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(it) Italy, Sicilia Libertaria: PONTE SULLO STRETTO, l'opera che infrange territori e comunità - Corrado Speziale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 31 May 2024 09:41:35 +0300


Il ponte sullo Stretto di Messina torna ad essere un affare sospeso su una campata che oscilla tra politiche spregiudicate e predatorie da un lato, e interessi economici a vantaggio di pochi, dall'altro. In mezzo, l'acquiescenza di tanti cittadini, spesso privati della consapevolezza e ignari di ciò che realmente avviene tra le segrete stanze del potere. In tal senso, non c'è dubbio su quanto la ragionevolezza, il buon senso e soprattutto la buona politica, salvo qualche eccezione, su questo argomento abbiano da sempre abbandonato questo splendido angolo di mondo, qual è lo Stretto di Messina.

Pochi giorni fa, la scossa che quasi come un "terremoto", evento tra l'altro tragicamente noto da queste parti, ha turbato gli abitanti: tra le sponde di Sicilia e Calabria si è rimaterializzato il famigerato progetto della mega opera di attraversamento stabile dello Stretto. Che stavolta non passa inosservato, poiché l'Avviso di avvio del procedimento volto all'apposizione del vincolo d'esproprio, ha di fatto scosso ben circa 450 famiglie, che sarebbero private di abitazioni e immobili in genere, ma soprattutto, dei loro affetti più radicati e profondi. Perché la "devastazione" che ne deriverebbe, attraverserebbe la storia e la dignità di intere comunità. Con sorpresa di tanti, il ponte non passa solo sulla testa degli abitanti di Messina e Villa San Giovanni, bensì su quella di ben 29 comuni, tra Sicilia e Calabria. "Soltanto" 14, invece, sono quelli interessati agli espropri. Ma andiamo per ordine.

Il contratto con Eurolink, associazione di imprese-general contractor che si era aggiudicata la progettazione e la realizzazione dell'opera, era decaduto nel 2013. In conseguenza, la Stretto di Messina Spa, concessionaria dello Stato creata ad hoc nel 1981, partecipata da Anas, RFI, Regione Calabria e Regione Siciliana, non aveva più ragione d'esistere. Cosicché, bruciati negli anni oltre 300 di milioni di euro, in assenza di un atto aggiuntivo che garantisse la sostenibilità del piano economico finanziario per la realizzazione della famigerata opera, sull'affaire ponte era calato definitivamente il sipario. L'aveva deciso il Governo Monti, con il commissariamento e messa in liquidazione della società "Stretto". Ma Eurolink e l'americana Parsons, consulente nel progetto, hanno impiantato un contenzioso giudiziario con la società concessionaria, e dunque contro lo Stato, presso il Tribunale civile di Roma. In ballo, cospicue cifre di indennità e penali che in base a certi conteggi, e soprattutto pretese, solo per Eurolink avrebbero superato 700 milioni di euro. La decisione del Governo di allora, passato alla storia per le sue particolari affezioni alla spending review, ha di fatto soffocato le ambizioni di Berlusconi & C., i quali contavano sulla "legge obiettivo" per sbaragliare qualunque opposizione sia tecnico-burocratica che politica. L'opera, ancor prima di nascere, crollava, così, sia sotto i colpi dell'opposizione dal basso condotta dai movimenti No ponte in riva allo Stretto, che sotto le scelte di un governo consapevole dell'assenza di capitali sia pubblici che privati, occorrenti per la realizzazione e la gestione dell'infrastruttura.

Vicenda chiusa? Non proprio, perché sul ponte l'atteggiamento della politica, a prescindere dai partiti, è netta: chi è al governo ha sempre sostenuto l'opera, chi è all'opposizione si è sempre dichiarato contro. Primo fra tutti, il ministro Salvini e il suo partito: dal no al sì. Viceversa, ci sono partiti passati dal sì al no, come il Pd. Ne conviene che per chi governa l'operazione è troppo appetibile per restarne fuori, a prescindere. Così, mentre sembrava tutto soggiacere, con il contenzioso in corso che vedeva lo Stato vincente in primo grado sul general contractor, ecco il Governo Meloni, nella fattispecie il ministro delle Infrastrutture Salvini, porre in essere un provvedimento di rara scorrettezza e illegittimità: il Decreto-Legge 31 marzo 2023 n. 35, al quale, come tale, tra l'altro, vengono attribuiti i requisiti essenziali di necessità e urgenza. L'opera pubblica più controversa della storia italiana, fallita prima di nascere, già dal 1981, viene trattata alla stessa stregua di un evento accidentale e imprevedibile. Il decreto, non prima d'aver subito autorevoli, brucianti attacchi e critiche in Commissione Ambiente e Trasporti della Camera, da parte, tra gli altri, del presidente dell'Autorità Anticorruzione, è stato convertito nella Legge 26 maggio 2023, n. 58. L'ANAC, sin dal primo momento, ha rilevato l'esistenza di notevoli carenze e incongruenze a vantaggio del soggetto privato rispetto a quello pubblico. Innanzitutto, la non esistenza di una preventiva accettazione da parte del contraente generale alla rinuncia al contenzioso avviato a seguito della chiusura del precedente contratto. Mentre sull'affidamento emergono contrarietà nell'applicazione delle normative, in relazione all'importo progettuale così come verrebbe incrementato, in assenza di una nuova gara d'appalto. A ciò si aggiunge la composizione societaria del contraente generale, adesso guidato da Webuild, gruppo Salini, nel tempo modificata a seguito di varie vicende societarie. Per dirne una: finanche chi perse la gara, adesso si vedrebbe aggiudicato l'appalto assieme ai vecchi contendenti, con la possibilità che l'importo supererebbe il limite imposto dalla legge.

