devono necessariamente
essere svolte in orario diurno".
Potrebbe sembrare una notizia marginale, ma non lo è. La tratta
ferroviaria di cui si parla infatti è quella che attraversa la base
militare di Camp Darby in una zona di collegamento tra l'aeroporto
militare di Pisa e il porto di Livorno.
Puntualmente è scattata la denuncia del collettivo Ferrovieri Contro la
Guerra e del Coordinamento Antimilitarista Livornese, che in un
volantino congiunto hanno evidenziato le reali finalità dei lavori che
hanno determinato il blocco della circolazione. Il potenziamento di
scambi e binari su quella tratta infatti - si legge - "comporterà un
incremento sostanziale al traffico di armi tra la stazione ferroviaria
di Tombolo, il Canale Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale USA
fuori dal suolo statunitense. Una rete ferroviaria civile piegata ai
voleri guerrafondai della NATO". Ferrovieri Contro la Guerra e
Coordinamento Antimilitarista hanno anche sottolineato come tutto questo
si colleghi al clima di escalation bellica, che vede, oltre alla guerra
in Ucraina e al genocidio palestinese, ben 56 conflitti armati che
coinvolgono oltre 92 paesi, una situazione che di giorno in giorno si fa
più drammatica con l'avvio di ulteriori guerre, come sta a dimostrare
l'attacco USA all'Iran. Puntuale è stata anche la denuncia del ruolo del
Governo italiano, pienamente coinvolto nelle politiche di guerra, come
rende evidente la cifra record raggiunta attualmente dalla spesa
militare e la previsione di incremento, oltre ai piani di riarmo
nazionale già in corso. Miliardi di euro per finanziare le guerre, le
missioni militari, l'apparato bellico, mentre aumenta la povertà e
vengono fatti a pezzi servizi sociali come scuola, sanità e, appunto,
trasporti.
Il 18 e 19 giugno Ferrovieri Contro la Guerra e Coordinamento
Antimilitarista Livornese hanno svolto una due giorni per denunciare le
reali motivazioni dell'interruzione di circolazione sulla tratta fra
Pisa e Livorno. Alla stazione ferroviaria di Livorno è stata convocata
una conferenza stampa e sono stati diffusi volantini informativi.
Notevole è stato l'interesse dei viaggiatori, tra cui numerosi
pendolari, che hanno espresso solidarietà all'iniziativa e manifestato
aperta contrarietà alle politiche belliciste e a quella che a tutti gli
effetti è un'economia di guerra. Solidarietà e prese di posizione a
supporto sono giunte anche da altre realtà antimilitariste e pacifiste
del territorio, che hanno dato vita ad iniziative parallele. Testate
giornalistiche locali e nazionali hanno dato risalto all'iniziativa, che
senz'altro vedrà momenti di rilancio nelle prossime settimane.
Significativo anche che la due giorni di denuncia e protesta sia stata
svolta alla vigilia di uno sciopero generale contro la guerra indetto da
sigle del sindacalismo di base. Come è stato ben evidenziato nel
volantino diffuso, gli scioperi, particolarmente nel settore trasporti,
subiscono gli attacchi di una regolamentazione che rende sempre più
difficile scioperare, ma anche di una comunicazione che punta il dito
contro l'interruzione del servizio e il disagio che lo sciopero arreca
all'utenza. In realtà dell'utenza a RFI importa ben poco, soprattutto se
si tratta di pendolari e lavoratori, come dimostrano anni di
disinvestimento e come, in modo lampante, ha dimostrato l'interruzione
della linea ferroviaria tra Pisa e Livorno dei giorni scorsi: per
sostenere le finalità militari della ristrutturazione della tratta gli
utenti vengono lasciati a piedi, senza nemmeno preoccuparsi di
organizzare trasporti sostitutivi.
La situazione denunciata, chiaramente legata al mantenimento e
all'allargamento del conflitto mondiale, richiama quindi la necessità di
continuare nel percorso antimilitarista. Un percorso che il collettivo
Ferrovieri contro la guerra ha intrapreso un anno fa costituendosi a
partire da un'assemblea lanciata dalla rivista Cub Rail in seguito
all'accordo tra Leonardo e RFI sui trasporti militari circolanti su rete
ferroviaria e alla necessità di poter trovare forme di praticabilità di
obiezione di coscienza da parte di lavoratori e lavoratrici contrari a
prestare la propria attività lavorativa in ambito di trasporto militare.
Quello della logistica militare è un settore molto importante. Si è
parlato frequentemente delle importanti mobilitazioni dei lavoratori dei
porti contro traffici e movimentazione di materiale bellico, ma anche il
traffico ferroviario è largamente interessato da una militarizzazione
sempre più pesante.
