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(it) Italy, UCADI, #181: SARDEGNA AL VOTO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 22 Feb 2024 07:21:06 +0200
Il 24 febbraio si vota in Sardegna e si fa un gran parlare di
candidature, ma poco si sa e poco si dice dei problemi dell'isola e dei
programmi che le diverse forze politiche propongono. Piuttosto che
dividersi sulle inchieste che riguardano il governatore uscente Solinas,
che sembra abbia pensato più agli affari suoi che a quelli dell'isola e
che si è distinto per una gestione del COVID decisamente fallimentare e
ha lasciato l'isola largamente indifesa - forse per le sue note simpatie
no vax - sarebbe opportuno affrontare i problemi reali di una regione a
statuto speciale che di speciale conserva una crisi profonda della sua
economia e marcia spedita verso lo spopolamento.
Nell'isola, l'indice di povertà relativa è passato dal 13,9% del 2020 al
16,1%, il 2,2% in più nell'anno successivo.
Circa 110mila famiglie sarde sono in grande difficoltà. A certificarlo
sono i dati del 17/o Report su povertà ed esclusione sociale in Sardegna
elaborato dalla delegazione regionale della Caritas. La popolazione
legale dell'isola, riferita al 31 dicembre, 2021 ammonta a 1.587.413
residenti ed è diminuita del 3,2% rispetto al 2011; ad eccezione della
Città metropolitana di Cagliari, dove si registra un lieve incremento
(+0,2%), tutte le altre province hanno subito significative diminuzioni.
Oristano è la provincia più colpita con il 7% di decremento. Rispetto al
2020 i dati censuari evidenziano un decremento di 2.631 persone nella
regione. A livello provinciale Nuoro perde 1.141 residenti e registra
anche il maggiore decremento relativo (-0,6%), mentre a Cagliari e
Sassari la popolazione rimane stabile. L'età media della popolazione è
46,8 anni contro i 45,2 dell'Italia. Il confronto con i dati del
Censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della
popolazione, con ritmi superiori alla media nazionale. Tutte le classi
di età sotto i 45 anni vedono diminuire il proprio peso relativo
rispetto al 2011.(dati Censimento Istat 2022).
Nel 2021 il 53,6% di persone in Sardegna sono risultate occupate.
L'occupazione femminile si attesta intorno al 46,3%; migliora anche il
dato relativo all'occupazione maschile (60,7% al 2021 rispetto al 59,0%
del 2020). Il trend degli occupati nei servizi è in diminuzione, mentre
aumenta nel settore industriale. La maggiore occupazione femminile dopo
la fine del covid si concentra nel settore dei servizi e del turismo con
la ripresa dei flussi turistici verso l'isola. Se guardiamo ai settori
di occupazione che caratterizzano il mercato del lavoro e la struttura
produttiva dell'isola, notiamo che l'economia della Sardegna si basa
prevalentemente sul settore terziario, benché un ruolo di una certa
rilevanza venga svolto sia dal settore minerario e industriale che da
quello agropastorale e soprattutto dal turismo.
La Regione e l'economia sarda
Pur essendo una regione a statuto speciale la Sardegna non è riuscita ad
utilizzare i poteri di cui dispone per dotare l'isola di una rete
infrastrutturale essenziale al suo sviluppo. Le comunicazioni sono
estremamente carenti e l'isola è percorribile da nord a sud con
difficoltà. La viabilità non consente rapidi collegamenti tra le 5
province e lascia isolate molte aree dell'isola. Una maggiore vivacità
si registra durante la stagione estiva quando il turismo riversa
sull'isola migliaia di residenti temporanei che occupano le strutture
realizzate sulle coste dell'isola, molte delle quali di alta classe, al
punto che in queste località si concentra la vita notturna e la presenza
di una clientela ricca. Non è un caso che lo sviluppo dell'occupazione
che segnalavamo riguarda quella femminile e si dirige prevalentemente
verso i servizi alberghieri e di supporto al turismo.
Lo sviluppo turistico ha preso il posto di quella estrattiva che era
storicamente l'attività prevalente nell'isola che è dotata del più alto
numero di giacimenti minerari del paese. Tuttavia le attività estrattive
nell'isola si sono andate nel tempo riducendo perché le miniere sono
risultate progressivamente poco competitive e produttive, ma anche per
assenza di investimenti che ne rinnovassero le tecnologie estrattive. Il
risultato è la crisi progressiva e irreversibile nel parco minerario
dell'isola con aree di crisi ormai storiche come quella dell'iglesiente
e di Porto Torres dove sopravvivono nella fatica e nell'incertezza
alcune delle attività industriali.
