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(it) Italy, FDCA, Cantiere #25 - Storia e memoria del lavoro e del sindacato: 1945-1985 (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 19 May 2024 07:45:11 +0300


Per ricostruire la storia del sindacato e del lavoro in Italia nel secondo dopoguerra, sono state importanti le testimonianze e le memorie dei sindacalisti che dirigevano le organizzazioni, ma anche quelle di lavoratori e attivisti nelle fabbriche. ---- In seguito agli accordi interconfederali del 6 dicembre 1945 e del 23 maggio 1946 l'industria italiana beneficia fino al 1947 ed oltre di una tregua sindacale; tutti i salari dell'industria sono decisi in un unico accordo che prevede la differenziazione per settori industriali, per zone territoriali, per qualifica operaia o impiegatizia, a seconda del sesso e dell'età.
Questo non impedisce che a Modena dal 1945 al 1947 la Fiom attui una serie di accordi con le industrie locali organizzate al di fuori della Associazione Industriali. La ricostruzione di questo periodo si deve anche ai memoriali di Aldo Barozzi e Mario Barozzi (segretario della Fiom fino al 1948), di Arturo Galavotti (segretario della Camera del lavoro), in parte raccolti da Luciano Casali. Attraverso le memorie di lavoratori modenesi delle "Acciaierie Ferriere", delle "Fonderie Riunite", della "Ferrari"e della "Maserati" si è tenuta viva la memoria di fabbriche importanti. Un importante contributo è quello di Eliseo Ferrari, segretario della Fiom, il sindacato metalmeccanico della Cgil, dal 1948 al 1950 e dal 1957 al 1973, che ha ricostruito una realtà oggi scomparsa, il quartiere industriale di Modena la "Crocetta", dove erano presenti le prime industrie della città. La scelta di ricostruire la storia di queste aziende è servita anche ad approfondire i periodi drammatici nella storia del movimento operaio. Le fabbriche erano diverse sia per le condizioni di lavoro che di professionalità e rapporti sindacali, ma entrambe simbolo del processo di industrializzazione avviato agli inizi del Novecento. Le "Ferriere" presentavano condizioni di lavoro molto pesanti, turni a ciclo continuo e con un ambiente molto pericoloso per la salute e l'incolumità degli operai, vi furono molti infortuni sul lavoro di cui dodici mortali. Vi erano figure operaie di cui oggi non si ricorda nemmeno il nome, come i "ratrappori" di fonderia, infilavano con le pinze la barra incandescente (biletta) nel laminatoio e in tutti i successivi passaggi della laminatura. Una figura oggi scomparsa ma che era anche la più cosciente e sindacalizzata nelle proprie richieste e rivendicazioni, vera base della lega Fiom di Modena. La "Maserati" invece aveva una organizzazione del lavoro con caratteristiche ancora di mestiere, nel corso degli anni le lotte aziendali produssero importanti accordi e le prime esperienze di medicina del lavoro a Modena.
