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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: L'energia è di chi la produce (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 11 May 2024 08:28:59 +0300
L'energia è un tema cruciale e lo sarà sempre di più, basti pensare agli
sviluppi dell'intelligenza artificiale, o più semplicemente al fatto che
ogni aspetto delle nostre vite ha bisogno di energia. Le guerre in
Ucraina e a Gaza hanno confermato gli interessi geopolitici per la
predominanza in questo settore, perché chi domina l'energia domina il
mondo. Lo dimostrano le due superpotenze globali: la Cina è leader a
livello mondiale sulle energie rinnovabili e, soprattutto, controlla
l'intera filiera, dalle materie prime ai chip; gli Stati Uniti in pochi
anni si sono trasformati in Paese esportatore di petrolio e gas grazie
alla discussa tecnica del fracking. E d'altra parte l'assunto storico su
cui si basa l'industria è questo: quasi mai chi produce l'energia la
possiede. Ciò è ancor più vero in Sicilia. La nostra regione infatti è
il perno delle politiche nazionali che intendono far diventare l'Italia
l'hub dell'energia, cioè un sistema in cui lo Stato importa ogni tipo di
energia dall'Africa - dall'idrogeno alle materie prime utili per i
biocarburanti, dal gas alle rinnovabili - per poi esportarla verso il
Nord Europa attraverso la Sicilia, che funge da vero e proprio ponte.
In questo scenario la prospettiva dell'autonomia differenziata
rafforzerà questo modello coloniale. L'energia italiana è ancora basata
prevalentemente sulle fonti fossili. E l'equazione è netta: più fonti
fossili utilizziamo più ne importiamo, considerando che in Italia ce ne
sono poche, come ci insegna anche la storia di Enrico Mattei e dell'Eni,
che diventa una potenza globale solo quando si espande in Africa e in
Medio Oriente. Valeva per il petrolio, vale per il gas, vale ancor di
più per il GNL, il gas naturale liquefatto, che è solo gas di
esportazione e tipicamente viaggia attraverso le navi. Proprio negli
scorsi giorni è avvenuto uno storico sorpasso: per la prima volta in
Italia il gas giunto via nave ha superato il gas giunto attraverso i
gasdotti. La conseguenza più evidente è nel prezzo: se per il gas
attraverso i gasdotti il prezzo viene di solito stabilito attraverso
contratti di lunga durata, in quello via nave il prezzo è legato alle
fluttuazioni del mercato. Ma c'è di più. In Italia nel campo energetico
l'autonomia differenziata è teoricamente già in atto da più di 20 anni.
Quando nel 2001 venne sancita la riforma costituzionale che teoricamente
si proponeva, in chiave federalista, di dare più poteri alle Regioni, si
stabilì che la materia dell'energia sarebbe stata posta sotto la
"potestà legislativa concorrente", cioè la produzione, il trasporto e la
distribuzione nazionale di energia, secondo il nuovo art.117 della
Costituzione, sarebbero state affidate allo Stato per la normativa di
principio e alle Regioni per le norme di dettaglio. In realtà su un tema
così cruciale lo Stato non ha mai garantito spazi di manovra alle
Regioni, imponendo loro le infrastrutture che reputava necessarie. Lo
abbiamo visto ad esempio proprio in Sicilia, quando nel 2004 in sei mesi
venne installato a Gela il gasdotto GreenStream che dalla Libia, retta
da quel Gheddafi ai tempi amico del governo Berlusconi, porta il gas in
Sicilia. Di quel gas, però, in questi 20 anni neanche una goccia è
rimasta sull'Isola, perché attraverso la rete di distribuzione nazionale
Snam questo gas è stato portato alle industrie del Nord Italia. Ed è ciò
che stiamo vedendo anche attualmente: alla volontà di non dipendere più
dal gas russo, definito "brutto e cattivo" perché proveniente da quel
dittatore sanguinario di Putin, si è affiancata la sostituzione di quel
gas con altro gas proveniente da altri regimi altrettanto autoritari,
dal Qatar all'Algeria, dall'Egitto all'Azerbaijan. Questo "nuovo" gas,
come abbiamo visto, viaggia soprattutto tramite nave. Ecco perché lo
scopo del governo Meloni è di costruire un rigassificatore a Porto
Empedocle (e un altro a Gioia Tauro), dopo averne installato in tempi
record uno a Piombino nel 2023 e un altro a breve a Ravenna.
Secondo lo studio "Lo stato del gas", realizzato dal centro studi per il
clima ECCO, l'attuale infrastruttura permette di soddisfare i requisiti
di sicurezza per gli scenari allineati agli obiettivi climatici. In
nessun caso ulteriori infrastrutture gas contribuirebbero in maniera
utile al sistema energetico italiano e europeo. I terminali a Gioia
Tauro e Porto Empedocle, valutati "strategici e urgenti" dal decreto
legge Sicurezza Energetica, non vengono di fatto utilizzati in alcun
scenario né a copertura della domanda né per liberare volumi da
esportare all'estero. Nel frattempo, però, quest'anno sarà terminato il
gasdotto Argo-Cassiopea, anche questo di proprietà di Eni, e anche
questo gas non resterà in Sicilia. I Comuni coinvolti - Gela, Licata e
Porto Empedocle - si sono accontentati delle royalties. E lo stesso
sembra voler fare Mazara del Vallo, dove dagli anni '70 insiste il
gasdotto Transmed, proveniente dall'Algeria, che dal 2022 è diventata
l'infrastruttura energetica più importante d'Italia dato che da qui
transita un terzo del gas consumato a livello nazionale. Identico, se
non peggiore, scenario si prospetta poi con l'invasione di impianti
fotovoltaici ed eolici di cui la nostra isola è vittima: nel 2023 più
della metà dei progetti fotovoltaici a livello nazionale è stata
autorizzata in Sicilia.
E allora di fronte a un tale scenario va ribaltata la prospettiva.
L'assalto energetico da parte dello Stato e delle multinazionali, che
verrebbe probabilmente rafforzato con l'autonomia differenziata, deve
tramutarsi in un'occasione di conflitto. Ponendo da una parte la
redistribuzione dell'energia verso i territori che la producono e,
dall'altra, esigendo l'azzeramento delle bollette di luce e gas. Se la
Sicilia ha già, e avrà sempre più, un ruolo centrale nella produzione di
energia per l'intera Italia, allora all'isola devono essere garantite le
condizioni migliori e più adeguate affinché dallo sfruttamento si possa
passare alla valorizzazione.
Andrea Turco
https://www.sicilialibertaria.it/
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