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(it) Ruanda: 10 anni dopo il genocidio, la complicità francese rimane nascosto, in faccia alle prove (fr,en)

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Date Wed, 14 Jul 2004 00:38:14 +0200 (CEST)


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Nel Ruanda, 10 anni fa, la politica africana della Francia ha toccato il
livello più basso di tutti i tempi, con il coinvolgimento
nell'ultimo genocidio del XX secolo. Da allora, nonostante gli sforzi dei
sopravvissuti e di alcune associazioni che li assistono, lo Stato ed i
media francesi hanno sempre negato qualsiasi complicità della Francia nel
genocidio.
Nel decimo anniversario del genocidio perpetrato dal governo ruandese con
l'appoggio del partito Potere Hutu (PH) contro i Tutsi e
"l'opposizione Hutu" di allora, il quotidiano Le Monde, in marzo, ha
riportato gli esiti dell'inchiesta del magistrato Brugueire, dalla quale
si evince che l'attuale capo del governo in Ruanda e leader del partito
Fronte Patriottico Ruandese (FPR) ha partecipato all'attacco del 6 aprile
1994, in cui morì l'allora presidente Juvenal Habyarimana e da cui ebbe
inizio il genocidio. Sebbene non sia facile sapere quali furono gli
autori di quell'omicidio (qualcuno accusa i Belgi e l'FPR, altri
sospettano di membri del partito PH con complicità francesi), ora è
chiaro che dal momento della Operazione Turchese nel giugno 1994, da
parte del governo francese non si è mai cessato di coprire quegli
eventi per "ragioni di Stato", complici i media nel manipolare le
notizie.

Per tutti questi 10 anni in Francia abbiamo assistito ad ogni tipo di
argomentazioni e richiami a misteriose delicate questioni, usate per
coprire le responsabilità francesi negli omicidi di massa.

Al di là di ogni argomentazione, sta lì davanti a tutto e soprattutto il
silenzio che si leva dal disprezzo per le vittime. Mentre molti uomini
politici occidentali (Clinton, Kofi Annan, il primo ministro belga
Verhofstadt) hanno recitato il loro "mea culpa" per quanto
riguarda l'atteggiamento passivo assunto dalle organizzazioni che essi
rappresentavano, gli ufficiali francesi -i più seriamente implicati sia
nelle attività militari che in quelle diplomatiche a sostegno del
governo provvisorio ruandese- non si sono mai preoccupati di esprimere le
proprie scuse. Può sembrare un atteggiamento inutile ipocrita e,
senz'altro, lo è, ma ci permette di valutare il livello del disprezzo
imperialista francese verso l'Africa.

Un altro aspetto sintomatico è la mancanza di iniziativa dei tribunali
francesi quando si è trattato di giudicare gli autori del genocidio: i
pochi procedimenti giudiziari iniziati in Francia sono caduti vittima
della solita strategia ostruzionistica, a differenza invece di altri
paesi occidentali come il Belgio. E' vero che nel 1999 un ex-ministro del
governo provvisorio ruandese è stato estradato dalla Francia al tribunale
di Arusha; ma dall'altro lato il presidente Habyarimana che ebbe un ruolo
chiave nel gruppo segreto "Akazu", il quale organizzò anche gli squadroni
della morte con l'ordine di uccidere gli
oppositori, sembra restare sotto la protezione della Francia, che
organizzò la sua fuga nei giorni che seguirono l'attacco del 6 aprile
1994.

Un altro argomento che solitamente viene usato è il negare il carattere
organizzato degli omicidi di massa. Semplicemente perchè si dice che la
categoria di genocidio è inapplicabile all'Africa, dal momento che non
esiste oggi alcun genocidio tranne quello fatto dai nazisti nella II
Guerra mondiale ed in generale perchè gli Africani non fanno parte
dell'umanità al pari di altri popoli. Ecco ciò che si può leggere sul
giornale Le Figaro del 1996 in cui vengono riportate dichiarazioni di
Mitterand: "In quei paesi, un genocidio non è qualcosa di veramente
importante". Come a dire che si attribuisce una dose di fatalità allo
stato selvaggio dell'Africa. In Francia esiste una tale impunità
nell'uso delle parole sul Ruanda che è possibile dire le cose più
vergognose senza rischiare di essere denunciati. Fino a sentire in TV che
i Tutsi furono responsabili del genocidio degli Hutu.

Ancora: si possono sentire descrizioni degli Hutu e dei Tutsi come due
"razze" differenti con evidenti diversità "genetiche"; sembra di
sentire le teorie sulle razze del XIX secolo. La confusione e la
regressione ideologica che segnano l'era attuale consentono purtroppo al
razzismo colonialista di resuscitare, sebbene in realtà esso non sia mai
scomparso.

Su un altro piano, una volta che si accerta il reale decorso degli
eventi, vediamo che si attribuisce la reponsabilità indiretta dei
massacri agli attacchi del FPR, il quale avrebbe incoraggiato
rappresaglie sanguinarie contro i civili Tutsi. Una volta al potere, il
FPR avrebbe usato l'argomento del genocidio per legittimare il proprio
potere. Ma, non è necessario essere un sostenitore del FPR per
dimostare l'assurdità di questa tesi, perché qualora fosse applicata a
ritroso al Terzo Reich, porterebbe alla conclusione che furono gli
attacchi degli Alleati a costringere il Terzo Reich a procedere nella
"soluzione finale".

Un'altra forma di negazionismo rampante è quella di screditare ogni idea
di giustizia, puntando il dito contro gli internamenti arbitrari, quali
risultato delle vendette seguite al ritorno degli esuli Tutsi. Infatti,
le prigioni del Ruanda contavano 150.000 prigionieri
sospettati di genocidio quali autori o complici. E' vero che una legge
permette a coloro che confessano i loro crimini di essere giudicati
rapidamente da "tribunali di villaggio" (i "gacaca") costituiti per
trattare i crimini minori con sentenze a pene meno severe nel caso della
dichiarazione di colpevolezza del processato.

Ma molto si potrebbe dire sul diritto alla difesa in questi processi.
Però non abbiamo alcun diritto di criticare i tribunali ruandesi quando
lo Stato francese non viene perseguito per aver collaborato ad ogni
livello al genocidio. E cosa sarebbe accaduto agli esuli rientrati e
lasciati a se stessi, terrorizzati da un lato di essere eliminati come
testimoni e dall'altro presi dalla disperazione di farsi giustizia con le
loro mani?

Per concludere, questi suscettibili difensori dello "Stato legittimo" in
Ruanda, appaiono per qualche ragione molto meno preoccupati, laddove
altri Stati africani alleati della Francia sono ben coinvolti.

Pascal, Bordeaux

PS: Per ulteriori informazioni sulla complicità francese e sulle
commemorazioni del genocidio dei Tutsi in Ruanda, si può consultare il
sito http://www.liaison.rwanda.com


Articolo tratto da "Courant alternatif", N°138 - aprile 2004,
giornale dell'Organization Communiste Libertaire (OCL)
Traduzione a cura dell'Ufficio Relazioni Internazionali FdCA
http://www.fdca.it

OCL c/o clé des champs,
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Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <internazionale@fdca.it>




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