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(it) Sicilia Libertaria 2-24: Spunti per un editoriale - NOSTRI PROPOSITI PER IL 2024 (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]
Date
Sun, 25 Feb 2024 07:31:47 +0200
Il 2024 si presenta carico d'incognite. All'orizzonte nuove guerre e
nuovi tentativi di coinvolgervi il nostro paese, la barbarie che ovunque
avanza e miete vittime, l'utopia capitalista che supera le sue crisi
grazie ai ritrovati della tecnologia digitale, l'umanità che, minacciata
dal clima impazzito, dalle pandemie e dalle macchine intelligenti,
scivola sempre più spedita verso l'estinzione. ---- In questo scenario
deprimente quale funzione può ancora rivestire questo piccolo e forse un
po' antiquato giornale che avete tra le mani? Come può contribuire a
invertire una tendenza all'illibertà che sembra consolidarsi ogni giorno
che passa? Quale alternativa può ancora rappresentare alla
disinformazione di regime e all'omologazione culturale?
Sulla soglia dei suoi 48 anni - età veneranda per un giornale e non solo
anarchico - "Sicilia Libertaria" sente la necessità d'interrogarsi e
interrogare collaboratori, lettori e simpatizzanti sul suo presente e
soprattutto sul suo prossimo futuro. Una riflessione in tal senso si
rivela tanto più necessaria quanto più latita nel movimento anarchico e
tra i suoi organi di stampa.
"Sicilia Libertaria" ha sempre evitato di trasformarsi in mero giornale
di opinione o, ancor peggio, in un prodotto politico-culturale da
consumare un tanto al mese. Ha privilegiato il suo essere un organo di
agitazione, di lotta e di proposta anarchica. Risulta però difficile
mantenere oggi tale caratteristica se le posizioni di chi vi scrive,
specialmente quando affrontano questioni nuove o controverse (come
sovente avviene negli "speciali"), e addirittura quando emergono
proposte d'intervento strategico, non vengono minimamente recepite,
ancor meno dibattute all'interno del nostro stesso movimento, e quasi
mai assumono un carattere operativo. Un giornale anarchico, se si
presuppone tale, dovrebbe favorire la più ampia circolazione di idee,
costituire una palestra di confronto e anche di scontro (pur nel
reciproco rispetto) tra compagni, discutere delle novità nel nostro
campo e nella società, scoprire o riscoprire modalità di lotta e saperi
alternativi, sostenere ogni aspirazione alla libertà e al cambiamento
dal basso. Non certo finire col tempo per atrofizzarsi in formule
stantie o ripetitive e delegate a pochi e anziani scrittori.
Per fare ciò non basta l'impegno costante di chi fa uscire
periodicamente il giornale: è indispensabile il contributo del più gran
numero di compagni e lettori. Anziché utilizzare uno strumento che è a
portata di mano, aggiornarlo e perfezionarlo anche tecnologicamente e
nei contenuti, molti di loro preferiscono trastullarsi invece con i
media pensati dai tecnocrati del digitale per annichilirne la capacità
di riflessione e di discernimento critico. Alcuni si rifugiano
nell'indifferentismo, nel disimpegno, nell'apatia: per costoro il
giornale rappresenta semplicemente un alibi per sentirsi o continuare a
sentirsi vivi. Altri ancora, pochi per fortuna, snobbano il lavoro dei
compagni "giornalisti" dall'alto di una presunta superiorità
intellettuale che però quasi mai pongono al servizio dei bisogni del
movimento o traducono in progetti d'intervento politico e sociale ampi,
comunitari e partecipati.
Il movimento anarchico, nel suo complesso, ospita numerosi militanti di
valore e con competenze acquisite nei più svariati ambiti del sociale.
Possibile che nessuno, o pochi di essi (a parte i like che di tanto in
tanto ci inviano), riesca a esprimersi sulle sollecitazioni - talvolta
delle vere provocazioni - che provengono dal nostro giornale? Che si
tengano strette le loro competenze, ad esempio, solo per fare carriera
nelle università, nelle istituzioni o nelle imprese?
Sono purtroppo in tanti coloro che si dicono anarchici e vanno
dimenticando come l'intimo legame tra pensiero e azione, tra idea e
progetto, tra fine e mezzo (nel nostro caso il giornale) costituisce una
prerogativa fondamentale dell'anarchismo. Non è possibile concepire un
giornalismo anarchico slegato dalla realtà, dalla società, dai territori
e dalle lotte che vi si sviluppano.
In passato, e in parte ancora oggi, "Sicilia libertaria" è stata
scambiata per un giornale "localistico" semplicemente perché nelle sue
analisi preferisce partire o ancorarsi alla concretezza di un territorio
d'elezione, la Sicilia. Ma basta scorrerne le pagine per accorgersi che
si tratta di un abbaglio: dalla Sicilia libertaria all'internazionalismo
anarchico il passo è spesso immediato, come d'altronde avverte il motto
sulla testata ("per la liberazione sociale e l'internazionalismo"). Chi
contesta a "Si.Lib." un carattere "localistico" finisce talvolta con
l'imputarle anche la colpa di sottrarre risorse e lettori al settimanale
nazionale e con l'alimentare una ridicola rivalità tra i due giornali.
La polemica è antica (risale alla nascita di "Umanità Nova", nel 1920)
ma la ricerca storica l'ha da tempo sfatata dimostrando che, al
contrario, il moltiplicarsi di giornali, stimolando l'attività dei
gruppi locali, giova piuttosto alla diffusione del settimanale
nazionale. Il problema è piuttosto un altro. È l'esistenza di
compartimenti stagni tra i diversi giornali anarchici, dove lo scambio
reciproco di temi, collaboratori e attività - che dovrebbe essere la
regola - è divenuto residuale. Anziché alimentare un circuito virtuoso e
solidale si può persino assistere a chiusure stupide e non addirittura a
incomprensibili contese sulle virgole.
In un mondo che è sempre più ferocemente antianarchico, i nostri
giornali, veri polmoni di libertà, non dovrebbero più ignorarsi o
pestarsi i piedi a vicenda. Se non riescono più, come un tempo, a "fare
fermentare gli spiriti" o a creare intorno agli anarchici una opinione
pubblica simpatizzante, possono tornare tuttavia a rivestire una
funzione indispensabile, quella di luogo privilegiato dove sviluppare
analisi critiche e controcorrente, elaborazioni progettuali e scambio di
relazioni solidali in un movimento che, per resistere e rinnovarsi, deve
innanzitutto rigettare a partire da sé la deriva autoritaria e il
conformismo dilagante.
É questa, forse, una prima parziale risposta ai quesiti iniziali. Alla
quale speriamo se ne aggiungano numerose altre nell'anno in corso.
Natale Musarra
https://www.sicilialibertaria.it/
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