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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Apertura, U.E. Pericolosissima chima guerrafondaia -- L'Europa con l'elmetto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 27 Apr 2024 09:24:02 +0300


La terza guerra mondiale si avvicina? Ucraina, Palestina, Mar Rosso sono i fronti caldi di un quadro i cui protagonisti sono i medesimi, stesse le sfide e le poste in gioco. Senza dimenticare l'Africa Sub-Sahariana, la Libia, aree del Medio Oriente, come il Rojava dove l'esercito turco approfitta delle "distrazioni" internazionali per portare avanti il suo progetto di sterminio del popolo curdo. ---- Ma il segnale più inquietante, perverso ed evidente viene dall'Europa, in cui crescono i pruriti verso un coinvolgimento diretto nel conflitto russo-ucraino, giustificato da un ipotetico disimpegno statunitense nel Mediterraneo, il cui vuoto andrebbe ricoperto da un rapido riarmo degli Stati dell'Unione. Una strategia che sembra oramai più che definita (a parte l'esitazione tedesca), e che non può tollerare ostacoli, nemmeno le parole del papa sulla trattativa. E in ciò UE, Gran Bretagna e USA sono coerenti: sin da prima del conflitto, e durante questi due anni, hanno sempre spento sul nascere qualsivoglia tentativo di trattare, anche quando lo stesso Zelensky ne sembrava convinto, imponendo l'omicida politica di guerra a tutti i costi, addestrando all'uopo il burattino di Kiev, preferendo sacrificare migliaia e migliaia di uomini in divisa e la popolazione civile alla follia della guerra e alla certezza che Putin avrebbe ceduto, o che la Russia sarebbe implosa non potendo reggere a lungo il conflitto e le sanzioni internazionali.

Le cose non sono andate così, e la guerra rischia fra pochi mesi di trasformarsi in una disfatta per Kiev, a corto di munizioni e di consenso, reduce dal fallimento della strombazzata controffensiva dei mesi scorsi. Ma a Bruxelles questo non si vuole ammettere, si alza il tiro e si punta al riarmo generalizzato dell'Unione, alla prospettiva di un'economia di guerra, il che vorrà dire (come già è) ulteriori tagli al welfare per incrementare la produzione militare al fine di attrezzarsi per la guerra vera. Da tempo un interventismo così sfacciato non si vedeva: un miliardo e mezzo in più per la difesa comune dell'UE, uso degli eurobond e degli extraprofitti derivanti dai beni russi sequestrati, riadattare la funzione della Banca Europea per gli Investimenti dalle infrastrutture alla sicurezza e alla difesa.

La risoluzione del Parlamento Europeo istiga a combattere "fino alla vittoria", anche a costo di inviare truppe di terra, come ha già annunciato Macron e come la stessa Meloni si è impegnata a fare nel suo recente viaggio a Kiev firmando un accordo in tal senso; il Consiglio UE del 20 marzo parla esplicitamente di preparazione e di futura strategia di prontezza e il suo presidente Michel spara tranquillamente: "se vogliamo la pace prepariamo la guerra".

Pertanto l'UE nel 2024 destinerà altri 5 miliardi di aiuti all'Ucraina tramite il fondo denominato "Strumento europeo per la pace"! La Francia sta addestrando il 126° reggimento per intervenire nel conflitto; in Germania, Francia e Italia si studiano modelli ibridi di leva militare, perché quella in Donbass è una guerra di trincea, non solo tecnologica, e occorre carne da macello da mandare in mezzo al fango a scavare e morire. Polonia, Gran Bretagna e Francia hanno già addestratori e assistenti sul campo, personale NATO che dirige l'uso di armi sofisticate i cui segreti non possono essere messi in mano agli inaffidabili militari ucraini.

