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(it) Italy, UCADI, #181: Russia: la tenuta del fronte interno (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 18 Feb 2024 06:43:15 +0200
All'improvviso la stampa di regime e i grandi giornaloni sembrano
essersi accorti che la guerra in Ucraina non va come avrebbe dovuto
andare. Non solo l'offensiva ucraina è fallita, ma l'esercito russo
tiene ed anzi in molte occasioni passa al contrattacco: se ne sono
accorti anche loro! È naturale perciò chiedersi cosa sta succedendo, dal
momento che sembra che la Russia stia vincendo la guerra d'Ucraina. La
chiave di lettura per capire quanto sta avvenendo non è costituita dagli
eventi che si svolgono sul fronte, perché anzi questo è, nel suo
complesso, piuttosto immobile a causa dell'inverno, del gelo e del
ghiaccio che bloccano le operazioni militari, ma piuttosto da quello che
sta avvenendo sul fronte interno russo: è qui che la Russia sta vincendo
la sua battaglia.
L'occidente, nel varare le sanzioni, aveva pensato attraverso questo
strumento di mettere in ginocchio l'economia russa, recidendo le sue
relazioni con i mercati, privandola di apporti di capitali, di
tecnologia, creando un "cordone sanitario" ed economico che avrebbe
soffocato il paese. Non è stato così e non solo perché la Russia ha
trovato altri mercati per le sue vendite di petrolio e di energia, sia
pure dovendo pagare il prezzo costituito dalla rinuncia a trarre
profitto dall'utilizzazione di strutture come i gasdotti e gli oleodotti
che gli erano costati enormi investimenti, ma perché il paese è stato
capace di riorientare le sue esportazioni petrolifere e di gas verso il
mercato e l'economia cinese così bisognosa di energia e quella indiana
che lo è altrettanto. Certo occorrerà del tempo perché i nuovi impianti
di trasporto di petrolio e gas vadano a regime, ma la direzione
intrapresa promette lauti guadagni e una più sicura allocazione del
prodotto. Hanno supportato le scelte russe lo sviluppo dell'iniziativa
dei BRICS che hanno aumentato con successo il loro numero e il loro peso
economico e politico, malgrado le defezioni ultime dell'Argentina, e ha
anche giovato alla Russia la sua politica all'interno dell'OPEC e i
rapporti che essa intrattiene con i paesi produttori di petrolio che le
hanno consentito di superare le quote di produzione e di vendita ad essa
assegnate, trovando sponde e complicità per triangolazioni di vendite
nel suo prodotto, pur dovendo sopportare di cederlo ad un costo minore o
pagando delle provvigioni.
Ma non basta: è l'insieme dell'economia russa ad andare bene. Il Paese
guidato da Vladimir Putin sembra essersi ripreso dopo la caduta del pil
del 2022 (-2,1%), provocata dalle sanzioni approvate dagli alleati di
Kiev dopo l'invasione dell'Ucraina. La ripresa russa del 2023 è frutto
della robusta crescita che si è avuta già nella prima metà dell'anno nei
settori del commercio al dettaglio, dell'edilizia e della produzione
industriale, dovuta a un forte stimolo fiscale deciso e organizzato
dalla Presidente della Banca Centrale Elvira Nabiullina. Ciò che era
inatteso era lo sviluppo complessivo del PIL della Russia: da un
recentissimo documento del Fondo Monetario Internazionale, dedicato alla
Russia (Article IV Staff report del 14 dicembre 2023) il Pil russo del
2023 viene quantificato in 129.182 miliardi di rubli, equivalenti a
1.702 miliardi di dollari; l'inflazione continua a mordere in Russia e
l'indice dei prezzi al consumo potrebbe aver raggiunto l'8% nel 2023,
mentre negli Stati Uniti e in Europa è stato tendenzialmente del 6%
(quello reale). Più difficile la situazione bancaria: la banca centrale
russa a portato al 15% i tassi ad ottobre. Tuttavia l'aumento
dell'inflazione va di pari passo alla ripresa del Pil russo. Dopo il
calo (appena ricordato) del 2,1% nel 2022, nel 2023 l'economia di Mosca
ha dato segnali di resilienza, nonostante le sanzioni occidentali al
punto che nel terzo trimestre il rimbalzo è stato del 5% rispetto allo
stesso periodo del 2022, quando si era registrato un calo del 3,5%.
