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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Antipsichiatria, STRUTTURE PSICHIATRICHE E ISTITUZIONI TOTALI: LA VICENDA STELLA MARIS (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 25 Apr 2024 08:10:16 +0300
Presso il tribunale di Pisa si sta svolgendo il processo per i
maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia, in
provincia di Pisa, gestita dalla fondazione Stella Maris. Nell'estate
del 2016, in seguito alla denuncia dei genitori di un giovane ospite, la
struttura è stata posta sotto controllo con l'installazione di
microcamere. Dopo tre mesi di intercettazioni la procura di Pisa ha
configurato l'ipotesi di reato per maltrattamenti basandosi sui
materiali video accumulati. ---- I genitori, i tutori e altri testimoni
già ascoltati dal tribunale hanno riportato le violenze subite dai
ragazzi di Montalto e documentate dalle videoregistrazioni: 284 episodi
in meno di tre mesi , una violenza - quindi - non occasionale ma
strutturale. L'Istituto scientifico - Ospedale specializzato - Centro di
assistenza Stella Maris si occupa di assistenza e cura dei disturbi e
delle disabilità dell'infanzia e dell'adolescenza. Di fatto è
un'istituzione privata convenzionata con il pubblico, gestita dalla
Curia di San Miniato e finanziata con soldi pubblici (milioni di euro
l'anno) dalla Regione Toscana, che nonostante la gravità degli abusi non
ha ritenuto opportuno costituirsi come parte civile al processo.
Tra gli ospiti della residenza, ricordiamo Mattia, morto successivamente
nel 2018 per soffocamento, in seguito al blocco della glottide dovuto
molto probabilmente al prolungato e eccessivo uso di psicofarmaci. I
continui cambi di terapia avevano comportato disfunzionalità e rischi al
momento dei pasti di cui la famiglia afferma di non essere mai stata
informata. Per questa vicenda è in corso un altro procedimento penale,
il processo in primo grado si è chiuso con nessuna responsabilità da
parte dei medici e della struttura.
Il processo per maltrattamenti sta andando avanti da più di cinque anni
con estrema lentezza: le udienze sono troppo diradate se si considera
l'elevatissimo numero di persone invitate a testimoniare. Si tratta,
infatti, del più grande processo per violenze su persone con disabilità
in Italia. Al momento gli imputati sono 15. Tra essi figurano anche le
due dottoresse che gestivano la struttura e il Direttore sanitario della
Stella Maris. Due imputati sono usciti di scena: un operatore che ha
patteggiato la pena e il Direttore generale Roberto Cutajar che, avendo
scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di
reclusione e poi è stato assolto nel processo d'appello.
Come ha scritto nella sua relazione il consulente tecnico, professor
Alfredo Verde, chiamato a relazionare sui fatti avvenuti: "Leggendo gli
atti del presente procedimento abbiamo rinvenuto sicuramente la menzione
di una lunga tradizione di abuso e violenza da parte degli operatori,
radicata negli anni, e in parte tollerata, in parte ignorata della
direzione delle strutture". E ancora: "Una violenza così evidente
richiama la possibilità di ipotizzare che altre violenze si siano
verificate in contesti meno pubblici". "In queste situazioni si
sviluppano degenerazioni in cui la violenza e la sopraffazione divengono
gli strumenti usati ogni giorno, e l'istituzione perde le sue
caratteristiche terapeutiche per divenire un luogo meramente coercitivo
e afflittivo".
La relazione tecnica afferma inoltre che "il comportamento degli
operatori è apparso tipico delle istituzioni totali in cui non solo gli
ospiti vengono puniti, ma la punizione viene anche irrogata in una
situazione di estrema visibilità (come per esempio il refettorio), in
cui gli ospiti assistono silenziosi e acquiescenti al trattamento subito
dai compagni: una sorta di teatro". Afferma ancora il professor Verde:
"Il pensiero istituzionale presuppone, implica e giustifica la violenza,
che può essere manifesta o anche solo accennata, assumendo quindi anche
una funzione simbolica".
Dal punto di vista della relazione tecnica, quello che è successo nella
struttura gestita dalla Stella Maris diventa allora emblematico dei
dispositivi coercitivi e degradanti insiti in questa tipologia di
strutture, dove frequentemente le persone, ridotte a oggetti, diventano
il bersaglio di violenze e sopraffazioni quotidiane. Luoghi dove la
contenzione fisica e farmacologica è spesso consuetudine e dove le
prepotenze sono ordinarie e strutturali.
Riteniamo sia importante non spegnere i riflettori su una violenza così
estesa, capillare, non episodica, accettata e sostenuta quotidianamente
dal silenzio di moltissimi "professionisti", tecnici e operatori,
assistenti ed educatori. Ci piacerebbe partire da qui, dal sistema di
omertà che sorregge questi abusi. In nessun caso la carenza di personale
e di strutture può giustificare il ricorso a pratiche violente e
coercitive. Anche le argomentazioni dei "motivi di sicurezza", dello
"stato di necessità" o delle "persone aggressive", a cui sovente si fa
appello nei reparti o nelle strutture, devono essere respinte poiché
fondate sul pregiudizio ancora diffuso della potenziale pericolosità
della "pazzia". Molti ritengono, per atteggiamento culturale o per
formazione, che sia giustificabile sottoporre persone diagnosticate come
malate mentali a mezzi coercitivi, che sia nell'ordine delle cose e
corrisponda al loro stesso benessere, senza chiedere mai cosa ne pensino
i diretti interessati.
Il problema dunque è superare il modello di internamento, è non
riproporre gli stessi meccanismi e gli stessi dispositivi manicomiali.
Nel momento in cui riproduci le stesse pratiche (l'isolamento, la
contenzione meccanica e farmacologica, l'obbligo di cura), la logica
dell'istituzione totale si riproduce e si diffonde fino ai reparti, alle
strutture e alle residenze sanitarie come quella di Montalto di Fauglia:
se c'è l'idea della persona come soggetto pericoloso che va isolato,
dovunque lo sistemi sarà sempre un manicomio. Un concreto percorso di
superamento delle istituzioni totali passa necessariamente da uno
sviluppo di una cultura non segregazionista, largamente diffusa, capace
di praticare principi di libertà, di solidarietà e di valorizzazione
delle differenze umane, contrapposti ai metodi repressivi e omologanti
della psichiatria.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669
https://www.sicilialibertaria.it/
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