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(it) Italy, UCAD'I #184 - Appunti sul disordine mondiale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 24 May 2024 09:53:46 +0300
Il Parlamento europeo che verrà eletto dal 6 al 9 giugno designerà
insieme ai capi di Stato e di Governo la nuova Commissione che governerà
l'Unione europea. Il nuovo organismo dovrà guidare l'Unione per 5 anni
difficili mentre venti di guerra soffiano sempre più impetuosi in Europa
e nel mondo. Indipendentemente dal risultato delle quasi concomitanti
elezioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti il nuovo esecutivo
europeo dovrà muoversi in un mondo sempre più multipolare, prendendo
definitivamente atto della fine dell'egemonia USA sul mondo.
Il recente allargamento dei Brics ha profondamente modificato l'assetto
dell'equilibrio mondiale e l'aggregazione di paesi che si riconosce in
questa associazione di cooperazione copre ben il 44 % del commercio
mondiale, ma raccoglie gran parte della popolazione del pianeta ed è in
grado di condizionare in modo sempre più determinante l'economia
mondiale oggi caratterizzata da una diversa distribuzione della
divisione internazionale del lavoro, dalla attribuzione delle quote di
mercato, dall'afferenza in qualità e quantità dei settori produttivi
alle diverse economie. Ne consegue che la distribuzione della ricchezza
a livello mondiale risulta profondamente modificata ed è ulteriormente
destinata a mutare nel tempo in relazione alle prospettive di sviluppo e
all'organizzazione economica e produttiva delle diverse aree.
Bisogna prendere atto che è in corso uno scontro senza esclusioni di
colpi per quanto riguarda il controllo della produzione energetica,
l'accesso alle materie prime, il controllo delle quote di mercato per
quanto riguarda i diversi settori produttivi che assume caratteristiche
diverse dal passato quando il ciclo produttivo era basato sulla
produzione dell'acciaio ed altri tradizionali parametri economici
dell'economia del secolo scorso. Oggi a farla da padrone sono le
produzioni relative all'informatica, alla telematica, all'intelligenza
artificiale, l'innovazione tecnologica, all'automazione dei processi
produttivi, a tutto ciò si accompagna una attribuzione distribuita di
lavoro povero e marginale funzionale a creare nella società sacche di
sottosviluppo e di indigenza, compatibili con una ricchezza crescente di
coloro che si trovano in posizione apicale nella gestione del profitto e
dell'accumulazione.
Le caratteristiche delle diverse aree produttive
L'area europea produttiva europea si caratterizza per un'agricoltura di
qualità capace di soddisfare i bisogni delle popolazioni e garantire
l'autosufficienza. Nel modello economico europeo assume rilevanza la
manifattura e la produzione di servizi che garantiscono un alto livello
di reddito; proprio la prevalenza del settore manifatturiero produce la
convivenza sul territorio di forme produzione che rispecchiano modelli
diversi di organizzazione del lavoro,
realizzando un mixer di contemporanea presenza di modelli produttivi
avanzati e di modelli cosiddetti "arretrati". Ad esempio, accanto a
settori produttivi ad alta tecnologia e ad elevato livello di
automazione e di gestione avanzata coesistono settori che utilizzano il
lavoro a domicilio, la fabbrica quale parte di un sistema complesso di
filiali distribuite sul territorio che assemblano, grazie ad una
efficiente logistica, componenti diverse prodotte in unità produttive
decentrate.