Quest'anno la crescita potrebbe superare il 3,5% - 4% secondo fonti
russe, mentre il Fmi valuta il rialzo del 2023 a +1,5 % , in ogni caso
più di Italia e Germania.
La crescita dell'economia reale
Ma come spiegare la crescita del commercio al dettaglio, dell'edilizia e
della produzione industriale. Certamente essa è stata facilitata da
forti stimoli fiscali e dalla politica della Banca Centrale, la quale ha
condotto una intelligente gestione del credito rendendosi conto del peso
di un fenomeno strutturale che caratterizza l'economia russa: la voglia di
impresa. Per comprendere quanto è avvenuto bisogna tenere conto del
fatto che prima delle dell'inizio delle ostilità la Russia si era aperta
ai mercati e il paese aveva visto il crescere di investimenti nei
servizi, nell'industria della ristorazione, nella economia civile
(intendiamo con questo quella non militare) da sempre trascurata dai
governanti russi. Per questi motivi il paese sta divenendo un
promettente mercato nel quale fare profitti attraverso la fornitura di
beni e servizi di largo consumo. L'improvviso ritiro delle aziende
occidentali, imposto dalle sanzioni, ha prodotto almeno due fenomeni:
alcuni investitori occidentali hanno ceduto a prestanome locali le loro
attività e hanno continuato le loro attività economiche, altri hanno
venduto a imprenditori ed oligarchi locali le reti produttive e
commerciali costruite negli anni di penetrazione economica commerciale
nel paese. Al manifestarsi della penuria di beni necessari allo
svolgimento di queste attività il sistema produttivo russo è riuscito a
rispondere producendo a livello autoctono il bene richiesto dal mercato.
Un esempio: è noto che in questi anni è nata in Russia una rete di
ristoratori italiani o che almeno di ristoranti che fanno cucina
italiana per la quale sono necessari alcuni prodotti, come la pizza per
la quale è necessaria la mozzarella. Ebbene i caseifici russi hanno
deciso di coprire quel segmento di mercato, producendo quanto richiesto,
facendo investimenti e acquistando impianti, acquisendo tecnologie e
professionalità Questo meccanismo si è ripetuto un po' ovunque nel paese
e in ogni settore, producendo un fiorire di investimenti che hanno
stimolato la produzione industriale e il commercio.
Inoltre il reclutamento e l'invio al fronte di migliaia di uomini e di
donne ha comportato l'erogazione di retribuzioni 10 volte superiori a
quelle corrisposte ad un operaio che vive nelle regioni periferiche, per
cui possiamo parlare della presenza di un "capitale di guerra" che è
stato investito da chi è rimasto a casa in attività di investimento.
Naturalmente è inoltre cresciuta l'economia di guerra che ha visto un
incremento degli investimenti del 70% ed è tornata ai livelli degli anni
1980-1990, raggiungendo la cifra di 10.800 miliardi (pari a 109 di
euro), pari al 6 % del Pil russo, utilizzati per rilanciare la
produzione di munizioni, carri armati e droni,( considerando che solo
nel 2023 l'esercito
russo ha utilizzato più di due milioni di proiettili di artiglieria (il
doppio dell'anno precedente e provvedere a sostituire più di 10.000
veicoli distrutti o danneggiati. Ma ciò che più interessa è che una
parte cospicua di queste risorse è destinata e remunerare i soldati e
risarcire le famiglie dei caduti, trasformandosi in "capitale diffuso."