La situazione dopo il 1948 è delle più difficili a Modena, la Guerra Fredda, la rottura dell'unità sindacale, aprono un periodo tragico che si concluderà con l'eccidio alle Fonderie Riunite il 9 gennaio 1950. Eliseo Ferrari illumina diversi aspetti della realtà di allora e delle polemiche che ne seguirono. Le vertenze sindacali del periodo sono il pretesto, per il padronato modenese, di serrate e licenziamenti che si configurano anche come attacchi alla sinistra, in diverse aziende erano presenti le sezioni aziendali dei diversi partiti. Le differenti letture della realtà sociale all'interno del sindacato e, soprattutto, le divergenze tra strategia politica e sindacale, portano alle dimissioni dalla direzione della Fiom di Mario Barozzi, che ritiene necessari il raggiungimento di accordi che evitassero le serrate, come era avvenuto alla Maserati nel 1949, ma che aveva trovato la forte opposizione degli operai interessati. L'ulteriore serrata operata dal Gruppo Orsi alle Fonderie Riunite, nel dicembre del 1949, diventa la prova decisiva di uno scontro in atto da mesi (nel 1950 la disoccupazione in provincia raggiunge le 43.906 unità e crescerà fino al 1954 arrivando a 46.037). In questa situazione la Camera del Lavoro assume una posizione di fermezza, anche perché le condizioni poste dalla proprietà sono una vera e propria abolizione del sindacato e della sinistra in fabbrica, mentre lo stabilimento viene fatto presidiare dalla polizia in occasione della prevista riapertura il 9 gennaio 1950. Eliseo Ferrari, a questo proposito, chiarisce il contesto della situazione e delle scelte fatte dal sindacato (diverse interpretazioni storiche si confronteranno ancora negli anni Novanta). La decisione di non occupare la fabbrica, e di attuare invece uno sciopero generale con corteo verso le Fonderie, aveva valutato le segnalazioni che avvertivano dell'intenzione della direzione aziendale di far intervenire la polizia a fronte di un tentativo di occupazione. Centrale rimaneva comunque nella scelta del sindacato la decisione politica di non cedere, decisione che lasciava pochi spazi a una mediazione. La conclusione tragica della giornata con la repressione della polizia scelbiana (sei morti, centoquaranta feriti, centinaia di arresti) determinò comunque uno spartiacque nel tentativo di ridimensionamento dei diritti sindacali e costituzionali, e dell'annullamento del ruolo delle Commissioni Interne e dei Consigli di Gestione. Viene comunque ricordata nella testimonianza la preminenza del carattere politico assunta dalla vertenza, sostenuta completamente da Nenni e Togliatti, a fronte di alcune perplessità espresse in campo sindacale da Giovanni Roveda e Giuseppe Di Vittorio. Cambia comunque anche la realtà dei rapporti industriali nella provincia, ed il dopoguerra è occasione di esperienze singolari. In conseguenza di licenziamenti collettivi di lavoratori, per rappresaglia sindacale o crisi produttiva, si costituiscono cooperative di produzione, come la Cooperativa Fonditori, promossa dagli espulsi della Valdevit, la Carrozzeria Autodromo avviata dai licenziati delle officine "Padane" di Vismara, o l'esperienza dei villaggi artigiani.
Le "Acciaierie Ferriere" e la "Maserati" erano entrambe inserite nel movimento dei "Consigli di Gestione". I Consigli di Gestione, usciti dall'esperienza resistenziale, osteggiati dalla maggioranza del padronato, costituiscono un'importante esperienza sotto il profilo della formazione politica e professionale dei lavoratori, anche grazie alle conferenze di produzione aziendali e provinciali che rappresentano occasioni per l'acquisizione delle competenze necessarie alla diversificazione e allo sviluppo produttivo. Queste strutture che possono definirsi come uno degli elementi caratteristici del sindacalismo industriale del novecento, in particolare per quanto riguarda la componente operaia qualificata o tecnica, quella che ha maggiormente coniugato il doppio ruolo del sindacato, quello contrattuale e quello più radicale di cambiamento degli equilibri politici e sociali, facendo leva sulla capacità di controllo operaio della produzione.
Negli anni 1951-1962 l'industria italiana registra un ritmo di sviluppo senza confronti con altre fasi storiche; il livello di incremento si colloca fra i più elevati di Europa. Ma i salari rimangono pressoché stazionari fra il 1950-1954 e anche fra il 1956-1961. Dal 1954 al 1955 inizia nelle grandi aziende l'introduzione di processi automatici di lavorazione riducendo i costi e permettendo una crescita della produzione, dai primi anni sessanta, vengono introdotte le prime macchine utensili a programma, che aumentano i livelli di produttività aziendale. Queste scelte provocano fenomeni di squilibrio territoriale che saranno il motore principale dei disagi e delle rivendicazioni, delle successive lotte degli anni 1969-1971. Gli anni che vanno dal 1963 al 1968 vedono l'espansione del mercato interno ed una relativa stabilità sociale dentro la quale si sviluppano fenomeni come l'aumento della disoccupazione, ma anche lo sviluppo del consumismo e un nuovo modo di contrattazione sugli stipendi.
