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(it) Sicilia Libertaria 2-24: CONTRO LA GESTIONE STATALE DEL TERRITORIO PER UNA NATURALIZZAZIONE GESTITA DAL BASSO (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]
Date
Thu, 29 Feb 2024 09:16:21 +0200
Il 16 gennaio scorso Von der Leyen, in gita pre-elettorale nella Romagna
assieme alla Meloni, promette l'arrivo di fondi dal Pnrr per 1,2
miliardi, che vanno ad aggiungersi a 1,6 miliardi già stanziati per la
"ricostruzione pubblica" dei danni provocati dalle alluvioni del 16 e il
18 maggio scorso in Emilia Romagna. Anche in questo caso, come ad ogni
alluvione o altro disastro idrogeologico, viene sbandierata la necessità
della sistemazione del territorio; ma regolarmente gli interventi si
profilano secondo il nuovo paradigma del ripristino allo stato
pre-evento dei luoghi e delle strutture collassate, e del risarcimento
dei danni. Questa logica è demenziale per una gestione razionale del
territorio e vedremo perché; la si può capire soltanto con la politica
neoliberista, con i parametri del profitto.
Generalmente si attribuisce la responsabilità di queste alluvioni alle
mutate condizioni climatiche che producono eventi estremi con frequenze
molto più ravvicinate che in passato (si è passati a classificarli da
secolari a decennali), ma le cause delle alluvioni (il rischio
idraulico) non sono solo attribuibili agli eventi atmosferici. Il
rischio che avvengano alluvioni di un determinato territorio è il
prodotto oltre che dalla pericolosità dell'evento anche dalla
vulnerabilità del territorio e dalla sua esposizione, cioè dalle
quantità e dal tipo di strutture di "protezione" presenti e da quanta
urbanizzazione c'è in questo stesso territorio. È evidente che il
ripristinare lo status pre-disastro del solo fattore "protezione" del
rischio idraulico è demenziale; vuol dire non ridurre il rischio.
Questa politica è frutto di un'ottica riduttiva, di una visione che
perdura da circa due secoli, da quando lo Stato, basandosi sulla "nuova
scienza idraulica", che come la "nuova scienza forestale", che ha
soppiantato le vecchie foreste naturali con boschi mono-colturali,
piantumati geometricamente e allineati alla "prussiana" ha iniziato a
rimodellare e "canalizzare" gli alvei dei fiumi, considerandoli nella
loro essenza funzionalista di contenere una portata all'interno di una
sezione; così, con "calcolo scientifico delle sezioni di deflusso delle
piene" vengono disegnati i nuovi argini con opere che contengono il
deflusso delle piene, e "liberano" le pianure alluvionali per
l'espansione urbanistica, infrastrutturale e per l'agricoltura
industrializzata o cosiddetta "razionale"; cioè lo scopo funzionale di
questa ottica diventa questo: si privatizzano quelle che erano le
"pertinenze fluviali". E sono quasi esclusivamente queste le aree dove
gli effetti dei cambiamenti climatici provocano disastri, queste o i
centri abitati costruiti al loro ridosso o con infrastrutture che
interferiscono con il corso d'acqua.
Questa visione riduzionista presupponeva, nella logica dei modelli
"ultramoderni", un apparato di controllo e di gestione di tali
manufatti, e un loro costante adeguamento. Ma già dagli anni 70/80 del
secolo scorso questo modello non poteva più garantire la funzionalità
dell'intero sistema idraulico, poiché la forte urbanizzazione con la
conseguente impermeabilizzazione di nuovi terreni aveva accelerato i
deflussi delle acque, modificando le dinamiche dei picchi di piena,
rispetto a quelle usate per la progettazione delle opere idrauliche
rigide e fisse e anch'esse ridotte da interferenze strutturali delle
urbanizzazioni. Con l'istituzione delle Autorità di Bacino si iniziano
ad affrontare queste problematiche, sempre con la stessa scienza e gli
stessi modelli, cercando, tramite i Piani di Bacino, di adeguare le
strutture idrauliche alle nuove condizioni, supplendo, in molti casi
dove le opere erano insufficienti, con adeguamenti o nuove casse di
espansione. Ma i programmi di intervento predisposti vengono realizzati
solo parzialmente. Nel frattempo si delineano nuove strategie
politico-economiche, che impongono una riduzione degli interventi
pubblici, soprattutto la riduzione del personale impiegato al controllo
e alla gestione. Si entra nel cosiddetto clima di austerità e di
risparmio delle politiche neoliberiste.
Politiche che in quest'ambito si sono realizzate gradualmente con la
sottrazione dei finanziamenti programmati e che si formalizzano con il
decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49, che prevede i nuovi "piani
di gestione del rischio di alluvioni". Questi dovrebbero essere
integrati con i vecchi piani delle Autorità di bacino, ma gli aspetti di
prevenzione, così come quelli di gestione ed adeguamento delle opere
idrauliche o di laminazione, vengono messi in subordine; i piani si
focalizzano sulla previsione degli eventi e sui sistemi di allettamento
meteo, sancendo la funzione di questi come di meri piani di protezione
civile. Si affrontano le problematiche della difesa del suolo solo
nell'ottica emergenzialista.
Il rischio idraulico non viene più affrontato con interventi di
sistemazione dei corsi d'acqua, che ridotti a canali hanno un
insufficiente alveo per contenere le piene, ma con gli strumenti di
protezione civile, cioè con l'evacuazione della popolazione che risiede
nelle aree di possibili allagamenti. Allagamenti che quindi avvengono
sempre di più, provocando danni, e spesso anche morti.
Queste "incongruenze" della gestione statalista del territorio sono un
aspetto della più generale insostenibilità del sistema
statale-capitalista rispetto alla vita e alla natura. Bisogna iniziare a
pensare e programmare una gestione dal basso, autogestita, del
territorio. E in ambito fluviale bisogna riprendere la logica della
"riqualificazione fluviale" per ridare alle dinamiche degli alvei e
delle loro naturali pertinenze tutti quei terreni che la logica statale
e capitalista gli ha sottratto. Ripristinare cioè quel principio di
inalienabilità, di non disponibilità alla proprietà privata. Bisogna
cioè fare in modo che anche in queste aree l'interazione degli usi che
le comunità possono fare siano slegate dalle logiche delle politiche
emergenziali seguite a quelle ultra-moderne, fondate ambedue su un
rapporto soltanto conflittuale e predatorio, frutto delle logiche di
sfruttamento e di prevaricazione anche sull'ambiente.
Vincenzo Talerico
https://www.sicilialibertaria.it/
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