|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 30 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Francais_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkurkish_
The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours
Links to indexes of first few lines of all posts
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, Umanità Nova #3: Allineati e coperti! Regolamentazione dei media, stampa clandestina e repressione dei movimenti (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 16 Feb 2024 09:47:31 +0200
Nelle ultime settimane si è fatta sentire la protesta di una parte del
mondo dei media contro quella che viene definita "legge bavaglio".
Comunicati delle organizzazioni di categoria letti nei telegiornali,
prese di posizione trasversali dei principali quotidiani, note di
protesta degli organi dell'ordine dei giornalisti, iniziative di piazza
in diverse città. Negli ultimi due anni abbiamo visto con una certa
frequenza levarsi dal mondo della stampa voci contro i provvedimenti dei
governi che si sono succeduti. Per la prima volta però si assiste ad una
presa di posizione così larga contro un provvedimento. In questo caso
nel mirino delle proteste l'emendamento alla legge di delegazione
europea firmato dal deputato Enrico Costa di Azione, che vieta ai
giornalisti la pubblicazione letterale anche per estratto delle
ordinanze di custodia cautelare, non più segrete dal 2016. L'emendamento
è stato approvato lo scorso 19 dicembre alla Camera, con il voto
favorevole, oltre che della maggioranza, anche di Azione e Italia Viva,
e il Senato dovrebbe decidere in merito proprio questa settimana.
Può darsi che quando queste righe saranno lette la faccenda sia già
andata molto avanti, per cui è bene limitarsi a fare delle
considerazioni generali. Senza entrare in aspetti tecnici, comunque vada
questa storia, è chiaro che ci si trova di fronte a un ennesimo atto
autoritario di controllo dell'informazione da parte del potere politico,
e in tal senso le voci che criticano la classe politica di volersi
autotutelare con questi provvedimenti non sbagliano. Come si dice però,
hanno scoperto l'acqua calda: la classe politica cerca sempre di
tutelare i propri privilegi. È chiaro che in una fase segnata dalla
guerra e dalla soluzione autoritaria e militare alle crisi, queste forme
di controllo si rafforzano perché l'esecutivo abbia non solo maggiore
potere ma anche la strada libera da intralci.
Una delle illusioni dell'ideologia del regime democratico è quella di
ritenere i media uno strumento di controllo sul potere politico, quando
sono in realtà fabbriche del consenso. Questa definizione già diffusa da
qualche decennio è generalmente valida anche oggi pur essendo
profondamente mutato il sistema mediatico. In questo senso anche la
pubblicazione di intercettazioni e ordinanze giudiziarie, che sta molto
a cuore al sistema mediatico italiano, è parte del meccanismo di
consenso. Infatti anche quando i media nella storia recente hanno dato
forza e argomenti a movimenti di protesta contro il governo, il ruolo
dei media è sempre stato funzionale allo scontro tra gruppi di potere,
alla rigenerazione della classe politica, alla riabilitazione delle
istituzioni macchiate da questa o da quella mela marcia, non certo al
servizio di oppressi e sfruttati. Si tratta quindi di una macchina solo
funzionale alla riproduzione del sistema di dominio vigente.
Se da una parte c'è chi casca sempre in piedi in questo gioco, in
un'eterna riverniciatura del potere, c'è invece chi si trova sempre
schiacciato dal potere mediatico e giudiziario, indipendentemente da chi
governi o da quale legge bavaglio sia in quel momento vigente. Sono quex
compagnx i cui nomi vengono pubblicati sempre sui giornali, insieme ad
altri dati personali, quando sono indagati per reati relativi a
manifestazioni o azioni politiche; sono lavoratorx, ambientalistx e
soggettività di cui i media non parlano mai se non quando c'è da
criminalizzare qualche protesta che esce dalla ritualità; sono coloro
che sono deumanizzati perché senza documenti o perché chiusi dietro a
delle sbarre; sono coloro che senza lavoro, senza figli, senza carriera,
senza futuro, sono sempre sottoposti al giudizio di qualche esperto;
sono coloro che sono sempre ridotti al silenzio, la cui voce, anche
quando viene riportata, lo è spesso solo in modo frammentato e
stereotipato e comunque sempre sovrastata dall'assordante "altra campana".
Per questi, per noi, la pubblicazione di qualche intercettazione o di
qualche riga di ordinanza non cambia certo le condizioni di vita e di
lavoro. Lo stesso vale per chi dal governo sostiene di difendere la
"presunzione di innocenza". In questo caso si parla sempre
dell'innocenza di qualche onorevole, cavaliere e manager, che non può
vedere la propria reputazione infangata, non certo di coloro che questo
ordinamento sociale già schiaccia nel fango tutti i giorni.
