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(it) Italy, UCDI #183 - Morire lavorando (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 17 Apr 2024 09:02:00 +0300
C'è voluto il crollo di una trave nel Supermercato dell'Esselunga in
costruzione a Firenze, in via Mariti, dove operavano contemporaneamente
lavoratori di ben 60 imprese diverse, per ricordare a tutti quali
effetti ha l'abrogazione di quella norma salva-profitti delle imprese
che impediva i trattamenti economici e contrattuali differenti tra
lavoratori di imprese diverse subappaltatrici. Sì, perché in via Mariti,
il lavoro era stato frammentato tra 60 aziende diverse, suddividendo le
varie attività e distribuendole tra sub appaltatori, in modo da
consentire profitti ad ognuno di essi grazie al fatto di poter pagare
sempre meno la mano d'opera e utilizzarla in condizioni di crescente
sfruttamento. In questo turbinio di presenze il coordinamento e le
comunicazioni sulle differenti e contemporanee attività di cantiere non
hanno evidentemente funzionato, con il risultato che il disastro si è
abbattuto su 5 lavoratori rimasti sotto le macerie.
Quando, dopo un faticoso lavoro di scavo e di ricerca, i vigili del
fuoco hanno ritrovato con grande fatica i corpi delle vittime si è
scoperto che uno di questi aveva la cittadinanza italiana, altri erano
immigrati rumeni e quindi lavoratori comunitari, altri ancora
clandestini, provenienti dalla Nord Africa.
Sì, perché a sputare sui migranti si fa presto, a disprezzarli anche, ma
quando si tratta di farli lavorare con uno stipendio da fame, senza
nessuna garanzia di carattere sociale, previdenziale e di sicurezza,
allora non ci sono problemi e si chiude tranquillamente un occhio, anzi
due. Il ministro delle infrastrutture lo sa bene e da maggior azionista
della lobby di coloro che sostengono la persistenza dell'emigrazione
clandestina nel paese e fanno di tutto per alimentare il mercato dei
clandestini circolanti per il territorio dello Stato, ne gioisce perché
sa di alimentare in questo modo quell'esercito industriale di riserva
che deve fornire manodopera a basso costo, braccia e vite, agli
imprenditori, perché possano lucrare profitti sempre maggiori dal sangue
dei lavoratori. Quando diciamo questo ci riferiamo letteralmente al
sangue e alle carni dei lavoratori, vittime delle morti sul lavoro.
Gli immensi e facili profitti di impresa non sarebbero possibili, come
non sarebbero possibili i bassi salari corrisposti ai lavoratori
dell'edilizia, se non esistesse un florido mercato del lavoro nero,
alimentato da persone disperate che offrono le proprie braccia per
sopravvivere e facilitato da norme che consentono di aggirare ogni
controllo, ogni regola e permettono di banchettare sulla vita dei
lavoratori, pur di fare profitti facili e lauti.
Si dirà che bisogna essere garantisti, niente processi sommari; che
bisogna aspettare le risultanze del lavoro della magistratura, la quale
accerterà senza ombra di dubbio le responsabilità, provvedendo a punire
i colpevoli. Noi invece pensiamo che è il caso di parlarne, e molto,
innanzitutto perché riteniamo che anche una volta che venissero
correttamente accertati i fatti e le responsabilità, coloro che li hanno
commessi ne usciranno pressoché indenni, come dimostrano procedenti
esperienze che vanno dai morti della Thyssen, a quelli di Viareggio, a
Luana stritolata da un orditoio, e i responsabili di tre morti sul
lavoro al giorno, perché altrimenti le carceri italiane sarebbero sature
solo di assassini sul lavoro. Ma le morti sul lavoro non sono un crimine
hanno come solo effetto una detrazione di 15 punti su 30 disponibili per
ogni impresa, da recuperare attraverso un più che modesto corso di
aggiornamento come precede la legge predisposta dal Governo dopo i fatti
di Firenze per mettere un freno al fenomeno.
Un fenomeno generale
In termini assoluti il numero di decessi nel nostro Paese è il secondo
dell'Unione dopo quello della Francia, ma in rapporto alla popolazione
la situazione è più grave in Romania, Lussemburgo e Lettonia. Da parte
padronale ci si ostina a ripetere che le morti sul lavoro sono un fatto
fisiologico, prova ne sia che il fenomeno è comune a tutti i paesi
d'Europa dove gli incidenti sul lavoro sono aumentati del 5,5 % tra il
2020 e il 2021 e gli infortuni ogni 100.000 occupati sono stati 1.516.
