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(it) Italy, UCADI, #181: Cosa c'è di nuovo - Nelle carceri del fascista Orban (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 24 Feb 2024 10:11:14 +0200
Dal febbraio 2023 Ilaria Salis, anarchica e antifascista milanese, 39
anni marcisce in una prigione di Budapest, in Ungheria, da quasi un
anno, tenuta al guinzaglio e con i piedi legati, in condizioni disumane,
rinchiusa in un carcere di massima sicurezza. La si accusa di aver
aggredito nella capitale ungherese tre neonazisti lo scorso 11 febbraio,
durante il "giorno dell'onore", manifestazione a cui partecipano i
nostalgici di Hitler. È accusata dii "atti potenzialmente idonei a
provocare la morte", nonostante che le vittime assalti - che non hanno
sporto denuncia - abbiano subito le lesioni ritenute guaribili con
prognosi di 5-8 giorni. Per quell'accusa, Ilaria Salis rischia fino a 24
anni di carcere. Lei si è sempre dichiarata innocente.
Quando, dopo molto tempo, ha potuto mettersi in contatto con i suoi
avvocati, la Salis ha raccontato che dopo l'arresto è stata
completamente privata di tutti i suoi abiti e delle scarpe, sostituiti
con abiti lerci dei quali disponevano i suoi carcerieri e con stivali
con tacco a spillo, in modo da umiliarla e metterla a disaggio. Nei
primi giorni di detenzione la detenuta è stata tenuta in isolamento,
costretta a continuare a indossare abiti sporchi, inclusa la biancheria
intima, senza alcun supporto igienico, compresa la carta igienica, un
asciugamano, assorbenti, benché avesse il ciclo, fino a quando, dopo 35
giorni il consolato italiano non le ha consegnato il primo pacco. Ilaria
è difesa da György Magyar, a Budapest da uno dei più noti avvocati
penalisti ungheresi, procuratole dal padre, senza nessun supporto
dall'Ambasciata italiana.
A settembre 2023, quando ha potuto vederli, ai suoi genitori,
esterrefatti, ha raccontato poi che i detenuti sono obbligati a stare
rivolti "verso il muro" reclusi "23 ore su 24" in celle all'interno di
sezioni miste, uomini e donne, con "cimici, scarafaggi e topi". La donna
ha anche raccontato che, durante il trasporto dei detenuti (ad esempio
in tribunale), gli agenti, oltre alle manette, usano un cinturone di
cuoio con fibbia, e legano tra loro i piedi del detenuto con due
cavigliere di cuoio, chiuse con lucchetti e unite tra loro con una
catena. Infine un guinzaglio di cuoio, fissato con una manetta a uno dei
polsi, tenuto all'estremità dall'agente di scorta lo unisce al
carceriere. I reclusi sono obbligati a lavorare "a tempo pieno" in
carcere per 50 euro al mese, e i detenuti stranieri non sono retribuiti.
L'avvocato Eugenio Losco che la difende dall'Italia, ha sottolineato che
le è stato proposto un patteggiamento a 11 anni "che ha ovviamente
rifiutato, perché si dichiara innocente e perché questa è una pena
altissima per un reato che nel nostro paese viene punito con 2 anni e 4
mesi." Il 29 gennaio si svolgerà la prima udienza ma «Non succederà
nulla, la Procura ufficialmente presenterà le prove e chiederanno a mia
figlia se si dichiara colpevole o innocente rispetto all'imputazione"
cosa succederà poi non si sa. «Dal 7 settembre scorso Ilaria ha un
cellulare abilitato a chiamare la famiglia e 70 minuti a settimana. Può
chiamare solo lei, ma rispetto ai primi trentacinque giorni di tortura
carceraria, abbiamo la possibilità di sentirla».- ha dichiarato suo
padre alla stampa, sottolineando tuttavia che la figlia versa in un
grave stato di malnutrizione.
Benché Amnesty International abbia attenzionato il caso e malgrado gli
appelli della famiglia alla Presidente del Consiglio, al Ministro degli
Esteri e al Guardasigilli, così garantista a parole, nulla è stato fatto
da parte del Governo a tutela di una cittadina italiana. Invece una
petizione di solidarietà su change.org ha sfondato le 40 mila firme,
l'opinione pubblica si è schierata, i media stanno iniziando a dare
grande risonanza a questa vicenda.
Purtroppo l'odissea di Ilaria è destinata a durare: Le carenze
strutturali del sistema carcerario ungherese, dove peraltro nel 2023 si
è registrato il numero più alto di detenuti dal 1990, sono state più
volte evidenziate dal Comitato Helsinki Ungheria e da Amnesty
International: sovraffollamento, cattive condizioni igienico-sanitarie,
anni di investimenti insufficienti e scarso ricorso a misure cautelari
alternative.
Su questa situazione e in attesa di ricevere ulteriori informazioni da
parte ungherese, la Corte d'appello di Milano ha negato l'estradizione
di un altro cittadino italiano, Gabriele Marchesi, raggiunto dagli
stessi capi d'imputazione di Ilaria Salis. Il sostituto procuratore
della Corte ha anche sottolineato la sproporzione tra la relativa
modestia dei fatti contestati e l'enormità della pena prospettata.
Il secondo aspetto preoccupante, segnalato dai legali e dalla famiglia
di Ilaria Salis, riguarda la mancata traduzione di una parte degli atti
processuali, incluse le perizie mediche sulle persone ferite, al momento
accessibili esclusivamente in ungherese, nonché l'impossibilità della
detenuta di visionare i video depositati come prove incriminanti:
circostanze, queste, che violano il diritto a un processo equo, sancito
dalla Convenzione europea dei diritti umani, dalla Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea e da norme derivate.
I legali ungheresi di Ilaria Salis hanno più volte presentato istanza
per chiedere che le misure cautelari fossero svolte nel paese di
residenza dell'imputata, in ottemperanza alla Dichiarazione Quadro
2009/829/GAI del Consiglio, ma le richieste sono sempre state rigettate
senza che l'ambasciata italiana, nonostante esplicita richiesta della
famiglia, facesse alcun atto concreto per appoggiarle.
L'organizzazione dei nenonazzisti "aggrediti" - da parte sua - ha aperto
la caccia alla donna sui social, pubblicando le sue foto!
https://www.ucadi.org/2024/01/23/cosa-ce-di-nuovo-nelle-carceri-del-fascista-orban/
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