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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Cronaca merda (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 1 May 2024 09:53:00 +0300
Se a fine marzo foste andati sul sito di Repubblica Palermo avreste
trovato ancora qualche articolo sulla "strage di Altavilla Milicia",
avvenuta l'11 febbraio scorso. Raramente, per non dire mai, un portale
di informazione segue in maniera così accanita una notizia, un caso, una
storia, perché si sa che il rischio di saturazione è dietro l'angolo e
che l'attenzione delle persone va sollecitata ogni volta con nuove
vicende. E invece il terribile caso di cronaca nera avvenuto nel
palermitano ha riempito pagine e pagine.
Sappiamo tutto ciò che è successo nella casa dove sono state uccise tre
persone. Ogni più macabro dettaglio è stato riportato, senza mai tenere
conto del ruolo di filtro che dovrebbero avere i giornalisti, anzi
sollecitando il gusto per l'orrore. Lo si è fatto con le più stantie
formule retoriche: la casa degli orrori (il Corriere), le torture passo
dopo passo (Repubblica), il mistero si infittisce (LiveSicilia), tutto
sulla strage (Giornale di Sicilia). Partiamo da un dato di fatto: la
vicenda è talmente drammatica che scriverne era quasi un obbligo. Ma la
differenza enorme sta nel modo in cui si sceglie di riportare i dettagli
più raccapriccianti. Da anni l'ordine dei giornalisti si è dotato di
varie carte deontologiche che spiegano come comportarsi in un caso di
cronaca nera: non si riportano i nomi delle persone coinvolte e più in
generale non si riportano informazioni sensibili, non ci si sofferma
sugli aspetti più violenti, non si si forniscono particolari in grado di
condurre all'identificazione dei minori. Nulla di tutto questo è
avvenuto: croniste e cronisti hanno stazionato per giorni di fronte alla
casa dove è avvenuta la mattanza, esplorandone ogni anfratto; di ogni
minore conosciamo anche le pagine di diario; sono state sconvolte
persino le vite dei vicini di casa.
Pur non essendo una vicenda granché rappresentativa e, in fondo, neppure
granché allettante - il fanatismo religioso che poi degenera è sempre
meno raccontato in libri e film e serie tv - alcuni elementi di questa
storia, in effetti, si prestavano particolarmente a intaccare
l'immaginario collettivo: dal male che cova dentro il nucleo familiare
alla manipolazione mentale fino alla paura del diavolo. E però, ripeto,
proprio per la delicatezza di questi aspetti sarebbero stati necessari
tatto e attenzione. Invece sono fioccate le interviste ai preti
esorcisti, trattati come interlocutori credibili, mentre poco e nulla si
è detto sulle difficoltà economiche della famiglia, sui disagi psichici
e la mancata assistenza da parte delle istituzioni, su persone la cui
sofferenza era nota ma che sono state lasciate sole.
Questo caso di cronaca nera si inserisce, poi, nel più ampio exploit
nazionale del true crime. Come al solito l'Italietta culturale si è
messa a scimmiottare gli USA, replicando la fissazione per il genere e
facendo propria persino la dicitura, quando il nostro Paese ha un legame
molto più consolidato con la cronaca nera (e con le sue degenerazioni).
In questi anni sono comparsi centinaia di podcast, decine di libri e di
serie tv, e alcuni di questi sono diventati veri e propri fenomeni
editoriali. All'inizio fu la riscoperta dello scrittore Carlo Lucarelli
e il suo programma Blu Notte, riproposto nel formato podcast in maniera
amatoriale da un appassionato e perennemente ai vertici delle
classifiche degli ascolti streaming. Poi sono venute le adorazioni per
la conduttrice Franca Leosini e per il programma tv Chi l'ha visto, il
podcast Veleno di Pablo Trincia (incentrato sulle storie di 16 bambini
allontanati dalle loro famiglie perché accusate di far parte di una
setta di satanisti pedofili), il libro La città dei vivi di Nicola
Lagioia (palese tentativo di replicare il modello narrativo del
capolavoro A sangue freddo di Truman Capote attraverso il cruento
omicidio di Luca Varani da parte di due giovani borghesi romani), il
podcast Indagini (che ogni mese ripropone un caso, più o meno noto, di
cronaca nera avvenuto in Italia). Intendiamoci: non si tratta di un
fenomeno inedito. Sin dai primordiali racconti attorno al fuoco l'essere
umano ha manifestato una particolare predilezione per il macabro, per
l'efferato, per la violenza in generale, specie se reale. Dell'Odissea
greca, in fondo, in tanti ricordano i particolari della strage dei
Proci, con la serva Euriclea costretta dall'eroe Ulisse a purificare la
sala lorda di sangue, così come è noto che i fratelli Grimm si erano
ispirati a un fattaccio di cronaca per una delle loro fiabe più famose,
cioè Hansel e Gretel. Alla cronaca nera hanno attinto tutte le forme
d'arte: dalla musica (La canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè) alla
letteratura (L'avversario di Emmanuel Carrere) fino al cinema e alle
serie tv. Di cronaca nera, poi, l'Italia si è nutrita da sempre, specie
quando ha superato le stupide censure fasciste - perché per la
propaganda del regime gli omicidi bisognava occultarli tutti. Alcuni
casi di cronaca nera hanno coinciso con la storia, a partire da quello
forse più famoso, che mise in difficoltà l'intero partito della
Democrazia Cristiana, cioè la morte di Wilma Montesi, tanto che lo
scrittore Ennio Flaiano lo definì "una forza viva nell'economia della
nazione".
Forse certi eccessi raggiunti in passato non si vedranno più, penso al
plastico di Cogne fatto costruire da Bruno Vespa o l'appello ai giovani
a non uscire di casa per via del mostro di Firenze. Se da una parte c'è
da sperare che l'attuale interesse viscerale verso il true crime
consista in una stagione destinata a tramontare, e in questo senso i
segnali cominciano a intravedersi perché francamente l'offerta è
eccessiva rispetto alla domanda, dall'altra va registrato che l'attuale
interesse per il true crime, o cronaca nera, è solo un altro tentativo
di speculazione capitalistica, alla portata di tutti come mai prima
d'ora. Ai novelli cantori delle piccole e grandi tragedie non frega
nulla delle vittime, importa solo il posizionamento sociale, la
prospettiva di carriera che oggi il true crime offre. Più dei serial
killer c'è da temere i loro biografi.
Andrea Turco
https://www.sicilialibertaria.it/
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