In tutto questo, viene resuscitata dalle proprie ceneri la società Stretto di Messina, nella quale entra a pieno titolo, con maggioranza assoluta del capitale, il ministero dell'Economia, che eserciterà i propri poteri d'intesa con il ministero delle Infrastrutture. Un accentramento non di poco conto. E il progetto? Una relazione integrativa prevista già entro il 30 settembre dello scorso anno, avrebbe risolto il problema dell'aggiornamento. Ma la stessa è stata "spalmata" su ben cinque versioni. L'ultima, il 20 gennaio 2024. L'atto, nel suo divenire, non reso disponibile alla richiesta dei parlamentari di AVS e del Pd, è oggetto di indagine presso la procura di Roma a seguito di esposto degli stessi parlamentari. Nel lasso di tempo, il rinnovato Comitato scientifico della Stretto di Messina Spa, il 29 gennaio scorso ha emesso il proprio parere sulla "Relazione del progettista": l'atto è tempestato di considerazioni, osservazioni e raccomandazioni. Soltanto queste ultime sono ben 68 e riguardano argomenti fondamentali come la stabilità e la sicurezza dell'opera. Tuttavia, gli esperti esprimono "parere positivo", fatte salve una marea di problematiche. Allora, di cosa parliamo?

Già in house, il progetto viene considerato carente dei requisiti affinché possa definirsi definitivo. Cosicché, è d'obbligo fare il punto su alcuni dati. Il ministero delle Infrastrutture riesuma il progetto del ponte, in aggiornamento, in cui secondo gli "osservatori", circa il 95 per cento degli atti risalgono alla vecchia versione, 2011-2012. Sia il progetto che l'appalto vengono riassegnati senza una nuova gara. Il costo dell'opera, inserito nel Def, è di 14,6 miliardi di euro, ma nell'ultima Legge di bilancio sono stati previsti 11,6 miliardi di euro. La differenza potrebbe far evitare l'impasse per la nuova aggiudicazione. Tutto calcolato? 1,6 miliardi di euro proverranno da Sicilia e Calabria, fondi sottratti al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione: soldi preziosi per infrastrutture e servizi essenziali. Quanto all'iter progettuale, quasi contemporaneamente, da inizio marzo piovono atti ed elaborati in versione digitale che investono uffici, enti territoriali, associazioni e soprattutto migliaia di cittadini, su tre dimensioni: l'apertura della conferenza dei servizi per la raccolta dei pareri sul progetto definitivo; la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale; l'Avviso di avvio del procedimento di esproprio. Si registra un'accelerazione sulle procedure senza precedenti, riguardo un'opera pubblica. In generale, carenze progettuali di ogni tipo, rimandano al progetto esecutivo di là da venire. Forse. Mancano elaborati tecnico - economici fondamentali e tra quelli presentati molti risultano illeggibili. Scatta la corsa contro il tempo: il 16 aprile è stata avviata la conferenza dei servizi presso il ministero delle Infrastrutture. Il 13 aprile è stato l'ultimo giorno utile per la presentazione, in questa fase, delle osservazioni nell'ambito della VIA. Sessanta giorni, a partire dal 3 aprile, è invece il periodo entro cui poter formulare osservazioni riguardo agli espropri. Su quest'ultimo aspetto a Messina si interfacciano informazione e controinformazione: da un lato gli addetti della Stretto di Messina Spa, dall'altro, gli attivisti del comitato No ponte Capo Peloro. Il primo giorno di apertura dello sportello presso il Palacultura "Antonello", mentre all'interno venivano ricevuti alcuni "espropriandi" per le informazioni del caso, all'esterno i militanti del comitato, in un partecipato sit-in diffondevano indicazioni utili a chiunque ne facesse richiesta: "Espropri, no grazie!".

Dunque, fare chiarezza su questa fase: "L'eventuale procedura espropriativa potrà essere avviata solo dopo l'approvazione del progetto definitivo, con la relativa dichiarazione di pubblica utilità da parte del CIPESS - Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile". Il messaggio è "Siamo tutti espropriandi". Tutta la città sarebbe "espropriata". Messina è interessata da sud a nord, da Contesse a Torre Faro. Una realtà durissima da accettare, considerando che fino a ieri il ponte sembrava un'esclusiva solo di quest'ultima località, ossia Capo Peloro. Il ponte sullo Stretto, ad una campata, prevede una lunghezza di 3 chilometri e 300 metri, sorretta da due torri, ciascuna alta 399 metri. Tutto ciò, in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, dove tra l'altro imperversano venti impetuosi e turbolenti. Prevista una linea ferroviaria sotterranea di oltre 18 chilometri che attraversa la città longitudinalmente, passante da tre stazioni ubicate su viale Europa, Annunziata e Papardo. Il raccordo autostradale, di oltre 11 chilometri, a sua volta, partirebbe dallo svincolo di Giostra. Tra cantieri operativi, aree per le stazioni metropolitane, siti di deposito e recupero ambientale, cantieri logistici e aree a disposizione, si contano 23 siti. Un'enormità di spazi e di rischi, considerata la fragilità idrogeologica del territorio messinese, che il 1° ottobre 2009 contò 37 vittime nell'alluvione di Giampilieri.