Questo modello produttivo. nel recente passato, aspirava a realizzare
una trasformazione green per quanto riguarda l'utilizzazione
dell'energia, riducendo l'impatto climatico sul territorio, realizzando
l'abbandono del fossile, per passare all'utilizzo delle cosiddette
energie pulite. Questi progetto si accompagnava ad una più intensa
utilizzazione dell'innovazione tecnologica e allo sfruttamento di
materie prime occorrenti per realizzare produzioni ad alta tecnologia,
innovative e prodotti ad alto valore aggiunto. L'obiettivo di lungo
periodo era costituito da un'economia che abbiamo definito neocurtense
che prevedeva il ridimensionamento della logistica, il parziale rientro
sul territorio delle produzioni strategiche, un sostanziale
rafforzamento del modello produttivo europeo.[1]
La competitività di questo modello e la sua stessa realizzabilità è oggi
rimessa in discussione dall'attacco volto ad indebolire i suoi punti di
forza mettendo in crisi l'agricoltura con l'ingresso dell'Ucraina
nell'unione che sarebbe devastante per la politica agricola dell'unione,
obbligando i diversi paesi europei al riarmo, assorbendo così rilevanti
risorse sottratte a sanità, scuola e welfare, facendo assumere sempre
maggiore consistenza all'attacco concentrico portatole da un diverso
modello produttivo che si basa sull'innovazione tecnologica accompagnata
dal controllo e dal possesso di materie prime, soprattutto energetiche,
e da un forte controllo esercitato sui mercati finanziari e del
capitale, costituito dagli Stati Uniti, i quali stanno mettendo in atto
una politica economica e commerciale che prevede il rientro nel paese di
molte attività produttive, un tempo decentrate, necessita di forti
investimenti di capitali attirati mediante una legislazione di sostegno
agli investimenti produttivi esteri, che mira a mantenere la leadership
nelle produzioni tecnologicamente più avanzate al fine di esercitare per
questa via una funzione di direzione dell'accumulazione capitalistica e
di egemonia politica.
Tra i competitori che a livello mondiale ambiscono ad insediare questo
ruolo vi è certamente anche la Cina la quale si caratterizza per una
grande attenzione allo sviluppo dei settori produttivi più avanzati e
dedica una cura particolare al commercio, diversificando i suoi
investimenti produttivi attraverso l'acquisizione di materie prime in
paesi terzi, in cambio di investimenti produttivi in infrastrutture,
conquistando il controllo dei flussi di commercio mondiale e quelli
delle vie di comunicazione e di commercio, dedicando particolare
attenzione, insieme alla Russia, all'apertura della rotta artica
attraverso la quale sviluppare le proprie attività di commercio verso
l'Europa, non escludendo di sterilizzare e gradualmente ridurre il
flusso commerciale che passa attraverso il Mediterraneo.
Tenendo conto di questi obiettivi l'attacco portato dall'Inghilterra e
dagli Stati Uniti alla politica economica dell'Unione europea e alla sua
stabilità attraverso la guerra ucraina, ha prodotto l'inversione dei
flussi energetici, la messa in crisi dell'economia agricola dell'unione,
l'aumento dei costi di produzione per le merci europee, determinando il
nuovo indirizzo dei flussi energetici della Russia verso le aree
produttive cinesi e quelle indiane e questo nuovo assetto dei flussi
energetici ha finito per costituire un formidabile elemento di sostegno
verso le economie di Cina ed India, a tutto detrimento dell'area
europea, potenziando il decollo di quelle economie già in crescita.
In questo quadro di flussi economici e produttivi in rapido mutamento si
inserisce la crisi arabo - israeliana come elemento di perturbazione del
possibile sviluppo dell'economia dei paesi arabi produttori di petrolio
i quali tuttavia continuano a mantenere una disponibilità di capitali
abbastanza alta da permettere loro di promuovere investimenti produttivi
che li collocano sui mercati più avanzati dell'energia, dell'innovazione
tecnologica e dello sviluppo.
In questo nuovo contesto internazionale l'Africa diventa oggetto della
contesa di forze diverse, tra loro competitive, diversamente
posizionate, al momento, e destinate in futuro a scontrarsi per
contendersi l'egemonia. In particolare la fascia dei paesi dell'Africa
centrale appare sempre più infeudata alla presenza russa che con proprie
milizie presidia il territorio; la presenza cinese è invece diffusa
ovunque, inutilmente contrastata da una presenza europea e statunitense
che arranca nel tentativo di inserirsi per competere c contrastare la
concorrenza di competitori agguerriti ai quali si aggiunge con un peso
crescente l'attività economica facente capo all'India e al crescente
ruolo del suo apparato produttivo e della sua economia.
L'area che appare al momento in maggiore difficoltà è costituita
dall'America Latina troppo divisa e parcellizzata per competere alla
pari con gli altri soggetti che operano sul mercato internazionale e che
aspirano a svolgere un ruolo guida nello sviluppo economico del pianeta.