Il consenso alla guerra
È certamente vero che esiste malgrado tutto una diffusa resistenza alla
guerra che tuttavia riguarda soprattutto i giovani delle città e ad
appartenenti a ceti benestanti. Come è noto l'opposizione a Putin è
molto debole nel paese e la repressione è pesante ed avviene secondo
modalità differenziate nel senso che vengono ostacolati e repressi gli
assembramenti attraverso un'attenta vigilanza delle convocazioni online
di manifestazioni, si procede ad arresti con discrezionalità, evitando
di creare vittime o di sottolineare il ruolo di alcuni oppositori come
musicisti e rapper che potrebbero rappresentare dei punti di riferimento
per altri giovani. Tuttavia quando la repressione colpisce è durissima
ed arriva fino a combinare 7 anni di permanenza nelle colonie penali,
poste nelle parti più remote del paese.
È ovvio che in queste condizioni l'opposizione alla guerra sia scarsa,
anche perché bisogna aggiungere alla forza coercitiva del governo la
propaganda svolta dalla Chiesa Ortodossa Russa presente in modo
capillare in tutto il paese che come ha fatto il Patriarca Kirill non
tralascia occasione per sottolineare la natura anche etnica e religiosa
dello scontro in atto, mettendo in evidenza le persecuzioni attuate
dagli ucraini nei confronti della Chiesa Ortodossa canonica Ucraina,
legata al Patriarcato di Mosca. Malgrado ciò molti sono stati coloro che
hanno abbandonato il paese verso la Georgia,
attraversando il confine finlandese prima che venisse chiuso, e
utilizzando disponibilità economiche che non sono appannaggio di molti.
È certamente vero che le ronde di reclutamento circolano per il paese,
entrano nei locali pubblici frequentati da giovani e in molte occasioni
obbligano alla coscrizione obbligatoria, ma è anche vero che il regime
attinge non solo ai detenuti, promettendo loro il perdono in cambio del
servizio nell'esercito, ma ha a disposizione un bacino di 144 milioni di
abitanti, molti dei quali vivono in centri remoti del paese, ai quali
rivolgere l'invito alla chiamata alle armi,
accolto a volte per ragioni patriottiche, ma spesso per motivi economici.
Si aggiunga inoltre che i pope presenti in modo diffuso nella provincia
russa funzionino di fatto come ufficio di reclutamento per quelle fasce
più disagiate di popolazione che possono vedere nella prestazione del
servizio militare un'opportunità anche economica per dare una svolta
alle loro condizioni di vita, investendo nella guerra. In altre parole
per le dimensioni stesse del paese e per la sua configurazione la Russia
dispone di un bacino di reclute alle quali attingere per alimentare il
fronte. Da questo punto di vista il passare del tempo e la durata della
guerra, contrariamente a quando si crede, giocano a favore di Putin e
non certo dell'Ucraina perché l'esercito russo ha bisogno di tempo per
reclutare e istruire, per preparare al combattimento masse enormi di
uomini e di donne che può riversare sul campo di battaglia.
Gli accordi con la Corea del nord e con l'Iran per la fornitura di
armamenti sono andati a rafforzare l'apparato di produzione russa che ha
potuto riversare nello sviluppo dell'industria bellica ulteriori
capitali freschi che ne hanno alimentato le capacità, inducendo a
innovare e raffinare l'apparato bellico con la produzione sempre più
avanzate, destinate al sopperire alle necessità del fronte. Per converso
i paesi occidentali e l'Unione europea, investendo in armamenti, hanno
sottratto enormi risorse agli investimenti di carattere economico e
sociale prova ne sia che sta entrando
in crisi il settore agricolo che subisce i duplici effetti derivanti
dall'aumento delle tasse necessarie a coprire i vuoti di bilancio, e la
concorrenza che le produzioni ucraine soprattutto di cereali venduti sul
mercato comunitario, hanno fatto, provocando danni rilevanti al bilancio
del mondo contadino.