Se si tratta solo di uno scontro tra poteri perché dovremmo
interessarcene allora? Perché la stretta sui media, l'accentramento
dell'informazione e il controllo su ciò che viene pubblicato è una
effettiva misura autoritaria del governo, che oggi interviene limitando
la cronaca giudiziaria, ma che intende imporre dei meccanismi, in parte
già rodati, che vogliono sottoporre a controllo ulteriore l'informazione
in generale. Pensiamo al sistema della "certificazione" della notizia,
che esponenti del governo vorrebbero formalizzare, o al Comitato per lo
sviluppo e la valorizzazione della cultura della difesa. Pensiamo alla
repressione della cosiddetta "stampa clandestina", tornata recentemente
di moda. Il sostegno militare e finanziario all'Ucraina prima e il
supporto alla guerra condotta da Israele poi, sono stati, in modo
diverso, accompagnati da una corale campagna mediatica. Anche se con il
tempo sono emerse le diverse posizioni e le voci dissonanti, si è
assistito nelle prime fasi a un trasversale e martellante sostegno alla
politica del governo. Un'ulteriore stretta autoritaria sull'informazione
non farebbe quindi che limitare la libertà di espressione su carta e a
livello digitale, e rendere ancora più organico il rapporto tra media e
potere politico, specie nel sostegno alle politiche trasversali agli
schieramenti condotte nel nome dell'interesse nazionale, dalle guerre
alla restrizione delle libertà e dei diritti sociali.
Tutti i regimi autoritari nella loro costruzione passano attraverso
l'uniformazione dei media. È importante rilevare che in un generale
contesto di crisi e di soluzione autoritaria e militare da parte dello
stato siamo di fronte a un passaggio che va in questa direzione. Nella
lotta per la libertà bisogna saper cogliere questi segnali, anche per
cercare di adeguare la propria iniziativa. È difficile dire quanto
procederà il governo in questa direzione. Se gli basterà tirare un po'
il morso per far prendere alle cose la giusta direzione, o se saranno
imposte forme di controllo più complessive.
Certo a leggere certe dichiarazioni contro l'emendamento Costa viene da
dire che qualcuno a forza di bavagli si è fatto bendare pure gli occhi e
le orecchie. C'è chi sembra convinto di vivere in una società libera in
cui i media vengono senza motivo censurati. Ma sappiamo bene che le
relazioni di potere che governano la società, entrate in crisi da tempo,
hanno stretto molto i margini della "agibilità democratica". Alcuni
esempi sono dati dai provvedimenti più recenti. Con il pacchetto
sicurezza varato dal governo in autunno si istituisce il reato di
rivolta carceraria, che sarà effettivo, eloquentemente, anche per i CPR.
Si tratta del nuovo art. 415-bis del codice penale che istituisce quello
che è stato definito da Antigone "il reato di lesa maestà carceraria"
punendo fino a 8 anni "Chiunque, all'interno di un istituto
penitenziario, mediante atti di violenza o minaccia, di resistenza anche
passiva all'esecuzione degli ordini impartiti ovvero mediante tentativi
di evasione, commessi da tre o più persone riunite, promuove, organizza,
dirige una rivolta". Viene inoltre esteso l'articolo 415 del codice
penale, che punisce l'istigazione alla disobbedienza alle leggi di
ordine pubblico, arrivando a punire chi con scritti diretti ai detenuti
istiga alla rivolta. Questi non sono dei bavagli? Allo stesso modo le
leggi antisciopero, contro i "rave", contro il "vandalismo", contro le
occupazioni, i picchetti e i blocchi stradali, che limitano la libertà
di manifestare, sono anch'esse dei bavagli.
Chi vuole opporsi davvero alla stretta autoritaria del governo non potrà
quindi limitarsi al proprio orticello, l'unica lotta possibile è quella
contro tutti i bavagli e contro tutte le catene.
https://collettivoanarchico.noblogs.org/post/2024/01/27/allineati-e-coperti-regolamentazione-dei-media-stampa-clandestina-e-repressione-dei-movimenti/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) Germany, Die Platform: Che si tratti di AfD o di governo a semaforo: possiamo solo fermare lo spostamento a destra dal basso! (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(it) Italy, Trieste, GA Germinal: SULLA LOTTA IN DIFESA DEI CONSULTORI (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center