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(it) Italy, UCDI #183 - Liberismo e moschetto atlantista perfetto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 23 Apr 2024 09:36:35 +0300
Le cariche a freddo, in un fine febbraio,dove il freddo meteorologico
sembra essere scomparso, della polizia a Pisa e Firenze non sono in sé
una novità. Da quando esiste la polizia, e, in particolare, da quando in
Italia esiste la celere per la “tutela dell’ordine pubblico” quello ha
sempre fatto. Manganellare chi protesta. O, meglio, manganellare chi
protesta da una certa parte. ---- Quindi, quella carica contro ragazzini
di 15 anni sembra portare nessuna particolare innovazione. Come nel
2001, senza risalire ancora indietro (ma il 2001 fu un anno particolare)
si manganella non solo per reprimere ma, anche e soprattutto, per
educare. La pedagogia del manganello, molto in voga nel ventennio, serve
a far passare la voglia di tornare in piazza.
Ma qui, esattamente, come a Genova, c’è un di più. Non si tratta solo di
educare a botte frange minoritarie di protestatari.
No. Come nel 2001, una larga parte della popolazione italiana, malgrado
il monopolo assoluto dell’informazione, un ostracismo e una censura
televisiva mai viste, un pensiero unico raccapricciante, si trova in
disaccordo con le scelte dei propri rappresentanti. E non in disaccordo
su questioni spicciole, o, sui salari (su quelle sembra spesso aleggiare
una rassegnazione decennale). No il disaccordo è sulla politica
internazionale. Sulla pace e sulla guerra. A dispetto di chi ripete
luoghi comuni e lancia strali sulle giovani generazioni. Il genocidio
palestinese è materia troppo grossa, enorme, per poter essere lasciata
da parte. Anche perché, sommata alla guerra in Ucraina segna un salto di
qualità non da poco rispetto alle politiche dell’intera Unione Europea.
Una unione che ormai si è lanciata nella guerra come “normalità”. Nella
questione Ucraina, dove le responsabilità USA e NATO sono ormai così
lampanti che l’interlocutore di Putin è direttamente Biden e il
presidente Ucraino è una comparsa destinata a scomparire a guerra finita.
In questa vicenda, dicevo, la scelta della UE è stata, fin da subito, di
sostenere una delle due parti. Neppure si è provata a far valere una
qualche azione diplomatica. E in questo conflitto per procura si è
amputata dei propri interessi economici e strategici. Nella tragedia
palestinese, invece, supporta, eccetto poche voci, più di circostanza
che altro, il
raccapricciante massacro senza fine che sta commettendo Israele. Ebbene
in entrambi i casi la popolazione è in maggioranza critica. È quello lo
snodo fondamentale per cui la repressione violenta torna utilissima.
Anche perché la destra al governo (ricordo: la destra direttamente erede
del partito fascista) ha stipulato un patto non scritto con la UE e pure
con gli USA: lo sdraiamento completo sulle politiche atlantiste e
liberiste della NATO e della UE in cambio della mano libera all’interno.
La favola della “destra sociale” si è liquefatta in pochi giorni. Del
resto pure Benito Mussolini, nella politica economica, adottò una
ortodossia finanziaria che non dispiaceva alla “City” sulla quale
riversava parole “socialnazionaliste”, nel mentre tagliava salari ed
eliminava le libertà sindacali e politiche.
Quello della Meloni è n governo completamente grigio, anonimo che fa i
compiti della vituperata Bruxelles senza sbavature, ubbidendo in maniera
quasi imbarazzante. Riempie questo vuoto con proclami privi di
consistenza, se non la vecchia idea dello Stato “forte” di Bava Beccaris
e Umberto I.
Anche l’appoggio acritico ad Israele, perfino (o forse proprio) al suo
governo più razzista e reazionario di sempre (quello di Nethanyau,
rientra in questo percorso. La destra fascista, erede diretta di chi gli
ebrei lì mandò nei campi di sterminio (ricordo che Almirante scriveva su
un giornale che si chiamava “La difesa della Razza”) è ammirata dalla
violenza che lo Stato di Israele scatena contro i palestinesi, che per
la destra fascista hanno sostituito egregiamente gli ebrei nel ruolo di
capri espiatori del loro razzismo (e, visto che Israele ha il supporto
degli USA, la cosa torna anche bene: meglio stare con chi comanda).
Ma FdI viene da una realtà di un micropartito che, grazie alla demenza
della sinistra (che si distingue della destra ormai per il più colorito
bricolage), e ad un astensionismo ormai strutturale, ha conquistato un
potere inusitato. Un potere che non può perdere. Non può tornare nelle
periferie a sbraitare.
Per questo si accinge a stravolgere la Costituzione (anche qui preceduta
dai deficienti della “sinistra”), stringere le maglie della repressione,
criminalizza il dissenso, da una lezione a chi volesse osare.
Mal gliene colse. Le manifestazioni continuano, e il terrore (come già
accadde decenni addietro) è che le lotte sulla questione internazionale
si saldino con quelle interne. Un pericolo che va fermato, in qualche
modo. Ecco quindi che ritorna il mai scomparso “pericolo anarchico”.
Addirittura il pericolo “anarchico antisionista”. Ci si richiama un
“clima pericoloso”. La stampa di destra è una cloaca degna dei peggiori
fogliacci del ventennio, che produce articoli e titoli così
raccapriccianti che, negli anni ‘70 del secolo scorso (quando la
protesta era meno “gentile”) non sarebbero comparsi neppure sul diario
privato di qualche giornalista destrorso.
Ma l’altra stampa, quella borghese, non è da meno ed è assai più pericolosa.
Intanto un fatto dovrebbe essere chiaro. Le politiche di guerra della
UE, degli USA e della NATO non piacciono alla maggioranza della
popolazione italiana, mentre ci accingiamo al secondo anno di governo di
estrema destra con una sinistra balbettante e ridicola che spera di
risalire la china dopo il delirio renziano che, in pratica, l’ha demolita.
Forse bisognerebbe tornare a dare ascolto a quelli che in piazza ci
vanno e meno a chi sta a fare distinguo sulle parole.
Andrea Bellucci
https://www.ucadi.org/2024/03/17/liberismo-e-moschetto-atlantista-perfetto/
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