La contrattazione inizia con la messa in discussione dei cottimi individuali, attraverso la proposta di premi di produzione a rendimento, proposta che, nella realtà modenese del dopoguerra viene concretizzata dalle Commissioni Interne. Le vertenze sui premi di produzione proseguono per diversi anni,. Viene ricordato il lavoro innovativo svolto in queste vertenze da Ermete Casarini, responsabile della Fiom di Modena, nel corso di estenuanti trattative aziendali fino al raggiungimento di un accordo. Una fase che si conclude con il contratto nazionale metalmeccanico del 1963. Si tratta di un periodo innovativo nelle vertenze sindacali che si conclude col contratto nazionale del 1968-69, durante il cosiddetto "autunno caldo". Molte testimonianze ricordano la dura realtà delle fabbriche tayloriste, i tempi sempre più stretti e duri del lavoro, l'alienazione, la rigidità della Confindustria nella trattativa. Ma anche dei protocolli separati, che servirono per diverse aziende modenesi a distinguersi dalla linea nazionale della Confindustria, improntata alla chiusura nelle trattative. I Consigli di Fabbrica, organismi organizzativi all'interno delle imprese che scaturiscono dalle lotte dell'Autunno caldo, sono una esperienza originale fatta propria dal sindacato italiano, che nasce dall'affermazione nei luoghi di lavoro di nuove forme di partecipazione e organizzazione: assemblee di reparto, delegati di gruppo omogeneo, delegati di linea; eletti su scheda bianca. Il CdF è quindi un organismo che risponde a tutti i lavoratori non solo agli iscritti sindacali, con una forte capacità contrattuale e di rappresentanza nelle diverse articolazioni dell'organizzazione del lavoro. I Consigli si affermano sia nel settore metalmeccanico che negli altri settori produttivi dell'industria.

La conclusione del percorso storico ricostruito in queste memorie vede nel 1969 l'accordo tra Ferrari e la Fiat, col quale inizia una mutazione profonda nelle relazioni sindacali e nella identità dell'azienda; nel 1982 vengono chiuse dopo diverse vicende le Fonderie Riunite, nel 1984 le "Acciaierie Ferriere" sono definitivamente chiuse e in seguito demolite e l'area trasformata in un centro residenziale. Mentre la "Maserati", il solo settore delle auto di lusso, dopo la fase in Citroén dal 1968 al 1975, quindi in Gepi-De Tomaso, nel 1993 entra nel Gruppo Fiat e si colloca nella produzione globalizzata dell'auto.
Il lavoro di ricerca non si è solo curato della memoria biografica ma ha cercato di trascrivere il patrimonio culturale degli operai, della loro capacità di produzione, sperimentazione e fatica nell'industria metalmeccanica modenese. Sono quindi diverse le fonti, sia provenienti delle ricerche storiografiche che dalle testimonianze, che possono sostenere l'ipotesi che la realtà modenese sia stata una delle principali aree di scontro, sperimentazione, partecipazione nella definizione della nuova realtà sociale ed economica che si afferma dopo il 1945.

BIBLIOGRAFIA: Lorenzo Bertucelli, Una generazione militante. La storia e la memoria dei sindacalisti modenesi, Ediesse, Roma, 2004; Eliseo Ferrari, Enzo Ferrari. Le nostre corse, Litosei, Bologna, 1991; Eliseo Ferrari, Maserati Story, Il rilancio di un mito, Edizioni il Fiorino, Modena, 2001; Anna Maria Pedretti (a cura di), Il lavoro raccontato. Acciaierie e Maserati: due fabbriche modenesi dal dopoguerra ad oggi, Editrice Socialmente, Bologna, 2013; Alessandro Portelli, Biografia di una città, storia e racconto: Terni 1830-1985, Einaudi, Torino, 1985.

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