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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Editoriale. Il fervore elettoralistico (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 2 May 2024 08:10:56 +0300
Il fervore elettoralistico è una costante della politica italiana
(d'altronde ci sono elezioni con una successione impressionante),
cosicché sembra che i partiti facciano qualche movimento, siano attivi e
impegnati sui problemi che la nazione deve affrontare. Un po' meno
infervorati sono gli elettori che non vanno più a votare, tanto che la
platea dei votanti si è ridotta in questi ultimi anni a meno del 50%
degli aventi diritto: convincere le persone a recarsi alle urne sta
diventando un'impresa sempre più ardua per i partiti. Che però non si
scoraggiano e proseguono il loro impegno con abnegazione. Sempre certo
per il bene del popolo e della nazione.
Ad essere particolarmente infiammati in questi mesi sono i partiti della
sinistra, già orfana di un Draghi, di un Monti o di un Prodi, pervasi da
un afflato che li fa apparire seriamente intenzionati a mettere mano
alle questioni urgenti che ci affliggono. Così li vediamo tessere reti,
inventare le più ardite alchimie pur di riconquistare il favore degli
elettori e poter ritornare a governare in nome del popolo sovrano per
garantirne benessere e prosperità. In questo non si risparmiano,
percorrono lo stivale in lungo e in largo, accorrono in ogni dove è in
corso una sfida elettorale, vagliano candidature, interpellano
personalità di provata dirittura morale, a volte litigano, si separano e
poi si riaggregano, ma tutto sempre per il bene supremo e nell'interesse
dei cittadini e delle cittadine. C'è poi un'aggravante che rende ancora
più impellente la necessità di un'affermazione elettorale della sinistra
(o almeno del centro-sinistra): il governo di destra-destra
straordinariamente incarnato dalla prima donna italiana presidente del
consiglio. E se questo governo, in cui risuonano echi di un fascismo che
fu e che nuovamente si invera sotto i nostri occhi, ci trascina sempre
più nel baratro di un autoritarismo senza freni, spetta alla sinistra
salvarci. Ecco!
Bene, tuttavia a questa sinistra, che adesso ha anche imbarcato il
movimento 5 stelle non più autodichiarantesi né di destra né di
sinistra, si potrebbe chiedere qual è l'idea di società che vuole
contrapporre alla destra-destra. Quali sono le sue proposte rispetto
alle questioni veramente fondamentali che oggi dovrebbero essere
affrontate: guerra, ambiente, clima, migrazioni, cui sono legate, e non
certo in posizione subalterna, tutte le altre: lavoro, uguaglianza,
diritti, e via discorrendo. Ora sarebbe troppo facile dimostrare per il
recente passato come le politiche dei governi di centro-destra si siano
poste in perfetta continuità con quelle del centro-sinistra, e
viceversa, in una sorta di rincorsa alla sottrazione dei diritti,
all'indebolimento della classi lavoratrici e al controllo degli
sfruttati. Anzi, anche sul piano linguistico tali espressioni sono
bandite dalla comunicazione ufficiale: non esistono più classi o
sfruttati, né tantomeno padroni o sfruttatori, solo imprenditori di se
stessi e start up.
In un'intervista di qualche settimana fa al quotidiano La Stampa il
senatore Pd Graziano Del Rio, persona rispettabile, interpellato sugli
accordi del governo italiano con l'Egitto per fermare i migranti, alla
domanda su quali sono le proposte del Pd ha risposto: "Presto
presenteremo una proposta di legge: bisogna favorire canali di ingresso
regolari e nominativi. Chi vuol venire in Italia dovrebbe iscriversi a
una lista con nome e cognome, in modo che sappiamo chi entra nel Paese.
Solo così puoi scoraggiare le partenze e avere ingressi legali.
Intendiamoci, nessuno ha la ricetta magica in tasca per governare un
fenomeno come questo, né noi né la destra, ma insieme si potrebbe
ragionare come un grande Paese europeo". E' questo solo un esempio di
una visione che rappresenta il migrante come un potenziale pericolo (in
cosa quindi si differenzierebbe dalla destra?) e offre soluzioni risibili.
Nelle recenti elezioni regionali della Sardegna la candidata della
"sinistra", Alessandra Todde, si è presentata con un programma infarcito
di tutto il consueto frasario modernista che crede di poter conciliare
capitalismo e giustizia, un riformismo tecnocratico capace di garantire
la transizione verso il nuovo mondo sostenibile e integrato, ecologista
e industriale, locale e globale. Eccone un estratto:
"Il mercato sardo del lavoro mostra un alto livello di precarietà e una
massiccia emigrazione giovanile, aggravata dall'invecchiamento
demografico. La strategia proposta punta a invertire l'emigrazione e
attrarre talenti, valorizzando l'alta formazione e l'inserimento
lavorativo con un focus su innovazione e smart working. Vanno coordinati
gli sforzi per integrare politiche attive, formazione, e servizi per
l'impiego. È cruciale adattare il mercato del lavoro alle dinamiche
globali, promuovendo l'occupabilità e l'integrazione dei migranti, con
un occhio attento alla qualità e alla dignità del lavoro".
"Fare della Sardegna una Regione competitiva e attrattiva", è scritto
nel programma. Quale destra non sottoscriverebbe tale affermazione?
Non si vuole qui dire che destra e sinistra sono la stessa cosa (ma è
certo che questa sinistra non ha una reale visione alternativa alla
destra), e non si starà qui a sostenere che le elezioni sono una truffa
e che se veramente contassero qualcosa le avrebbero abolite, cosa
peraltro intuitiva, tuttavia dal momento in cui oramai da qualche
decennio assistiamo ad una crisi irreversibile della democrazia
rappresentativa, della sua deriva verso forme autoritarie, tanto che si
parla da più parti di democratura, perché non avviare una riflessione
profonda sul ruolo delle elezioni e su modalità alternative di mettere
in atto processi decisionali, che promanino veramente da quel popolo che
la politica istituzionale utilizza come paravento e feticcio? Se non la
sinistra-destra -che spadroneggia sui media, si propone come valida
alternativa alla destra-destra e certamente non ha alcun interesse a
modificare lo statu quo, almeno quella che qualche anno fa veniva
definita come sinistra radicale dovrebbe avere più di un motivo e più di
una ragione per sottrarsi alla pantomima elettoralistica. A meno che non
voglia rimanere prigioniera in un sistema dal quale è già stata esiliata.
Angelo Barberi
https://www.sicilialibertaria.it/
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