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(it) Israele-Palestina: Un'altra manifestazione nella lotta che continua a Bil'in [en]
Date
Sat, 21 May 2005 19:06:47 +0200 (CEST)
E' cominciata come una qualsiasi azione, coordinata dagli attivsti del
comitato di base del villaggio e dagli Anarchici Contro il Muro (ACIM). E'
stato lanciato un appello ad altri attivisti che fanno parte di quello che
viene chiamato a volte la "Coalizione contro il muro/recinto". Ma oggi
(venerdì 20 maggio), come tante altre volte, non si sono fatti vedere.
Così è stato come le solite azioni a Bil'in: la gente del villaggio, gli
ACIM e gli internazionali dell'ISM. Cominciamo dall'appello per la
manifestazione:
"Cari e care, ci sarà una manifestazione a Bil'in questo venerdì contro il
muro che si erge sulla terra del villaggio. Per sapere qualcosa della
storia delle proteste a Bil'in, si può leggere su Indymedia:
https://israel.indymedia.org/feature/display/3077/index.php
https://israel.indymedia.org/mod/search/dosearch/index.php?dosearch=1&searchtext=billin
Abbiamo avuto abbastanza successo nel portare un gran numero di israeliani
a Bil'in in quest'ultime settimane e riuscendo così a visibilizzare la
lotta. Quindi, facciamo che sia così anche stavolta!
Vogliamo organizzare un pullman da Tel Aviv, ma per farlo servono
prenotazioni. Pertanto, se vuoi venire, chiama a Jonatan o Kobi [...]."
Venerdì mattina, abbiamo iniziato il viaggio a Bil'in ed eravamo una
conquantina. La maggior parte è andata con il pullman, rischiando di
incontrare l'esercito israeliano lungo la strada. Per arrivare in tempo
per la manifestazione, simao partiti 90 minuti prima per un viaggio che
dura 30 minuti. Non abbiamo nemmeno tentato di prendere la strada diretta
per Bil'in, ma abbiamo incontrato la prima difficoltà quando ci siamo
fermati lungo la strada per attraversare una piccola collina a piedi e
arrivare al villaggio di Nilin da dove avremmo proseguito per Bil'in con i
taxi locali. La pattuglia dell'esercito sulla strada si è accorta della
nostra manovra quandora ormai troppo tardi. Eravamo già ad una distanza di
cento metri sul sentiero prima che hanno tentato di fermarci. Dopo aver
scalato rapidamente la collina, i taxi sono arrivati per portarci a
Bil'in. Io ero a bordo il primo taxi, che è riuscito a fare la strada
senza problemi. Altri due taxi sono stati intercettati dall'esercito, che
ha confiscato le chiavi delle machine.
Dal momento che molti compagni conoscono bene la regione dopo mesi di
giochetti del genere per arrivare a Bil'in, i compagni hanno proseguito il
tragitto a piedi e con autostop fino al villaggio, arrivando in tempo per
farsi una riposata alla "casa degli ospiti" nel villaggio.
Nella casa, abbiamo preparato alcuni cartelli e qualcuno di noi ha fatto
un po' di "teatro di gruppo": gli israeliani e i palestinesi ci hanno
spillato adosso delle bandierine dei paesi coinvolti nel conflitto tra
Israele e Palestina e noi abbiamo chiuso le nostre bocche con nastro
adesivo nero per simboleggiare il fatto che non si interessano della
questione.
Abbiamo iniziato il corteo fino al cantiere del muro dove i lavori erano
già fermi per il fine settimana, anche perché non si aspettavano seri
problemi. Il gruppo teatrale davanti, abbiamo camminato il kilometro fino
al cantiere con le mani legate e dietro di noi gli altri manifestanti.
Dopo 15 minuti di marcia, siamo arrivati a 100 metri dal muro con una
catena umana di militari e poliziotti che ci impediva di andare oltre.
Inizialmente ci hanno ordinato di non avanzare. Poi, hanno tirato fuori un
documento che dichiarava l'intera regione zona militare chiusa, vietato ad
israeliani. Ci hanno dato 10 minuti di tempo per andarcene, dopo di che
avrebbero cominciato ad usare metodi più violenti.
Passati i 10 minuti, ci siamo seduti sulla strada: israeliani e
palestinesi che si tenevano braccio in braccio, pronti per una resistenza
passiva all'arresto. Il comandante della polizia, che aveva bisogno di
ordini dall'alto, ci ha detto che nonostante il tempo fosse scaduto, visto
che eravamo pacifici, potevamo rimanere...
Dopo un po' hanno deciso sulla tattica da adoperare, ci hanno dato
"un'ultima possibilità di andarcene in modo pacifico". La nostra risposta
era di fischiare. Così, hanno annunciato che eravamo tutti sotto arresto e
hanno cominciato a tirare i membri del gruppo teatrale con la forza.
Quando è arrivato il mio turno, in parte a causa del fatto che mi tenevano
forte i compagni palestinesi e in parte per la vergogna dal dover
maltrattare un vecchietto dai capelli bianchi, i militari mi hanno
lasciato lì seduto mentre proseguivano con l'arresto dei miei compagni più
giovani.
Alcuni degli arrestati sono stati portati via. Altri sono stati picchiati
se non c'era una telecamera vicino. Dato il caldo e il fatto che farci
portare er aun processo rude e lento, abbiamo deciso di cambiare tattica:
invece di resistere l'aresto o andarcene pacificamente, la maggior parte
degli israeliani ha deciso di farsi arrestare in un atto di solidarietà.
Abbiamo detto ai poliziotti: "OK, avete dichiarato che siamo tutti sotto
aresto perciò verremo pacificamente". Così ci hanno accompagnato circa 100
metri fino al punto dove erano quelli già arrestati.
Lì, ci siamo tutti seduti sulle rocce da dove si vedeva il resto della
manifestazione ed abbiamo potuto assistere l'indecisività delle forze
dello Stato su che tipo di "trattamento" dare a noi arrestati (27 in
tutto), dato che era venerdì pomeriggio, l'inizio del fine settimana
israeliano.
Con tanta confusione, il personale della polizia ha cominciato il processo
di identificarci e dopo un diverbio tra esercito e polizia, siamo stati
portati lontano dal cantiere del muro fino ad un oliveto dall'altra parte
del recinto, che era stato confiscato dai palestinesi per l'ingradimento
della vicina colonia israeliana.
Dopo molto tempo ci hanno fatto salire a bordo dei veicoli della polizia,
liberando la maggior parte dei compagni sulla strada da dove hanno dovuto
cercare mezzi pubblici per tornare a casa. Siamo rimasti in 9, scelti in
base a chissà che criteria, e ci hanno portato al commissariato della
colonia di Pisgat Zeev, nei pressi di Gerusalemme.
Dal momento che non sono riusciti a portarci davanti al giudice in tempo,
si è svolta una rapida e superficiale indagine e hanno completato le
formalità dell'arresto. Dopo un po' di trattative, ci hanno rilasciato con
la cauzione di US$900 e dopo aver firmato un impegno di non avvicinare la
zona dell'arresto per 10 giorni.
Ilan
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