L'attività agroalimentare rappresenta un altro dei punti di forza
dell'isola, con l'allevamento soprattutto di ovini. I prodotti caseari
dell'isola hanno mantenuto a fatica un rapporto positivo di collocazione
sul mercato, ma anche qui mancano reti infrastrutturali e investimenti
per consentire una collocazione più efficace e competitiva del prodotto
sul mercato. Gli stessi problemi presenta la pesca che pure costituisce
una delle attività che potrebbero consentire, anche utilizzando aree di
coltivazione ittica, una più moderna attività produttiva e una
collocazione sul mercato del pescato a condizione di realizzare reti di
comunicazione efficaci e veloci che mancano totalmente.
A causa della crisi generale che coinvolge il trasporto aereo e quello
marittimo sono infatti entrati in crisi i collegamenti con l'isola e
anche in questo settore non vi sono stati significativi investimenti e
convincenti interventi della Regione volti ad affrontare e risolvere
questo grave problema che lascia l'isola abbandonata a se stessa e vede
un rifiorire della comunicazione sia pur parziale e difficoltosa,
solamente nei mesi estivi con lo sviluppo del flusso turistico.
Una gestione attenta e responsabile della struttura regionale dovrebbe
distinguersi per l'adozione di un piano di investimenti. La giunta
uscente è stata estremamente carente nel proporre e progettare
investimenti, sfruttando l'occasione del PNRR ed ora l'isola dovrà
affrontare i suoi problemi in una situazione di carente disponibilità di
capitali sul mercato finanziario e degli investimenti.
Sul piano politico la gestione di destra del governo dell'isola si è
rivelata fallimentare, anche perché è avvenuta snaturando il ruolo di
una forza politica importante nella storia dell'isola che è quella del
Partito d'Azione, partito di orientamento socialista fondato da Lussu,
che ha visto totalmente stravolta la sua impostazione politica con il
passaggio sul fronte della destra, il che ha consegnato l'isola a questa
parte politica.
Il possibile rilancio dello sviluppo economico dell'isola non può che
passare attraverso un rinnovo delle linee politiche di governo e da una
maggiore partecipazione e coinvolgimento delle popolazioni dell'isola
nella gestione delle scelte e nello sviluppo sociale, che passa
necessariamente da un riesame nelle posizioni da assumere nei confronti
degli investimenti turistici nell'isola, a tutela dell'ambiente e per
l'adozione di uno sviluppo sostenibile che privilegi la salvaguardia del
paesaggio e dell'ambiente e al tempo stesso consenta lo sviluppo di una
più diffusa distribuzione del flusso turistico che coinvolga i territori
interni dell'isola sia facendo riscoprire un paesaggio e un ambiente
spesso incontaminato, ma anche creando le infrastrutture che colleghino
l'interno dell'isola alle sue coste, in modo da consentire un utilizzo
diffuso e differenziato delle risorse offerte dal territorio. La
Sardegna ha anche da offrire al turista una alimentazione sana e genuina
e un'alta qualità della vita.
Si tratta di aspirazioni diffuse fra la popolazione delle quali tuttavia
non si trova traccia nei programmi dei partiti, il che fa pensare che il
tasso di astensione dell'elettorato, anche in questa occasione, non farà
che crescere, prova ne sia che alle ultime elezioni un elettore sardo su
due ha scelto di non votare. Infatti l'affluenza si è fermata al 52,5
per cento: tredici punti percentuali in meno rispetto delle politiche
del 2018. Non hanno votato gli elettori delle grandi città, ma neppure
quelli di centri più piccoli dove funziona ancora il porta a porta e il
rapporto diretto coi candidati. Il gap, rispetto al dato nazionale che
per l'isola sfiora gli undici punti percentuali (terz'ultima nella
classifica nazionale). Sulla partecipazione al voto pesa tra l'altro un
sistema elettorale farraginoso (con l'impossibilità di esprimere le
preferenze) il che accresce il distacco tra gli elettori e i partiti,
visti come troppo lontani dalla gente e sempre più autoreferenziali
G.L.
https://www.ucadi.org/2024/01/23/sardegna-al-voto/
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