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(it) Italy, Ponte de La Chisolfe / FAI: 6 aprile 2024 MOBILITAZIONE per la chiusura di tutti i CPR (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 12 Apr 2024 10:14:28 +0300
La tortura legalizzata dei lager di Stato è ormai una innegabile
certezza documentata da centinaia di foto, video, dossier e
testimonianze, arrivate anche nelle le aule giudiziarie, a rivelare la
vergogna finora tenuta nascosta. ---- La verità di oltre 25 anni di
abusi, violenze e soprusi dietro le sbarre dei luoghi di detenzione
amministrativa a danno di persone che, in gabbie nascoste nelle nostre
città, vengono private della libertà personale non per un reato, ma per
un illecito amministrativo che non possono non commettere: quello di non
possedere un titolo di soggiorno che la legge non permette nei fatti di
avere.
Questo odioso esempio di razzismo istituzionale (non esiste la
detenzione amministrativa per un cittadin* italian*) è il colpo di coda
dello stesso mostro che poggia la testa e le mani insanguinate sulle
frontiere della Fortezza Europa, all'ingresso della quale il nostro
paese svolge il suo compito infame di fido cane da guardia.
Tra i suoi frutti più amari:
* il memorandum a firma Minniti che, prorogato, finanzia a tutt'oggi i
lager libici e la guardia costiera che riporta all'inferno chi ne è
sfuggito;
* il trattato Italia-Tunisia a firma Lamorgese e rinnovato dalla Meloni,
che dietro il paravento di scambi commerciali favorisce ogni anno la
deportazione di migliaia di cittadini tunisini fuggiti dal proprio
paese, in mano ad un dittatore xenofobo e affamatore;
* il progressivo dilagare della detenzione amministrativa anche alle
frontiere, che imprigiona e criminalizza non più solo chi è etichettato
come "migrante economico" ma anche le stesse persone richiedenti asilo
tutelate dalla Costituzione.
Il tutto mentre ancora più subdola e sofisticata si prepara ad essere la
violenza al varco dell'UE tramite l'utilizzo di schedature preventive e
scanner biometrici a rubare identità e libertà di movimento a chiunque
abbia più di sei anni.
Poi, il destino di chi osa varcare la soglia, sopravvivendo alle
traversate e ai "game" balcanici, invece, è lo stesso di sempre: il
ricatto della clandestinità e l'invisibilità totale, sotto la minaccia
costante della deportazione, che aggiunge violenza a violenza, fisica e
psichica.
Nel mezzo, la minaccia della detenzione amministrativa, che
istituzionalizza quella violazione sistematica dei diritti fondamentali
che apre, nelle nostre città, pericolose voragini. Aree grigie in cui la
legge è sospesa e tutto è permesso, creando un arretramento dei diritti
che costituisce un grave precedente non solo per chi ha a cuore la
solidarietà con le persone migranti, ma per tutte e tutti.
E' infatti il banco di prova per l'avanzata dell'arbitrio dello Stato,
che brandisce la clava del binomio "sicurezza - immigrazione" a suon di
decreti liberticidi in bilico sulla finzione di un'emergenza perenne e
sulla prospettazione di un pericolo costante per i nostri "valori".
Questo, al fine di legittimare l'utilizzo della violenza e della
repressione generalizzata, dai manganelli nelle piazze, ai piccoli e
grandi soprusi quotidiani.
Ed esempio scandaloso di tale avanzata repressiva che surfa
sapientemente sull'onda emotiva è stato l'osceno e paradossale
spettacolo di ministri dalla faccia di tolla, che, ai piedi di un
relitto ancora caldo su una costa calabra, hanno usurpato il nome
dell'ennesima strage di Stato, di mare, proprio per fare delle
prospettive minnitiane del 2017 concreta realtà. Con, fra l'altro, il
raddoppio del numero dei CPR e l'allungamento sei volte tanto dei tempi
di detenzione massima. Per poi giungere all'aberrazione del progetto di
delocalizzazione in territorio albanese di questo sistema, come un
qualsiasi call center, al fine di proseguire ancora più indisturbati ed
impuniti nell'azione di umiliazione della dignità umana di chi ha la
colpa di non avere quel pezzo di carta che non gli si vuole dare.
Ebbene, ora che gli strumenti repressivi - affinati negli anni anche da
una certa sinistra, nel gioco devastante di rincorsa delle destre in
nome di sicurezza, decoro e legalità - sono nelle mani di uno dei
governi più fascisti dalla nostra Repubblica mettendo in pericolo
chiunque, non c'è neppure più il tempo di ricercare e rimpallarsi le
colpe, che restano trasversali e ben evidenti.
E' invece il tempo di pretendere e ottenere con un vasto fronte
un'inversione di rotta, la fine della violenza legalizzata, che nei
centri di permanenza per il rimpatrio vede la punta dell'iceberg e
l'esempio più eclatante e simbolico.
Oltretutto, i fatti ora parlano più chiaro che mai: non esiste un "caso
Milano", non esiste un "caso Ousmane Sylla"; è la stessa detenzione
amministrativa ad essere voluta e concepita come luogo di tortura
psicofisica e di morte, a perenne monito per i futuri ingressi, e come
prova muscolare a favor di telecamera in tempo di elezioni.