Gli ambiti strategici di investimento legati al piano operativo Rearm
Europe di 800 miliardi comprendono esplicitamente anche la mobilità
militare, con l'adeguamento e l'espansione delle reti infrastrutturali
multimodali europee e con l'adozione di standard comuni per la logistica
militare. Si va dall'abolizione di ostacoli normativi che possono
complicare il transito di armi e mezzi militari alla creazione di nuovi
hub logistici.
Mentre continua il disinvestimento sui trasporti civili e il taglio del
servizio di pubblica utilità, procede a tutto spiano il settore dei
trasporti militari.
L'accordo tra Leonardo e RFI del maggio 2024 prevedeva l'adeguamento
delle ferrovie al transito dei convogli militari per garantire
spostamenti di armi e truppe anche con breve preavviso e su larga scala.
Ma il processo è partito già da prima, ed anche i lavori di
potenziamento sulla tratta Pisa- Livorno con passaggio attraverso Camp
Darby erano iniziati nel 2017.
L'incremento della militarizzazione delle ferrovie del resto è iniziato
anni fa in tutta Europa con un piano che attribuiva alla rete TEN-T
(Reti transeuropee dei trasporti) un doppio uso, sia civile che
militare. Ne sono seguiti ingenti progetti di ristrutturazione, tra cui
apertura di nuovi binari o rinforzi degli esistenti in vista del
passaggio di carichi pesanti, adeguamento degli scartamenti e degli
scambi, risagomatura delle gallerie, costruzione di nuovi tunnel e ponti
e così via. Un progetto gigantesco che ha visto un'accelerazione
nell'ultimo triennio con la guerra in Ucraina.
L'Italia è attraversata da quattro direttrici della rete TEN-T: il
corridoio Mediterraneo, il corridoio Reno- Alpi, il corridoio scandinavo
Mediterraneo e il corridoio Baltico-Adriatico.
A febbraio 2025 La Corte dei conti europea ha espresso la necessità di
rifinanziare ulteriormente la militarizzazione delle ferrovie sfruttando
fondi attualmente destinati al trasporto civile.
Il collettivo Ferrovieri Contro la Guerra, oltre che informare sulla
ingente campagna di militarizzazione delle ferrovie a partire da
concrete situazioni territoriali, rivendica il diritto all'obiezione di
coscienza perché i lavoratori possano sottrarsi a qualsiasi tipo di
connivenza con l'uso militare della loro prestazione lavorativa, ma
rivendicano anche con forza la necessità di una circolazione ferroviaria
civile e sicura contro ogni utilizzo a scopo bellico della rete
ferroviaria. Una lotta che unisce quindi il piano lavorativo con quello
sociale e collettivo.
Una lotta contro la guerra e non solo.
Vogliamo ricordare infatti che la circolazione di mezzi militari sulla
rete ferroviaria, oltre ad alimentare le guerre, comporta una riduzione
fortissima della sicurezza sia dei viaggiatori che delle popolazioni e
degli insediamenti che si trovano in prossimità delle reti ferroviarie
coinvolte.
La movimentazione ferroviaria di materiale bellico, prevede di avere a
che fare con "merci" identificate come "Classe 1 Materie e oggetti
esplosivi". E anche se non tutti i materiali bellici sono esplosivi, il
rischio di sicurezza sale enormemente, in caso di trasporti militari,
andando ad impattare su una situazione già altamente compromessa. Basti
pensare al sistema frenante "innovativo" dei treni merci, quello che ha
rischiato di scatenare una Viareggio bis il 3 febbraio 2023, quando un
treno carico di GPL si è fermato nella stazione viareggina con un
principio d'incendio proprio a causa del bloccaggio dei freni sulle
ruote di un carro. Per non parlare dei numerosi e drammatici
deragliamenti (Viareggio, Pioltello, Livraga) o degli scontri frontali
tra treni (Andria e Corato): la sicurezza non è una caratteristica del
transito ferroviario, figuriamoci quanto il rischio e la pericolosità
possono salire con il trasporto di materiale bellico, oltre al fatto che
i treni stessi e i tratti ferroviari militarizzati potrebbero costituire
obiettivo sensibile da colpire.
Ci sono quindi molti motivi per opporsi alla militarizzazione delle
ferrovie e quella della sicurezza è una questione che si collega
solidamente all'opposizione alla guerra e alla militarizzazione
crescente. In occasione del sedicesimo anniversario della strage
ferroviaria di Viareggio del 2009, queste problematiche devono
collegarsi, per costituire elemento di unione delle lotte e delle
rivendicazioni contro politiche criminali, portatrici di morte e
distruzione.
A.P.
https://umanitanova.org/la-guerra-ci-lascia-a-piedi-basta-militarizzazione-delle-ferrovie/
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