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(it) Italy, UCADI, #181: L'orgia elettorale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 21 Feb 2024 08:47:31 +0200
Il 2024 è un anno di scadenze elettorali; sembra che siano ben 64 i
paesi che andranno alle urne, Stati liberali, sedicenti democratici,
dittatoriali. Per ognuno di essi si racconta che è il trionfo della
partecipazione democratica e delle scelte dei cittadini, l'orgia della
partecipazione e della condivisione del potere, il rinnovamento del
mandato a governare. In realtà siamo di fronte ad una farsa, una
sceneggiata che nasconde il fatto che a tenere in mano saldamente le
leve del potere sono i gruppi capitalistici e oligarchici dei diversi
aggregati statali che controllano la vita economica e politica delle
società che le possiedono. Sono chiamati al voto i cittadini dell'Unione
europea e quelli degli Stati Uniti, di Gran Bretagna come della Russia e
di tanti altri Stati.
Anche se siamo di fronte ad un rinnovo formale del mandato alle élite
politiche che gestiscono il potere non vi è dubbio le scelte che
verranno fatte incideranno non poco sullo sviluppo degli eventi
economici e politici perché il risultato elettorale costituisce uno
strumento di selezione dei gruppi dirigenti, espressione dei differenti
gruppi che si contendono il potere. Vale perciò la pena di prendere in
esame i programmi dichiarati e le strategie delle diverse forze che
ambiscono di gestire interessi e scelte politiche dei diversi Stati che
si contendono l'egemonia a livello mondiale.
Il rinnovo della Presidenza degli Stati Uniti
Per per le lezioni del Presidente degli Stati Uniti si voterà il 5
novembre, ma già in gennaio si stanno svolgendo le primarie per
individuare i candidati che andranno al ballottaggio, nel rispetto del
sistema elettorale statunitense. Non vi è dubbio che molti degli eventi
in corso, prime tra tutte la guerra in Ucraina e la crisi mediorientale,
sono condizionati dall'esito di questa elezione perché i due probabili
candidati, Biden e Trump, hanno posizioni diametralmente opposte
rispetto ai due conflitti e il potere condizionante di quella che è
ritenuta essere la prima potenza mondiale dal punto di vista economico e
militare, certamente condizionerà sviluppo e soluzione dei conflitti. In
particolare si ipotizza che la riconferma di Biden permetterà il
perdurare del sostegno all'Ucraina, visti gli impegni di questa
amministrazione nella guerra in corso, in ragione degli interessi
economici e strategici che gli Stati Uniti hanno nella conduzione della
guerra.
Viceversa la tendenza isolazionista dei repubblicani, ben espressa dalle
posizioni di Trump, potrebbe portare a un disimpegno degli Stati Uniti
dal conflitto, il cui peso ricadrebbe integralmente sull'Unione europea
e su una NATO deprivata dal principale sostegno statunitense. In questo
caso una ricomposizione del conflitto sarebbe inevitabile alla luce del
fatto che l'Unione europea non è in grado di reggere militarmente il
confronto e fa fatica già ora a sostenerlo economicamente, prova ne sia
che i bilanci dei diversi Stati sono in crisi e fortissime sono le
tensioni sociali e le conseguenze economiche dell'impegno nello sforzo
bellico e nel sostegno degli 8 milioni di profughi ucraini.
Difficile fare ipotesi su quali sarebbero gli effetti dell'uno o
dell'altra scelta degli elettori statunitensi nel caso del conflitto in
Medio Oriente poiché già oggi non sono chiare le posizioni che i due
candidati hanno sulla crisi in corso.
Appare comunque non solo non auspicabile ma difficile a realizzarsi un
pieno successo di Israele, con il totale genocidio dei palestinesi e la
loro espulsione sia da Gaza che dalla Cisgiordania. Solo fanatici come
Netanyahu e i leader religiosi della destra israeliana possono pensare a
un Israele che abbia il pieno controllo di tutta la Palestina,
cancellando totalmente la presenza palestinese. Alla luce di queste
considerazioni l'ipotesi dell'attuale amministrazione statunitense di
una soluzione a due Stati, benché difficilissima da attuarsi, appare la
sola in qualche modo percorribile, anche se con
difficoltà estremamente grandi.
Ancora più difficile appare valutare l'impatto che avrebbero i due
candidati sullo sviluppo delle politiche globali e soprattutto di quelle
economiche, anche perché in questo momento è in corso un riassetto della
distribuzione internazionale del lavoro, del controllo dei mercati,
dell'accesso alle materie prime, della gestione dell'energia, per cui
appare difficile prevedere quali possano essere gli scenari più
credibili di evoluzione della situazione economica e strategica, nonché
delle relazioni internazionali, tanto più che a mutare progressivamente
gli equilibri contribuisce la crescente importanza e il ruolo sempre più
rafforzato dell'aggregato dei BRICS, che certamente svolgeranno un ruolo
fondamentale nei futuri assetti economici e strategici del pianeta.