(2,88 milioni gli incidenti sul lavoro registrati in Europa nel 2021. Di
questi, 3.347 sono fatali). Anzi l'Italia non è uno dei paesi che si
trova peggio in classifica perché in Francia l'incidenza è ben maggiore,
pari a 3.227 ogni 100.000 occupati. Gli incidenti mortali più numerosi
avvengono in Lettonia e in Italia nel 2022 il primato per l'incidenza
maggiore di infortuni legati al lavoro spetta alla Liguria con 3.050.
Durante la pandemia c'eravamo illusi che vi fosse stato un calo di
incidenti sul lavoro, ma ben presto, con la ripresa delle attività
piena, ci si è accorti che era l'effetto delle chiusure piuttosto che la
conseguenza di una maggiore attenzione per la vita dei lavoratori,
colpiti da infortuni che portano a un danno fisico o mentale durante
l'esecuzione di un processo lavorativo, oppure durante il tragitto tra
la casa e il luogo di lavoro.
Una politica efficace di contrasto agli incidenti sul lavoro non può
prescindere da considerazioni che riguardano l'organizzazione
complessiva dell'attività lavorativa, poiché ad incidere sulla
pericolosità delle attività sono anche le condizioni generali nelle
quali avviene la prestazione lavorativa, i tempi di esecuzione delle
attività imposti dal datore di lavoro, i ritmi richiesti, il lavoro a
cottimo; tutti i fattori che accelerando il tempo di esecuzione delle
mansioni, costringono di fatto il lavoratore ad omettere di seguire le
procedure e adottare le cautele e le protezioni, poiché incidono sui
tempi di esecuzione della prestazione e quindi sulla retribuzione e il
mantenimento stesso del rapporto di lavoro.
Inoltre non sempre il lavoratore è incentivato dal proprio status a
denunciare gli infortuni sul lavoro, a causa di sistemi di denuncia poco
sviluppati, di leggi che non tutelano sufficientemente il lavoratore o
da scarsi incentivi finanziari, dagli alti costi del contenzioso. In
ogni caso gli incidenti sul lavoro vanno comunicati in modo tempestivo,
poiché il lavoratore o la famiglia hanno diritto a ricevere un
indennizzo e un eventuale risarcimento, come definito in Italia dal
Decreto Legislativo 81 del 2008.
La conseguenza più immediata di questi fattori è che non tutti gli
incidenti sul lavoro vengono denunciati, anche se questa questione
riguarda principalmente eventi dall'esito non fatale, dal momento che
gli incidenti mortali sono più difficili da nascondere o alterare.
Le diverse tipologie di lavoro coinvolte consigliano e necessitano di un
intervento differenziato per settori perché i problemi della sicurezza
sul lavoro sono evidentemente diversi nel caso in cui facciamo
riferimento a lavoratori dipendenti da grandi imprese o da imprese
artigianali, dove spesso il lavoratore stesso, titolare del suo auto
sfruttamento,
rinuncia ad adottare le necessarie cautele pur di accelerare i tempi di
lavorazione. Per quanto riguarda invece attività di lavoro con
un'organizzazione più complessa e articolata, dove sono presenti ad
operano degli imprenditori occorre cautelarsi da tentativi di realizzare
economie di scala che consentano tempi più veloci di esecuzione delle
prestazioni, realizzati bypassando le procedure di cautela
nell'esecuzione delle mansioni.
Diviene necessità quindi di una legislazione differenziata per tipologie
di imprese e per settori che tenga conto di queste specificità, tenendo
presente che nulla è più importante della tutela della vita e che il
prezzo del salario non può essere la messa in discussione dell'integrità
del lavoratore o della lavoratrice. La tutela invocata è più agevole
laddove è presente il sindacato e l'organizzazione dei lavoratori in
funzione di tutela del lavoratore, è certamente agevolata dalla
struttura societaria e dalla configurazione dei contratti di lavoro e
degli appalti che presiedono all'esecuzione dei lavori stessi. Per
questo motivo uno dei punti essenziali della vertenza che i lavoratori
possono e devono sviluppare nei confronti dei datori di lavoro per la
tutela della loro salute riguarda la natura degli appalti che l'azienda
datoriale sottoscrive, poiché dalle clausole che questi contengono
discende l'organizzazione del lavoro e la sicurezza dei lavoratori stessi.
E.P.
https://www.ucadi.org/2024/03/17/morire-lavorando/
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