Si aggiunga che la Polonia stanzia 27 milioni per costruire o ripristinare bunker alla frontiera; che i militari tedeschi vanno a preparare la gioventù a un'eventuale conflitto, recandosi nelle scuole; che la Danimarca istituzionalizza la leva militare femminile a partire dal 2026; che la Svezia ha già ripristinato una forma di leva militare semi-obbligatoria; e soprattutto gli impegni ad inviare entro l'estate in Ucraina i primi cacciabombardieri F-16 e missili a lunga gittata, "per evitare la sconfitta". E la NATO che potenzia la sua base aerea a Costanza, sul Mar Nero: 3000 ettari, un perimetro di 10 km, 10.000 soldati schierati al confine con la Russia mentre Stoltenberg parla di ingresso inevitabile dell'Ucraina nella NATO.

E l'Italia? Come gli altri paesi dell'Unione, ha svuotato i suoi depositi ed ha urgente bisogno di una politica di riarmo e del denaro per attuarla. Ricordiamo che in questi due anni di guerra ha speso per l'Ucraina, tra aiuti umanitari e militari, l'enorme cifra di 5,4 miliardi di euro, che puta caso corrisponde a quanto tagliato al Reddito di Cittadinanza, a dimostrazione di come le connessioni tra politiche di guerra e sociali siano strettissime. Darà all'Ucraina un altro miliardo entro il 2027. Nel solo 2023 gli ha venduto armi per 417 milioni, fra cui agenti chimici, tossici e radioattivi. In testa Leonardo, Rheinmetall, RWM, Iveco, Avio seguite da tante altre.

L'Occidente ha speso per questa guerra la bellezza di 108 miliardi, di cui 42 gli USA e 52 l'UE; solo che gli USA si stan rifacendo sostituendosi alla Russia come fornitore di gas liquefatto e in altri ambiti commerciali. Enfatizzando il pericolo russo si mettono le mani nei magri portafogli dei cittadini, spostando ingenti cifre dalle politiche per il welfare a quelle militari, nascondendo la realtà dei tantissimi renitenti e disertori che, in Ucraina come in Russia, cercando si sottrarsi alla carneficina decisa dai criminali che li governano. Tacciono dei 300.000 uomini in fuga dall'Ucraina, una storia che metterebbe in risalto la follia di questa (come di tutte le guerre), e della diserzione di massa, oggi la sola vita per depotenziare e svuotare di senso i conflitti.

A fronte del tanto s-parlare di pace riguardo alla situazione tragica a Gaza e al genocidio in atto, il governo italiano nel solo mese di dicembre ha venduto ad Israele armi per 1,3 miliardi, triplicando gli sporchi affari rispetto a un anno prima; nei primi tre mesi di conflitto l'industria bellica tricolore ha passato ad Israele 2,1 miliardi in armi e munizioni (dalla Fiocchi alla Beretta, all'Alenia Aermacchi, di proprietà di Leonardo, che ha venduto 30 aerei addestratori militari M-346 con cui Israele addestra i piloti che bombardano Gaza). Un governo con le mani sporche del sangue dei civili palestinesi massacrati, impegnato in una politica estera con la complicità delle opposizioni. Del resto gli affari del comparto militare italiano, ben rappresentato nel governo, vanno a gonfie vele: l'export tra il 2019 e il 2023 è aumentato dell'86%; il 71% delle armi italiane finisce a stati (dittature) del Medio Oriente, utilizzato contro chi osa sfidare l'ordine petroliero e militare imperante. Al primo posto di questo export di morte troviamo l'Egitto, che continua a farsi beffe dell'Italia sul caso Regeni.

Per governare questa situazione anche il fronte interno va tacitato: decreti sicurezza, carcere per i migranti, manganellate per gli studenti, arresti per l'opposizione radicale, linea dura nei processi, precettazioni per chi sciopera, militari nelle scuole.

Bisogna riuscire da avere la capacità di rispondere colpo su colpo, di sostenere i disertori russi e ucraini e promuovere questa scelta come la più coerente di sempre per opporsi alla guerra; bisogna rafforzare le lotte contro la basi militari, le industria belliche, i progetti di potenziamento delle strutture di guerra sia italiane che della NATO e degli USA. E soprattutto bisogna far circolare la parola d'ordine dello sciopero generale contro la guerra, come forma di lotta immediata e internazionale da adottare quando le sirene degli assassini in divisa cominceranno a suonare. Perché la guerra va osteggiata, va sabotata, va boicottata.

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