Tuttavia gli elettori orientano in gran parte il loro voto sulla base
della politica interna e delle esigenze immediate che emergono dalle
loro concrete condizioni di vita e di lavoro: sulla base di questa
considerazione i problemi sui quali si focalizzerà presumibilmente
l'interesse dell'elettorato statunitense sono quelli delle concrete
condizioni economiche e del mercato del lavoro, dell'emigrazione e, sul
terreno dei diritti civili, il diritto di ricorrere all'aborto, connesso
all'esercizio di una maternità responsabile e libera, alle politiche di
genere e di tutela delle diversità.
Ebbene le crescenti difficoltà sul mercato del lavoro, il costo
dell'energia e dei carburanti hanno colpito non pochi cittadini del
paese profondo e nella comparazione tra il prima e il dopo, costoro
vedono un peggioramento della loro condizione con l'amministrazione
Biden, e ciò malgrado dell'economia attraversi una fase relativamente
positiva ad impensierire l'elettorato è la crescita dell'emigrazione
soprattutto, verso le aree liberal del paese, come New York, che induce
soprattutto l'elettorato democratico e liberal ad essere critico nei
confronti delle politiche del partito.. La decisione della Corte suprema
di sanzionare il diritto di aborto ha mobilitato una parte
dell'elettorato liberal e continuerà presumibilmente a farlo, ma
soprattutto a livello decentrato, poiché le iniziative si concentrano
sulle politiche degli Stati che derogano agli orientamenti della Corte
Suprema, viste le difficoltà di mutare il suo orientamento: i giudici
una volta nominati nè fanno parte a vita. È quindi possibile che si vada
verso in una sorta di balcanizzazione del sistema giuridico del paese a
riguardo di questo problema, con l0adozioni di differenti politiche da
Stato a Stato.
Altrettanto dicasi per le politiche di genere che trovano resistenze e
opposizioni, come sempre, disposte sul territorio a macchia di leopardo
con Stati e comunità più aperti e liberal ed altri che invece si
orientano sulle posizioni conservatrici e fondamentaliste. Ambedue
queste scelte inducono a prendere le distanze dal voto in occasione
delle elezioni federali.
È per questo insieme di motivi che l'esito finale delle elezioni
statunitensi appare quando mai incerto e saranno cruciali e determinanti
gli eventi che si svilupperanno nei prossimi mesi e che orienteranno un
elettorato comunque scontento di dover scegliere tra due ottuagenari,
stanco di una politica di contrapposizione tra Biden e Trump.
Le elezioni europee
Anche tutti i paesi dell'Unione andranno al voto per l'elezione degli
organismi comunitari. Bisognerà vedere se l'attuale maggioranza di
governo, costituita da un'alleanza tra socialisti, liberali e centro
democristiano continuerà a governare l'Unione, facendo a meno di un
rapporto organico con i conservatori che si presentano come la vera
incognita dei futuri equilibri di gestione delle degli incarichi
comunitari. Nel caso di una riconferma dell'alleanza tra socialisti e
democristiani e liberali sarà fortissima la tendenza alla riconferma
degli orientamenti attuali in materia di politica green, anche se non
mancheranno pressioni da parte di quei gruppi e quelle forze che
spingono verso l'unione bancaria, l'adozione di una fiscalità comune,
rapporti più stretti tra i diversi Stati dell'unione, con il
trasferimento sempre maggiore verso Bruxelles dei poteri effettivi di
gestione delle politiche macroeconomiche e un aumento viceversa in
periferia delle autonomie, che fungerebbero da terminali amministrativi
della gestione centralizzata a livello comunitario.
Invece l'inserimento nella maggioranza del gruppo dei conservatori, sia
nel caso che ciò comporti un'emarginazione dei socialisti, sia
nell'ipotesi che questo ingresso avvenga sommando all'alleanza attuale
di gestione dell'Unione la componente conservatrice, si assisterebbe
comunque ad un'accentuazione della struttura dell'Unione in senso
federale, con l'allentamento dei legami a livello comunitario e la
crescita delle autonomie dei singoli Stati.
In ogni caso non c'è dubbio che il nuovo mandato della Commissione
europea dovrà affrontare problemi strategici nodali e ineludibili come
quello di dotarsi di una difesa comune, di scegliere quale rapporto
sviluppare con i paesi dei BRICS, di decidere quale politica condurre
verso l'Africa, di assumere posizioni chiare è determinate nelle sue
relazioni sia con la Russia che con la Cina. Non vi è dubbio infatti che
il mondo si avvia ad assumere sempre di più una struttura multipolare
all'interno della quale l'Unione europea è solo una delle isole
economico - produttive che si confrontano su una scala globale per
contendersi l'egemonia e la costruzione di nuovi equilibri e relazioni.
