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(it) Italy, UCDI #183 - La stanchezza della speranza (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 16 Apr 2024 08:16:13 +0300
Tutto va bene e non potrebbe andare meglio: il governo di centrodestra
festeggia lo spread ai minimi storici, l'occupazione che cresce, la
disoccupazione che diminuisce, ma, chissà perché il paese reale sta
peggio, la sanità è un disastro, la gente rinuncia a curarsi, i salari
sono bassi, i tassi per l'acquisto di immobili alle stelle. Eppure
questo è il governo della piena occupazione, povera, dove per l'istituto
di statistica lavorare un'ora alla settimana, a tempo "indeterminato",
non costituisce la condanna alla miseria più nera ma significa essere
occupati, dove un salario mensile che non supera i 500 o 600 euro è
l'ordinaria amministrazione per tante e tanti lavoratrici e lavoratori.
Il governo ha sottoscritto un piano di stabilità che prevede per i
prossimi anni sacrifici immensi, non ci sono risorse praticamente per
nulla e il governo vara una riforma fiscale che farà pesare ancora di
più sul lavoro dipendente e sui pensionati la responsabilità del
sostegno di quel poco di spesa pubblica che resta da destinare peraltro
a progetti faraonici come il ponte di Messina, destinato ad ingrassare
un bene individuato numero di aziende, mentre dall'una e dall'altra
parte dello stretto i trasporti ferroviari e stradali languono e
occorrono ore e ore per collegare una località all'altra, a fronte dello
stretto che si supererà in una mangiata di minuti, naturalmente sempre
ammesso che poi il ponte si riesca a farlo.
La sola cosa certa è che la gran parte delle risorse verrà assorbita dal
riarmo perché l'Italia come del resto gli altri paesi d'Europa si
preparano alla guerra, potenziando la produzione bellica, destinando
sempre maggiori risorse al riarmo, dotandosi di un esercito di
riservisti da affiancare a quello professionale. La prospettiva è quella
di aiutare la decrescita demografica con un numero abbondante di morti
in guerra, di feriti, di distruzioni perché l'accumulazione
capitalistica possa essere rilanciata con il metodo classico della
distruzione per il tramite della guerra e la successiva ricostruzione.
Si dà il caso però che il calcolo sia un po' sbagliato a causa della
variabile costituita dalla possibile degenerazione della guerra in
scontro nucleare che con le sue distruzioni immani non lascerebbe spazio
ad alcuna ricostruzione, ma si sa il capitale egoistico e dallo sguardo
porto e vive di immediati guadagni e non di prospettive future di lungo
periodo: basta guadagnare abbastanza ed accumulare per lo spazio di una
vita poi se l'umanità crepa pazienza sono cavoli di chi resta.
È questo per il motivo per il quale la classe politica del paese, come
del resto quella d'Europa si è infognata nelle pianure ucraine,
facendosi ammaliare da nazionalisti folli e dagli oligarchi
dell'ucraina, alleati delle multinazionali, che non hanno niente da
inviare agli oligarchi russi che combattono, convincendosi a far entrare
in Europa un paese illiberale e dittatoriale come l'Ucraina, del tutto
speculare per regime politico a quello che combatte e cioè a quello
russo, con il solo risultato di trasformare due popoli, quello ucraino
quello russo in vittime sacrificali e condannare i popoli europei al
degrado, alla povertà, alla recessione economica, ad una futura guerra
che sarà distruttiva e travolgente.
È tempo di smetterla di lasciarsi abbindolare dalla parabola del paese
aggressore e del paese aggredito: quando due criminali fanno a botte fra
di loro il problema non si risolve domandandosi chi ha cominciato a
litigare e a picchiare per primo, ma imponendo loro, semplicemente, di
smetterla!
Il governo del paese che si prepara a gestire in pompa magna il G7 si
avvia imperterrito verso questi traguardi trascinando la popolazione
inconsapevole sempre più verso la rovina. Complici i partiti della
sinistra riformista, prigionieri della trappola guerrafondaia, non
capiscono che per riconquistare la fiducia dei loro elettori devono
recuperare i loro tratti caratteristici genetici che sono quelli della
ricerca della pace, del rifiuto della guerra, della ricerca della
giustizia sociale, dell'uguaglianza, degli uguali diritti e si lasciano
abbindolare da una narrazione che confonde, spacciandole per difesa
della democrazia, gli interessi di gruppi economici ed oligarchici, con
gli ideali di uguaglianza e partecipazione democratica, nell'inutile
difesa di una democrazia liberale ridotta al fantasma di se stessa.
Contro questa deriva oggi possiamo fare solo una cosa: spiegare quando
avviene in modo chiaro e razionale facendo in modo che chi ha buona
volontà ed è in buona fede capisca e reagisca. È solo la presa
collettiva di coscienza dello stato delle cose che può consentire alle
popolazioni di resistere e di evitare il disastro e alla lotta di classe
di ripartire forte di un'attenta analisi dei nuovi rapporti tra le
classi, dell'incidenza dello sviluppo tecnologico sui rapporti
produttivi e sociali, degli effetti della dimensione globale dello
sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2024/03/17/la-stanchezza-della-speranza/
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