Le osservazioni nell'ambito della VIA più significative, messe a punto nel breve arco temporale concesso, di soli 30 giorni, sono state redatte dalle associazioni Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Man e WWF. Alle loro, si sono unite le competenze dell'associazione Invece del ponte e del comitato No ponte Capo Peloro. 38 esperti di tutta Italia hanno lavorato in sinergia, tra cui 12 docenti universitari provenienti da 9 differenti atenei. "La documentazione presentata in VIA dai proponenti relativa allo Studio di Impatto Ambientale e contestuale studio di incidenza sui siti della Rete Natura 2000, in alcun modo può legittimare un progetto definitivo che non presenta tutte le indagini occorrenti di tipo geognostico, idrologico, sismico, agronomico, biologico, chimico, naturalistico, paesaggistico", scrivono tra l'altro gli osservatori. "Il progetto definitivo 2024 non è stato né aggiornato, né integrato, con risposte esaurienti alle 18 prescrizioni solo parzialmente ottemperate secondo la commissione tecnica VIA nel 2013". Il progetto, alla luce delle controdeduzioni, è "ampiamente lacunoso nelle risposte alla richiesta di integrazioni che lascia insuperata la Valutazione di Incidenza negativa che fu espressa nel 2013". Gli osservatori si concentrano poi sugli aspetti sismici e su quelli riguardanti le sollecitazioni del vento. Quanto all'analisi costi - benefici, ravvisano che "la costruzione del ponte, oltre a comportare un rilevantissimo onere per le casse pubbliche, generi anche benefici economici inferiori ai costi con perdite per circa 1,5 miliardi di euro". Dopodiché, dato il tipo di opera, l'osservazione che non ti aspetti: "Il progetto definitivo non è accompagnato da studi trasportistici e flussi di traffico aggiornati, rimandati al futuro...". E ancora, si riscontrano lacune rispetto alla Valutazione Preventiva dell'Interesse Archeologico, "identica al 2012" e irregolarità rispetto al Piano paesistico: "I cantieri si sostituirebbero al territorio, cancellandolo". La Valutazione d'Incidenza risulta disattesa, tra l'altro, con la sottovalutazione della deviazione del canale che collega i laghi e sbocca nello Stretto, in piena riserva naturale, dov'è prevista la torre sulla sponda siciliana. Sempre in quest'ambito, vengono descritte le devastanti conseguenze sugli uccelli migratori, trattandosi di Zone a Protezione Speciale. Non da meno, l'impatto dettato dall'ingente qualità di acqua occorrente per la messa a regime dei cantieri, a fronte delle problematiche idriche di Messina e della crisi che si prospetta in Sicilia.

Ma soprattutto, è inquietante l'aspetto della tutela della salute: "Le patologie cardiorespiratorie e tumorali associate all'inquinamento ambientale sono state rilevate già nel 2013. Non si produce per la VIA 2024 una VIS - Valutazione d'Impatto Sanitario minimamente credibile". La risposta da parte della Commissione tecnica della verifica dell'impatto ambientale del ministero dell'Ambiente non si è fatta attendere: richieste 239 integrazioni. Come si potrebbero denominare altrimenti delle gravi carenze progettuali in ambito ambientale? Come si ottempera a questa massa di criticità? Dunque, ammesso che ci fossero ancora dubbi, il ponte è insostenibile. Si apprende di una telefonata dell'ad della Stretto di Messina Ciucci a Salvini, con tanto di richiesta di chiarimenti per la decisione del ministero.

La riflessione: sul progetto, nell'immediato futuro, gli uffici competenti, sia centrali che territoriali, al netto del rischio di essere privati parzialmente o totalmente delle loro funzioni tecnico-amministrative, vivranno tempi duri. Il ponte è una questione politica. Secondo i piani di Salvini, il CIPESS dovrebbe esprimersi il 30 giugno, ma i tempi slitteranno. L'udienza per la risoluzione del contenzioso con Eurolink è prevista il 14 ottobre. La posa della prima pietra, in un primo tempo prevista per la prossima estate, secondo il ministro adesso dovrà avvenire entro la fine del 2024. Ma non sarà facile. "Non c'è alcun dubbio che si vada incontro a un processo di militarizzazione delle città. C'è un solo antidoto a questa tragedia annunciata, ed è la lotta No ponte", scrivono i militanti che si riconoscono nel collettivo che si riunisce a Messina, presso lo Spazio No ponte.

Corrado Speziale

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