Da questi insiemi di elementi si ricava un quadro di sostanziale tenuta
del fronte interno russo, mentre quello ucraino si sgretola
progressivamente sotto i colpi di un ridursi fisiologico e naturale dei
finanziamenti provenienti dall'occidente, della crescente diminuzione
del numero di uomini e donne mobilitabili per combattere, di una
produzione di munizioni da parte occidentale non in grado di reggere i
fabbisogni del fronte. A ciò si aggiunga la situazione contingente
economica e politica degli Stati Uniti dove ,a causa di scontri interni,
sembra venir meno il finanziamento alla guerra in Ucraina. In questa
situazione solo la Gran Bretagna rimane impegnata nella guerra fino a
quando i crescenti disastri della sua economia e la situazione sociale
non sommergeranno il paese.
La Redazione
Guerra d'Ucraina e mercato delle armi
Non capita di frequente che i comunisti anarchici apprezzino un Papa
della chiesa cattolica, ma questa volta dobbiamo unirci a lui per una
riflessione sul mercato delle armi.
Conveniamo con lui che la guerra rappresenta un buon affare per i
produttori di armi che dalla loro attività ricavano enormi profitti. Ma
detto questo è opportuno chiedersi cosa sta succedendo sul mercato delle
armi, oggi che la guerra d'Ucraina costituisce uno spot pubblicitario
formidabile per questi venditori di morte.
I commentatori dell'andamento della guerra rilevano che la produzione di
proiettili e di armi dell'Occidente ha difficoltà a reggere la
concorrenza russa e dei suoi alleati nel disporre di ordigni di morte
per alimentare il massacro. Tuttavia, le cose non stanno esattamente
così: da parte russa non vi è dubbio che, con il passare del tempo le
capacità di produzione dell'industria bellica sono cresciute e ancor più
cresceranno, quindi più durerà la guerra più il sistema produttivo russo
sarà in grado di riversare armi sul mercato. Alla produzione russa si è
aggiunta a quella della Corea del Nord e dell'Iran, fornitore di droni;
la Cina, collaborerebbe - si dice - triangolando componenti ad alta
tecnologia per i missili e armi intelligenti. Questa produzione è tale
da soverchiare quella dei paesi occidentali, soprattutto per quanto
riguarda la produzione di munizioni.
Nel campo occidentale i maggiori produttori di armi sono notoriamente
gli Stati Uniti, ai quali segue la Francia e in buona posizione la Gran
Bretagna. Ebbene approfittando della guerra le industrie di questi tre
paesi sono subentrate ai produttori russi sul mercato delle armi,
fornendo sistemi d'arma ai paesi che li richiedono, allertati e messi in
allarme dalle iniziative russe. Infatti, se si guardano i bilanci dei
vari Stati la domanda è cresciuta e tutti o quasi hanno incrementato il
proprio bilancio relativamente alle risorse destinate agli acquisti di
ordigni mortali. Le industrie dell'occidente ne stanno approfittando per
piazzare la loro merce e subentrare ai produttori russi, sottraendo loro
clienti e quote di mercato e perciò non dispongono di una produzione
sufficiente ad alimentare il cliente ucraino che, tutto sommato, è un
cliente povero, sovvenzionato, che dipende dai bilanci in rosso dei
paesi europei e dell'alleato riottoso statunitense che trovandosi nella
contingenza delle elezioni, paga con difficoltà i conti.
Comunque non c'è da preoccuparsi: gli Ucraini possono continuare ad
andare tranquillamente al massacro ed ora la guerra può anche finire
perché tanto un nuovo mattatoio è stato aperto a Gaza e Israele è un
buon macellaio e paga le forniture che riceve o direttamente o per il
tramite degli statunitensi.
Peccato che ha pagare le spese siano i popoli ucraino e russo spinti ad
una guerra fratricida in nome degli interessi geostrategici ed economici
degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per mettere economicamente in
crisi l'Europa.
Rocco Petrone
https://www.ucadi.org/2024/01/23/russia-la-tenuta-del-fronte-interno/
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