E se alla favoletta del modello di CPR propugnato da alcuni
"democratici" - quello in cui i diritti vengano monitorati e rispettati
- non abbiamo mai creduto, non ci crederemo proprio ora che le più
recenti vicende del CPR di Milano ne dimostrano l'irrealizzabilità:
commissariato dalla Procura, resta il lager di sempre, ripresentando le
stesse atrocità che si ripetono da decenni in tutti i CPR, in tutte le
città e qualunque sia il gestore: sono proprio concepiti così.
Non possiamo quindi assistere inerti alla moltiplicazione di questi
luoghi di repressione e di lenta tortura psicofisica, né tantomeno alla
loro rimozione forzata dalla visuale della società civile: ne va dei
diritti di tutte e di tutti.
* E' dovere ed interesse di ciascuno e ciascuna mobilitarsi perché
vengano chiusi, a cominciare dal CPR di Milano, che già fu chiuso una
decina di anni fa: che sia un lager non lo diciamo solo noi e le circa
1850 persone rimaste impigliate tra le sue sbarre, ma una montagna di
prove inequivocabili, anche sui tavoli di diverse Procure, davanti alle
quali non è più possibile fingere di non sapere.
* UN LAGER COMMISSARIATO RESTA SEMPRE UN LAGER: NON ESISTE UN MODO
GIUSTO PER FARE UNA COSA INGIUSTA.
* I CPR VANNO CHIUSI TUTTI E SUBITO, COMINCIAMO DA VIA CORELLI!
* NO CPR NO LAGER DI STATO, NE' A MILANO, NE' ALTROVE, NE' IN LIBIA NE'
IN ALBANIA!
* Appuntamento a Milano,
sabato 6 aprile 2024 ore 15
in piazzaTricolore
* Per adesioni di realtà collettive: noaicpr@gmail.com
* Per finanziare la mobilitazione: shorturl.at/fhMY8
Qui la lista adesioni in aggiornamento
bit.ly/496zk7t
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Corteo nazionale No CPR 6 aprile 2024 Milano
Senza stati né confini nessun* è clandestin*
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) sono una forma di
detenzione amministrativa in cui lo Stato incarcera, in Italia o in
Albania - per un periodo fino 18 mesi - quanti non hanno i documenti
richiesti - pure senza aver compiuto alcun reato - in attesa di
deportarli verso i paesi di origine. Vere e proprie prigioni sono stati
creati a partire dal 1997 (allora si chiamavano C.P.T. Centri di
Permanenza temporanea) dagli allora ministri di centro sinistra Turco e
Napolitano. Da allora ci viene raccontato che questi centri sono
fondamentali per difendere l'Italia dall'invasione migratoria del
cosiddetto terzo mondo. In realtà i CPR sono parte fondamentale del
perverso meccanismo di divisione e controllo delle classi oppresse, per
selezionare, con la minaccia di espulsione e carcerazione, una enorme
massa di persone che sono costrette a emigrare per sfuggire da guerre,
devastazioni sociali e ambientali, provocate dal neo-colonialismo degli
Stati europei, nord americani, Russia e Cina e dalle loro
multinazionali, che di fatto continuano a rapinare le risorse
(ambientali e umane) dei continenti da cui provengono.
Questa moltitudine è costretta a vendere il proprio lavoro a basso costo
e sotto il costante ricatto della legislazione che rimanda alla perdita
del permesso di soggiorno e infine al CPR, se si rimane disoccupat*.
Poco contano decine di migliaia di vite umane annegate nel mare
Mediterraneo, lasciate morire cinicamente senza alcun soccorso, come a
Cutro. Vale ancora meno il rispetto della vita e della dignità umana nei
CPR dovepiù volte sono avvenuti suicidi, maltrattamenti eviolenze su
quant* vi sono rinchius*. La discarica sociale del CPR, assieme a quella
del carcere, deve funzionare per tenere bene oliato il meccanismo dello
sfruttamento e del dominio. Un meccanismo che si alimenta sempre più con
il commercio delle armi a favore di genocidi come quello in corso da
parte dello Stato colonialista di Israele contro il popolo palestinese o
di guerre come quelle nell'est europeo, in Congo, in Sudan e altrove.
Negli anni le lotte e le rivolte nei CPR sono state costanti ed hanno
portato spesso all'inutilizzo e a volte alla demolizione dei lager da
parte di chi vi è reclus*.
Oltre al sostegno a queste lotte e alla puntuale denuncia delle
violazioni delle libertà e della dignità umana, è necessario sconfiggere
la politica governativa e ribaltare la narrazione mediatica sulle
migrazioni che da decenni vuole alimentare la guerra tra pover*. È solo
costruendo l'unità e il protagonismo dal basso di tutti gli sfruttati e
di tutte le sfruttate, al di là diprovenienze e generi, che si può
cambiare lo stato delle cose per un mondo di eguali senza sfruttamento e
senza frontiere.
Le divisioni servono per il profitto del padronato e la sopravvivenza
del capitalismo
I confini servono agli Stati, per le loro guerre di accaparramento e
conquista, per la divisione del proletariato internazionale!
Corteo nazionale sabato 6 aprile 2024, ore 15,00
con partenza da piazza Tricolore, Milano
I LAGER DI STATO VANNO CHIUSI TUTTI, SUBITO!
Ateneo Libertario - Federazione Anarchica
Milano, Viale Monza 255
https://ponte.noblogs.org/2024/3638/6-aprile-2024-per-la-chiusura-di-tutti-i-cpr/
https://federazione-anarchica-milanese-fai.noblogs.org/post/2024/03/30/corteo-nazionale-no-cpr-6-aprile-2024-milano/
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