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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Recensione criscione - La strage fascista del 29 maggio 1921 a Modica (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 6 May 2024 08:23:34 +0300
E' appena stato pubblicato da Sicilia Punto L lo studio di Giovanni
Criscione sulla "strage di Modica" del 29 maggio 1921, un'opera che
prova a far luce sull'agguato fascista in località Passogatta contro un
corteo socialista. ---- Quel giorno i manifestanti provenivano dalla
campagna, luogo sicuro dove avevano potuto incontrarsi ed ascoltare gli
interventi di diversi oratori, dal sindaco Vayola, all'ex assessore
Agosta al contadino anarchico Carmelo Pollara dirigente della lega. Una
di quelle assemblee in cui intere famiglie si incontravano, unite dal
comune sentire in un clima per metà di festa e per metà di lotta.
Il raduno tra i campi, nel vallone da cui si diramano le strade per Noto
e Giarratana, a circa 3 km dal centro abitato, era anche dovuto
all'esigenza di dover allontanarsi da una città in preda alla violenza
instaurata dai fascisti che ormai spadroneggiavano a Modica ed in tutto
il circondario.
I sindaci e le amministrazioni socialiste di quasi tutti i comuni della
futura provincia di Ragusa erano stati costretti a dimettersi sotto la
minaccia delle armi; le sedi socialiste e delle leghe contadine erano
state ovunque prese d'assalto e distrutte. Morti e feriti si erano già
verificati a Vittoria, Comiso, Ragusa, Scicli, Pozzallo senza che i
responsabili delle violenze fossero stati perseguiti, potendo godere
della protezione di polizia, carabinieri e magistratura, che avevano
denunciato e arrestato regolarmente esponenti socialisti.
Nella Sicilia Sud Orientale la forza del movimento socialista e
sindacale avevo conseguito numerose conquiste, allarmando le classi
dominanti: in primo luogo gli agrari e la loro banca, l'alta borghesia
imprenditrice o dedita alle libere professioni, caste di privilegiati e
ricchi ereditieri che si sentivano addosso il fiato dei subalterni in
marcia verso una riscossa tanto attesa. Da qui il finanziamento di
squadre fasciste composte da uomini violenti e senza scrupoli. In una
terra dove non c'erano i gabellotti o i campieri a fare il lavoro sporco
contro i contadini, come accadeva in altre province dell'isola in cui
era la mafia a difendere i ricchi dalle masse contadine ed operaie, si
era reso necessario inventare le milizie armate, raccattando e armando
la peggiore feccia, disposta a compiere le violenze più efferate, fino
all'omicidio politico. Il fascismo ibleo in questo non ha avuto nulla da
invidiare a quello romagnolo.
Il 29 maggio a bloccare il passo della colonna socialista, composta da
circa 3000 persone, comprese donne e bambini, c'erano i carabinieri, ma
dietro di loro, nei vicoli adiacenti, sui balconi e sui tetti delle
prime case di Modica Alta erano appostati gli squadristi, che non
esitarono a sparare nel mucchio provocando la morte di 9 persone e il
ferimento di svariate decine. Una strage annunciata dai segnali emersi
nei giorni precedenti, dalle continue provocazioni, dalle spie che
seguivano la sfilata. Un gruppo di manifestanti avrebbe voluto evitare
quel corteo, ma la massa lo isolò, non volendo cedere alle minacce.
Il sottotitolo del libro di Giovanni Criscione è "Un caso irrisolto di
cento anni fa". Infatti, se chiare sono le dinamiche generali degli
avvenimenti, estremamente confuse sono le ricostruzioni che ne diedero
la stampa e i verbali dei carabinieri, e che ebbero influenza nei
processi che seguirono l'eccidio. Il lavoro di Criscione può essere
considerato pertanto un'inchiesta a posteriori negli archivi e tra le
carte processuali, gli articoli di giornale, le testimonianze raccolte
all'epoca ma anche fino agli anni '90; ed è attraverso questo materiale
che si evince la complicità di forze dell'ordine e magistratura con gli
aggressori, l'intorbidamento o la scomparsa delle prove, che hanno
contribuito affinché quella strage passasse alla storia come il frutto
di uno scontro violento provocato dai socialisti contro inermi
"cittadini". A finire in carcere e sotto processo sono infatti otto
esponenti socialisti e tre fascisti. Dopo un lungo iter giudiziario, il
20 dicembre 1922, tutti verranno assolti tranne due, ma non verrà
risolto il quesito di chi si è macchiato dell'omicidio dei 9 lavoratori.
Quello di Modica non è stato né l'unico né l'ultimo degli eccidi, in
Sicilia come altrove, finito senza colpevoli, grazie ai quali è stata
spianata la strada al regime fascista.
Il libro di Criscione è prezioso non solo per la puntigliosa disanima
dei fatti del 29 maggio, ma per l'accurato studio del contesto storico
generale e locale; per la descrizione di luoghi e personaggi coinvolti
nella strage; per la messa a fuoco dei depistaggi e delle manipolazioni
che hanno permesso per 100 anni che un episodio così tragico,
sicuramente il più grave fra i tanti fatti luttuosi che hanno
interessato la provincia di Siracusa, potesse rimanere avvolto nel mistero.
Perché lo stesso numero dei morti, i loro nomi, le loro biografie, sono
stati avvolti nel dubbio e nell'oblio e faticosamente ricuciti e
riconsegnati alla memoria storica dal Criscione, artefice di un atto
postumo di verità e di giustizia, in un periodo storico come l'attuale
in cui da più parti, compresi gli scranni ministeriali, si cerca di
ridare lustro al ventennio e al suo turbinoso esordio, si tenta di
revisionare la storia e riconfezionare il fascismo ad uso e consumo
degli interessi reazionari odierni. Un'operazione ad ampio raggio che
passa dalle scuole alle forze armate, dalla toponomastica all'editoria,
dalle carceri ai tribunali, dal razzismo antimigranti alle parate in piazza.
Libri come questo rappresentano i mattoni del muro che l'antifascismo
oggi deve alzare contro la canea montante foriera di altre e sempre
possibili avventure autoritarie.
Pippo Gurrieri
Giovanni Criscione, La strage di Modica (29 maggio 1921). Un caso
irrisolto di cento anni fa, Sicilia Punto L, collana Storia/interventi
n.42, pagg. 200, euro 14,00. Per informazioni: info@sicilialibertaria.it
https://www.sicilialibertaria.it/
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