Altre aree economiche e politiche del mondo meritano un'attenta analisi
come quella della Turchia con proiezioni verso l'Africa e i territori
dell'Asia centrale abitati da popolazioni islamiche, oppure l'area
economica che ruota intorno all'Indonesia e che si estende fino al
Giappone e a Taiwan, o ancora l'area costituita dalla penisola
indocinese e tante altre, perché si possa disporre di una visione
globale delle forze in campo che ambiscono a partecipare alla gestione
di un mondo ormai multipolare che si presenta ormai come configurato a
"placche". Intendiamo con questa espressione fare
riferimento a territori contigui le cui economie ruotano intorno ad un
polo attrattivo e tendono a costituire un aggregato politico economico
di comune interesse, certificando così nei fatti il superamento della
dimensione della giurisdizione dello Stato nazione e avviando il
superamento della sua dimensione con il risultato di alimentare le
differenze tra etnie dominanti e subalterne.
Elementi di fragilità del sistema
Elementi comuni di fragilità di alcuni di questi sistemi politici ed
economici provengono dal loro assetto demografico. In particolare il
modello di produzione europeo non può che risentire della crisi
demografica che attanaglia il continente e alla quale non si vuole porre
rimedio a causa di una politica migratoria miope che, profondamente
segnata dal razzismo, porta all'esclusione dei migranti e impedisce che
con il loro apporto si possa compensare il calo delle nascite e la
desertificazione prodotta da scontri armati disastrosi e devastanti come
quello ucraino.
Con specifico riferimento all'Europa occorrerà approfondire l'analisi,
ipotizzando possibili soluzioni ai problemi emergenti dalla
contemporanea convivenza sul territorio dell'unione di 5 componenti
culturali-religiose: quella cattolica, quella protestante, quella
ortodossa, quella islamica e la componente che si ispira ai valori della
laicità e dell'illuminismo, considerando che la distribuzione della
popolazione tra queste diverse appartenenze è numericamente equipollente
ed emergerà con sempre maggiore rilevanza, producendo riflessi profondi
sulla convivenza possibile. Un nuovo amalgama di questi diversi apporti
culturali è ancora di là da venire la sua rilevanza e al momento
sottovalutata, a nostro avviso, in relazione al peso che può assumere
per la pace sociale e la possibilità di consentire nuovo slancio alle
aspirazioni delle popolazioni.
Con il problema demografico e l'invecchiamento progressivo inarrestabile
della sua popolazione dovrà fare i conti anche la Cina la quale è
destinata nel prossimo ventennio a vedere la sua popolazione attiva
ridursi progressivamente e drasticamente mentre contemporaneamente
crescerà il peso economico di gestione della popolazione anziana. In una
situazione diversa si trovano l'India e l'Africa che possono puntare sul
ruolo attivo che è in grado di svolgere la loro popolazione in gran
parte costituita da giovani in grado di dare il loro apporto fattivo
allo sviluppo del sistema produttivo e da offrire forza lavoro a buon
mercato.
Con questi "appunti sul disordine mondiale" intendiamo avviare una
riflessione in più tappe che cercherà di ricostruire le caratteristiche
e gli scenari possibili delle "placche" nelle quali si va configurando
la distribuzione del mondo multipolare che costituisce il nuovo assetto
del disordine mondiale o se si preferisce del nuovo ordine che avrà
comunque come elemento caratterizzante lo sviluppo continuo e ripetuto
di conflitti. Tuttavia disporre di un'analisi che valuti l'incidenza
possibile dei diversi fattori porta a ricostruire il quadro d'insieme e
costituisce la pre condizioni per poter quanto meno ipotizzare una
possibile strategia per contrastare un progetto che ha il solo obiettivo
di perpetuare e approfondire le diseguaglianze e lo sfruttamento degli
uni sugli altri.
[1]Analisi della fase 2022, Newsletter Crescita politica, N 163 - sett.
2022, https://www.ucadi.org/wp-content/uploads/2022/09/163.pdf
La Redazione
https://www.ucadi.org/2024/04/25/appunti-sul-disordine-mondiale/
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