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(it) Italy, FDCA, Cantiere #25 - Commercio. Un difficile rinnovo contrattuale - Diego Zacco (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 14 May 2024 11:11:04 +0300


Che cosa è emerso dall'incontro del 23 febbraio con Confcommercio. ---- Se da una parte è stata rimossa dalla discussione la "forte riduzione" su scatti di anzianità e quattordicesima, dall'altra parte l'impostazione dell'associazione datoriale su contenuti normativi e salario non ha subito modifiche. ---- La richiesta di prevedere un contratto a termine stagionale legato ai periodi di maggiore intensità di lavoro, configura una totale deregolamentazione delle assunzioni a tempo determinato. Come se le nostre vite professionali non fossero già abbastanza precarie: troppo spesso, infatti, passiamo da un contratto a scadenza ad un altro e non importa da quanti anni svolgi questo lavoro.
Il contratto a tempo indeterminato per molti di noi è un miraggio.
Confcommercio, inoltre, non ha recepito alcuna richiesta delle Organizzazioni Sindacali su contrasto al lavoro povero, appalti, franchising, esercizio del diritto d'assemblea e diritto alla formazione individuale; relativamente a quest'ultimo punto propone, al contrario, di intervenire sui permessi retribuiti al fine di finanziare la formazione. Quindi monetizzare il nostro tempo libero e scambiarlo per sostenere economicamente un percorso di crescita professionale nell'ottica di maggiore produttività e quindi maggiori profitti per i padroni.
Peccato che le lavoratrici ed i lavoratori del commercio abbiano la necessità di intraprendere il percorso contrario: non svendere, ma riconquistare quel tempo libero che il sistema ci ha sottratto con un incremento della flessibilità oraria tesa unicamente a peggiorare la conciliazione dei tempi vita-lavoro.
Dopo il Decreto SalvaItalia del 2011, governo Monti, è diventato normale per le lavoratrici ed i lavoratori del commercio svolgere la propria mansione tutti i giorni dell'anno, domeniche e festività incluse, con retribuzioni indecorose, ferme al 2019, non in linea con le dinamiche inflattive pregresse ed attuali.
Da questo punto di vista i padroni arrivano a proporre 200 euro di incremento per il quarto livello più un'erogazione una tantum, ovviamente non quantificata, per ristorare l'arco temporale di vacanza contrattuale.
Grazie!
Continuando così le associazioni datoriali esaspereranno gli animi di tutti noi, perché lavorare negli esercizi commerciali nel 2024 è diventata una lotta per la sopravvivenza: carichi di lavoro estenuanti che prevedono mansioni fuori dal contratto di lavoro, straordinari dati per scontato, spesso non retribuiti ed un sincero ringraziamento al datore di lavoro che, in realtà, scopriamo essere un benefattore dello sfruttamento!
Siamo considerati solo forza lavoro e siamo trattati come lavoratrici e lavoratori invisibili, come tanti altri che ogni giorno devono affrontare una china fatta di ricatti e assenza di opportunità di emancipazione.
La scorsa settimana abbiamo scioperato per l'otto marzo, giornata internazionale della donna, poiché anche nel nostro settore la discriminazione di genere è sempre dietro l'angolo: ad esempio, in sede di colloquio i datori di lavoro spesso vogliono sapere se stai per avere figli, se pensi di averne o se tu ne abbia già. Se vivi da sola e quale professione svolga il tuo compagno. Sembra di ritrovarsi in banca durante la richiesta di un mutuo, non ad un colloquio di lavoro.
Anche se per qualcuno siamo invisibili, siamo tanti e ci siamo stancati di questa vita senza prospettive e senza futuro. Siamo pieni di una rabbia che non riusciamo ad esprimere e dunque pronti ad esplodere.
Siamo una pentola a pressione sociale che il sistema non vuole vedere e non vuole mostrare, con la politica che non sa neanche che esistiamo ed i mass media, che sono diventati esclusivamente mezzi di produzione del consenso, che oscurano ogni nostra iniziativa e che non danno il giusto risalto alle nostre rivendicazioni.
I padroni che godono del nostro sudore senza fare nulla e pontificano sopra le nostre teste dovrebbero preoccuparsi di tutto questo.
Impegniamoci, allora, ad alzare il livello della protesta: scioperiamo e svuotiamo i posti di lavoro. Organizziamo manifestazioni e presidi. Organizziamoli insegna per insegna, città per città, territorio per territorio.
Avviciniamo geograficamente la protesta ai luoghi di lavoro; abbiamo bisogno del sostegno di tutti ed anche se i nostri colleghi non sono storicamente abituati a scendere in piazza, coinvolgiamo ed invogliamo alla partecipazione con iniziative sul territorio.
Compagne e Compagni, se è vero che i padroni si preoccupano solo del proprio profitto e della propria immagine, noi come Organizzazione Sindacale dobbiamo creare le condizioni per un'adesione di massa allo sciopero: una marea di lavoratrici e lavoratori che lasciano chiuse quante più attività commerciali possibili e che creano disagio anche ai nostri clienti.
Che ci vedano finalmente!
Potrebbe essere la nostra ultima possibilità per ribaltare i rapporti di forza e ritornare al tavolo delle trattative con una strategia: mettere in ginocchio i padroni.

*delegato Filcams-CGIL Livorno

https://alternativalibertaria.fdca.it/
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