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(it) Sicilia Libertaria 2-24: Stato di siccità permanente (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]

Date Sat, 24 Feb 2024 10:11:41 +0200


Non ci sono più le siccità di una volta. Prima, almeno, la mancanza d'acqua sull'isola si faceva sentire soltanto d'estate. Province come quelle di Agrigento e Caltanissetta, soprattutto, ogni anno dovevano, e devono, fare i conti con lo stesso copione: rubinetti a secco nelle abitazioni per giorni e settimane, produzioni agricole che reggono solo grazie all'uso estensivo delle serre, contadini in ginocchio costretti a rifornirsi alle esose autobotti. ---- Tra la fine del 2023 e l'inizio del 2024, invece, abbiamo assistito nell'intera Sicilia per la prima volta a un'inedita siccità invernale. I segnali, in realtà, erano già evidenti da tempo ma abbiamo preferito non vederli, concentrati come siamo su una visione cittadina del mondo, in cui il nostro metro di misura diventa lo scaffale del supermercato: se posso continuare a comprare le fragole d'inverno, le banane provenienti dall'Ecuador o gli avocando dal Cile, dove sta il problema? E invece da anni le arance della piana di Catania rimpiccioliscono, da anni le distese di viti della provincia di Trapani si diradano, da anni i contadini preferiscono i legumi (che hanno bisogno di poca acqua) ai pomodori (che invece ne vogliono molta). A gennaio non si era mai parlato di razionamenti d'acqua, scattati invece in 39 Comuni, e di divieti di irrigazione, un po' ovunque.

Ma i dati sono impressionanti: secondo un recente report dell'Anbi (l'associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue), in Sicilia la seconda metà del 2023 è stata la più arida da oltre un secolo. È stato calcolato inoltre che per ristabilire una condizione di semi-normalità, che possa ancora salvare una stagione agricola già alle corde, servirebbero 54 miliardi di metri cubi d'acqua. Qualcosa di semplicemente impossibile, perché i cambiamenti climatici in atto sono qui per restare e anzi aumentare d'intensità, e perché la malagestione della rete idrica, allo stesso tempo, è qualcosa di strutturale.

Da decenni la Sicilia non si schioda dall'orrendo primato della dispersione d'acqua, cronicamente stabile più o meno intorno al 50%. E d'altra parte è noto che piove sempre meno e sempre peggio, nel senso che i dati, già preoccupanti, vanno contestualizzati ulteriormente perché si hanno precipitazioni meno costanti ma più intense (i cosiddetti eventi meteorologici estremi), con lo scempio delle dighe siciliane che sono costrette a scaricare l'acqua in eccesso. Con gli invasi in carenza, poi, ne risente anche l'energia idroelettrica che, a livello nazionale, è ancora l'energia rinnovabile più estesa. Invece gli ultimi dati regionali dicono che rispetto al mese scorso c'è il 12% in meno di acqua nelle dighe. Il calo è maggiore sugli invasi più in crisi: Fanaco e Rosamarina, nell'entroterra palermitano; Pozzillo, in provincia di Enna, che è ai minimi storici. A tale scenario drammatico va aggiunto che la situazione è destinata a peggiorare. Basti pensare che l'anticiclone africano, che finora si era mantenuto sulla Spagna, sta per spostarsi sull'Italia, e ciò significa che possiamo dimenticarci gli acquazzoni. Vale la pena poi aggiungere che le dighe a secco significano anche minore energia, dato che in Sicilia otto invasi sono destinati proprio alla produzione di energia idroelettrica.

Mentre scriviamo apprendiamo che il commissario nazionale per l'emergenza idrica ha convocato tutte le autorità di bacino a Roma. Spiegando che l'attenzione sarà soprattutto per Sicilia e Sardegna. La Regione Siciliana ha fatto sapere di aver chiesto 150 milioni di euro per interventi immediati su invasi e condotte, per progetti che esistono da tempo ma risultano chissà come bloccati. Una fonte interna alla regione ci ha fatto sapere che a breve il governo di Schifani dovrebbe poi finalmente sbloccare la costituzione dell'osservatorio permanente sugli utilizzi idrici. Il primo passaggio dovrebbe essere la dichiarazione dello stato di severità elevata per siccità. Alla faccia, che potenza! Quale mirabile intervento, quale incredibile novità! L'obiettivo, ovviamente, è pressare il governo Meloni affinché sganci immediatamente i soldi necessari. Ma la grancassa fascista al potere è più interessata a rinnovare gli espropri del ponte e dell'autonomia differenziata.

Circostanze come gli infuocati giorni di luglio 2023, con la città di Catania senza acqua per due settimane, sono destinate a ripetersi e a divenire più costanti, come insegna anche il recente caso di razionamento d'acqua avvenuto a Barcellona. La prossima candidata in questo senso è Palermo, dove esiste una delle peggiori reti idriche d'Italia. Di fronte a noi, insomma, si sta delineando una distopia al rallentatore, in cui bisognerà lottare per l'accesso all'acqua, per una risorsa che ancora diamo per scontata. Quello che appare chiaro è che la Sicilia si sta avviando verso uno stato di siccità permanente. Bisogna comprendere già da ora che su questo versante lo stato è nemico e non può essere né alleato né interlocutore, interessato com'è a garantire le rendite finanziarie ai colossi come Nestlè (che a Santo Stefano di Quisquina si sono accaparrati una preziosa sorgente), a lucrare sulle concessioni idriche e sull'impotenza dei consorzi di bonifica. Meno acqua a disposizione significa più controllo statale, più manipolazione delle popolazioni a partire dai bisogni primari.

Se è vero che storicamente l'acqua è da sempre stata fonte di conflitti, è altrettanto innegabile che finora le priorità di lotta su di essa, almeno in Sicilia, si sono concentrate su altri versanti, dalla contaminazione agli sprechi. Ecco perché invece adesso serve un cambio di paradigma, anche nelle rivendicazioni. Di acqua ce ne sarà sempre meno, per un sistema che ha creato le condizioni per la sua mancanza. Dunque se vogliamo che l'accesso all'acqua sia ancora garantito per tutte e tutti non ci resta altro da fare che rovesciare il modello di sviluppo che ci sta assetando.

A. T.

https://www.sicilialibertaria.it/
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