In quanto al peso dei problemi domestici sulla politica comunitaria si
rileva che con l'ampliamento dell'adesione e l'ingresso di nuovi paesi
l'Unione è destinata a veder sommarsi ai tanti problemi esistenti
relativi alla difesa comune, ai rapporti tra centro e periferia, alle
dinamiche istituzionali concernenti i processi decisionali (operare o
meno a maggioranza o all'unanimità) vedrà aggiungersi il problema per
ora sottovalutato, della crisi crescente della politica agricola comune
che - è bene ricordarlo - è stata una delle basi più solide sulle quali
si è fondata l'Unione europea. Non ci stancherei mai abbastanza di
sottolineare che l'ingresso improvvido dell'Ucraina nell'unione - a
causa dei problemi che si porta dietro - svolge una funzione
destabilizzante rispetto alle politiche di coesione e certamente non
aiuta lo sviluppo economico complessivo degli Stati che fanno parte di
questo aggregato. In particolare, ad incidere negativamente sono le
condizioni dello Stato di diritto nel paese, l'ampiezza del fenomeno
corruttivo, il dissesto idrogeologico conseguente alla guerra,
l'inquinamento del suolo, la gestione disastrosa dei postumi di un
conflitto devastante che peseranno come un fardello sulle spalle di
tutti i paesi che attualmente fanno p faranno parte dell'Unione europea.
Le conseguenze di questa scelta scellerata rischiano di essere quelle di
accentuare il peso dei partiti di destra che con forza si candidano a
gestire questo malcontento, prova ne sia l'emergere in tutti i paesi di
più o meno forti e consistenti partiti contadini, schierati su posizioni
conservatrici è identitarie.
Unione europea non può reggere contemporaneamente l'attuazione delle
politiche green che richiede sacrifici e scelte dolorose al settore
agricolo rispetto a quello industriale e manifatturiero e l'immissione
degli elementi ulteriori di crisi, costituiti dall'allargamento a paesi
che necessitano di una lunga fase di collaborazione per amalgamarsi dal
punto di vista strutturale e della distribuzione del lavoro e delle
quote di produzione con il blocco di paesi che da tempo fanno parte dell'Ue.
Un mondo multipolare
I nuovi i governanti che saranno selezionati dall'orgia elettorale
dovranno fare i conti comunque con un gruppo dei paesi BRICS, divenuti
ormai 10, che gestiscono oltre il 40 % della produzione e del commercio
mondiale, che vedono al loro interno la presenza dei maggiori produttori
di energia, controllando così il mercato energetico, che ricomprendono
potenze regionali dalle aspirazioni imperiali, che ambiscono a
ricostruire e ad attribuirsi una dimensione di potenze regionali,
configurando un mondo a placche, che ricalca l'assetto tettonico del
mondo fisico nel delineare gli ambiti di espansione della loro influenza.
Non vi è dubbio infatti che si va consolidando uno spazio politico
strategico nel quale opera la Turchia, uno proprio dei paesi arabi e
islamici, mentre altrettanto fanno Cina ed India. avendo già dimensioni
continentali e perciò ambiscono a controllare ed espandere la loro area
di influenza. Così dicasi ancora per le aree che si organizzano intorno
ai paesi del Sud Pacifico, o intorno al Giappone che sta facendo la
scelta del riarmo, mentre rimangono ancora frantumate in più entità
statuali l'America Latina e quella centrale e l'Africa che di fatto
costituiranno il terreno sul quale si cercherà di costruire l'egemonia.
Appaiono del tutto futuribili, almeno per ora, le ambizioni di politici
e strateghi statunitensi che sognano e lavorano per una frammentazione
etnica dell'immenso territorio russo e hanno le stesse mire e gli stessi
obiettivi per la Cina e perché no per l'India. In un mondo sempre più
multipolare e policentrico a sopravvivere sono le entità politiche
economiche che fanno sistema, in qualche modo autosufficienti, capaci di
sviluppare al loro interno in un ambito protetto sinergie e
distribuzione del lavoro, ruoli differenziati attraverso i quali
contribuire a tenere in piedi sistemi economici e società sempre più
complesse. I microsistemi o ancor peggio il sogno di un paese egemone
che domina sugli altri è definitivamente tramontato, checché ne pensino
i governanti degli Stati Uniti e quelli morenti ad agonizzanti della
Gran Bretagna.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2024/01/23/lorgia-elettorale/
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